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Il Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (ICIJ) ha pubblicato ieri sera un database che rivela informazioni fondamentali su 214.000 società off-shore contenute nei Panama Papers, i documenti trafugati da una fonte interna, allo studio legale panamense Mossack Fonseca, specializzato nella creazione di società anonime.

Il database contiene informazioni essenziali relative a società, trusts e fondazioni create in 21 giurisdizioni diverse, da Panama ad Hong Kong, passando per lo stato americano del Nevada. Le normazioni riguardanti indirizzi, numeri di cellulare e di conto corrente sono state cancellate per ragioni di privacy.

Tuttavia la quantità di informazioni relative in gran parte a società off-shore, rese pubbliche dal ICIJ, è la più grande mai pubblicata prima d’ora, ed in alcuni casi vi è anche l’indicazione dei reali beneficiari della società. Del resto la quantità di documenti interni trafugati su cui il CIJI ha potuto lavorare è molto vasta: si parla di 11,5 milioni di files scandagliati per un anno da 370 giornalisti investigativi da tutto il mondo.

Costituire una società off-shore non è di per se un reato, a patto di osservare tutte le norme vigenti nelle varie giurisdizioni in materia di obbligo di identificazione del reale beneficiario ultimo, leggi le intestazioni fittizie, cioè a delle teste di legno.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello dell’evasione fiscale, che nella maggioranza dei casi è la ragione principale che spinge un soggetto fisico o giuridico ad incorporare una società off-shore. Recentemente un gruppo di 300 economisti coordinati da OXFAM ha lanciato un appello ai politici di tutto il mondo per l’istituzione di un pubblico registro internazionale sui reali beneficiari ultimi delle società off-shore.

https://www.oxfam.org/en/pressroom/pressreleases/2016-05-09/tax-havens-serve-no-useful-economic-purpose-300-economists-tell

L’appello vuole sottolineare come l’anonimato delle società off-shore contribuisca ad alimentare non solo l’evasione fiscale da parte delle grandi società, con la sottrazione di importanti risorse agli stati per la gestione dei servizi pubblici come la sanità ed i trasporti, ma anche la corruzione dei governanti ed il riciclaggio del denaro delle organizzazioni criminali.

L’evasione fiscale è un male che mina le democrazie e che aumenta le disuguaglianze, ma ancora più gravi sono, da questo punto di vista, la corruzione e il controllo dell’economia da parte delle organizzazioni criminali.

L’effetto perverso che si viene a creare è l’assenza delle condizioni di uguaglianza e  di competitività per le imprese, non solo di fronte al fisco ma anche all’accesso al credito e al trattamento delle maestranze.

Le giurisdizioni fiscali che garantiscono o che tollerano l’anonimato dei beneficiari ultimi delle società off-shore non danneggiano dunque solo i paesi del terzo mondo, che attraverso l’evasione fiscale perdono ogni anno 170 miliardi di dollari di entrate, ma anche le economie avanzate, che si vedono falsare le regole democratiche del libero mercato e della competitività, caratteristiche essenziali delle democrazie liberali. (cm)

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