Osso Mastrosso e Calcagnosso

Il contratto di gestione del CARA di Cropani Marina, affidato in via diretta alla cooperativa 29 giugno dalla prefettura di Catanzaro a causa dell’urgenza dettata dal sovraffollamento del CPT di Crotone, aveva una durata di sei mesi, dal 20 ottobre 2008, al 31 marzo 2009, per un compenso pari a 1.3 milioni di euro.

Tuttavia dal marzo del 2009 al 1 luglio 2014, data di inizio delle attività di quella che Salvatore Buzzi ha soprannominato petalosamente “la cooperativa di ‘ndranghetisti”, i rapporti tra quest’ultimo e Giovannì Campennì, espressione diretta della cosca dei Mancuso di Limbadi, non si interrompono. Anzi, sarà proprio per impulso di Buzzi che la protezione offerta al Cara di Cropani si trasformerà in un sodalizio stabile, o per lo meno queste sembrano essere le sue intenzioni.

Nella perquisizione effettuata presso l’abitazione di Giovanni Campennì l’11 dicembre 2014, vengono sequestrati una serie di documenti che attestano pregressi e continuativi rapporti tra il Campennì ed alcune cooperative riconducibili a Buzzi.

In particolare, oltre ad una serie di foto che ritraggono insieme Buzzi e Campennì con le relative consorti, viene sequestrato un fax datato 2 luglio 2010, inoltrato in tale data dalla cooperativa Formula Ambiente, riconducibile al consorzio presieduto da Buzzi, all’avvocato calabrese Guido Contestabile. Si tratta di un fax contenente la copia di un documento a firma Salvatore Buzzi, nel quale questi attesta come Giovanni Campennì abbia collaborato  con il consorzio Formula Ambiente dal mese di agosto 2009 al mese di gennaio 2010. Il fax si conclude con l’impegno da parte dello scrivente ad offrire al Campennì un’opportunità lavorativa in una delle attività svolte dalle cooperative a lui facenti capo, all’interno dei confini della regione Lazio.

Sempre nell’abitazione di Campennì viene sequestrato un altro fax  contenente un documento intestato alla coop 29 giugno, datato 1 marzo 2011, e indirizzato sempre all’avvocato Guido Contestabile.

Nel documento viene scritto come Giovanni Campennì si sia adoperato per reperire alcune strutture immobiliari idonee alla realizzazione di alcuni progetti sociali. Anche qui Buzzi si impegna ad offrire a Campennì un’attività lavorativa presso una delle attività svolte dal consorzio di cooperative a lui riconducibili, nei territori della regione Lazio.

Da una veloce verifica su fonti aperte risulta che un penalista di nome Guido Contestabile ha fatto parte del collegio difensivo di alcuni degli imputati del processo relativo all’inchiesta denominata “Impeto”, con la quale la Dda di Catanzaro aveva chiamato alla sbarra i principali esponenti del clan Mancuso di Limbadi, con pene che andavano dagli otto ai sedici anni di reclusione. Principali imputati erano pantalone Mancuso detto “l’ingegnere”, per il quale il pm della Dda Camillo Falvo evava chiesto 16 anni, e Diego Mancuso, per il quale la richiesta era di 14 anni. Oltre a questi due erano imputati anche Francesco Mancuso, “tabacco”, a 8 anni, Giovanni Mancuso a 12 anni, Domenico Mancuso a 8 anni, figlio del boss Giuseppe detto “Peppe ‘mbrogghia” il reggente del clan, e Salvatore Cuturello a 8 anni, genero di Giuseppe Mancuso. E’ proprio di quest’ultimo, oltre che dell’altro coimputato Salvatore Valenzise per il quale l’accusa aveva chiesto 11 anni, che l’avvocato Contestabile aveva seguito la difesa. Difesa che ha visto riconoscere le proprie regioni, dato che tutti gli imputai sono stati assolti per non avere commesso il fatto. Le accuse andavano dal sequestro di persona, all’usura, all’estorsione e alla violenza privata. (cm)

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