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Massimo Carminati teme che la faccenda del riciclaggio o come la chiama lui del reato “bagatellare” possa affiorare con l’arresto di Marco Iannilli. O forse teme di non vedere più i soldi che dovrebbe avere da Lorenzo Cola, “un sacco di soldi“, e di cui parla in una conversazione intercettata, con l’amico sodale Agostino “Maurizio” Gaglianone. Sarà poi  Gaglianone a sincerarsi dell’entità del credito del Carminati nei confronti del Cola, direttamente dal Iannilli. E Iannilli, tra una battuta e l’altra, conferma tutto.

Lo stretto rapporto tra Cola, “il Samurai“, molto vicino ai Servizi, ed il “Pirata“viene confermato dalla katana ritrovata a casa di Carminati in via di Monte Cappelletto, l’ex casa di Iannilli.

L’operazione Digint Carminati, intercettato nello studio dell’avvocato Pierpaolo Dell’Anno, racconta agli avvocati Domenico Leto e Michelangelo Curti  che Cola era il vero padrone di Finmeccanica. Del resto del ruolo di Cola al vertice dell’azienda di Stato aveva già parlato il testimone Giuseppe Mogello, uno dei soci di Earnst&Young che aveva lavorato come consulente nell’affare Digint: “Cola dava del tu a tutti i vertici di Finmeccanica, incluso Guarguaglini“.

Che poi Carminati debba avere anche lui la sua parte è anche Gennaro Mokbel a confermarlo, in un’intercettazione agli atti nell’inchiesta Broker-Digint:

Cioè, tipo, er Pirata, quanto deve prendere ancora. Dobbiamo vedè quanto j’abbiamo dato, perché, caso mai, ce li deve ridà lui. I bud ci devono ridà loro, capito, perché poi dobbiamo vedè qual’è la differenza tra tutti quelli che mettono i soldi e quello che avanza. Quello che avanza, escluso il tec, so i nostri“.

Carminati, che conosce l’esistenza di questa intercettazione, nell’ambientale tratta dallo studio dell’avvocato Dell’Anno si sforza di ripetere che il “Pirata” citato da Mokbel non è lui.

Per provarlo retrodata la conoscenza di Mokbel al periodo 2008-2009, quando ormai quest’ultimo è già uscito dall’affare Digint.

La giustificazione fornita da Carminati appare, onestamente, risibile.

La testimonianza che Carminati e Mokbel si conoscevano in epoca antecedente al periodo 2008-2009 ce la fornisce Antonio D’Inzillo, il killer ragazzino morto nel 2008 in Kenia, arrestato nel 1992 in casa di Mokbel. Responsabile dell’omicidio della sua ex fidanzata, Patrizia Spallone, oltre ad aver preso parte all’omicidio di Antonio Leandri, scambiato per l’avvocato Giorgio Arcangeli testimone d’accusa contro Pierluigi Concutelli nel processo per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio, secondo quanto afferma Antonio Mancini D’Inzillo sarebbe anche implicato nell’uccisione di Claudio Sicilia, il primo pentito della Banda Magliana.

Allo stesso modo Inzillo è implicato, guidava la moto che portava il killer Dante Del Santo, anche nell’omicidio di Enrico De Pedis, Renatino, come confermato anche da Vittorio Carnevale nel processo Pecorelli. Carminati, come D’inzillo, ha militato sia nei NAR che nella Banda della Magliana, come è scritto nero su bianco nell’ordinanza di arresto dei 55 principali componenti dell’organizzazione, la stessa che darà il via all’operazione “Colosseo” quel 16 aprile del 1993. Appare dunque poco probabile che i due, il Pirata e Mokbel, si siano conosciuti solo nel 2008-2009.

I quadri di Carminati

C’è poi un’altra passione, oltre a quella politica, che sembra unire Carminati a Mokbel, ed è quella per i quadri e le sculture d’autore. Nell’ abitazione dell’imprenditore, di via Cortina d’Ampezzo, gli investigatori hanno rinvenuto quadri e sculture di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina. Dello stesso tenore è il prestigio dei quadri e delle sculture sequestrati nella casa del sodale di Carminati, Agostino Guaglianone, ed in parte anche in quella dei suoi suoceri: Balla, Rotella, Guttuso, Picasso, Pollock, un Warhol, oltre ad alcune sculture di Nevelson e Consagra. In totale un centinaio di pezzi.


L’inchiesta “Broker-Digint”

Quando Carminati incontra, nei pressi del distributore di Corso Francia l’ex direttore commerciale di Finmeccanica Paolo Pozzessere, suo vecchio amico, gli racconta in grandi linee la vicenda dell’affare Digint, lasciando trasudare un certo trasporto oltre che per Cola, “è uno stronzo ma è un genio” anche per l’affare stesso. In breve Iannilli e Cola creano ex novo una società, la Digint, capitale versato 7,5 milioni di euro, anticipati (più altri 800 mila di spese totale 8.3) e poi richiesti, come vedremo avanti, da Gennaro Mokbel, frutto della truffa “carosello” all’erario descritta dall’inchiesta Telecom Sparkle-Fastweb (un bottino da 2 miliardi).

Scopo del progetto è fare ottenere alla Digint, grazie alle pressioni di Cola, appalti e commesse dalla Selex del Gruppo Finmeccanica. Una volta aumentato il valore della società, vendere il 49% delle sue azioni alla stessa Finmeccanica. L’affare va in porto e la coppia Cola- Iannilli incassa dall’azienda di Stato un controvalore di 8 milioni e 300 mila euro, pari all’importo prestato inizialmente da Mokbel, versati direttamente sui loro conti svizzeri.

Nicola Di Girolamo, l’ex senatore eletto con Berlusconi nella circoscrizione estero grazie ai voti degli italiani residenti in Germania, ottenuti attraverso la cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, racconta che di questi 8,5 milioni, una cifra sproporzionata rispetto al reale valore della società, 1,2 milioni sarebbero stati versati da lui.

Il motivo dell’accordo, spiega di Girolamo al Corriere, sarebbe stato quello di creare un fondo nero per Finmeccanica. In cambio Mokbel avrebbe avuto libero accesso alle forniture di armamenti prodotti dalle aziende di Finmeccanica, che poi avrebbe rivenduto sul mercato asiatico.

Sempre secondo Di Girolamo, l’apertura ai mercati asiatici avrebbe permesso a Mokbel di attuare la seconda parte del piano, vale a dire costituire una società con base a Singapore, strumento per sorvolare tutti gli embargo attualmente in corso, e vendere liberamente armi in tutti quei paesi asiatici nei quali è in corso un conflitto o una guerra civile.

Finmecanica però non rispetta i patti e le forniture di armi noni arrivano, malgrado l’operazione Digint sia stata conclusa in maniera ineccepibile.

Mokbel, racconta Carminati, rivuole indietro i suoi 8.3 milioni e dato che Iannilli tergiversa, lo minaccia pesantemente. Ed è qui che Carminati, secondo il suo racconto, entra in scena contattato da Iannilli, il quale lo avrebbe cercato per ottenere la sua protezione da Mokbel. Questa è la ragione che, secondo Carminati, legherebbe lui a Iannilli.

Sia Cola che Iannilli, dal carcere, hanno cominciato a collaborare con i magistrati. Cola, l’ex consulente esterno di Finmeccanica nonche’ collaboratore diretto di Guarguaglini e di sua moglie, l’ad di Selex, è il vero factotum del gruppo, oltre ad avere forti agganci anche nel mondo i politico. Mondo politico che munge adeguatamente, creando fondi neri appostati in società off-shore: “Se volevano lavorà me dovevano pagà” racconta Cola ai magistrati.

Enav, società il cui capitale e’ 100% del Tesoro, affidava appalti senza gara a Selex, la quale poi li subappaltava ad una serie di ditte tra le quali anche la Arc Trade di Iannilli, dietro il versamento di una lauta tangente a Cola. E’ il “grande banchetto” al quale Carminati sostiene nelle intercettazioni di non avere preso parte.

A margine di questo sistema vi era una serie di società offshore, tra le quali la cipriota Gklolona, attraverso cui Breda Menarini del gruppo Finmeccanica avrebbe versato la tangente a Riccardo Mancini.

Le provviste costituite in queste società sono fondi neri da cui attingere per pagare le tangenti ad una serie di pubblici funzionari, al fine di ottenere commesse ed appalti. E la tangente all’ex ad di Eur Spa nonché “spiccia faccende” di Gianni Alemanno, Riccardo Mancini, ne è un esempio.

Queste società rimpinguavano le loro casse emettendo fatture false nei confronti di società collegate, come la Arc Trade, il cui fallimento è stato causato dallo svuotamento del suo capitale di 14 milioni di euro.

Le società offshore che ungevano i pubblici funzionari facevano capo a soggetti vicini a Cola, come i cognati Maurizio Caracciolo e Nicola Gargiulo, ed il cugino Roberto Carboni.

Per questo motivo Carminati si presenta a casa di Iannilli, il commercialista di Cola, tutte e due le volte che questo viene tratto in arresto: la prima, nel novembre del 2011, per l’inchiesta Telecom Sparkle – Fastweb, e la seconda, nel febbraio del 2012, per il fallimento della Arc Trade.   

Dunque il “reato bagatellare” di cui il Pirata parla nelle ambientali sarebbe l’emissione di fatture false in favore della Arc Trade, attraverso probabilmente la cooperativa Cosma, Cooperativa Servizi e Manutenzioni, ente creato ad hoc dall’universo di Salvatore Buzzi per convogliare al cecato appalti e prebende corrispondenti alla sua quota parte dell’intero business,  oltre alla restituzione dei soldi da lui anticipati per l’allargamento del campo rom di Castel Romano, 600 mila euro circa.

In totale Carminati, secondo i calcoli di Buzzi e del suo commercialista Di Ninno, avrebbe dovuto avere un milione e mezzo di euro.

In quest’ottica, dunque, il temporaneo possesso della villa di Iannilli di via di Monte Cappelletto rappresenterebbe per Carminati solo un acconto o per meglio dire un pegno, in attesa del riscatto rappresentato dal versamento della sua quota parte dell’affare Digint. (cm)

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