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Nell’udienza del 14 marzo del processo a Mafia Capitale il maggiore del ROS, Giorgio Colaci, ha ripercorso la vicenda del CARA di Cropani Marina.

Dall’attività investigativa è emerso come, tra il 2008 ed il 2009, la cooperativa 29 giugno ha gestito presso il villaggio turistico Alemia di Cropani Marina, una struttura di accoglienza per i richiedenti asilo. Tale struttura è stata creata dal Ministero dell’Interno a causa del sovraffollamento dei migranti presenti nel Centro di Permanenza Temporanea di Crotone. Nel corso dell’udienza la difesa di Salvatore Buzzi, avvocato Alessandro Diddi, ha permesso di ricostruire come la gestione del CARA era stata stata affidata alla cooperativa 29 giugno dalla Prefettura di Catanzaro, in maniera diretta, ovvero senza gara, in forza dei poteri di emergenza. Dall’esame degli estratti conto il ROS ha ricostruito come la Alemia Srl, società di locazione di beni immobili, ha locato la struttura del centro vacanze alla cooperativa 29 giugno. Risulta così che in data 15 luglio 2009 la Alemia, con sede legale a Roma in via Ostiense, è stata bonificata dalla 29 giugno della somma di 205.250 euro, a saldo delle fatture 3 e 4 del 2009; successivamente, in data 8 novembre 2009, la stessa società veniva bonificata della ulteriore somma di euro 229.453, a saldo delle fatture 5,7 e 8 del 2009 e 1-5 del 2010.


Il CARA di Cropani Marina e la Alemia srl

Dalle intercettazioni effettuate dal ROS, è emerso come Salvatore Buzzi  abbia attribuito la gestione della cooperativa Santo Stefano a Giovanni Campennì, in cambio del favore rappresentato dalla protezione garantita all’attività del CARA di Cropani. Campennì, attualmente incensurato, sebbene abbia in corso un processo per estorsione non ancora giunto a sentenza definitiva, risulta  essere legato da vincoli di parentela al clan ‘ndranghetista dei Mancuso: la madre è infatti sorella della moglie di Giuseppe Mancuso, l’attuale reggente del clan di Limbadi, in provincia di Vibo. La vicenda della cooperativa Santo Stefano è dunque legata a filo doppio a quella della gestione del CARA di Cropani Marina.

Per comprendere quali legami vi siano tra Buzzi e Giovanni Campennì, il maggiore del Ros Giorgio Colaci, ha fatto riferimento all’ intercettazione del 12 settembre 2014: si tratta di un’ambientale tratta dagli uffici della 29 giugno, nella quale sono presenti, oltre a Buzzi e Campennì, anche Rocco Rotolo e Raffaele Ruggiero, due dipendenti della stessa cooperativa.

Buzzi: “E come va con Giovanni?”

Ruggiero: “E come deve andare, Salvatò. Quando siamo andati giù (Vibo), lui è paesano mio, l’amico mio e via dicendo, e dico perché paesano mio. Siamo andati ma ci hanno mandato. Rocco (Rotolo), lui, è il nipote di Peppe Piromalli. Siamo andati, così funziona dai Mancuso, il perno centrale che comanda, capito? Dice: alt compari, parliamo. Ci siamo messi a parlare. Noi siamo in questo periodo bersagliati, sappiamo tutto ciò che è successo a Vibo.

Noi siamo bersagliati dai giudici, dai cosi; però chiamiamo un ragazzo, che è pulito nella legge, e quindi nel…Ci siamo dati appuntamento e ci ha presentato questo gingillo (Campennì); capisci? “.

Nel corso della lettura dell’intercettazione, il presidente Ianniello ha chiesto al teste se erano state fatte delle verifiche in merito ad eventuali legami tra la cosca Mancuso e quella dei Piromalli.

Il maggiore Colaci ha risposto citando la sentenza n.16/00 del 11/08/00 della Corte di assise d’appello di Reggio Calabria, sentenza confermata dalla suprema Corte di cassazione con sentenza n.606/02 del 25/5/00, nella quale vengono confermate relazioni stabili tra le cosche Piromalli-Molè, Pesce e Mancuso. Il motivo di questa conoscenza del Buzzi con il gingillo Campennì, viene spiegato in un passaggio successivo dell’intercettazione:

Ruggiero: “Capisci (rivolto a Buzzi), funziona così nei perni centrali, sono confusi”

Rotolo: “Dice ora: non è che Buzzi pensa che io gli ho mandato a sto soggetto alla cooperativa? Il fatto sta così, che io sono andato dai Mancuso (Rotolo è nipote di Peppe Piromalli) per Buzzi Salvatore, e i Mancuso mi hanno mandato a sto soggetto”

Buzzi: “E a te che..?”

Rotolo: “Quindi io non lo conosco” (ride)

Dunque il motivo della presenza di Campennì presso il Cara di Cropani ha a che fare con la protezione offerta dal clan Mancuso. Quest’ultima garantito dalla presenza del Campennì. A sua volta l’intervento del clan Mancuso avveniva su richiesta esplicita di Rocco Rotolo, dipendente della 29 giugno nonché nipote di Peppe Piromalli, capo dell’omonima cosca, quest’ultima alleata, come risulta da sentenza, a quella dei Mancuso.

Ruggiero: “Tu sei stato rispettato dai Mancuso; e i Mancuso..lo sai, no, che sei stato rispettato dai Mancuso”

Buzzi: “Certo”

Ruggiero: “E’ logico. Vengo io perché loro mi mandano, e dico: si, Salvatore, andiamo. Però dietro ci sono loro, perché loro comandano. In quella rete la comandano loro; poi in questa rete qua comandiamo noi. Poi, il favore; sono passati 5 anni, t’ha toccato qualcuno la sotto? No. E allora, che è, che ti dicono, che ti devono? Basta”

Rotolo: “Va bene, Salvatò, non mi fotto niente”

Buzzi: “No, ma quello, non m’hai capito, quello (Campennì)…c’è un rapporto d’amicizia, no? Io voglio uscì da li, damme na mano”.

Da quest’ultima affermazione di Buzzi gli inquirenti colgono il senso della conversazione, che va individuato nell’intenzione di Buzzi di volere lasciare la gestione del CARA di Cropani Marina, e di coinvolgere il Campennì a Roma: “Così comincia ad uscire fuori dalla regione Calabria”, affermava Buzzi nell’intercettazione tratta dai locali di via Pomona, mentre comunicava a Carminati la sua volontà di volerlo associare alla cooperativa Santo Stefano.


Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero

Rocco Rotolo, nato a Gioia Tauro, nel periodo compreso tra il 2001 ed il 2004 comincia a lavorare nel settore delle cooperative sociali, e dal 2007 al 2014 viene assunto in pianta stabile da alcune cooperative del consorzio Eriches 29, riconducibile a Salvatore Buzzi. Rotolo è stato condannato assieme al fratello, con sentenza del 1/10/1993, dalla Corte d’appello di Firenze, per la partecipazione ad un’ associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti; in seguito, sempre Rotolo è stato condannato, con sentenza del 12 gennaio 2000 dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e turbata libertà degli incanti, condannato con sentenza del 28 novembre del 2012 dalla Corte d’appello di Reggio Calabria.

Il fratello di Rocco, Giovanni Rotolo, risulta essere stato condannato con sentenza del 30/7/2004 dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, per associazione mafiosa, essendo appartenente alla cosca Gallico, mentre la sorella, Rotolo Fortunata, è coniugata con La Rosa Salvatore che, secondo la sentenza del 5 febbraio 2014 della Corte d’appello di Reggio Calabria, risulta essere affiliato al clan Piromalli.

Rotolo gestiva il deposito dei mezzi di proprietà della 29 giugno sito in via Affile, indirizzo al quale, come risulta dalle intercettazioni, Buzzi intendeva spostare la sede della cooperativa Santo Stefano.

Un’altro dipendente della cooperativa 29 giugno sul quale Buzzi faceva affidamento per la Santo Stefano è Salvatore Ruggiero, anche lui originario di Gioia Tauro, classe ’55; questi è stato condannato il 26/04/90 con sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, per omicidio, porto illegale di arma e di munizionamenti. Ruggiero risulta avere lavorato per la cooperativa sociale 29 giugno dal 1998 al 2003, e dal 2004 al 2007 anche per la cooperativa Formula Sociale; dal 2008 al 2014 Ruggiero risulta avere prestato attività lavorativa per conto della cooperativa Consorzio Formula Ambiente, oltre che per la società Roma Multiservizi spa.

La rilevanza di Rocco Rotolo e di Salvatore Ruggiero emerge quando Buzzi comunicava al Campennì la sua intenzione di associarlo alla cooperativa Santo Stefano, assieme a Rotolo e a Ruggiero. La cooperativa in questione risultava essere già esistente a partire dal 2012, con sede ad Aprilia, ed ha come scopo sociale la cura e la manutenzione di strutture professionali, inclusi anche parchi e giardini. Amministratore risulta essere stato, fino al marzo 2014, Di Bernardo Sahara.

Dall’analisi dei bilanci risultava che, nel periodo della gestione di Di Bernardo, la cooperativa Santo Stefano non ha generato alcun reddito; è lecito quindi supporre come la sua attività fosse molto limitata, se non addirittura nulla. L’intenzione di Buzzi era, dunque, quella di rivitalizzare tale cooperativa, attraverso il subappalto del servizio di pulizia, guardiana e piccola manutenzione del mercato Esquilino, il mercato coperto di piazza Vittorio. L’appalto in questione, vinto dalla Eriches 29, era della durata di un anno, ed era di importo complessivo pari a 218 mila euro, esclusa IVA, con un canone mensile di 18.200 euro, esclusa IVA.


“La cooperativa di ‘ndranghetisti”

Con Campennì, Rotolo, Ruggiero, Vito Marchetto e Guido Colantuono, Salvatore Buzzi pensava di avere già trovato i 5 soci ai quali affidare l’attività della cooperativa Santo Stefano. Gli restava però ancora da affidare l’incarico di amministratore; doveva necessariamente trattarsi una figura di un certo livello, in grado si sapersi rapportare sia con gli istituti di credito, che con i fornitori ed i clienti, che per le cooperative sociali sono, in genere, le amministrazioni pubbliche.

Inizialmente Buzzi offriva tale posizione a Guido Colantuono, ma nell’intercettazione che riportiamo di seguito, datata 10/12/13, vedremo come quest’ultimo declinerà l’offerta, ufficialmente per l’incapacità di riuscire a gestire un gruppo di soci così “assortito”.

Buzzi: “Allora Colantuò, dato che tu sarai il presidente di tale cooperativa de ‘ndranghetisti, poi non la chiamiamo più così”

Colantuono: “No, anche perché, presidente…niente, parliamo un attimo. No, perché, amministratore unico, ho qualche problema.

Come amministratore unico della Santo Stefano ho qualche problema, io ne stavo parlando pure un attimo”

Buzzi: “Perché c’hai dei problemi? Dicceli i tuoi problemi”

Colantuono : “Problemi è che…”

Buzzi: “Che t’arrestano?”

Colantuono: “Si, si, però io ti devo dire…non è che io sia molto sicuro”

Buzzi: “Poi, se tu decidi di no, io glielo dico. Ci facciamo la moglie di Vito (Marchetto) presidente. Capito? Non c’è problema”

Colantuono: “Sarebbe meglio, Salvatò. Non me la sento con loro, perché ho già visto alcune cose. Sono brave persone, sono bravissime persone. Però, poi, ho visto che come c’è una lira di interesse, come le buone famiglie, già ci sono le chiacchere.

E poi non ce la faccio a gestire loro, capito? Un conto è se c’ho operai, sono io che comando. Ma con loro chi comanda?”

Buzzi: “Chi ci mettiamo a gestirli però? Perché Giovanni (Campennì) ha fatto un passo indietro…ammazza, io per gestire..?”

Colantuono: “Tu sei Buzzi. Se me chiamavo Buzzi pure io, è?”.


La lettera della procura di Catanzaro

Da una perquisizione effettuata presso l’abitazione di Giovanni Campennì, il Ros ha rinvenuto una serie di documenti relativi alla sua posizione lavorativa nei confronti del CARA di Cropani; Campennì è risultato essere intestatario di un contratto di consulenza a carico di Salvatore Buzzi, per il periodo 2008-2009, con relativa busta paga;  veniva inoltre rinvenuta una lettera della prefettura di Catanzaro, datata 27/11/2008, il cui oggetto  era il “gradimento del personale” operante presso il CARA di Cropani. Nella lettera veniva fatto presente a Buzzi, in qualità di legale rappresentante della cooperativa 29 giugno, ossia dell’ente gestore del CARA, il mancato gradimento nei confronti di alcuni dipendenti della cooperativa stessa, a causa dei loro precedenti penali, definite letteralmente persone “gravate da precedenti penali”. Tra queste, oltre a Giovanni Campennì, vi erano Panucci Salvatore, Panucci Laura, Macrì Pietro, Tropea Carmine, Miceli Patrizia, Mancuso Filippina, Torchia Sabrina e Colosimo Francesco.

In risposta, in data 4 dicembre 2008, Buzzi indirizzava una lettera alla prefettura di Catanzaro, rinvenuta anche questa a casa di Campennì, nella quale chiariva come la 29 giugno fosse una cooperativa che si occupa del reinserimento delle persone con precedenti penali, e come inoltre, fatta eccezione per Campennì, da lui assunto con un contratto di consulenza annuale e per il quale si dichiarava disposto a garantire, le altre persone indicate nella lettera non fossero dipendenti della 29 giugno, bensì della Alemia srl, società a lui estranea. (cm)

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