CARA Cropani Marina

 

Nell’udienza del 29 febbraio del processo a Mafia Capitale, il capitano del Ros Giorgio Mazzoli ha raccontato la vicenda del CARA di Cropani Marina.

Nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2009 la Cooperativa 29 giugno facente capo a Salvatore Buzzi si è occupata della gestione del C.A.R.A. (Centro di Assistenza per i Richiedenti Asilo) sito a Cropani Marina, in provincia di Catanzaro. L’incarico le era stato attribuito grazie ad un appalto vinto nel periodo compreso tra il 20 ottobre 2008 ed il 31 marzo 2009, che prevedeva uno stanziamento complessivo di 1.300.000 euro per occuparsi dell’accoglienza di 240 immigrati.

Il CARA in questione, situato all’interno del villaggio turistico Alemia, era stato istituito da Ministero dell’Interno, per fare fronte al sovraffollamento del CPT di Crotone.

La gestione del campo era stata affidata ad un dipendente di Buzzi, Giovanni Campennì, originario di Vibo Valentia.

Quest’ultimo non è un personaggio qualunque, ma suo padre Eugenio Campennì è il cognato di Giuseppe Mancuso, a capo della omonima cosca di Limbadi.

Dunque il fatto che Campennì fosse a capo della gestione del Cara di Cropani non era un caso.

E infatti nell’ordinanza del 29 maggio 2015 del gip Flavia Costantini si legge:

L’esistenza di cointeressenze di natura economico/criminali tra “Mafia Capitale” e la cosca ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi – capaci di sviluppare, alternativamente i propri interessi sia sul territorio calabrese, sia su quello capitolino – che ha portato alla conferma dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Rocco Rotolo e di Salvatore Ruggiero. Tale circostanza assume un particolare rilievo per la qualificazione dello “spessore” dell’organizzazione romana, quale associazione di tipo mafioso, a cui una potente e conclamata associazione criminale, quale la ‘ndrangheta, riconosce pari valore e la dignità di essere un valido interlocutore e non un soggetto prevaricabile o, addirittura, subordinato“.

Rocco Rotolo e Salvatore Ruggero sono due dipendenti della 29 giugno, entrambi calabresi. Nel racconto di Mazzoli si comprende esattamente in che modo sia intervenuto Campennì e quali ne siano stati il ruolo e la rilevanza. Da un’intercettazione ambientale del luglio del 2013 tra Buzzi, Claudio Bolla ed un terzo soggetto rimasto sconosciuto, Buzzi racconta che quando nel 2008 stava al CARA di Cropani Marina, per poter svolgere la gestione del centro senza alcun tipo di problema, aveva chiesto in giro di poter parlare con le famiglie di ‘ndrangheta del luogo. In quel periodo Campennì aveva da poco terminato di scontare gli arresti domiciliari, ed era stato consigliato da alcuni esponenti di famiglie locali, quale persona da assumere per avere la certezza della tranquillità.

Tutto ciò emerge chiaramente da una successiva conversazione intercettata tra Buzzi, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggero, nella quale il primo chiede agli altri due come stesse andando il lavoro con Campennì: “Come va con Giovanni?” e Ruggero racconta: “Quando siamo andati giù (a Vibo), lui (Campennì) è paesano mio, amico mio e via dicendo, e dico perché è paesano mio, siamo andati ma c’hanno mandato” e Rocco aggiunge: “Lui è il nipote di Peppe Mancuso. Siamo andati, così funziona, dai Mancuso, il perno centrale che comanda, capito? Dice: alt cumpari, un attimo. Parliamo, e ci siamo messi a parlare. Noi siamo in questo periodo bersagliati – racconta Mancuso – Sappiamo tutto ciò che è successo a Vibo; siamo bersagliati dai giudici. Però – prosegue Mancuso – chiamiamo un ragazzo che è pulito nella legge” e quindi è ok.

Ci siamo dati appuntamento e c’ha presentato questo “gingillo”, capisci?”. La famiglia Mancuso è molto importante in Calabria, vantando relazioni stabili con la cosca dei Piromalli, come risulta dalla sentenza del 18 luglio 2006 della Corte d’Assise di Catanzaro.

Ruggero aggiunge: “Tu – riferito a Buzzi – sei stato rispettato dai Mancuso, lo sai che sei stato rispettato dai Mancuso, e Buzzi risponde: “Certo” e Ruggero di rimando: “E’ logico, vengo io perché loro mi mandano, e dico: si, Salvatore, andiamo. Però dietro ci sono loro, perché loro comandano. Quella rete la comandano loro; poi questa rete qua – riferendosi a Roma –  la comandiamo noi. Poi il favore, sono passati cinque anni. T’ha toccato qualcuno lassù? No, e allora che è che ti dicono basta”.

Il favore concesso a Buzzi ed alla 29 giugno di poter gestire il CARA senza grossi grattacapi ha però un prezzo, che Buzzi è costretto a pagare nella “rete dove comanda lui”, cioè a Roma.

In effetti, come scritto nell’ordinanza di custodia cautelare, gli interessi della ‘ndrangheta nell’inchiesta Mafia Capitale vanno individuati nella “Santo Stefano Società Cooperativa Sociale ARL Onlus” con sede a Pomezia, la quale nel settembre del 2014 aveva ottenuto in subappalto dalla 29 giugno la gestione dei lavori di pulizia del mercato coperto dell’Esquilino. La gestione della cooperativa Santo Stefano era stata affidata a Giovanni Campennì. (cm)

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