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Nella cooperativa Santo Stefano sembra non regni la pace.

Dopo lo screzio iniziale tra Guido Colantuono e Rocco Rotolo, subito rientrato anche grazie all’intervento di Salvatore Buzzi, appena tre mesi dopo l’inizio delle attività, nel mese di ottobre, ecco arrivare un nuovo litigio; stavolta la ragione del contendere sembra più concreta trattandosi di interessi economici, e cioè i criteri di suddivisione degli utili.

E’ il 9 ottobre 2014 e Giovanni Campennì giunge a Roma in treno per un appuntamento con Salvatore Buzzi in via Pomona. Alle ore 12.15 Campennì è già negli uffici della cooperativa, ed i microfoni del ROS registrano una conversazione tra Campennì, Gammuto e Buzzi. Quest’ultimo elenca al Campennì le lamentele che gli vengono mosse dagli altri soci della Santo Stefano, ed in particolare da Rocco Rotolo, Salvatore Ruggiero e Vito Marchetto.

Buzzi: “Non hanno le idee chiare; se ci stanno 100 lire di utile, a chi vanno ‘ste 100 lire? Definisci questo con loro”

Campennì: “Eh, lo abbiamo definito, ne abbiamo parlato

Gammuto: “Vabbè, tè, dai”

Buzzi: “A chi vanno ‘ste 100 lire, scusa?”

Campennì: “70% vanno pemmia (a me) che caccio i soldi, e il 30% e lo sanno”

Buzzi: “E, non ce stanno”

Campennì: “E non ce stanno, che cazzo vogliono da me”

Buzzi: “E non ce stanno, è questo il problema, lo vedi? E diglielo però”

Campennì: “Ma gliel’ho detto. E quanto cazzo ne vuole. Io metto i soldi, scusami. Metto i mezzi, metto chiddo (quello). E scusatemi un minuto: vengo qui…ma Salvatore mio, non sanno niente perché? Come non sapevano le cose di prima che ne abbiamo parlato cento volte. Ma io non lo so, ma scusami Salvatore, arrivo qua io, no?”

Buzzi: “Glielo devi di, Giovanni. Io ho garantito per tutti, io con la mia casa, e non ho mai preso una lira”

Campennì: “Io con la mia casa non garantisco a nessuno”

Buzzi: “E allora vedi, diglielo”

Campennì: “Io la casa ho preso e me la sono sudata. A me la casa non me l’ha regalata nessuno”

Buzzi: “Glielo devi dire”

Campennì: “Lo sanno, perché non sono andato a fare il fido, e sto cacciando i soldi mese per mese. E come li giustifico? Che mestiere faccio?”

Buzzi: “E che te devo di? Diglielo però, diglielo”

Campennì: “Una volta Michele (Galati Michelino), una volta io, una volta quello. Devo giustificare i soldi che vado a mettere, mi segui? Allora io sono tranquillo”.

Sulla base delle rivelazioni di Campennì, il ROS effettua una verifica sul conto della cooperativa Santo Stefano, aperto il 25 giugno 2014 presso la Banca Tercas.

Dai resoconti i militari scoprono che, effettivamente, fino al 25 giugno il saldo del conto era pari a zero. Il 25 giugno viene registrato un primo versamento in contanti di 150 euro. Nell’estratto conto del 30 settembre risulta che il giorno 3 settembre viene effettuato un accredito da parte di Galati Michelino, l’intestatario della Società Sole Mare acquirente della Eugenio Campennì, la società del padre di Giovanni, nonché suo braccio destro, di 13 mila euro.

Proseguendo con l’estratto conto del 31 dicembre, il giorno 7 ottobre risulta un accredito di 12 mila euro da parte della società La Fenicie Servizi, intestata a Stefania Rascaglia, moglie di Giovanni Campennì. Pochi giorni dopo, il 22 ottobre, sempre la società La Fenice bonifica la somma di 12.500 euro. Di medesimo importo è il bonifico effettuato sempre dalla società La Fenice il giorno 21 novembre.

L’incontro di Campennì con Buzzi termina alle ore 12:55; una volta uscito dalla cooperativa, Giovanni telefona, alle ore 13:04, a Rocco Rotolo, col quale fissa subito dopo un incontro.

Il giorni successivo, il 10 ottobre, Campennì si reca nuovamente negli uffici di via Pomona, per incontrare Buzzi; questa volta però si tratterà di un confronto con gli altri soci della Santo Stefano, poiché oltre a Buzzi saranno presenti anche Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero. Il giorno 16 ottobre alle ore 10:37 il ROS intercetta una conversazione tra Campennì e un altro socio lavoratore della Santo Stefano, Vito Marchetto; quest’ultimo gli comunica che alla fine del mese di dicembre ha intenzione di lasciare la cooperativa. Marchetto era stato individuato sia da Buzzi che da Campennì quale referente della Santo Stefano, in relazione agli affari attinenti al mercato Esquilino. Lo stesso giorno, alle ore 16:23, i militari intercettano una conversazione tra Marchetto e Rotolo, nella quale il primo comunica al secondo la sua intenzione di lasciare la Santo Stefano alla fine del mese di dicembre. Marchetto comunica anche la reazione negativa avuta da Campennì dopo avergli comunicato la notizia. In questa circostanza Rotolo mostra segni di preoccupazione, essendo tenuto ad informare i Mancuso di quanto sta accadendo.

Rotolo: “Sai che cosa mi preoccupa a me, che qualcuno dei suoi (di Campennì) viene da me e mi dice: me la spieghi questa situazione com’è? E poi, la, sono sicuro che gli menano, hai capito? Perché io gli devo dire la verità davanti agli uomini. Non è che gli posso dire una cretinata”

Marchetto: “E certo, la verità. Bisogna dire la verità, Rocchì. Non possiamo dire le bugie, sempre la verità va detta”

Rotolo: “E mi preoccupa quello. Che qualcuno mi chiama per chiedermi se gli spiego la situazione. Sempre se, per favore, gli spiego la situazione. Non pensare che io sono obbligato a spiegarla. Che a me non mi interessa di nessuno”

Marchetto: “Però, sai, l’onestà in certi ambienti è meglio averla fino in fondo, quindi”

Anche se non vengono citati esplicitamente, secondo gli investigatori gli interlocutori ai quali fa riferimento Rocco, quel “qualcuno dei suoi” riferendosi ai parenti di Campennì, sarebbero il clan ‘ndranghetista dei Mancuso. La convinzione deriva da precedenti conversazioni intercettate tra gli stessi interlocutori aventi come oggetto il medesimo argomento, la famiglia Mancuso. Vale a dire quelle stesse persone che presentano Giovanni Campennì a Rocco Rotolo quando quest’ultimo si reca nel 2008 a Limbadi, inviato da Buzzi, a chiedere la protezione per il Cara di Cropani Marina. (cm)   

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