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Il 4 maggio con l’Operazione Matrioska la polizia portoghese (Polìcia Judiciària), supportata da Europol, ha smantellato un’organizzazione criminale trasnazionale composta prevalentemente da cittadini russi e dedita al riciclaggio nel settore calcistico. Attiva già a partire del 2008, l’organizzazione sarebbe, secondo gli inquirenti, la sezione portoghese della Mafia russa, ritenuta responsabile del riciclaggio di diversi milioni di euro attraverso diversi paesi dell’Unione Europea, denaro proveniente in gran parte da attività illecite commesse al di fuori dell’Unione Europea. Il gruppo individuava associazioni calcistiche in crisi finanziaria e procedeva attraverso l’intervento di generosi donatori. In poco tempo questi versavano nelle casse dei club ingenti somme di denaro, inizialmente sotto la forma di donazioni, ed in seguito, dopo avere acquistato la fiducia dei dirigenti, rilevavano quote della società fino a divenirne gli unici proprietari. Il donatore appariva come il volto presentabile di un’organizzazione che in realtà era completamente opaca, essendo composta da una serie di holding, tutte possedute da società anonime (shell companies) con sede immancabilmente in paesi off-shore o paradisi fiscali. In questa maniera i titolari ultimi dei club di calcio apparivano sempre schermati, così come la provenienza dei loro soldi. Una volta che i club calcistici passavano sotto il controllo della mafia russa, si realizzava lo scopo principale dell’organizzazione, costituito dalla movimentazione trasnazionale di denaro contante. Le esigenze finanziarie a breve termine di questi club consentivano infatti loro   di riciclare ingenti quantità di denaro, in genere attraverso la sopravvalutazione del valore del cartellino dei calciatori acquistati o dalla vendita dei diritti televisivi, oltre a permettere di gestire una fiorente attività di scommesse clandestine; entrambe le attività servivano ad incrementare i ricavi dell’organizzazione, sia attraverso il riciclaggio e sia, soprattutto, combinando partite “truccate”.

Questo metodo operativo ha consentito all’associazione mafiosa russa di arrivare ad acquistare, nel 2015, un club di calcio che ha militato per molti anni nella prima divisione portoghese, prima di retrocedere negli ultimi anni nelle divisioni inferiori, a causa di una grave crisi finanziaria esplosa nel 2012.

Le indagini sono iniziate a seguito della rilevazione di una serie di condotte opache da parte dei responsabili dell’organizzazione; in particolare i sospetti sono cominciati dall’osservazione di elevati tenori di vita collegati a beni e ad attività tutte intestate a titolari fittizi.  L’organizzazione importava in Portogallo, attraverso degli spalloni, ingenti quantità di denaro contante proveniente dalla Russia, in violazione della normativa europea. Per nascondere il denaro ripulito gli arrestati impiegavano una rete di società anonime registrate in paesi offshore e in paradisi fiscali,  che consentivano di mantenere l’anonimato sugli ingenti depositi detenuti all’estero.

Le prove raccolte hanno permesso di dimostrare come l’organizzazione svolgeva all’interno dell’Ue, oltre all’attività di riciclaggio, anche i reati di evasione fiscale, corruzione e falsificazione di documenti.

Secondo il responsabile del Gruppo di Informazione Finanziaria di Europol, Igor Angelini, “l’uso di società off-shore per nascondere la titolarità effettiva dei beni rappresenta ancora oggi uno dei principali ostacoli che impediscono il successo di indagini finanziarie. Tali società rappresentano delle vere e proprie barriere che frustrano i tentativi degli investigatori di risalire all’origine del denaro, spesso di tipo criminale, il quale viene reinvestito in settori economici per lo più soggetti a fenomeni di infiltrazione. Il settore calcistico è uno di questi, in quanto presenta caratteri di vulnerabilità legati alla sua struttura, al suo modello finanziario oltre che alla sua cultura, la quale spesso viene sfruttata a proprio vantaggio dalle organizzazioni criminali“.

Tre sono state le persone arrestate ai vertici dell’organizzazione, alle quali sono state sequestrate 22 tra abitazioni e attività commerciali; è stata quindi perquisita la sede della Uniao de Leiria, squadra portoghese che milita in terza divisione, ed altre tre società professionistiche sempre portoghesi sono sotto inchiesta. Sono state poi sequestrate ingenti quantità di denaro contante, tra cui diverse banconote da 500 euro. L’investigazione ha evidenziato come l’organizzazione  avesse legami con strutture criminali con base in  Austria, Estonia, Germania, Latvia, Moldavia e Regno Unito. (cm)

 

 

 

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