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Claudio Meloni

Mese

aprile 2016

Unione Europea e TTIP: osservazioni preliminari

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Per la Commissione, il braccio esecutivo dell’Unione Europea, la decisione di intraprendere i negoziati relativi al Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti  (TTIP)  potrebbe essere una questione di sopravvivenza.

La gravità dell’ attuale crisi della zona euro – che dovrebbe essere definita più propriamente depressione europea – viene correttamente intesa come la necessità di evitare lunghe discussioni in questo breve commento. I due punti più rilevanti per quanto riguarda i nostri scopi sono, da una parte che l’attuale crisi ha minato l’autorità della Commissione – ridotta ad essere da preteso cervello istituzionale a qualcosa di più simile ad un appendice – e dall’altra che ancora non si intravede la fine di questa prolungata crisi. Il futuro appare oscuro. I tassi di investimento rimangono bassi a causa delle rigidità strutturali presenti nell’economia. Il tanto bistrattato neoliberismo, a quanto pare, anziché essere stata imposto da Wall Street e dalla gigantesche multinazionali statunitensi, ha completamente bypassato l’Europa.

Anche se le pratiche del passato della Commissione europea meritano buona parte della responsabilità per situazione in cui attualmente l’Unione si trova si trova, un cambiamento radicale – alimentato, forse, dalla disperazione – vi è stato, o più precisamente, si è avuto nel corso degli ultimi anni della presidenza Barroso. Sarebbe azzardato assumere un impegno analogo da parte dell’attuale opportunista presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, in relazione al TTIP. Si può anche ragionevolmente dubitare che la maggior parte dei politici sia pienamente consapevole della potenziale posta in gioco attraverso i negoziati.

O più semplicemente che l’adozione del TTIP, nel modo in cui viene attualmente concepito dalle parti negoziali, possa riportare nuovamente l’UE su di un cammino di liberalizzazioni, dal quale essa sbandò attorno alla metà degli anni ’90, rimettendola al passo con il processo di globalizzazione attualmente in corso, guidato da Cina e Stati Uniti. In Europa il mercato unico, realizzato solo a metà, potrebbe diventare un obiettivo reale. L’intervento dello Stato verrebbe drasticamente ridotto e sarebbe ristabilita la competitività internazionale. Accadrà realmente tutto ciò?

Molto dipenderà dall’esito dei negoziati, in fase avanzata, relativi al TPP.

È, ovviamente, troppo presto per poterlo chiamare un successo. Allo stesso tempo l’amministrazione Obama sembra aver superato l’empasse, attraverso l’istituzione dell’ Iter Accelerato (Fast-Track).

Il completamento del TPP potrebbe lasciare l’Europa  al di fuori della scena del commercio mondiale. Pienamente consapevole di questo pericolo, le comunità d’affari di tutti e ventotto gli Stati membri dell’UE sono fortemente in ritardo con l’approvazione del TTIP, così come i loro governi. Questi ultimi sono rappresentati nel Consiglio europeo, il quale ha dato mandato alla Commissione di procedere con i negoziati. Un terzo organo, il Parlamento europeo, deve anche esso approvare l’accordo, così come dovrebbero, forse, anche i singoli stati membri (la situazione giuridica è poco chiara).

Il destino del TTIP sarà, probabilmente, meno legato agli specifici aspetti commerciali dell’accordo, e più alla politica della UE.  Le tariffe per i prodotti industriali sono basse.

I prodotti alimentari – in gran parte a causa di una grottesca politica agricola comune scritta nel trattato istitutivo dell’Unione Europea – sono ovviamente un’eccezione, ma gli agricoltori americani si sono, nel corso degli anni, via via rivolti ai paesi asiatici e, seppur a malincuore, si sono abituati a convivere con le discriminazioni del commercio europeo. In ogni caso i potenziali benefici economici del TTIP sono indiscussi. Essi consentirebbero al PIL di aumentare di circa mezzo punto sia negli Stati Uniti che in Europa.

La grande posta in gioco nei negoziati del TTIP è rappresentata  dalla questione normativa – o come viene eufemisticamente definita dell'”armonizzazione“. Tale questione va ben oltre gli standard di prodotto, la proprietà intellettuale, i criteri di contabilità, la protezione culturale, e simili. Essa va dritta al cuore dell’identità politica dell’Unione Europea, come sussunta sotto il termine di “modello sociale ed economico europeo”, presentato al pubblico come la protezione dal “capitalismo selvaggio americano”.

La sua rappresentazione più famosa è costituita dal decreto legislativo noto come il “principio di precauzione“, che, se spogliato dai termini altisonanti che lo circondano, assegna ai burocrati di Bruxelles l’autorità di bloccare l’introduzione di un nuovo prodotto o di un nuovo processo. E ‘stato ad esempio chiamato in causa per sbarrare la strada all’ingresso dei semi OGM in Europa, anche senza uno straccio di prova scientifica in grado di dimostrare la loro nocività.

Consapevole delle conseguenze economiche del divieto, la Commissione ha, negli ultimi anni, lottato senza successo per cercare di cancellarlo. Il problema è che, essendo stato inserito nel corpo normativo dell’Unione Europea, noto come diritto comunitario acquisito, non può, per definizione, essere abrogato, ma solo aggirato. Anche se la Commissione è abile a inventare metodi extra-legali (cosiddetti “morbidi”) di risoluzione dei problemi, è necessario, in questo caso, fare i conti con il successo del lavaggio del cervello anti-OGM da parte della Commissione precedente.

I tentativi di sollevare o modificare il divieto sono andati a cozzare con le proteste della popolazione, la quale può contare sul fatto di avere un efficace megafono rappresentato dagli eletti al Parlamento europeo, alla disperata ricerca di un qualsiasi mandato popolare.

Va sottolineato come trattare con Bruxelles non è paragonabile a Tokyo o Washington, capitali di Stati sovrani maturi, che operano sulla base dei principi della costituzione. Nella sua attuale condizione l’Unione europea è essenzialmente inefficiente.

La depressione in cui versa l’Europa esclude qualsiasi possibilità che l’Unione Europea  possa evolversi in uno stato federale; vi è una mancanza di legittimità, per non parlare di un mandato democratico. Gli eminenti studiosi di diritto dubitano della saggezza di un corpo politico privo di meccanismi di responsabilità, con l’autorità di stipulare un accordo di vasta portata come sembra essere il TTIP. Vi è anche ragione di chiedersi se un tale accordo possa essere applicato in modo corretto. Ci si può anche chiedere se in realtà debba essere definitivamente approvato.

Riguardo a tali interrogativi le evidenze sono frammentarie e poco chiare. Alla fine dello scorso anno, un’organizzazione tedesca con 27.000 iscritti chiamata Attac, che si oppone alla “globalizzazione neoliberista”, ha prodotto una vasta serie di attività di contrasto e di contro informazione sul TTIP, attraverso i media, lanciando una serie di proteste pubbliche, ed una petizione che ha raccolto un notevole successo, e che alla fine ha portato la questione all’attenzione del Parlamento europeo, dove hanno fatto cassa di risonanza una serie di interventi molto critici. Il “pollo al cloro” è diventato il simbolo di quel male molto più vasto e a carattere sistemico individuato dal TTIP.

Il cloro in questione è costituito da un delicato lavaggio antibatterico, totalmente innocuo, richiesto dalla FDA. Lo stupido episodio si è concluso una volta che il gruppo social-democratico guidato dai tedeschi al Parlamento europeo, a quanto pare sotto pressione sia da parte della Commissione che da Berlino, lo ha ripudiato.

Ma l’opposizione continua. Parlando a nome della “società civile”, un rapporto compilato dal Dipartimento delle Politiche degli Affari Esteri del PE ha registrato una lunga lista di obiezioni, perché i negoziati sono “stati percepiti sia come un modo per rafforzare la scarsa presa dell’Occidente sull’economia, sia come strumento per garantire vantaggi indebiti alle grandi multinazionali, a scapito dei cittadini e dei consumatori.

Le obiezioni riguardano: i rischi relativi alla norme ambientali e di sicurezza dei consumatori; l’indebolimento del divieto di OGM, nonché restrizioni all’introduzione di nuovi prodotti chimici; l’importazione di “polli” contenenti cloruro; il rifiuto di adottare le norme UE relative alle emissioni degli aeromobili; possibili riduzioni dei salari e degli standard lavorativi; l’industrializzazione dell’agricoltura; la violazione della privacy da parte degli Internet provider statunitensi. Senza dubbio alcune di queste preoccupazioni hanno ragione di esistere, ma il fatto non coglie il punto: le obiezioni sono in gran parte di natura ideologica e non negoziabili“.

E ‘, si legge nel rapporto, necessario che l’Unione europea “stabilisca un sistema efficace per garantire un’adeguata convergenza normativa. Il Parlamento europeo dovrebbe – aggiunge – proporre sistemi moderni e dinamici, capaci di verificare se le autorità amministrative stiano travalicando i loro poteri di regolamentazione. Ciò è essenziale per il TTIP, ma – si conclude – avrebbe uno scopo che va bel oltre i confini del progetto in corso, e dovrebbe diventare una caratteristica permanente di un sistema comunitario di controlli ed equilibri“.

Ciò che questo linguaggio contorto vuole intendere è che se il TTIP verrà effettivamente ratificato, può, e deve essere, sabotato amministrativamente.

È impossibile valutare la rappresentatività di tale sentimento, ma probabilmente sarebbe anche inutile farlo. La Commissione è screditata ed è di gran lunga troppo debole per condurre una campagna di comunicazione favorevole al TTIP. Il Consiglio, che rappresenta gli stati membri, non mostra alcun desiderio di portare avanti il progetto di ratifica, e dato che il TTIP è una questione che riguarda la procedura di ratifica dei trattati, questa deve essere unanime a meno che, come accaduto in passato, l’Unione Europea decida di violare le proprie regole. Il Parlamento, nella sua imprevedibilità, rappresenta un terzo ostacolo. Come lo scenario evolverà è , allo stato attuale, impossibile da prevedere. Le probabilità, tuttavia, di certo non favoriscono l’approvazione del TTIP.

Va notato, in chiusura, come le mega-offerte in gioco convergano verso un approccio “pulito”, favorevole alla liberalizzazione del commercio. Il pacchetto di accordi sul libero scambio tra  l’Unione Europea ed i suoi singoli stati membri da un lato, ed il resto del mondo dall’altro, non è ancora completo. Ciò che non può essere realizzato in un sol colpo potrebbe essere ottenuto nel corso del tempo. L’Unione Europea potrebbe, nell’ottica di un processo prolungato, perdere l’autorità (mai pienamente riconosciuta) per rappresentare gli stati membri nei negoziati commerciali. Una tale perdita di potere è quasi senza precedenti.

Le opinioni qui espresse sono esclusivamente quelle dell’autore (John Gillingham) e non riflettono necessariamente le opinioni del Cato Institute. Questo saggio è stato preparato come parte di uno speciale forum on-line del Cato sull’economia, la geopolitica, e l’architettura del partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP).

I Cato Institute – si legge su Wikipedia – è un think thank di orientamento libertario, la cui mission è di “allargare il dibattito della politica pubblica ai valori tradizionali statunitensi, ovvero governo limitato, libertà individuali, libero mercato e pace. Nel 2008 il CI ha acquistato un’intera pagina del New York Times per pubblicare una lettera con la quale 114, tra scienziati e premi nobel, criticavano il presidente degli Stati Uniti Barack Obama per avere lanciato un allarme sui cambiamenti climatici “grossolanamente esagerato”.

Tra i soci fondatori del CI vi sono anche i due premi Nobel per l’economia, Friederich von Hayek e James M.Buchanan. Entrambe gli economisti sono stati fortemente critici nei confronti delle teorie economiche di J.M.Keynes, il primo sul piano dell’intervento statale in economia ed il secondo sull’ espansione della spesa pubblica in deficit.

Il Cato Institute promuove il premio intitolato all’economista Milton Friedman, Nobel per l’economia nel 1976, esponente principale della scuola di Chicago e fondatore del pensiero monetarista.

http://www.cato.org/publications/cato-online-forum/european-union-ttip-preliminary-observations

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Scoperta in Germania una vasta rete di riciclaggio

500 euro

 

Gli arresti mostrano come il paese sia al centro delle strategie delle organizzazioni criminali che riescono ad eludere i controlli riciclando grandi quantità di denaro di provenienza illecita

BERLINO – Un’organizzazione, con base in Germania, dedita al riciclaggio di denaro, che ha ripulito  proventi illeciti legati al commercio di eroina in Europa, per un valore pari ad almeno 5 milioni di euro (5,7 milioni dollari) è stata smantellata attraverso un’operazione internazionale di polizia.

Giovedì le autorità hanno riferito come il paese sia divenuto la meta preferita in Europa per ripulire guadagni illeciti.

Secondo quanto riferito da Europol, il 16 marzo scorso sono stati arrestati a Wiesbaden cinque cittadini iracheni e, durante l’operazione, è stata sequestrata una piccola quantità di banconote da 500 euro.

Il raid ha segnato una piccola vittoria contro l’industria del riciclaggio che si sarebbe stabilita in Germania. Gli investigatori e gli esperti sostengono che le organizzazioni criminali sarebbero attratte dal paese teutonico per via della sua apertura alle transazioni senza limiti in contante;  a parere degli esperti la presenza massiccia delle organizzazioni criminali renderebbe più facile eludere l’attività di controllo da parte delle autorità preposte, quando ad essere ripulite sono grosse quantità di denaro.

Il gruppo con sede a Wiesbaden riciclava i proventi della vendita di eroina in paesi quali la Spagna, l’Olanda, l’Italia ed il Regno Unito; il denaro veniva riciclato in tranche che andavano da 70.000 a 700.000 euro.

Il gruppo ripuliva in Germania il denaro sporco attraverso l’acquisto di costose auto usate e macchinari agricoli. Le merci venivano poi esportate in Medio Oriente per essere rivendute, ed i ricavi  investiti in sistemi bancari informali, molto comuni nella regione (Hawala), facendo perdere in tal modo tutte le tracce.

Igor Angelini, il capo dell’unità di indagine finanziaria di Europol ha dichirato che, normalmente, chi vuole riciclare denaro in Europa trasferisce il contante “in paesi dove è possibile acquistare cash automobili, macchinari industriali e altri oggetti di valore elevato”, per poi spedire la merce fuori dell’ Unione Europea.

Secondo la Bundesbank, la banca centrale tedesca, il 79% delle transazioni in Germania viene regolato in contanti. Mentre i bonifici bancari sono popolari, gli assegni rappresentano una curiosità e le carte di credito vengono utilizzate raramente. Gli acquirenti che fanno uso di denaro contante nelle operazioni di importo elevato, come ad esempio l’acquisto di un’ auto di seconda mano o di mobili nuovi, usufruiscono spesso di forti sconti.

Gli economisti e gli storici spiegano che la ragione dietro all’uso massiccio del denaro liquido da parte dei tedeschi va individuata in una serie di fattori, che vanno dalla vasta gamma di banconote al basso livello di evasione fiscale, da una sfiducia generale nei confronti del sistema bancario al timore di lasciare tracce o di subire truffe attraverso le transazioni elettroniche.

La conseguenza di ciò è il prosperare di un settore del riciclaggio, in grado di lavare fino a 100 milardi di euro all’anno; la Germania diventa così la più grande regione nella zona euro affetta da questo problema. Questo è quanto emerge da uno studio del 2015 condotto per conto del Ministero delle Finanze federale dall’esperto di riciclaggio Kai Bussmann, capo dell’Unità di Ricerca per l’Economia ed il Crimine presso l’Università di Halle.

La Germania è uno dei migliori paesi per riciclare il denaro. Qui stiamo finanziando la criminalità“, ha detto Bussmann.

In Italia il limite alle transazioni in contanti a di 3.000 euro, in Spagna è di 2.500, mentre in Francia è 1,000, con un’eccezione per i turisti, autorizzati a spendere fino a 10.000 circa in un’unica transazione, il prezzo di una borsa Birkin di Hermès.

L’assenza di un limite al contante in Germania rende il paese un’eccezione sempre più evidente.

Sappiamo che il rischio c’è“, ha risposto un funzionario del governo tedesco alla domanda se l’esecutivo fosse preoccupato della diffusa presenza di reti di riciclaggio.

Il governo e la Banca Centrale Europea hanno avanzato diverse proposte per limitare le operazioni in contanti, per poi dover constatare una forte opposizione da parte dell’opinione pubblica.

All’inizio di quest’anno il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble si lasciò sfuggire di essere favorevole, in linea di principio, all’introduzione di un tetto per le transazioni in contanti.

Il suggerimento innescò immediate proteste da parte dei colleghi conservatori del signor Schäuble, liberali di tutte le tonalità, oltre all’opposizione del partito dei Verdi.

“Se il limite alle transazioni in contanti fosse un mezzo efficace per la lotta alla criminalità organizzata, allora in Italia non ci sarebbe più una mafia”, ha dichiarato a Bild Hans Michelbach, presidente della commissione Finanze del parlamento e membro dello stesso partito di centro-destra del signor Schäuble .

La proposta del ministro, ha detto, è stata presa “poco in considerazione”.

La BCE sta valutando se interrompere la stampa delle banconote da 500 euro, che, in base alle indagini, sono quelle preferite dai criminali e dai terroristi.

L’ex segretario al Tesoro americano Larry Summers ed il capo economista del Fondo Monetario Internazionale Kenneth Rogoff hanno formalmente chiesto ai paesi della zona euro di seguire l’esempio di Stati Uniti e Canada, eliminando le banconote di grosso taglio allo scopo di ostacolare l’attività di riciclaggio e l’evasione fiscale.

I funzionari della BCE hanno riferito questa settimana che in una delle prossime riunioni di maggio il Consiglio direttivo della Banca potrebbe decidere di abolire la banconota da 500, la più grossa stampata tra i 10 principali paesi industrializzati, dopo quella svizzera da 1.000 franchi.

In Germania, tuttavia, la proposta ha sollevato un coro di critiche, che vanno dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann, al tabloid Bild, il quale ha condotto la campagna “Giù le mani dal nostro denaro”.

Hans-Werner Sinn, il presidente uscente dell’influente Ifo Institute per la ricerca economica, ha dichiarato giovedi che l’abolizione della banconota da 500 è una manovra della BCE per scoraggiare le banche a detenere grandi riserve di cassa, che costerebbe alla Germania 8 miliardi di euro di fatturato annuo .

La BCE vuole sottrarre alle banche la capacità di accumulare denaro, al fine di costringerle a pagare tassi di interesse negativi sui depositi” ha dichiarato Sinn nel suo discorso di commiato, prima di andare in pensione.

http://www.wsj.com/articles/money-laundering-ring-dismantled-in-germany-where-cash-is-still-king-1459452480

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Panama Papers: big data e segreti finanziari delle élite

Nuix

 

Panama Papers è stato salutato come il più grande trafugamento di dati nella storia giornalistica e tuttavia le rivelazioni che emergono da una memoria di 11,6 milioni di documenti analizzati dal Sueddeutsche Zeitung e dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ) sarebbero state impossibili senza il potente sistema di analisi dei dati realizzato dall’azienda australiana Nuix.

In passato l’interpretazione di documenti interni trafugati rappresentava il lavoro di qualche giornalista coraggioso, seduto ad una scrivania con una pila di carte ed una brocca di caffè forte, e la volontà di prendere nota in maniera sistematica. Da quando i documenti vengono offerti in forma digitalizzata, i file rappresentano la norma, e quest’ approccio manuale è stato abbandonato. Improvvisamente sono comparsi migliaia o milioni di file da controllare, in una vasta gamma di formati. La verifica incrociata di milioni di file per cercare di capire il rapporto tra gli individui, le aziende e gli eventi, nel corso del tempo,  rappresenta, semplicemente, un nuovo inizio.

La tecnologia corsa in aiuto si chiama eDiscovery, anche se spesso si presenta col nome più attuale di “analisi dei big data”. La complessa inchiesta giornalistica dei Panama Papers offre una panoramica su ciò che tali sistemi sono oggi in grado di fare, sebbene essi vengano abitualmente utilizzati da organizzazioni che necessitano di ordinare grandi quantità di dati, strutturati e non, attribuendo loro un elevato livello di certezza: si va dagli studi legali alle authority di mercato, fino ad arrivare ai governi ed alle forze di polizia.

Nel caso dei Panama Papers Sueddeutsche Zeitung ha alimentato la piattaforma Nuix con diversi blocchi di dati,  2,6 terabyte di file Word e PowerPoint, fogli di calcolo, e-mail e PDF, riversati in un’unica soluzione. Un processo che ha richiesto circa due settimane per trasformare questo immenso insieme confuso, in un database, al quale è stato poi possibile rivolgere richieste (query) come ad un normale motore di ricerca, e che ha permesso di individuare le più profonde connessioni, i modelli e le relazioni tra le persone, gli eventi e i diversi luoghi attraversati nel tempo.

Detta in questi termini sembrerebbe si sia trattato di un’ enorme appezzamento di dati da “arare”, ma secondo il Senior Consultant di Nuix, Carl Barron, membro della squadra che ha collaborato col giornale tedesco nella gestione dei dati, 2.6 Terabyte è in realtà una quantità piuttosto normale per l’analisi di eDiscovery.

Secondo Barron non sarebbe immaginabile svolgere un’indagine manuale su una tale quantità di informazioni. Parte di quelle più rilevanti andrebbero perse.

Nuix non ha esaminato i dati, ma ha aiutato l’azienda a configurare il server con il quale è stata effettuata l’analisi, server opportunamente isolato dalla connessione Internet.

Il sistema, una volta configurato, sforna file con estrema velocità, consentendo l’estrapolazione sia testi che di metadati, i quali indicano chi ha creato ciascun file, quando, e tenendo nota di tutte le successive modifiche. A volte è disponibile anche la posizione del file. La lingua non è importante per Nuix, essendo il sistema in grado di elaborare caratteri e parole in qualsiasi linguaggio. I documenti chiusi, come i PDF, vengono identificati e inseriti in un sistema di riconoscimento ottico dei caratteri che permette l’estrazione del testo.

In maniera selettiva Nuix elimina le duplicazioni di dati – lo stesso file presente in un luogo diverso – cosa che, nel caso dei Panama Papers, ha ridotto rapidamente i documenti di circa un terzo.

Nuix indicizza i dati, offrendo una visione rapida e molto trasparente.

L’effetto di questa gestione analitica è che ogni giornalista o ricercatore è in grado di impostare una ricerca, utilizzando qualsiasi criterio desideri, ottenendo rapidamente un indice di documenti che menzionano la parola ricercata, all’interno di un intervallo di date.

Il sistema consente anche l’accesso a grandi gruppi di persone, ciascuno seguendo la propria strada o i propri interessi.

Il ICIJ aveva già in precedenza utilizzato Nuix per analizzare una memoria di 2,5 milioni di file, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2013.

Nel lungo termine la capacità della tecnologia di evidenziare modelli nascosti e connessioni contenute all’interno di documenti sparsi, è in grado di creare problemi ad un mondo nel quale, che riguardi la politica o la finanzia, i segreti affidati devono essere mantenuti tali, anche se la diffusione della crittografia permette sicuramente di ridurre tale capacità di analisi. Tuttavia la crittografia non rappresenta una difesa assoluta contro l’analisi dei dati, anche perché la tecnologia ha introdotto la gestione complessa delle chiavi. Più probabilmente, alcune forme di dati non strutturati, come le email, saranno destinati ad autodistruggersi dopo un periodo di tempo predefinito, anche se le autorità di regolamentazione potrebbero dichiarare tale comportamento fuori legge, al fine di preservare la trasparenza.

http://www.techworld.com/security/panama-papers-how-big-data-blew-lid-on-global-elites-financial-secrets-3637673/?utm_content=buffer3ff16&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

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Mafia Capitale: ricostruzione di un’inchiesta

MAFIA-CAPITALE

Gli esordi dell’inchiesta Mondo di Mezzo sono stati recentemente esposti nel processo in corso presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia, dal maggiore dei Carabinieri Giorgio Mazzoli.

Il tutto ha inizio da una informativa redatta da Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma, inviata al Reparto anticrimine. In questa nota viene ventilata la possibilità della ricostituzione di una ipotetica banda armata. La Procura delega per i necessari approfondimento il secondo Reparto del Ros, competente per le attività legate al terrorismo. Siamo nel giugno del 2010, e nell’informativa si indica come alcuni ex componenti dei NAR, Luigi Ciavardini, Carlo Gentile e Massimo Mariano, con precedenti specifici in materia, adottavano comportamenti che potevano lasciare intendere l’intenzione di organizzare delle rapine. In particolare, sempre nella nota, si fa riferimento all’apertura ed alla successiva chiusura di conti correnti presso una serie di istituti di credito. Tale comportamento suscita sospetti negli investigatori, come se si trattasse di sopralluoghi in previsione, appunto, di eventuali rapine.

Gli investigatori decidono di attivare le intercettazioni telefoniche sulle utenze delle persone indicate. Il 3 settembre 2010 vi è una prima richiesta di tabulati da parte degli inquirenti, per verificare quali fossero i contatti telefonici intrattenuti dai soggetti indagati. I contatti confermano come tra le utenze coinvolte ve ne fossero alcune riconducibili ad ex appartenenti dei NAR, con un passato da rapinatori di banca. Tra questi anche Massimo Carminati, che all’epoca non era ancora indagato. Le indagini vanno avanti per alcuni mesi fino all’estate del 2011, quando gli inquirenti decidono di abbandonare l’ipotesi terrorismo per mancanza di riscontri oggettivi.


L’ipotesi del riciclaggio

Ricordiamo che Carminati ha recentemente scontato una condanna a quattro anni e mezzo per il furto avvenuto nel 1999 all’agenzia del Banco di Roma di piazzale Clodio, agenzia situata all’interno della città giudiziaria. Tale pena, pur avendo beneficiato di almeno tre indulti, è divenuta definitiva nel 2010, e nel 2011 Carminati è stato affidato ai servizi sociali. Dal settembre 2012  Carminati ha saldato tutte le pendenze con la legge e può considerarsi, a tutti gli effetti, un cittadino libero.

Nel frattempo gli accertamenti effettuati dal Ros portano alla redazione di alcune informative che ipotizzano il coinvolgimento di Carminati in un giro di riciclaggio. Le premesse di partenza sono i legami molto stretti da questo intrattenuti con Marco Iannilli. Oltre ad essere stati oggetto di un identificazione in un bar di Formello, di fatto Carminati usa la Smart di Iannilli, ed ha formalmente preso in affitto la sua abitazione di Sacrofano. Iannilli era già stato arrestato nel febbraio del 2010, coinvolto nell’inchiesta Phuncard-Broker. Verrà poi arrestato nuovamente nel 2012 per il fallimento della Arc Trade, società da lui gestita, coinvolta in un giro di false fatture e letteralmente svuotata del suo capitale, circa 14 milioni di euro, in gran parte proveniente dalla Selex del gruppo Finmeccanica, grazie al deus ex machina Lorenzo Cola, e da ENAV. I soldi transitati attraverso la Arc Trade sarebbero poi finiti a diverse società collegate a Lorenzo Cola ed allo stesso Iannilli, come il ristorante Celestina ai Parioli, il cui gestore, Stefano Massimi, avrebbe affittato una casa a Cola, casa ristrutturata con i soldi della Arc Trade. Così come dalla Arc Trade sarebbero provenuti i soldi del canone di locazione per quello stesso immobile.

E sempre dalla Arc Trade, via Gklolona Trading Ltd società con sede a Malta, sarebbe provenuta la tangente diretta a Riccardo Mancini, l’ex braccio destro del sindaco Gianni Alemanno ed ex amministratore delegato di Eur spa, per l’acquisto di 45 bus dalla BredaMenarinibus, sempre del gruppo Finmeccanica.

Dai conti intestati a Gianluca Ius e da quelli di Cristian Palmas, sarebbero poi transitati diversi milioni di euro, 3 solo in quelli di Ius, soldi che gli inquirenti ritengono provenire dalle casse della Arc Trade, data la sproporzione con i redditi percepiti dai due soggetti indicati.

Sia Ius che Palmas sarebbero delle teste di legno collegate a Iannilli, così come analogo è il ruolo svolto dai cognati di Iannilli Maurizio Caracciolo e Nicola Gargiulo, e dal cugino Roberto Carboni. I tre avrebbero ricoperto posizioni rilevanti all’interno di società responsabili dell’ emissione di false fatture nei confronti della Arc Trade. La stessa moglie di Iannilli, Fabrizia Maldarelli, sarebbe stata impiegata in una società, la Adv&Partners, nei cui conti sarebbero transitati parte dei soldi distratti dalla Arc Trade. Da tutta questa attività di riciclaggio Carminati appare essere, fino ad ora, estraneo.


L’inchiesta Phuncard-Broker

L’indagine condotta dalla Guardia di Finanza nasce dalla rilevazione di movimenti bancari sospetti su di un conto corrente. Si tratta del conto di un imprenditore caduto in mano ad alcuni usurai, sul quale sarebbe transitata la tangente da un milione e mezzo di euro destinata ad un ufficiale della Finanza. La storia di questa tangente è per altro di estrema attualità, visto che sarebbe transitata attraverso i conti off-shore di una società con sede a Panama. La tangente proveniva da un’altra società, la Broker Management SA, alla quale facevano capo i flussi finanziari frutto della truffa carosello messa in atto attraverso le Phuncard, carte prepagate che davano diritto ad alcuni servizi coperti dal diritto di autore, servizi che poi si sono rivelati inesistenti, ma che tuttavia erano stati in grado di generare crediti d’imposta nei confronti dell’erario italiano per un paio di miliardi di euro.

Dietro alle società di tlc che fatturavano tali servizi inesistenti, Telecom Sparkle e Fastweb, si celava l’imprenditore romano Gennaro Mokbel, un passato nella destra eversiva ed amico di vecchia data di Carminati. La struttura dedita al riciclaggio ed alla creazione di fondi neri gestita da Mokbel godeva dell’appoggio di alcuni manager delle due società,  e disponeva di basi operative rappresentate da società di comodo con sede in diversi paradisi finanziari, tra cui, oltre a Panama, anche Lussemburgo, San Marino e Londra.

Come mostrato dalla vicenda dell’elezione dell’ex senatore Nicola Di Girolamo, appoggiato dal Movimento Federalista una sorta di Lega Sud creato da Mokbel, ed al via libera alla sua candidatura nelle liste del PDL alle politiche del 2008 nella circoscrizione estero, via libera concesso nientedimeno che dall’ex sottosegretario per le Riforme Istituzionali Aldo Brancher, i legami di tutta l’operazione Phuncard con la ndrangheta, ed in particolare con la cosca degli Arena di Isola di Capo Rizzuto, erano evidenti.


Tutto in famiglia

Dunque, la seconda informativa su Carminati e Iannilli e su quello che gli inquirenti avevano ipotizzato essere uno sviluppato sistema di riciclaggio, coinvolgeva anche Gennaro Mokbel, Lorenzo Cola, la moglie di Iannilli, Fabrizia Mandarelli, oltre a due suoi cognati ed un cugino. Una holding del riciclaggio tutta in famiglia, o quasi.

La intercettazioni e i servizi di pedinamento messi in atto dal Ros confermano gli stretti legami che intercorrono tra Carminati e Marco Iannilli, e nel settembre del 2011 il reparto anticrimine invia alla Procura di Roma una nota in cui viene chiesto di estendere l’attività investigativa anche ai danni di Massimo Carminati e della sua compagna, Alessia Marini, per sospetta attività di riciclaggio. Dai riscontri degli inquirenti era emerso infatti che il contratto di affitto della casa di Sacrofano era intestato alla stessa società alla quale era intestato il Blue Marlin, il negozio di abbigliamento della Marini, ovvero la Amc Industry srl, che sembrerebbe un acronimo di Alessia Marini Carminati.

Dall’ottobre 2011 sono dunque iniziate una serie di attività di pedinamento, oltre alle intercettazioni avviate già nel mese di settembre. Vengono censiti, oltre ai comportamenti di Carminati, la sua residenza nella villa di Sacrofano ed il suo stazionamento presso il distributore di corso Francia. Le ipotesi di reato riguardavano un’ attività associativa ai fini di riciclaggio.

Nel gennaio 2012 viene intercettata un’ ambientale in auto tra Carminati e Maurizio Caracciolo. la conversazione verteva su una serie di acquisizioni di immobili da parte di Carminati. Caracciolo era già indagato nel fallimento della Arc Trade, e questo porterà ad estendere i provvedimenti di intercettazione anche ai suoi danni. Caracciolo, come abbiamo visto, è il cognato di Iannilli. Successivamente il secondo reparto, dopo quattro mesi, scopre che Maurizio di cui Carminativo parla none’ il Caracciolo, bensi’ Agostino Gaglianone, soprannominato Maurizio. Vengono quindi avviate le intercettazioni anche su quest’ultimo, oltre ad un’ attivita’ di video sorveglianza limitata alla IMEG srl, una rivendita all’ingrosso di materiale edile con possibilità’ di svolgere anche attività’ di costruzione e di intermediazione immobiliare. Come vedremo, nella sede della IMEG si svolgeranno diversi incontri tra Carminati, Iannilli e lo stesso Gaglianone.

Nel febbraio 2012, a seguito di un servizio di osservazione e pedinamento, vengono individuati altri soggetti nel circuito relazionale di Carmianti, e segnatamente Carlo Pucci e Fabrizio Testa.

Intanto, dalle dichiarazioni di Roberto Grilli rilasciate nell’ambito del procedimento a suo carico per traffico internazionale di stupefacenti, emergono ulteriori riscontri sulle frequentazioni di Carminati. Viene dunque effettuata una verifica tecnica attraverso i tabulati telefonici. Il contatto tra Grilli e Carminati è Riccardo Brugia. Viene verificata anche la frequentazione con Roberto Lacopo e con il distributore di corso Francia, e successivamente viene identificato anche un tal Giovannone, alias Giovanni De Carlo, che utilizzava la stessa Smart in uso a Carminati.  Nel giugno 2012 vengono sottoposti a video sorveglianza il Blue Marlin ed il distributore di corso Francia. Nell’agosto 2012 viene censito un ulteriore contatto telefonico tra Riccardo Brugia ed Enrico Diotallevi. Vi è un servizio di osservazione che verifica le frequentazione tra Brugia e Leonardo Diotallevi, figlio di Enrico. Nell’ottobre 2012 viene censito un incontro tra Ernesto e Mario Diotallevi da una parte e Carminati e Brugia dall’altra, incontro avvenuto nei pressi del bar di via di Vigna Stelluti, abituale ritrovo di Carminati.

Nel settembre 2012 vengono implementate le intercettazioni ambientali nei luoghi frequentati da Carminati, in particolare il bar di Vigna Stelluti, assieme ad una video sorveglianza che però verrà attivata solo successivamente. Pochi giorni dopo, dal dicembre 2012 al gennaio 2013, vengono effettuate una serie di intercettazioni significative che individuano l’esistenza di un’associazione criminale con particolari caratteristiche, quelle della mafiosità. Ovvero l’esercizio e la minaccia della violenza, oltre all’utilizzo di questa al fine di coercizzare una serie di imprenditori legati all’amministrazione capitolina. Tale carattere coercitivo sarebbe capace, secondo la Procura di Roma, di influenzare anche le scelte dell’amministrazione Capitolina.

Il seguente 3 febbraio viene infine presentata alla Procura una nota informativa in cui il Reparto anticrimine identifica la presenza sul territorio di Roma di un sodalizio criminale di tipo mafioso, “originario e originale”, con caratteristiche tipiche del luogo e composto da individui locali che, pur confrontandosi allo stesso livello con altre organizzazioni mafiose di ‘ndrangheta e camorra, detiene il potere di decidere chi fa e cosa, dietro il versamento di una parte dei ricavi. (cm)

Spie e alleati nascosti dietro alcune società offshore

mossack fonseca

Società off-shore create appositamente per nascondere le loro attività che consentono ad alcuni agenti operativi o ad ex agenti di mantenere l’anonimato 

Un giorno, durante la sua campagna presidenziale di rielezione del settembre 1996, Bill Clinton entrò in una stanza dell’hotel Westin Crown Center di Kansas City, Mo.

La posta in gioco era un quarto di milione di dollari nella campagna di raccolta fondi. Clinton si rivolse al suo generoso ospite, Farhad Azima, invitando gli altri ospiti a cantare.

Tanti auguri a te, tanti auguri a te …”.

Azima,  un americano di origine iraniana dirigente di una compagnia di voli charter,  era da tempo finanziatore sia del partito democratico che di quello repubblicano. Ha visitato la Casa Bianca di Clinton 10 volte tra l’ottobre 1995 e il dicembre 1996, fra cui alcuni caffè pomeridiani privati con il presidente. Anni dopo, quando Hillary Clinton si è candidato al Senato nel dicembre 1999, Azima l’ha ospitata per una cena privata che ha raccolto 2,500 dollari a testa da ciascun invitato.

Le attività di raccolta fondi per il Partito Democratico di Azima hanno fornito una svolta interessante alla carriera di un uomo che si è trovato nella tempesta mediatica di uno dei maggiori scandali politici americani, l’affare Iran-Contra, durante l’amministrazione repubblicana di Ronald Reagan.

A metà degli anni 1980, alcuni alti funzionari dell’amministrazione Reagan avevano organizzato in segreto di vendere armi all’Iran per contribuire a liberare sette ostaggi americani, e quindi di utilizzare i proventi della vendita per finanziare i ribelli nicaraguensi di destra conosciuti come Contras. http://www.pbs.org/wgbh/americanexperience/features/general-article/reagan-iran/

Secondo il New York Times, durante una missione a Teheran, nel 1985, uno dei Boeing 707 cargo di Azima era riuscito a consegnare 23 tonnellate di attrezzature militari  http://www.nytimes.com/1986/11/13/world/reagan-confirms-iran-got-arms-aid-calls-deals-vital-secret-dealings-have-made.html?pagewanted=all.

Azima ha sempre sostenuto di non sapere nulla a proposito di questo volo, ne se vi sia stato veramente.

Non ho mai avuto nulla a che fare con lo scandalo Iran-Contra“, ha dichiarato Azima all’ ICIJ. “Sono stato indagato da tutte le agenzie presenti negli Stati Uniti le quali hanno concluso che non c’era stato assolutamente nulla”, ha dichiarato Azima. ” E’ stato come dare la caccia ad in anatra selvatica. Gli inquirenti e le autorità di regolamentazione si sono dimesse. “

Ora, i dati ottenuti dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti investigativi, dal giornale tedesco Süddeutsche Zeitung e da altri media partner rivelano nuovi dettagli su uno dei più colorati finanziatori politici dell’America. Le notizie rivelano anche la creazione di società off-shore anche da parte di un’altra figura dello scandalo Iran-Contra, il miliardario saudita Adnan Khashoggi.

Gli oltre 11 milioni di documenti – che riguardano un intervallo di tempo che va dal 1977 al dicembre 2015 – mostrano il funzionamento interno del Mossack Fonseca, uno studio legale panamense specializzato nella costituzione di strutture societarie labirintiche che a volte confondono la linea di demarcazione tra l’attività legittima e quel mondo tutto “cappa e spada” rappresentato dallo spionaggio internazionale.


Gli affari off-shore delle spie

I documenti svelati dal Panama Papers hanno avuto il merito di aprire il sipario su centinaia di particolari sulle modalità attraverso le quali alcuni ex agenti CIA e contractors abbiano utilizzato società off-shore per occultare i loro guadagni personali. Inoltre essi hanno chiarito il funzionamento di una miriade di altri personaggi che hanno utilizzato società off-shore durante o dopo la loro attività di capo area, agente segreto o operativo, per conto della CIA ed altre agenzie di intelligence.

“Non si può andare in giro a dire che sei una spia,” è quanto sostenuto da Loch K. Johnson, docente presso l’Università della Georgia, nel tentativo di spiegare la copertura che le imprese off-shore offrono. Johnson, ex assistente della Commissione di inchiesta del Senato degli Stati Uniti sull’attività di intelligence, ha trascorso decenni a studiare le società di “facciata” impiegate dalla CIA .

I documenti rivelano come tra i clienti di Mossack Fonseca vi fosse anche il primo capo del servizio di intelligence saudita, nominato da una commissione del Senato americano come “collegamento principale della CIA per l’intero Medio Oriente, dalla metà degli anni 60′ al 1979,” Lo sceicco Kamal Adham, responsabile del controllo delle società off-shore successivamente coinvolte in uno scandalo bancario negli Stati Uniti. Tra i file è emerso anche l’ ex capo in pensione dei servizi segreti dell’Aeronautica della Colombia. il generale Ricardo Rubianogroot, socio di una società di trasporto aereo e di logistica, oltre al generale di brigata Emmanuel Ndahiro, un ex medico divenuto capo dei servizi segreti del presidente del Ruanda Paul Kagame.

Adham è morto nel 1999. Ndahiro non ha risposto alle richieste di commento. Rubianogroot ha confermato alla testata colombiana che collabora con ICIJ, Consejo de Redacción, di essere un piccolo azionista della West Tech Panama, società che è stata creata per comprare una società americana produttrice dell’avionica per velivoli. La società è attualmente in liquidazione.

Conduciamo una approfondita due diligence su tutti i nuovi e potenziali clienti che spesso superano le regole e le norme vigenti, alle quali noi e gli altri siamo vincolati“, ha dichiarato Mossack Fonseca in un comunicato. “Molti dei nostri clienti vengono da studi legali consolidati e affidabili e da istituzioni finanziarie di tutto il mondo, tra cui le principali banche corrispondenti” e se essi non forniscono “la documentazione richiesta” su chi sono e da dove provengono i loro fondi, Mossack Fonseca ha dichiarato di “non avere intenzione” di lavorare con loro.


Anche gli aspiranti fantasmi possono essere trovati

“Io suggerisco un nome come” World Insurance Services Limited “o forse” Universal Exports“dopo che il nome della società era già stato impiegato nelle prime storie di James Bond, ma non so se ci possa piacere dargli proprio quello!”. E’ quanto scritto nel 2010 da un intermediario a Mossack Fonseca, per conto di un cliente, in merito alla creazione di una società di copertura nelle Isole Vergini Britanniche (BVI). Universal Exports era il nome di una società fittizia utilizzata dal servizio segreto britannico nei romanzi di James Bond di Ian Fleming.http://www.pbs.org/wgbh/americanexperience/features/general-article/reagan-iran/

Altri file mostrano come Mossack Fonseca abbia costituito società dai nomi quali Goldfinger, Skyfall, GoldenEye, Moonraker, Spectre e Blofeld dopo che erano stati usati come titoli per i film di James Bond ed è stato chiesto di fare la stessa cosa per Octopussy. Esiste una corrispondenza tra un uomo di nome Austin Powers, a quanto pare è il suo vero nome e non il personaggio del film, e Jack Bauer, una persona reale che un dipendente Mossack Fonseca ha inserito nella banca dati della società come cliente e non come personaggio televisivo, dopo che lo stesso dipendente lo “ha incontrato di persona in un pub. “

Ma il collegamento tra Mossack Fonseca e lo spionaggio è molto più legato alla realtà che alla fiction.


Uomini nelle loro macchine volanti

I documenti segreti mostrano come nel 2000 Farhad Azima abbia creato nelle BVI la sua prima società off-shore, grazie a Mossack Fonseca. In origine il nome della sua società era ALG (Asia e Pacifico) Limited, un ramo della sua compagnia aerea Aviation Leasing Group, società privata con sede negli Stati Uniti dotata di un flotta di oltre 60 velivoli.

Ma è stato solo nel 2013, grazie ad un controllo di routine sugli azionisti di una nuova società che Mossack Fonseca ha scoperto una serie di articoli di stampa sui presunti legami di Azima con la CIA. Tra le accuse mosse dagli articoli on-line condivisi dai dipendenti di Mossack Fonseca vi era anche quella di “avere fornito supporto logistico ed aereo” ad una società di proprietà di ex-agenti della CIA che avrebbe venduto armi alla Libia.

In un altro articolo veniva citato un funzionario dell’FBI che avrebbe dichiarato di essere stato avvertito dalla CIA che Azima era “off limits”.

Lo studio legale panamense ha chiesto ai rappresentanti di Azima di confermare la sua identità. Ma sembra che Mossack Fonseca non abbia mai ricevuto una risposta. I files indicano come Azima sia rimasto cliente e che le sorprese interne non siano terminate.

Nel 2014, un anno dopo aver scoperto gli articoli on-line sui suoi collegamenti con la CIA, Hosshang Hosseinpour veniva citato dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per avere aiutato alcune società a muovere decine di milioni di dollari per conto di alcune società con sede in Iran, pratica che, all’epoca, era soggetta a sanzioni economiche.https://www.treasury.gov/press-center/press-releases/Pages/jl2287.aspx

I file mostrano come i nomi di Azima e Hosseinpour comparissero sui documenti societari di una compagnia che nel 2011 stava progettando di acquistare un hotel in Georgia. Lo stesso anno in cui i funzionari del Tesoro statunitense dichiaravano che Hosseinpour, co-fondatore della compagnia aerea privata FlyGeorgia, assieme ad altri due soci, aveva cominciato ad inviare milioni di dollari in Iran, condotta che tre anni più tardi ha portato all’adozione nei suoi confronti di pesanti sanzioni economiche.

I documenti rivelano che Hosseinpour ha posseduto per un breve periodo le azioni di questa società, a partire da novembre 2011. Tuttavia, nel febbraio 2012 gli amministratori della società hanno dichiarato a Mossack Fonseca che lui non faceva parte di essa e che le sue azioni erano state emesse per via di un “errore amministrativo”.

La società in questione, Eurasia Hotel Holdings Limited, ha poi cambiato nome in Eurasia Aviation Holdings, e nel 2012 ha acquistato un jet aziendale Hawker Beechcraft 400XP, per 1.625 milioni di dollari.

Azima ha rivelato aI ICIJ che la società è stata utilizzata solo per acquistare un aereo e che Hosseinpour non è mai stato coinvolto nella società.

L’aereo non sarebbe stato utilizzato negli Stati Uniti, ha detto Azima, quindi non poteva essere registrato negli USA e la scelta fatta da BVI non aveva fini fiscali. “Ho pagato qualsiasi tassa conosciuta al genere umano”, ha raccontato Azima al ICIJ.

Non è stato possibile raggiungere Hosseinpour per un commento. Nel 2013, prima che le sanzioni entrassero in vigore, egli ha rivelato al Wall Street Journal di non avere alcun collegamento con l’Iran e che “non aveva nulla a che fare con l’aggiramento delle sanzioni”.  http://www.wsj.com/articles/SB10001424127887323864304578320754133982778

Un altro interessante collegamento con la CIA contenuto nei file Mossack Fonseca è Loftur Johannesson, un ricco signore di 85 anni dai capelli color argento che vive a Rekyavik, conosciuto anche come l’islandese. Numerosi libri e articoli di giornale raccontano di come Johannesson abbia lavorato con la CIA negli anni ’70 e ’80, rifornendo di armi i guerriglieri anti-comunisti in Afghanistan. Con le sue buste paga della CIA, l’islandese risulta che abbia acquistato una casa nelle Barbados e un vigneto in Francia.

Johannesson stesso emerge nei file di Mossack Fonseca nel settembre del 2002, molto tempo dopo il suo pensionamento dal servizio segreto. E’ collegato ad almeno quattro società off-shore nelle BVI e a Panama, titolari di abitazioni in costosi quartieri, tra i quali anche quello situato alle spalle della Cattedrale di Westminster di Londra, ed un altro in un complesso residenziale vista mare alle Barbados dove una casa simile è ora in vendita a 35 milioni di dollari. Di recente, nel gennaio 2015, Johannesson ha pagato a Mossack Fonseca per i suoi servizi una parcella da migliaia di dollari.

“Il sig. Johannesson è stato un uomo d’affari internazionali, principalmente in attività connesse all’ aviazione, e respinge totalmente le vostre illazioni secondo le quali risulterebbe che abbia lavorato per conto di alcune agenzie di intelligence “, ha riferito un portavoce dell’islandese al ICIJ.


Agente Rocco e 008: licenza per incorporare

Un altro collegamento con lo scandalo Iran-Contra è Adnan Khashoggi. Il miliardario saudita, una volta ritenuto  l’acquirente più stravagante al mondo, ha negoziato nel 1970 la vendita di armi all’Arabia Saudita per miliardi di dollari, ed ha giocato “un ruolo centrale per conto del governo degli Stati Uniti” assieme ad alcuni agenti della CIA nella vendita di armi all’Iran, secondo la relazione del 1992 del Senato degli Stati Uniti, rapporto co-redatto dall’ allora Sen. John Kerry, eletto nel Massachusetts ed attuale segretario di Stato. http://www.economist.com/news/finance-and-economics/21578447-intriguing-twists-and-discoveries-case-against-former-arms

Khashoggi appare nei files di Mossack Fonseca già nel 1978, quando diventa presidente della società panamense ISIS Overseas S.A. La maggior parte delle sue attività con Mossack Fonseca sembra aver avuto luogo tra il 1980 e il 2000, attraverso almeno altre quattro società.

I file di Mossack Fonseca non svelano lo scopo sociale di tutte le società di Khashoggi. Tuttavia, due di loro, Tropicterrain S.A., registrata a Panama e Beachview Inc., sono state coinvolte nell’attività di concessione di mutui per l’acquisto di case in Spagna e nell’Isola Gran Canarie.

Non risulta alcuna indicazione secondo cui Mossack Fonseca abbia in passato svolto indagini su Khashoggi, anche se lo studio legale ha effettuato pagamenti per conto dell’Adnan Khashoggi Group nello stesso anno in cui ha fatto notizia l’accusa rivoltagli dagli Stati Uniti di avere aiutato Ferdinand Marcos, presidente delle Filippine, a sottrarre alle casse dello Stato un bottino di milioni. Khashoggi è stato in seguito assolto da queste accuse. http://www.nytimes.com/1990/05/24/nyregion/focus-at-marcos-trial-turns-to-khashoggi.html

I files di Mossack Fonseca mostrano come lo studio legale abbia cessato ogni attività con Khashoggi nel 2003.

E sempre i documenti di Mossack Fonseca hanno svelato che la studio legale non ha in alcun modo discriminato tra i due contendenti della cd guerra fredda.

Un altro cliente famoso dello studio legale è stato infatti Sokratis Kokkalis, un 76 enne miliardario greco accusato in passato di spionaggio per conto della Stasi, la polizia segreta della Germania Est, sotto lo pseudonimo di “agente Rocco“. Un’indagine del parlamento tedesco ha rilevato come nei primi anni ’60 Kokkalis informasse regolarmente la Stasi sulle conoscenze e sui contatti avuti durante il periodo in cui visse in Germania e in Russia. Fino al 2010, Kokkalis possedeva il club di calcio greco Olympiakos, mentre attualmente possiede la più grande azienda di telecomunicazioni della Grecia.

Mossack Fonseca ha scoperto le connessioni di Kokkalis con lo spionaggio nel febbraio 2015, a seguito di una serie di controlli di routine su di una delle sue società, la Upton International Group. Kokkalis “è stato accusato da alcuni funzionari della Germania dell’Est di spionaggio, frode e riciclaggio di denaro nei primi anni Sessanta, ma il caso è stato archiviato”, ha scritto un dipendente dello studio legale ai suoi colleghi, dopo una ricerca su Internet. I file di Mossack Fonseca rivelano che l’agente di Kokkalis non ha risposto a nessuna delle sue domande relative ad informazioni personali ed alla sue società, tra le quali anche quella sul loro scopo sociale.

Non è stato possibile raggiungere Khashoggi per un commento. Kokkalis, che non ha risposto alle richieste di commento, ha già negato le accuse rivoltegli ed ha incolpato alcune “personalità politiche” ed i giornali di avere scatenato una “guerra” contro di lui.

Nel 2005, i dipendenti di Mossack Fonseca hanno appreso con un certo allarme che il cliente indicato nei loro registri con il nome di Francisco P. Sánchez, poteva essere Francisco Paesa Sánchez, uno dei più famigerati agenti segreti della Spagna. “La storia … era davvero spaventosa”, ha scritto il dipendente che per primo ha  scoperto la vera identità di Paesa. Mossack Fonseca aveva creato per Sànchez sette società off-shore delle quali egli ne risultava essere il direttore. https://www.documentcloud.org/documents/2783065-160405-spies-02.html

Nato a Madrid prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Paesa ha accumulato una fortuna dando la caccia ai separatisti oltre che ad un capo della polizia corrotta, prima di fuggire dalla Spagna con diversi milioni di dollari. Nel 1998 Paesa ha simulato la propria morte; la sua famiglia ha fatto emettere un certificato che testimonia il suo decesso in Thailandia a seguito di un attacco di cuore. Ma nel 2004 un giornalista ed alcuni investigatori privati lo rintracciato in Lussemburgo. Lo stesso Paesa ha poi spiegato che i report relativi al suo decesso erano stati frutto di un “equivoco”. Nel dicembre 2005 una rivista spagnola ha raccontato in merito a quella che veniva definita la “rete commerciale” di Paesa costituita dalla costruzione e dalla proprietà di alberghi, casinò e da un campo da golf in Marocco. Senza menzionare Mossack Fonseca, l’articolo elencava le sette società costituite da Paesa nelle BVI.

Nell’ottobre 2005, Mossack Fonseca ha deciso di prendere le distanze dalle società di cui P. Sanchez risultava essere direttore. “Siamo preoccupati per l’impatto che possa avere sull’immagine di MossFon l’eventuale scoppio di uno scandalo” ha scritto lo studio legale ad uno degli amministratori per spiegare la sua decisione di tagliare tutti i legami con le aziende di P. Sanchez.

Noi crediamo nel principio secondo cui se un cliente non è sincero su eventuali fatti ritenuti rilevanti in relazione alla prosecuzione dei rapporti, in particolare la sua vera identità ed il contesto, che questa sia una ragione sufficiente per interrompere con lui tutti i rapporti“, ha scritto un dirigente di Mossack Fonseca

Non è stato possibile raggiungere Paesa per un commento.


Due nomi, Nove Dita

Un’altra ricerca su Internet, questa volta del marzo 2015, ha allertato lo studio legale panamense che uno dei suoi clienti – tal “Claus Möllner” – era stato tale per quasi 30 anni. Tra i risultati ottenuti senza consultare Facebook, tra cui un albero genealogico o due e una recensione linguistica accademica, c’era un articolo pubblicato presso l’Università del Delaware.

L’articolo diceva.”Claus Möllner (il nome che Werner Mauss ha sempre usato per identificare se stesso)”.

Mollner o Mauss, noto anche come L’agente 008 o “L’uomo con Nove Dita”, a seguito della perdita di un dito indice, sostiene di essere “il primo agente sotto copertura della Germania”. Attualmente in pensione, il sito web di Mauss vanta il suo ruolo attivo nella “cattura di 100 gruppi criminali “.

Le autorità colombiane hanno condannato per direttissima Mauss nel 1996 con l’accusa, poi caduta, di avere cospirato con i guerriglieri per rapire una donna e di avere trattenuto una parte del denaro versato come riscatto. Mauss sostiene che i rapitori non erano ribelli, di non aver mai ricevuto parte del riscatto e che “tutte le operazioni effettuate in tutto il mondo. . . sono sempre stati effettuate con la collaborazione delle autorità e delle agenzie governative tedesche”.

Mentre il vero nome di Mauss non compare mai nei file di Mossack Fonseca, centinaia di documenti descrivono la sua rete di società panamensi. Almeno due di queste svolgono l’attività di compravendita immobiliare in Germania.http://www.nytimes.com/1997/01/01/world/cloak-and-dagger-tale-in-bogota-has-german-accent.html

l’avvocato di Mauss ha dichiarato al ICIJ partner Süddeutsche Zeitung ed alla televisione pubblica tedesca NDR  che Mauss non possedeva direttamente le società off-shore. Tutte le società e le fondazioni a lui collegate  servivano a “garantire gli interessi finanziari personali della famiglia Mauss”; questi ha inoltre dichiarato che le società in questione sono state rese note al fisco e che sono state pagate tutte le tasse dovute.

L’avvocato di Mauss ha confermato inoltre che alcune delle società che compaiono nei file di Mossack Fonseca sono state utilizzate per “operazioni umanitarie”, di negoziazione su operazioni di pace, per la liberazione di ostaggi, “per la fornitura di beni umanitari quali ospedali, strumenti chirurgici, grandi quantitativi di antibiotici, ecc,” al fine di “neutralizzare” possibili estorsioni.

Dai file sembra che nel marzo 2015 un dipendente dello studio legale panamense abbia cliccato sul motore di ricerca Google tutti i riferimenti che collegavano i nomi Mollner a Mauss. Eppure non c’è un altro elemento in grado di suggerire come Mossack Fonseca abbia scoperto la sua vera identità. Le sue imprese hanno continuato ad essere sui libri di Mossack Fonseca fino al 2015.

Probabilmente sia il cognome Mollner che Mauss continuano ad andare bene.

Come ha scritto il giornalista che lo ha intervistato nel 1998, “Il segreto della sua identità ha sempre rappresentato la vera ricchezza di Werner Mauss“.

https://panamapapers.icij.org/20160405-spies-secret-offshore-companies.html

trad cm

Vivaldi, il browser per esperti

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Se la maggior parte delle società che producono browser di navigazione sulla rete cercano di sfornare prodotti semplici ed il cui funzionamento sia intuitivo, Vivaldi punta esattamente nella direzione opposta.
Ed è proprio questa sua diversità che può garantirgli un successo senza precedenti.
Dunque Vivaldi offre un prodotto complesso, non destinato alla massa, un prodotto specialistico in grado di offrire maggiori risorse a tutti quegli utenti che per lavoro utilizzano la rete ed i motori di ricerca, con Windows, OSX cioè Mac, o Linux. Stiamo parlando di utenti che visitano normalmente più pagine web in contemporanea, prendono appunti da ciascuna di esse, ed allo stesso tempo visionano foto o video. Ma cercare non basta, e infatti gli utenti del browser Vivaldi si suppone che vogliano anche salvare le loro pagine preferite, quelle che cliccano più spesso, e magari anche ricaricarle. Si tratta, ovviamente di utenti che hanno un livello di conoscenza della rete e dei pc superiore alla media, capaci anche di personalizzate la tastiera del proprio laptop, per poter lavorare con le cd scorciatoie.
Nella sua configurazione ordinaria il browser Vivaldi somiglia ad una versione aggiornata di Google Chrome: anche se l’interfaccia è completamente nuovo, il motore che utilizza  è un Chromium open source – basato su di un algoritmo che impiega lo stesso codice del suo concorrente più famoso – e dunque la sua diffusione non si basa su di una licenza. L’amministratore delegato e co fondatore di Vivaldi, Jon von Tetzchner, non è un neofita in questo campo, avendo già prodotto nel 1994 il browser Opera, rivelando così, ancora una volta, la sua passione per la musica classica. Anche Opera, quando uscì, era un prodotto innovativo, ed il suo successo è testimoniato dai numeri: nel 2011, quando Tetzchner lascio l’azienda, questa vantava 740 dipendenti ed oltre 200 milioni di utenti.
Due anni dopo, nel 2013, Tetzchner era di nuovo in pista, senza investitori a dettare la strategia e con una totale autonomia dal punto di vista creativo: “Tutto ciò che vogliamo è offrire agli utenti un browser del quale possano essere orgogliosi, così come del suo nome”. Tutto lo staff e gli uffici della Vivaldi sono sparsi tra Norvegia, Islanda e Stati Uniti. Lo scopo del progetto non è certo quello di promuovere opere di carità. Ed infatti i primi guadagni sono già arrivati attraverso la ricerca ed i bookmarks.
Vivaldi ha stipulato accordi con diversi provider di ricerca di diversi paesi, tra cui anche Bing, DuckDuckGo ed il russo Yandex.
Gli esperti hanno calcolato che per poter sopravvivere Vivaldi deve guadagnare, ogni anno, almeno un dollaro da ciascuno dei suoi utenti, dato che non c’è la necessita di dover finanziare la parte più costosa del progetto, ne quella di un maggiore impiego di manodopera. Vivaldi utilizza Blink, la fork di Google di WebKit, ed impiega gli stessi siti web.
Gli sviluppatori sostengono che alcuni elementi devono ancora essere completati, tra questi la sincronizzazione e le email.
Anche Opera aveva un sistema di posta elettronica, la cui data di scadenza prevista era il 2013; a partire dal quella data il sistema di posta è proseguito con un programma separato.
Ma Vivaldi non è la versione aggiornata di Opera. Lo sviluppo del browser ha creato nuove funzioni, come Notes,  che offre la possibilità di scrivere note in maniera veloce, e tab-handling, che consente una gestione rapida delle schede, che in Opera non erano presenti.
La grande attenzione offerta al feedback del cliente ha portato ad un costante studio e sviluppo delle problematiche e delle proposte giunte dagli utenti Vivaldi.  Rispetto a Chrome Vivaldi presenta le stesse problematiche di consumo di memoria e di processo; in caso di insufficienza di una delle due, le schede singole rimaste aperte vengono ibernate.
Sono anche previste delle procedure studiate per incrementare la produttività: se le schede aperte sono troppe, queste vengono raggruppate, sovrapposte o affiancate, in una scheda collettiva, attraverso la funzione “mangia la scheda che ti sta affianco”. Esiste anche una funzione che “congela” tutti i siti presenti nella stessa pagina.
L’affiancamento di due o più pagine web può risultare particolarmente utile ai fini di un loro confronto.
Vivaldi è anche in grado di rappresentare una pagina web extra al lato del browser, in un pannello laterale disegnato per siti quali Twitter: in questo modo è possibile continuare a tenere sotto controllo il flusso dei tweets e al contempo navigare sulla rete. (cm)

Panama Papers

 

Panama Papers è il nome di un’inchiesta sui conti bancari segreti detenuti da alcuni dei più importanti personaggi presenti sulla scena politica ed economica mondiale.
Circa un anno fa una fonte anonima ha contattato il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung fornendo alcuni documenti riservati di una società, la Mossack Fonseca, uno studio di consulenza legale che vende società anonime con sede in diversi paradisi fiscali.
Il Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo in collaborazione con il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung ed altri 100 media partners hanno passato un anno spulciando 11.5 milioni di file trafugati dalla Mossack Fonseca, per estrapolare i nomi  delle holding che personaggi politici di primo piano di diverse nazionalità detengono in alcuni di questi paradisi offshore.
Si tratta della più vasta operazione di trafugamento di documenti riservati da parte del sistema dell’informazione, 2.6 terabyte di dati relativi a 40 anni di attività del piccolo ma famoso studio legale  con sede a Panama ma con 35 uffici in tutto il mondo, tra cui Zurigo, Londra e Hong Kong.
Tra le principali creatrici di società anonime (shell companies) in tutto il mondo, Mossack Fonseca ha coinvolto nella sua attività ben 21 giurisdizioni offshore; tra queste troviamo oltre a Panama, anche Hong Kong, le British Vergin Islands ed il Nevada.
Le società anonime sono entità giuridiche che consentono di nascondere i nomi dei loro beneficiari ultimi, e che permettono loro oltre che di evadere il fisco, anche di nascondere il frutto di attività illecite, come i proventi della corruzione o il denaro pubblico sottratto dalle casse dello stato, o come i proventi del commercio di stupefacenti.
Facendo una proporzione approssimativa del denaro nascosto nei conti di queste società, il 60% sarebbe frutto dell’evasione fiscale delle grosse holding, il 25% dalla corruzione e dall’appropriazione di fondi pubblici, ed il restante 15% sarebbe il denaro appartenente alle organizzazioni criminali.
I documenti hanno rivelato una rete di organizzazioni della quale facevano parte 214.000 società offshore anonime, collegate a 200 persone fisiche residenti in diverse parti del mondo.
Tra queste vi sono politici, funzionari della FIFA, truffatori, narcotrafficanti, oltre ad alcune celebrità nel campo dello spettacolo e dello sport.
I Papers Panama includono circa 11,5 milioni di documenti – più della somma di quelli del Wikileaks Cablegate, dell’Offshore Leaks, del Lux Leaks, e dello Swiss Leaks. I dati sono costituiti principalmente da e-mail, file PDF, foto ed estratti di un database interno di Mossack Fonseca. Quest’ultimo copre un periodo che va dal 1970 alla primavera del 2016.
I giornalisti hanno incrociato un gran numero di documenti, incluse le copie di alcuni passaporti. Circa due anni fa, un informatore aveva già venduto alle autorità tedesche alcuni documenti interni di Mossack Fonseca, ma in quel caso l’insieme di dati era molto più vecchio e più limitato per poter dare luogo ad un inchiesta giudiziaria. Pur facendo riferimento ad alcune centinaia di società off-shore, i Panama Papers  forniscono dati su di un complesso di 214.000 aziende. L’anno scorso, nell’immediatezza dall’acquisto dei dati, la polizia tedesca ha cercato le residenze e gli uffici di circa 100 persone fisiche. La Commerzbank è stata anche perquisita. In conseguenza dei rapporti d’affari intrattenuti con Mossack Fonseca, a seguito di una transazione con il governo tedesco Commerzbank, HSH Nordbank, e Hypovereinsbank hanno accettato di pagare, ciascuna di loro, una multa di circa 20 milioni di euro.
Da allora, altri paesi hanno acquisito documenti dalla prima tranche di carteggi interni trafugati, quella più piccola, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Islanda.
I dati trafugati sono strutturati nel modo seguente: Mossack Fonseca ha creato una cartella per ogni shell costituita. Ogni cartella contiene le e-mail, i contratti, le trascrizioni e le scansioni dei documenti originali.
In alcuni casi si tratta di diverse migliaia di pagine di documentazione.
In primo luogo, i dati hanno dovuto essere indicizzati in modo sistematico per consentire ai giornalisti di potersi orientare attraverso questo mare di informazioni. A tal fine, la Süddeutsche Zeitung ha impiegato Nuix, lo stesso programma utilizzato dagli investigatori internazionali; di seguito Süddeutsche Zeitung e ICIJ hanno caricato milioni di documenti utilizzando computer ad elevate prestazioni. Per trasformare i dati in file facili da leggere e da cercare attraverso pc, è stato applicato il riconoscimento ottico dei caratteri (OCR). Questo processo ha trasformato ad esempio i documenti di identità ed i contratti digitalizzati  in testi rintracciabili attraverso opportune chiavi di ricerca. Questo è stato un passaggio importante, poiché ha permesso ai giornalisti di spulciare una grande porzione di documenti utilizzando un semplice motore di ricerca simile a Google.
I giornalisti hanno compilato, tra le tante, le liste di importanti politici, criminali internazionali ed atleti professionisti. Tale elaborazione digitale ha reso possibile impostare la ricerca in base ai nomi presenti su queste liste. La lista “lo scandalo delle donazioni al partito” conteneva, ad esempio, 130 nomi, mentre l’elenco delle sanzioni delle Nazioni Unite ne contenava più di 600. In pochi minuti il potente algoritmo di ricerca confronta le liste con 11,5 milioni di documenti.
Tra i nomi dei politici di primo piano presenti nelle liste troviamo il primo ministro islandese Sigmundur Davio Gunnlaugsson, il presidente argentino Mauricio Macri, il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko, il re dell’Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz bin Abdulrahman al-Saud, l’ex primo ministro iracheno Ayad Allawi, l’ex primo ministro della Georgia Bidzina Ivanishvili, l’ex primo ministro della Giordania Ali Abu al-Ragheb, l’ex primo ministro del Qatar Hamad bin Jassim bin Jaber al-Thani, l’ex presidente sudanese Ahmad Ali al-Mirghani, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Sheikh Khalifa bin Zayed bin Sultan al-Nahyan e l’ex primo ministro dell’Ucraina Pavlo Lazarenko.

Carminati e Pozzessere

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Nel processo in corso al sodalizio criminale guidato da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, il controesame del maresciallo del Ros Roberta Cipolla ha permesso di mettere in luce alcuni interrogativi ai quali sembra difficile poter trovare una risposta.
In particolare e’ interessante notare come l’incontro tra l’ex membro della direzione commerciale di Finmeccanica Paolo Pozzessere e Carminati, di cui si darà conto più avanti, sia avvenuto senza precedenti richieste di abboccamento. Stessa cosa è avvenuta per i due incontri documentati dal Ros tra Gennaro Mokbel e Carminati, uno a casa di Mokbel e l’altro presso il distributore di Roberto Lacopo sito in corso Francia.
L’avvocato Giulio Vasaturo, parte civile per l’associazione Libera, domanda al maresciallo Cipolla se, durante le attività di intercettazione e in quelle di OCP svolte dal Ros, siano emersi dei contatti tra Carminati e figure di vertice di Finmeccanica.
Il maresciallo risponde che è stato accertato un incontro avvenuto presso il distributore ENI di corso Francia, con Paolo Pozzessere, ex membro della direzione commerciale di Finmeccanica. Dal corso della conversazione e’ sembrato che i due si conoscessero da tempo, pur trattandosi della prima ed unica conversazione tra i due. Nella discussione sottoposta ad intercettazione ambientale, i due prima parlano della costruzione, in corso all’EUR, del centro “La Nuvola” di Fuxas, commentando l’investimento sbagliato ed i soldi sperperati. Mentre, a proposito di Lorenzo Cola, Carminati dice: “E’ ridicola, è ridicola questa cosa, soltanto che sto sui coglioni a Ielo perché, a torto o a ragione che cosa pensa, che alcuni di Finmeccanica e alcuni dei funzionari della pubblica amministrazione, non se la sono cantata perché c’ero di mezzo io. Peraltro questa cosa, come tutte le cose mie, poi viene ingigantita, capito? E’ chiaro che se io ho presentato, per dire, a Cola qualcuno, è normale che Cola non parli delle deleghe, è così […] anche perché, tra le altre cose, tutte le […] sue non le hanno fatte neanche […] a svilupparsi dal punto di vista economico, quindi, di fatto, non c’è niente, capito? E quindi io, per questo lo dico, poi loro dicono, no dietro, la solita cazzata, grande fratello. E vabbè, tutte ste minchiate, minchiate. Ma è come…no è de più, perché loro lo sanno che ci conosciamo da trent’anni, cioè, proprio, tanto è vero che mi dicono: come mai solo a te? […] cittadino? Se pensi male, vanno a guardà le carte. Se qualcuno […] abbiamo fatto rapine, eravamo ragazzini, c’hanno preso, ormai, capito? Io con Riccardo (Mancini) ho pigliato pure le sveje, c’ho, e non è che Riccardo, è un grassone, pezzo di merda, abbiamo… fanculo, capito la storia? Però mi dispiace, perché lui ha passato qualche guaio per cose molto serie. Lui, lui, no. Lui prima aveva contatti con persone molto giovani, inizialmente, e forse li […] una cosa, una cosa al di fuori del normale. Dopo, dopo, si no, no, ma per carità. Mo dice che c’hanno un’altra gola profonda li dentro, qualcuno che sta pensando di fare dichiarazioni. Si, non so chi, da dove viene, non so come, boh. No, no, qualcuno di Finmeccanica, non vanno secchi, capito? no, è di Roma, Cesa. Non c’è a Napoli, si deve difendere da tante cose, magari ci sono pure delle dichiarazioni di Napoli, che poi quando viene a Roma, Napoli ti perseguita, Napoli è come..come […] mentre Ielo è una persona perbene, sostanzialmente. Parliamoci chiaro, che un magistrato voglia fare chiarezza sulle cose, è chiaro, è il lavoro suo, no? Cioè, e poi ti dico, alla fine poi lui si accanisce, ma però è relativo, è? Poi, se lui ti dice una cosa…”
Pozzessere: “Hanno prolungato ancora il termine”
Carminati: “Ah, ti so arrivate indagini? Vabbè, ma quand’è così, lascia perde, vattene”.
Pozzessere: “Ma si, Brasile. Ma che cazzo c’entro io con il Brasile, ma dico, allora, ma noi con Fincantieri in Cina”.
Carminati: “[…] indagine forse è meglio, perché alla fine, se non si è arrivati ad una cosa, non è che puoi pensare che prorogando l’indagine ci arrivi… Questa è una cosa che non va bene, solo in Italia è così. Fate i processi, chiudete, perché questa è una grande azienda italiana, mannaggia alla puttana. Cioè, ENI e Finmeccanica fanno il 30% del PIL, è anche grazie a loro, è, se le cose si stanno riducendo così. […] No, ma sarebbe meglio che ci andasse Guarguaglini, allora, eh, però, almeno quello sa, voglio di, dal punto di vista tecnico un po’ meno. Panza è un contabile, eh, cioè, stai a parlà di un contabile. Non puoi mette a Finmeccanica un contabile, eh”.
Pozzessere: ” …finta di non conoscere Cola, questo m’hanno detto”.
Carminati: “Ma tutti fanno finta di non conoscere Cola”.
Pozzessere: “Io no, come faccio.”
Carminati: “Cola, Cola entrava coi piedi a da i calci alle porte, la, ma li lo scontro di potere è stato assolutamente..Questa cosa nasce perché Cola era l’antagonista di Borgogni (Lorenzo), la dentro no, e si facevano i dispetti l’uno con l’altro. Si, cioè, i dispetti: si soffiavano le commesse, la cosa la vedevano tutti. Si, soltanto che Borgogni è stato più paraculo di Cola, perché Cola loro si sono messi in contrasto, invece di mettersi d’accordo, idioti. Che cosa è successo, che poi le aziende che facevano capo a Cola, le hanno sdraiate tutte, mentre invece quelle che facevano capo a Borgogni col cazzo che le hanno toccate. Come quelle per il ricorso, li”.
Pozzessere: “Ecco però”.
Carminati: “ecco, pagare la vacanza, è una grande azienda, eh”. […]
Carminati: “Be, guarda, su Riccaro ti posso dire, se è implicato su questa cosa qua…”
Pozzessere: “No, ma a me non me ne frega un cazzo”.
Carminati: “No, no, a parlà di un amico mio, sulla cosa, sulla cosa che..perchè lui passa..tante cose è passato molto per l’indole che è. Riccardo, dove veramente ha fatto i danni, veramente ha fatto i danni, è per questi assegni, che lui ha millantato. Poi si è fatto dare i soldi da lui, spiccicando il si di Alemanno (Gianni). Ma parlando di..io non parlo di..quattro di ..di pizza e fichi. Sto […] succede a Roma. Poi quando je lo anticipi, però, si è fatto da proprio degli anticipi, cioè, tu fai proprio il sola della situazione. Dammi tre piotte. Alle stesse, alle stesse cose tu … un guaio per chiedere le cose”.
Pozzessere: “Ma, quello è già uscito?”.
Carminati: “No, no, quello è una cazzata. Quello che il guaio è i vecchi amministratori, proprio. Poi Riccardo farà caciara, ma manco per niente. Perché Riccardo, col fatto che lui risultava il…lo spicciafaccende di Alemanno, per quello che doveva parlare con i costruttori, io che lo dico a fa, io ti cago in faccia. Però, guarda, è cascato sulla cosa dove probabilmente, veramente, il suo ruolo è molto marginale. Credimi, sulla cosa mia”.


 

Bustoni & protezioni
Sempre riguardo alla posizione di Cola, c’è un tratto della conversazione ambientale registrata nello studio dell’Avvocato Pierpaolo Dell’Anno, tra Carminati e l’avvocato Domenico Leto, che l’avvocato Vasaturo chiede al teste di ricordare all’aula: “Quell’operazione Digint era vera, eh, non era un’operazione. Anzi, loro li prendevano, forse l’unica azienda Finmeccanica s’erano comprati che era, in cui Finmeccanica era, era maggio, era minoranza. Cioè, tu compravi un’azienda Finmeccanca, in cui Finmeccanica era al 49% e tu avevi il 51%. Il che voleva dire che se tu pompavi, Cola avrebbe pompato la, la società e quando Finmeccanica vedeva che questa, che ne so, fatturava sui 50-60 milioni l’anno, Finmeccanica l’avrebbe comprata. Praticamente Finmeccanica, pur di tenere il 40%, Finmeccanica che ti dava 20 milioni, e poi tu avevi il 40% di un società partecipa da Finmeccanica. Dovevi lavorà per forza, se Finmeccanica aveva i 60%..è la il guadagno, l’operazione di Iannilli (Marco) e Cola non era peregrina, soltanto che ci voleva il tempo suo […] Cola è un genio, è un infame ma è un genio. Ed era il vero padrone di Finmeccanica”. Vasaturo chiede la teste di leggere alla corte l’intercettazione nella quale Buzzi racconta quanto riferitogli da Carminati, in merito alla vicenda della corruzione di Finmeccanica.
Il maresciallo Cipolla fa riferimento all’intercettazione del 28 marzo 2014, nel corso della quale Buzzi si racconta che Massimo gli aveva riferito di avere portato, a tutti, ma proprio a tutti, intendendo tutti i partiti di tutti gli schieramenti, i soldi per conto di Finmeccanica. Nella sede di via Pomona sono presenti, oltre a Buzzi, la Garrone, Caldarelli, Di Ninno e la Bugitti. Nel corso della conversazione Buzzi riferisce:
Buzzi:”Ma lo sai che mi dice Massimo, lo sai perché Massimo è intoccabile, perché era lui che portava i soldi per Finmeccanica; bustoni di soldi, a tutti li ha portati Massimo. Non mi dice i nomi, perché non me li dice. Tutti, Finmeccancia. Ecco perché, ogni tanto adesso, quattro milioni dentro le buste. Quattro milioni. Alla fine, mi ha detto Massimo, è sicuro che li ho portati ha tutti, tutti, pure a Rifondazione”.
Vasaturo chiede infine al teste di riferire in merito alla posizione di Carminati, per quel che riguarda la villa di Sacrofano. Il maresciallo Cipolla fa riferimento all’intercettazione ambientale del 13 ottobre 2013 all’interno del veicolo di Buzzi con Buzzi, la moglie, Vito Marchetto e la di lui moglie.
Garrone: “E’ sequestrata”.
Buzzi: “E’ de Iannilli”.
Garrone: “Va be, de Iannilli per pro forma. Di fatto è di Massimo”.
Buzzi: “No, è di Iannilli, si, de Massimo, ma Massimo ce sta da cinque anni. Però è di Iannilli. Iannilli c’ha un contenzioso col fisco, e siccome è stato inquisito per fatture false..”


 

Un’opera buona
C’è poi il riesame dell’avvocato Intrieri per Guaranì, il quale contesta un’informativa del reparto Anticrimine di Roma, in relazione all’ingresso di Giuseppe Ietto nelle indagine, risalente al 2012.
Mentre invece Guaranì (Carlo), vicepresidente della 29 giugno, sarebbe entrato nell’inchiesta solo nel 2014.
Nel 2013 la posizione di Ietto riguarda la fornitura di servizi alimentari per alcuni centri di accoglienza, in particolare Anguillra, via del Frantoio a Roma e via Silicella. Per quest’ultima il maresciallo chiarisce come il Ros non abbia reperito alcun contratto o fattura afferente al centro di accoglienza di via Silicella.
Dall’informativa risulterebbe che, in relazione all’appalto per l’inserimento di una cucina nella sezione femminile del carcere di Rebibbia, la decisione da parte di Guaranì di valutare l’offerta della Unibar2 di Ietto, sarebbe derivata da un’indicazione dall’alto fornita dal Carminati, essendo lo Ietto uno degli imprenditori che rientrano tra la sua cerchia di amici. Il 28 giugno 2014 Guaranì contatta quindi Ietto per chiedergli di sottoporre alla 29 giugno un preventivo. Nella deposizione il maresciallo Cipolla ha riferito che Guaranì non avrebbe fornito il nome della persona dalla quale avrebbe ricevuto tale indicazione, l’indicazione cioè di contattare lo Ietto. Questo sarebbe, in base alla deposizione precedete del maresciallo, quanto emerso dall’intercettazione su Guaranì. Il maresciallo poi desume, dal successivo incontro avvenuto tra Carminati e Ietto, sempre il 28 giugno 2014, che l’indicazione di contattare lo Ietto fosse provenuta dallo stesso Carminati. Questo sarebbe, secondo il Ros, il senso dell’ambientale tra Carminati e Ietto presso il bar di vigna Stelluti. Ed in particolare ciò sarebbe stato desunto dalla seguente frase pronunciata da Carminati: “C’è l’ingegnere, riferendosi a Ietto, chiamate lui, Salvatore vi da il numero”.
L’avvocato Intrieri legge l’intercettazione del 27 giugno 2014 tra Guaranì e Ietto. Guaranì:” pronto, sono Giuseppe Guaranì, ho visto che in ufficio mi voleva parlare” Ietto: “Si”.
Guaranì: “ma per che cosa?, a, scusa, sei di Unibar”.
Ietto: “si, si”.
G: “A si, scusami, sono Carlo Guaranì, il vicepresidente della 29 Giugno, ascolta. A noi ci servirebbe una consulenza, e mi diceva Salvatore Buzzi, prima, di sentire te, perché, ti spiego, stiamo provando a fare un piano d’impresa a Rebibbia”.
L’avvocato Intrieri contesta le conclusioni del Ros secondo cui sarebbe stato Carminati a sollecitare Guaranì a rivolgersi a Buzzi. Dall’intercettazione suddetta, a suo dire, emergerebbero due fatti: il primo è che Guaranì e Ietto non si conoscevano, ed il secondo è che sarebbe stato Buzzi e non Carminati a sollecitare Guaranì affinché questo chiamasse Ietto.
In merito alla posizione di Giuseppe Ietto, detto Francesco, il suo difensore, avvocato Filippo Dinacci dichiara che i contratti afferenti al servizio di ristorazione all’interno delle sedi RAI, la loro stipula risale al 2002, vale a dire in epoca antecedente rispetto alle questioni che riguardano il processo in corso.


 

Terra Ferma, Vigneto, Roma Est e Coop ABC
Terraferma, il Vigneto e Roma Est sono i centri di accoglienza e le comunità che gravitavano attorno alla cooperativa Eriches, e coni quali Ietto stipulò dei contratti; poco prima dell’arresto di Ietto risulta stipulato un altro contratto con la cooperativa ABC. Il maresciallo Cipolla risponde che le strutture affidate in gestione a Ietto sono 5 comunità in via del Frantoio (per Terra Ferma e Vigneto il Ros ha individuato i contratti); sono poi state acquisite fatture per la fornitura di pasti presso la comunità Salem, gli ospiti temporanei del Frantoio, e Coop ABC, tutte strutture site in via del Frantoio.
A questi si aggiunge poi il contratto periil centro di accoglienza Roma Est ed infine al contratto tra la Coop ABC e la Unibar 2 per il centro di accoglienza di via Tor Cervara. Per quanto riguarda invece il centro di accoglienza di Anguillare, le fatture trovate riguardavano Unibar e Unibar2, rapporto chiuso nel 2013. I contratti che sono stati ritrovati dal Ros riguardano: Terra Ferma, Vigneto, Roma Est e Coop ABC che però non parte. Nell’ intercettazione del 29 giugno 2014 tra Guaranì e Ietto, si fa riferimento, oltre che alla gara per l’ installazione di una mensa presso la sezione femminile del carcere di Rebibbia, anche ai tempi di realizzazione relativi al centro rifugiati CARA di Castelnuovo di Porto.
In un’intercettazione ambientale del 3 marzo 2014 tratta all’interno dell’auto di Ietto, questo, parlando alla moglie dice: “lui vuole il 20%”; l’avvocato di Ietto chiede al maresciallo Cipolla se il Ros abbai svolto indagini per identificare chi fosse questo lui; il maresciallo Cipolla risponde che nell’ultima deposizione ha fatto riferimento ad una serie di conversazioni dalle quali emerge come il “Lui” potrebbe  essere Carminati. L’avvocato di Ietto fa menzione di un contratto concluso a distanza di tre mesi dall’intercettazione in oggetto, tra la Unibar2, e la società amministrata da Giuseppe Basso: Distretto del Cinema e dell’Entarteinment srl, o CINEDISTRICT, contratto che al punto sette prevede che il gestore, ossia la Unibar2, riconoscerà una royalty del 20% degli incassi.
L’avvocato di Ietto fa riferimento ad un’intercettazione nel corso della quale si fa riferimento ad un prestito in denaro erogato allo Ietto da Carminati; l’avvocato chiede se oltre a questa telefonata vi siano altre emergenze dalle quali sia stato possibile conoscere l’entità e le modalità di tale prestito. Il maresciallo Cipolla risponde di no, e nemmeno se si riferisce ad un prestito legato all’attività lavorativa o ad un prestito di tipo personale. In relazione poi alla mensa da realizzare presso la sezione femminile di Rebibbia l’avvocato di Ietto chiede se il Ros abbia accertato un tornaconto in termini monetari dalla realizzazione dell’attività, il maresciallo risponde come sia lo stesso Carminati a definirla “un’opera buona”.


 

L’affare dell’Olgiata
Con riferimento a tutte le conversazioni relative al cd “affare dell’Olgiata”, vale a dire  all’apertura di un’attività di ristorazione all’interno dell’Olgiata, l’avvocato di Ietto chiede al maresciallo se le risulti che siano stati conclusi affari tra Giuseppe Ietto e non solo Massimo Carminati, ma con taluno dei coimputati di questo procedimento nell’ambito del Punto Verde Olgiata (aperto dal Comune); il maresciallo risponde di avere già riferito nella sua prima deposizione che non erano stati individuati elementi per poter dire che fine avesse fatto l’affare prospettato. L’avvocato allora chiede a Cipolla se le risulti che lo Ietto abbia poi preso in gestione un bar, autonomamente, all’interno dell’Olgiata; Il maresciallo risponde di si, ma non ricorda il nome della società; l’avvocato allora la informa che lo Ietto ha costituito una società, la 20.12; l’avvocato poi afferma che il maresciallo Cipolla ha fatto riferimento ad una telefonata, del 2013, con riferimento alla quale ha dichiarato che Carminati, nel corso della conversazione, disse allo Ietto: vengo anch’io a fare le trattative, perché erano interessati ad acquisire quello che poi non si realizzò, “mica ci vai con un prete”. L’avvocato intende chiarire che nel corso della conversazione in questione non è proprio quella la frase pronunciata da Carminati: “Non è che ce vai te a falla, a parlà col prete”. L’avvocato di Ietto chiede poi al maresciallo se le risultache Carminati si sia recato con lo Ietto a intavolare una trattativa; il maresciallo risponde che il Ros non aveva elementi che confermassero la circostanza; l’avvocato le chiede allora se è in grado di riferire, se il Ros lo ha accertato, chi fossero gli interlocutori con i quali si sarebbe dovuta intavolare questa trattativa, con riferimento agli affari dell’Olgiata?, il maresciallo risponde che l’identità esatta degli interlocutori non era specificata, in quanto non era stata rilevata nel corso di nessuna intercettazione. L’avvocato chiede se si trattasse di parenti dello Ietto, ed il maresciallo risponde che i titolari del 20.12 erano alcuni parenti di Ietto. L’avvocato chiede se il Ros abbia avuto modo di indagare sui rapporti intercorsi tra lo Ietto ed i parenti in questione, il maresciallo risponde che non interessava al Ros indagare il genere di rapporti che intercorrevano tra lo Ietto ed i di lui parenti.
L’avvocato dice al Presidente della Corte di voler rivolgere al teste Cipolla la domanda sulla costituzione della società 21.12, una società che Ietto costituì proprio per acquisire la gestione del Bar in maniera autonoma. L’avvocato chiede al maresciallo se le risulta che Ietto costituì la società 20.12 e che con tale società concluse autonomamente con un’altra società, la Olgiata 20.12 un contratto? Il maresciallo risponde che sapeva che lo Ietto aveva acquisito un’attività di ristorazione che svolgeva all’interno dell’Olgiata autonomamente, ma tale argomento non era stato approfondito, in quanto non vi erano elementi di interesse investigativo, poiché non vi era il coinvolgimento di altri coimputati.


 

Quel treno per Ietto
Altro tema affrontato è stato quello della sostituzione dei pneumatici, avvenuta presso il distributore di Lacopo Roberto, sito in corso Francia, sarebbe uno dei servizi offerti dall’associazione a Giuseppe Ietto. L’avvocato chiede al maresciallo se abbia avuto conferma che questi pneumatici siano stati acquistati dallo Ietto. Il maresciallo risponde che non era stata emessa fattura, come si evince anche dall’intercettazione, visto il prezzo di favore effettuato. Non vi sono, da parte del Ros, ulteriori accertamenti riguardo il pagamento di 1.300 euro, come affermato da Carminati nell’intercettazione. L’avvocato chiede al maresciallo se il Ros abbia svolto una ricerca di mercato per verificare se il prezzo di 1.300 euro per 4 pneumatici di un mercedes ML sia un prezzo congruo.
Il maresciallo risponde di si, attraverso internet. Il prezzo varia dai 200 ai 400, a seconda della marca e del servizio. Con riferimento a quest’episodio, afferma l’avvocato, il maresciallo ha fatto riferimento ad una conversazione tra Carminati e Ietto, che però si ferma ad un certo punto; dalla conversazione emergerebbe comunque come lo Ietto abbia esplicitamente richiesto una fattura, e che  quindi avesse intenzione di pagare. Il maresciallo risponde come lo Ietto avesse richiesto una fattura. L’avvocato chiede al maresciallo se le risulti una fattura della BMW Service per revisione generale e cambio pneumatici, per un importo di 3.200 euro, parziale 1.00 euro per la sostituzione di 4 pneumatici per il mercedes ML dell’ing. Ietto. Il maresciallo risponde di no. (cm)

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