'ndrangheta

Nell’udienza dell’8 marzo del processo a Mafia Capitale, il maggiore Giorgio Colaci ha raccontato la vicenda legata al Giovanni Campennì e alla cooperativa Santo Stefano.

Quando la procura di Roma aveva già posto i riflettori su Massimo Carminati ed in seguito su Salvatore Buzzi e la cooperativa 29 giugno, nel corso di un’intercettazione ambientale rilevata in via Pomona il 5 febbraio del 2014, gli inquirenti verificavano la sussistenza dei presupposti per estendere l’attività investigativa anche su Campennì. L’ambientale in questione è molto lunga, un’ora circa, ed i passaggi rilevanti sono una prima parte in cui Carminati discute con Campennì sui sistemi di intercettazione utilizzati dalle forze di polizia e su eventuali contromisure; una seconda, nella quale Carmnati, Buzzi e Campennì dissertano sull’impulso dato dalla Procura di Roma all’inchiesta che li riguarda, ed una terza in cui infine Buzzi prospetta a Carminati la sua intenzione di affidare alla cooperativa di Campennì l’appalto per la pulizia, la guardiania e la piccola manutenzione del mercato coperto dell’Esquilino, appalto che fino al mese di febbraio era gestito da una cooperativa del consorzio Eriches 29. Carminati manifesta il suo assenso a tale decisione.

In questa prima parte dell’ambientale tratta dagli uffici di via Pomona,  sono presenti oltre a Buzzi, Carminati e Campennì, anche Emilio Gammuto, Nadia Cerrito e Cristina Risa.

Gammuto: “No, no, no. Anche perché loro c’hanno degli strumenti..”

Carminati: “C’hanno lo strumento, c’hanno quelli dormienti. Lo so, lo so, ci stanno quelli dormienti che li attivano direttamente con il codice”

G: “Si”

C: “Lo sai che cosa li attivano loro, cioè quando sono disattivati non lasciano nessun segnale”

Campennì: “No, niente”

C: “Sai quando li becchi? Quando scaricano”

Campennì: “Ce n’era uno nella macchina di mio fratello, perché era rientrato giù in Sicilia. Gli hanno preso sulla nave la targa, quando è rientrato hanno fermato il piccolino, a casa mi chiama, vado e lo trovo. Neanche lo strumento lo segnalava; non lo segnalava lo strumento”

C: “Sono dormienti”

G: “Ci vuole intelligenza”

Campennì: “Mi accuccio ed accendevo la radio”

C: “A fare i tagliandi, quando fai i tagliandi. Porti la macchina a fare i tagliandi”.

Di seguito Buzzi e Carminati commentano l’impulso dato dalla procura di Roma alle indagini che li riguardano.

Buzzi: “Questo qui, tutta la Procura va ad inchieste, tipo la tua”

Carminati: “Ma che cazzo ti devo di”

Campennì: “ma ragà, mica..mica li puoi fermare. Dove arrivano, arrivano. Ormai la strada la sappiamo”

C: “Ma sono avvelenati. Se sono avvelenati non si fermano. Oramai 4-500 milioni al giorno li sequestri, tiè”

sottofondo: “Manco li cani”

C: “Come se non avessimo mai fatto un cazzo prima, questi qui”

Campennì: “Dove c’è soldi arrivano”

C: “Dove ci stanno soldi arrivano. Guarda, è una cosa..”

B: “C’è Pignatone che in Calabria, Pignatone..”

Campennì: “Non va bene..”

C: “Guarda, ti dico, è…Pignatone e Castiglione, tutti e due qua, cioè..”

A seguire, Buzzi prospetta a Carminati la sua intenzione di affidare alla cooperativa di Campennì l’appalto per la pulizia, la guardiania e la piccola manutenzione del mercato coperto di piazza Vittorio.

Buzzi: “Pure quella, st’operazione che stanno a fa con lui (Campennì), stiamo a mette in piedi. Una piccola cooperativa, speriamo che cresce. Gli do lavoro, quello che facciamo noi su piazza Vittorio” (mercato coperto dell’Esquilino).

Carminati: “Si, ho sentito l’altra volta, quando…Come no, ma che scherzi?”.

B: “E poi per lui, comincia ad uscire fuori dalla regione Calabria”.

C: “Quella sarebbe la cosa migliore”.

B: “Dobbiamo mettere un minimo di organico, e tutto quanto. C’è un anno di tempo”.

C: “Cominciamo, cominciamo da oggi con lui.

Da questa e da altre intercettazioni il ROS decide, a partire dal 22 aprile e fino al  17 dicembre 2014, di mettere sotto controllo le utenze telefoniche di Campennì, un’attività intercettiva che avrà ad oggetto oltre che il suo cellulare, anche l’auto e la sua casella di posta elettronica.

Contestualmente viene avviato un servizio di pedinamento dedicato e vengono riascoltate le intercettazioni ambientali nelle quali veniva coinvolto anche Campennì.

Chi è Giovanni Campennì

Nato a Vibo Valentia il 23.06.1966 e residente a Nicotera, è coniugato con Rascaglia Stefania, titolare della ditta La Fenice servizi ambientali, attiva dal 2009, con oggetto sociale il commercio all’ingrosso di autoveicoli, autocarri ed autovetture; la ditta svolge inoltre le attività di commercio all’ingrosso ed il noleggio di attrezzature varie per l’ecologia. Fino al 2013 Campennì risulta essere dipendente della ditta individuale Eugenio Campennì, il padre, avente ad oggetto l’autotrasporto di merci per conto terzi, la movimentazione di terra e lo smaltimento di rifiuti solidi urbani.

Con un atto del 29 agosto 2013 l’impresa viene venduta alla società cooperativa Sole e Mare, con sede legale a Nicotera, il cui amministratore è Galati Michelino, nato e residente a Vibo, che risulta essere vicino a Campennì, tanto da accompagnarlo spesso anche a Roma presso la sede della 29 giugno, come riferiscono diversi servizi di osservazione del ROS. La cooperativa si occupa di commercio di autoveicoli nuovi e usati e di mobili senza deposito.

Dal 2001 al 2008 Campennì è stato dipendente della società Proserpina S.p.A., impresa che svolge l’attività della raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani, affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti per conto del comune di Nicotera.

Il 28 luglio 2003 il Prefetto di Vibo Valentia invia una nota al sindaco di Nicotera sul conto della Proserpina, che vede tra i suoi soci Campennì Eugenio, nella quale viene sottolineata l’emergenza di elementi sintomatici di possibili infiltrazioni di tipo mafioso. Nella nota viene sottolineato come Campennì Eugenio sia coniugato con Rizzo Domenica, madre di Giovanni e sorella della moglie di Giuseppe Mancuso, esponente di spicco dell’omonimo clan mafioso di Limbadi.

Eugenio Campennì muore il 5 maggio 2014; qualche mese più tardi, il 28 gennaio 2015, il gup del tribunale di Vibo Valentia, Monica Lucia Monaco, rinvia a giudizio 8 persone per bancarotta fraudolenta. L’accusa riguarda il fallimento doloso, con un passivo di 10 miliardi di euro, della Proserpina spa. Tra gli accusati vi sono tutti i componenti dei passati consigli di amministrazione della società, nonché gli ex revisori dei conti e gli ex sindaci.

Tra i rinviati vi sono un consigliere regionale nonché segretario provinciale di un partito di maggioranza di governo, l’ex sindaco di Vibo ed ex assessore provinciale, assieme agli ex amministratori della Proserpina. I rinviati avrebbero evitato il fallimento della società, truccando il bilancio e ottenendo finanziamenti pubblici dal commissario per l’emergenza ai rifiuti in Calabria.

Una parte dei soldi della Proserpina sarebbe finita nelle casse di alcune società facenti capo agli stessi soci.

Sul carattere mafioso del clan Mancuso vi sono diverse sentenze definitive, tra cui citiamo la n.888/06 del 12 giugno 2006 della Corte d’Appello di Catanzaro, nonché la sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 1/10/2009 ed infine la sentenza n.212/06 del 19/12/2006 del Tribunale di Catanzaro.

Dal 2008 al 2009 Giovanni Campennì risulta avere percepito redditi dalla società cooperativa 29 giugno; l’11 dicembre 2014 viene sequestra presso la sua abitazione una busta paga del dicembre 2008, relativa a prestazioni lavorative da lui svolte per conto della Cropani Casa di Accoglienza, in qualità di lavoratore a progetto.

In quella stessa sede viene individuato un contratto di collaborazione valido dal 12 novembre 2008 al 21 marzo 2009, a carico di Salvatore Buzzi, in base al quale Giovanni Campennì veniva destinato alla gestione del magazzino e dell’economato nella struttura di accoglienza sita in Cropani Marina, con l’esclusione di qualsiasi vincolo di subordinazione tra l’intestatario del contratto e Buzzi, per espressa volontà delle parti.

I precedenti penali di Giovanni Campennì sono una condanna per estorsione tentata e continuata, in relazione ad una vicenda del gennaio 2006 avvenuta a Nicotera, ai danni Balestrieri Antonio, di professione imprenditore nella raccolta dei rifiuti solidi urbani. La denuncia risale al periodo in cui Campennì lavorava per conto della società di cui era socio il padre, la Proserpina, come abbiamo visto attiva nella raccolta dei rifiuti per conto del comune di Nicotera.

Il fratello di Giovanni,  Francesco Antonio Campennì, è stato condannato il 26/06/2006 con sentenza 723/06 della Corte di Appello di Milano, per reati in materia di stupefacenti. L’indagine che lo ha visto coinvolto si riferiva ad un traffico di sostanze stupefacenti riconducibile a personaggi legati alla famiglia Mancuso di Limbadi “un gruppo di soggetti – si legge nella sentenza – espressione della criminalità organizzata in Calabria”. (cm)

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