MAFIA-CAPITALE

Gli esordi dell’inchiesta Mondo di Mezzo sono stati recentemente esposti nel processo in corso presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia, dal maggiore dei Carabinieri Giorgio Mazzoli.

Il tutto ha inizio da una informativa redatta da Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma, inviata al Reparto anticrimine. In questa nota viene ventilata la possibilità della ricostituzione di una ipotetica banda armata. La Procura delega per i necessari approfondimento il secondo Reparto del Ros, competente per le attività legate al terrorismo. Siamo nel giugno del 2010, e nell’informativa si indica come alcuni ex componenti dei NAR, Luigi Ciavardini, Carlo Gentile e Massimo Mariano, con precedenti specifici in materia, adottavano comportamenti che potevano lasciare intendere l’intenzione di organizzare delle rapine. In particolare, sempre nella nota, si fa riferimento all’apertura ed alla successiva chiusura di conti correnti presso una serie di istituti di credito. Tale comportamento suscita sospetti negli investigatori, come se si trattasse di sopralluoghi in previsione, appunto, di eventuali rapine.

Gli investigatori decidono di attivare le intercettazioni telefoniche sulle utenze delle persone indicate. Il 3 settembre 2010 vi è una prima richiesta di tabulati da parte degli inquirenti per verificare quali fossero i contatti telefonici intrattenuti dai soggetti indagati. I contatti confermano come tra le utenze coinvolte ve ne siano alcune che fanno riferimento ad ex appartenenti dei NAR con un passato di rapinatori di banca. Tra questi abbiamo anche Massimo Carminati, che all’epoca non era ancora indagato. Le indagini vanno avanti per alcuni mesi fino all’estate del 2011, quando gli inquirenti decidono di abbandonare l’ipotesi terrorismo per mancanza di riscontri oggettivi.


L’ipotesi del riciclaggio

Ricordiamo che Carminati ha recentemente scontato una condanna a quattro anni e mezzo per il furto avvenuto nel 1999 all’agenzia del Banco di Roma di piazzale Clodio, agenzia situata all’interno della città giudiziaria. Tale pena, pur avendo beneficiato di almeno tre indulti, è divenuta definitiva nel 2010, e nel 2011 Carminati è stato affidato ai servizi sociali. Dal settembre 2012  Carminati ha saldato tutte le pendenze con la legge e può considerarsi, a tutti gli effetti, un cittadino libero.

Nel frattempo gli accertamenti degli investigatori portano alla redazione di alcune informative che ipotizzano il coinvolgimento di Carminati in un’attività di riciclaggio. Le premesse di partenza sono i legami molto stretti da questo intrattenuti con Marco Iannilli. Oltre ad essere stati oggetto di un identificazione in un bar di Formello, di fatto Carminati usa la Smart di Iannilli, ed ha formalmente preso in affitto la sua abitazione di Sacrofano. Iannilli era già stato arrestato nel febbraio del 2010, coinvolto nell’inchiesta Phuncard-Broker. Verrà poi arrestato nuovamente nel 2012 per il fallimento della Arc Trade, società da lui gestita, coinvolta in un giro di false fatture e letteralmente svuotata del suo capitale, circa 14 milioni di euro, in gran parte proveniente dalla Selex del gruppo Finmeccanica, grazie al deus ex machina Lorenzo Cola, e da ENAV. I soldi transitati attraverso la Arc Trade di sarebbero poi finiti a diverse società collegate a Lorenzo Cola ed allo stesso Iannilli, come il ristorante Celestina ai Parioli, il cui gestore, Stefano Massimi, avrebbe affittato una casa a Cola, casa ristrutturata con i soldi della Arc Trade, così come sempre dalla Arc Trade sarebbero provenuti i soldi del canone di locazione.

E sempre dalla Arc Trade, via Gklolona Trading Ltd società con sede a Malta, sarebbe provenuta la tangente diretta a Riccardo Mancini, l’ex braccio destro del sindaco Gianni Alemanno, ed ex amministratore delegato di Eur spa, per l’acquisto di 45 bus dalla BredaMenarinibus, sempre del gruppo Finmeccanica.

Dai conti intestati a Gianluca Ius e da quelli di Cristian Palmas, sarebbero poi transitati diversi milioni di euro, 3 solo in quelli di Ius, soldi che gli inquirenti ritengono provenire dalle casse della Arc Trade, data la sproporzione con i redditi percepiti dai due soggetti indicati.

Sia Ius che Palmas sarebbero delle teste di legno collegate a Iannilli, così come analogo è il ruolo svolto dai cognati di Iannilli Maurizio Caracciolo e Nicola Gargiulo, e del cugino Roberto Carboni. I tre avrebbero ricoperto posizioni rilevanti all’interno di società responsabili dell’ emissione di false fatture nei confronti della Arc Trade. La stessa moglie di Iannilli, Fabrizia Maldarelli, sarebbe stata impiegata in una società, la Adv&Partners, nei cui conti sarebbero transitati parte dei soldi distratti dalla Arc Trade. Da tutta questa attività di riciclaggio, Carminati appare essere, fino ad ora, estraneo.


L’inchiesta Phuncard-Broker

L’indagine condotta dalla Guardia di Finanza nasce dalla rilevazione di movimenti bancari sospetti su un conto corrente; si tratta del conto di un imprenditore caduto in mano ad alcuni usurai, sul quale sarebbe transitata la tangente da un milione e mezzo di euro destinata ad un ufficiale della Finanza. La storia di questa tangente è per altro di estrema attualità, visto che sarebbe transitata attraverso i conti off-shore di una società con sede a Panama. La tangente proveniva da un’altra società, la Broker Management SA, alla quale facevano capo i flussi finanziari frutto della truffa carosello messa in atto attraverso le Phuncard, carte prepagate che davano diritto ad alcuni servizi coperti dal diritto di autore, servizi che poi si sono rivelati inesistenti, ma che tuttavia erano stati in grado di generare crediti d’imposta nei confronti dell’erario italiano per un paio di miliardi di euro.

Dietro alle società di tlc che fatturavano tali servizi inesistenti, Telecom Sparkle e Fastweb, si celava l’imprenditore romano Gennaro Mokbel, un passato nella destra eversiva ed amico di vecchia data di Carminati. La struttura dedita al riciclaggio ed alla creazione di fondi neri gestita da Mokbel, godeva dell’appoggio di alcuni manager delle due società,  e disponeva di basi operative rappresentate da società di comodo con sede in diversi paradisi finanziari, tra cui, oltre a Panama, anche Lussemburgo, San Marino e Londra.

Come mostrato dalla vicenda dell’elezione dell’ex senatore Nicola Di Girolamo, appoggiato dal Movimento Federalista, una sorta di Lega Sud creato da Mokbel, ed al via libera nelle liste del PDL alle elezioni del 2008 per la circoscrizione estero, concesso nientedimeno che dall’ex sottosegretario per le Riforme Istituzionali Aldo Brancher, i legami di tutta l’operazione Phuncard con la ndrangheta ed in particolare con la cosca degli Arena di Isola di Capo Rizzuto, erano evidenti.


Tutto in famiglia

Dunque la seconda informativa che riguardava Carminati e Iannilli e quello che gli inquirenti avevano ipotizzato essere uno sviluppato sistema di riciclaggio, coinvolgeva anche Gennaro Mokbel, Lorenzo Cola, la moglie di Iannilli, Fabrizia Mandarelli, oltre a due suoi cognati ed un cugino. Una holding del riciclaggio tutta in famiglia, o quasi.

La intercettazioni e i servizi di pedinamento messi in atto dal Ros, confermano gli stretti legami che intercorrono tra Carminati e Marco Iannilli, e nel settembre del 2011 il reparto anticrimine invia alla Procura di Roma una nota in cui viene chiesto di estendere l’attività investigativa anche ai danni di Massimo Carminati e della sua compagna, Alessia Marini, per sospetta attività di riciclaggio; questo in quanto il contratto di affitto della casa di Sacrofano era intestato alla stessa società alla quale era intestato il Blue Marlin, il negozio di abbigliamento della Marini, ovvero la Amc Industry srl, che sembrerebbe un acronimo di Alessia Marini Carminati.

Dall’ottobre 2011 sono dunque iniziate una serie di attività di pedinamento, oltre alle intercettazioni avviate già in settembre. Vengono verificati i comportamenti di Carminati, la residenza nella villa di Sacrofano, lo stazionamento presso il distributore di corso Francia. Le ipotesi di reato erano attività criminale associativa ai fini di riciclaggio.

Nel gennaio 2012 viene intercettata un’ ambientale in auto tra Carminati e Maurizio Caracciolo: l’intercettazione verteva su acquisizioni di immobili da parte di Carminati. Caracciolo era già indagato nel fallimento della Arc Trade, e questo porterà ad estendere i provvedimenti di intercettazione anche ai suoi danni. Caracciolo, come abbiamo visto è il cognato di Iannilli. Successivamente il secondo reparto, dopo quattro mesi, scopre che Maurizio è Agostino Gaglianone, soprannominato Maurizio, e quindi vengono avviate le intercettazioni su lui ed anche la video sorveglianza sulla sua attività, la IMEG srl, una rivendita all’ingrosso di materiale edile. Come vedremo, nella sede della IMEG si svolgeranno diversi incontri sia con Carminati che con Iannilli.

Nel febbraio 2012, a seguito di un servizio di osservazione e pedinamento vengono individuati altri soggetti nel circuito relazionale di Carmianti, e segnatamente Carlo Pucci e Fabrizio Testa.

Intanto dalle dichiarazioni di Roberto Grilli rilasciate nell’ambito del procedimento a suo carico per traffico internazionale di stupefacenti, emergono ulteriori informazioni sulle frequentazioni di Carminati. Viene effettuato dunque un riscontro tecnico su questi contatti attraverso i tabulati telefonici. Il contatto tra Grilli e Carminati è Riccardo Brugia. Viene verificata anche la frequentazione con Roberto Lacopo e con il distributore di corso Francia, e successivamente viene identificato anche un tal Giovannone, alias Giovanni De Carlo, che utilizzava la stessa Smart in uso a Carminati.  Nel giugno 2012 vengono sottoposti a video sorveglianza il Blue Marlin ed il distributore di corso Francia. Nell’agosto 2012 viene censito un ulteriore contatto telefonico tra Riccardo Brugia ed Enrico Diotallevi. Vi è un servizio di osservazione che verifica le frequentazione tra Brugia e Leonardo Diotallevi, figlio di Enrico. Nell’ottobre 2012 viene verificata la presenza di Ernesto e Mario Diotallevi con Carminati e Brugia nei pressi del bar di via di Vigna Stelluti, abituale ritrovo di Carminati.

Nel settembre 2012 vengono implementate le intercettazioni ambientali nei luoghi frequentati da Carminati, in particolare il bar di Vigna Stelluti, assieme ad una video sorveglianza che però verrà attivata solo successivamente. Pochi giorni dopo, dal dicembre 2012 al gennaio 2013, vengono effettuate una serie di intercettazioni significative che individuano l’esistenza di un’associazione criminale con particolari caratteristiche, quelle della mafiosità. Ovvero l’esercizio e la minaccia della violenza, oltre all’utilizzo di questa al fine di coercizzare una serie di imprenditori legati all’amministrazione capitolina. Tale carattere coercitivo è  capace di influenzare anche le scelte dell’amministrazione Capitolina.

Il seguente 3 febbraio viene infine presentata alla Procura una nota informativa in cui il Reparto anticrimine identifica la presenza sul territorio di Roma di un sodalizio criminale di tipo mafioso, “originario e originale”, con caratteristiche tipiche del luogo e composto da individui locali che, pur confrontandosi allo stesso livello con altre organizzazioni mafiose di ‘ndrangheta e camorra, detiene il potere di decidere chi fa e cosa, dietro il versamento di una parte dei ricavi. (cm)

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