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Formalmente la cosiddetta cooperativa Santo Stefano, che Salvatore Buzzi chiama amichevolmente la cooperativa de ‘ndranghetisti, comincia la sua attività il primo luglio 2014.

Ne fanno parte in qualità di soci lavoratori Rocco Rotolo, Salvatore Ruggiero, Giovanni Campennì e Vito Marchetto. Guido Colantuono assume la veste di gestore senza carica di amministratore. Questo passaggio, all’apparenza non rilevante, in realtà presenterà come vedremo delle criticità, in quanto, come risulta dalle intercettazioni, Colantuono aveva mostrato a Buzzi alcune perplessità in ordine alla decisione di quest’ultimo di volerlo fare amministratore unico. Quello che segue è uno stralcio dell’intercettazione del 10/12/13 tra Buzzi  e Colantuono, tratta dall’interno degli uffici di via Pomona:

Buzzi: “Allora Colantuò, dato che tu sarai il presidente di tale cooperativa de ‘ndranghetisti, poi non la chiamiamo più così”

Colantuono: “No, anche perché, presidente…niente, parliamo un attimo. No, perché, amministratore unico, ho qualche problema.

Come amministratore unico della Santo Stefano ho qualche problema, io ne stavo parlando pure un attimo”

Buzzi: “Perché c’hai dei problemi? Dicceli i tuoi problemi”

Colantuono: “Problemi è che…”

Buzzi: “Che t’arrestano?”

Colantuono: “Si, si, però io ti devo dire…non è che io sia molto sicuro”

Buzzi: “Poi, se tu decidi di no, io glielo dico. Ci facciamo la moglie di Vito (Marchetto) presidente. Capito? Non c’è problema”

Colantuono: “Sarebbe meglio, Salvatò. Non me la sento con loro, perché ho già visto alcune cose. Sono brave persone, sono bravissime persone. Però, poi, ho visto che come c’è una lira di interesse, come le buone famiglie, già ci sono le chiacchere.

E poi non ce la faccio a gestire loro, capito? Un conto è se c’ho operai, sono io che comando. Ma con loro chi comanda?

I timori di Colantuono si materializzano concretamente, dando luogo ad un primo serio screzio tra lui e Rocco Rotolo, entrambi membri della costituenda cooperativa.

Il 19 giugno 2014, e quindi pochi giorni prima dell’inizio ufficiale delle attività della Santo Stefano, Colantuono, che a suo dire è stato scavalcato da Rotolo, manca di rispetto a quest’ultimo. Colantuono, che come abbiamo visto, aveva paventato tale situazione domandando a Buzzi “chi comanda?”, cerca di usare le maniere forti con Rocco: prova a richiamarlo al rispetto della sua posizione appellandolo con il termine di “soldato”, inteso come soldato di ‘ndrangheta. Da qui ne nasce uno screzio molto più serio di quanto possa sembrare. Come vedremo, Buzzi sarà costretto ad intervenire.   

Colantuono: “Qui c’è un altro compagno che mi dice che ci sta qualche problema, ma io sono sicuro che i problemi non ci devono stare”

Rotolo: “Eh?”

C: “Quindi sabato e domenica andiamo a messa”

R: “Ho capito; tu dove sei ora? Puoi passare poi da me?”

C:”Si, però non mi fate ripetere sette volte le stesse (cose), sennò davvero mi sento La Maestra, eh?”

R: “Vieni, passa da me”

C: “Questi, io l’ho detto, non dovemo pija gente. Il problema l’ho detto qual’è: si deve fare la messa tutti i giorni, due volte al giorno”

R: “Va bene, dai, ok”

C: “Va buono e basta”

R: “Si,si, va bene”

C: “Tu sei un soldato, ubbidisci”.

Il giorno 20 giugno Rotolo riferisce al collega Vito Marchetto, altro collaboratore della 29 giugno, oltre che socio della costituenda Santo Stefano, dello screzio avuto con Colantuono, di cui aveva parlato anche a Buzzi.

Rotolo: “Niente, ho finito di parlare con lui (Buzzi)”

Marchetto: “E’ “

R: “Prima di incontrare lui ho incontrato quella merda (Colantuono)”

M: “Beh?”

R: “Gli ho detto: vedi che ieri hai sbagliato a parlarmi, gli ho detto,

e sono un attimino incazzato. Io, no, io non sono il tuo soldato; cerca di mettertelo in testa. E niente, mi ha chiesto scusa. Mi ha detto: però non c’è bisogno che parli con Salvatore, perchè mi ha visto la, no?”

M: “E’ “

R: “Non c’è bisogno che parli con Salvatore; ste cose qua le possiamo chiarire pure noi, e gli ho detto: cerca, la prossima volta, di non chiamarmi più in quel modo, perchè questa volta ho riso, mi sono fatto una risata; la prossima volta no. Allora, poi, ho parlato con Buzzi; gli ho raccontato la storia, però gli ho detto: Salvatore, vedi che con lui ho chiarito, mi ha chiesto scusa. Non voglio che tu lo chiami. Però, te lo faccio presente che il motivo è questo, e mi ha detto: va bene, mettiti d’accordo con lui, e fate voi. Vi siete chiariti oppure chiariamo? No, no, gli ho detto, ci siamo chiariti. A posto, e basta”.

Nella conversazione intercettata il 26 agosto 2014 presso gli uffici di via Pomona, presenti Buzzi, Colantuono e Gammuto, Buzzi cerca di spiegare a Colantuono chi è Rocco Rotolo, e perché non può permettersi di mancargli di rispetto. Colantuono, che è un gestore di cooperativa rispetto a Rotolo che è un semplice socio lavoratore, non ci sta; soprattutto non gli va che qualcuno che lavora con lui, nella stessa sua cooperativa, non segua le sue indicazioni. A questo punto Buzzi ed anche Gammuto cercano di fargli capire che se mancherà ancora di rispetto a Rotolo, correrà un grosso rischio.

Buzzi: “Eh, ma c’è qualcuno che non ti puoi inculà così”

Colantuono: “E chi è?”

B: “Vediamo se riesci ad arrivare”

Gammuto: “Uno te lo dice perchè ti vuole bene, Guido”

B: “Uno”

Gammuto: “Perchè potrebbe degenerare la cosa”

C: “Rocco?”

B: “Bravo”

C: “Io gli ho detto a Rocco…”

B: “Quello è uno ‘ndrangheta affiliato; se tu gli dici: sei un mio soldato, lui il generale non l’ha qui a Roma, si offende. Non so se mi capisci”

C: “Comunque, Salvatore, perdonami. E’ vero che lui è quello che è, ma qui stiamo a parlà di lavoro. Lui deve avè lo stesso rispetto che io porto a lui, allora. Perchè se te mi sorpassi, mi scavalchi, me fai cazzate, me fai, e un giorno poi me dicono delle cose giù che dice. No, no, io poi l’affronto. Ieri sono andato la e gli ho detto: ma qual’è il problema tuo, aò? Che devi fare come cazzo dico io; perché se vuoi fare il gestore, ti metti, vai da Salvatore, e gli dici che fai il gestore. Ed io mi metto a fare l’operaio, mica c’ho problemi. Io ce l’ho la patente di guida, mi metto sul mezzo…  bisogna capire chi comanda e quali sono i ruoli. Bisogna rispettarsi: io rispetto te, tu rispetti me. E’, perché pure loro, ogni tanto quando, vanno fermati”

B: ” Si, però, non è che non vanno frenati. Devi stare attento a come parli; tutto qua”. (cm)

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