platì

 

Un cartello sforacchiato da pallettoni da caccia al cinghiale lungo la statale centododici, indica la distanza da percorrere prima di giungere a Platì, tremila e settecento anime nel cuore dell’Aspromonte, un tempo regno incontrastato di sequestratori e latitanti, oggi crocevia di traffici internazionali di cocaina. Il piccolo comune della provincia reggina è uno di quelli ad elevata densità mafiosa, come dimostrano i tre scioglimenti in dieci anni dovuti alle infiltrazioni della ‘ndrangheta. E le contraddizioni di un’economia mafiosa sono visibili a occhio nudo: un tasso di disoccupazione giovanile altissimo (65% in tutta la Calabria rispetto al 36,7% nazionale) che stride enormemente con le ville a tre piani e le auto di lusso che si vedono spesso girare. E’ il business della coca, che vede proprio a Platì il suo centro nevralgico, contrapposto a San Luca che è invece il centro sentimentale, con il santuario della Madonna di Polsi e la processione del 22 agosto, appuntamento fisso per tutte le famiglie di ‘ndrangheta. E’ dunque a Platì che vengono decisi i carichi di cocaina che partiranno dalla Colombia o dalla Bolivia, ed è sempre qui che vengono scelte le famiglie che parteciperanno al finanziamento di quei carichi. Ma non solo Platì. Nell’ottobre del 2012 è stata la volta di Reggio Calabria, il primo capoluogo di provincia ad essere sciolto per mafia, ed in tutto il territorio si contano a decine le amministrazioni sciolte per lo stesso motivo. L’immobilismo della cittadinanza non collusa con le cosche ed il loro sistema economico, ha prodotto nel tempo un forte senso di sfiducia e di rassegnazione, tanto che alle elezioni comunali del 2015 non è stata presentata neanche una lista. Ed è così che il primo tentativo di scrollarsi di dosso questo pesante fardello arriva da fuori. Era il 12 dicembre 2015 quando Matteo Renzi introduceva alla platea della Leopolda Anna Rita Leonardi, trentenne di Platì, di professione assistente parlamentare, futuro candidato sindaco del piccolo comune calabrese. Così Renzi rilanciava il suo impegno contro le mafie, proponendo una giovane donna, bella e coraggiosa, alla guida di un comune simbolo, nel quale un sindaco ed un ex sindaco sono caduti sotto i colpi dalla ‘ndrangheta. Convinta dei propri mezzi e alla ricerca di un riscatto per i suoi concittadini, Leonardi si proponeva di fermare l’esodo dei giovani platiesi, la cui età media è di quarant’anni, rilanciando l’economia e sostenendo l’artigianato locale ed il turismo. Ma il libro dei sogni deve fare i conti con la realtà che qui si chiama Barbaro, il clan più potente, grazie al controllo del traffico della cocaina ed agli investimenti nel settore eolico. Con un numero esiguo di abitanti ed una concentrazione mafiosa così elevata, le parentele, specie con le famiglie di ‘ndrangheta, diventano molto più frequenti. E così, in vista delle elezioni, la Leonardi ha vagliato attentamente le candidature delle liste che l’avrebbero dovuta sostenere. E’ stato un lavoro attento che la candidata ha svolto con l’appoggio del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. Non sembra avere avuto la stessa sensibilità la candidata della lista competitrice, Ilaria Mittiga, 38 anni, figlia dell’ex sindaco Francesco Mittiga, la cui giunta venne sciolta per infiltrazione mafiosa. Quando la data di chiusura per la presentazione delle liste si avvicinava, finalmente il 26 aprile Anna Rita Leonardi ha conosciuto la sua sfidante alla poltrona di sindaco. Ma qualche settimana più tardi viene convocata a Roma dalla dirigenza delFrancesco Mittiga. Dopo una riunione con i responsabili nazionali e quelli calabresi, viene preso atto del “venire meno delle condizioni politiche e di agibilità per svolgere serenamente una campagna elettorale“. Alla candidata Leonardi non restava altro che comunicare alla stampa, a ventiquattrore dalla scadenza per la presentazione delle liste, l’esito della riunione, e dunque il ritiro della sua candidatura a sindaco di Platì. “Prendo questa decisione – ha dichiarato – con piena consapevolezza, anche in virtù di quanto abbiamo costruito in questo anno di lavoro. Un lavoro che non solo non andrà perso, ma che intendo proseguire concretamente, seppure in altre forme, per il rilancio del territorio e di tutti i cittadini perbene di Platì“. Sulle reali motivazioni dietro il ritiro sono state avanzate diverse ipotesi; la diretta interessata non ha fornito al riguardo alcuna spiegazione, richiamando alcune “Vicende che, da un anno e per un anno, continuano a perdurare sul territorio platiese. Vicende che rendono queste elezioni, ancora oggi, non un alto momento politico, ma una farsa degna del peggiore sceneggiatore“. (cm)

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