Il 5 febbraio, giorno in cui l’ONU dichiarava che Julian Assange è “detenuto arbitrariamente” presso l’ambasciata londinese dell’Ecuador, Wikileaks ha pubblicato una serie di documenti relativi alla gestione di alcune miniere di uranio da parte della multinazionale francese leader del settore Areva, per l’87% di proprieta’ dello stato francese.


Lo scandalo UraMin

In particolare si fa riferimento allo scandalo UraMin, una vicenda che è costata il posto all’ex CEO di Areva, Anne Lauvergeon, ma che ha investito anche suo marito Olivier Fric, oltre ad una lunga serie di dirigenti del gruppo. Nel dicembre 2015  la Procura parigina ha aperto un inchiesta per corruzione in relazione all’acquisto da parte di Areva di una piccola società canadese, UraMin, titolare di tre concessioni governative relative ad altrettanti giacimenti di uranio in tre diversi paesi africani: Bakouma in Repubblica Centro Africana, Trekoppie in Namibia e Ryst Kuil in Sud Africa.

Le indagini riguarderebbero in particolare il primo giacimento, situato nella Repubblica Centrale Africana. Secondo alcuni quotidiani francesi Areva, ed in particolare alcuni suoi dirigenti, avrebbero ordito una truffa ai danni dello Stato consistita nell’acquisto avvenuto nel 2007 della società di prospezione mineraria UraMin, ad un prezzo superiore rispetto al suo reale valore, posto che il giacimento di Bakouma si è in seguito rivelato essere inutilizzabile. Gli inquirenti che indagano sull’operazione di acquisizione suddetta ritengono che essa sia stata realizzata dietro il pagamento di una tangente.

Il gruppo francese Areva, nel 2007 guidato da Anne Lauvergeon, avrebbe acquistato UraMin al prezzo di 1,8 miliardi di dollari. Lo scandalo relativo al prezzo gonfiato sarebbe stato tenuto nascosto per diverso tempo. Per esplorare nuovi giacimenti Areva aveva reclutato nel 2006 Daniel Wouters, ex banchiere belga specializzato nel ramo delle acquisizioni minerarie. Sarà lui a condurre l’acquisizione di UraMin,  in collegamento diretto con il presidente Lauvergeon. Un’operazione che a quel tempo si mostrava particolarmente onerosa. Per diversi mesi Lauvergeon e Wouters hanno incontrato gli azionisti della società canadese per negoziare, passo dopo passo, l’affare. Ma il prezzo dell’ uranio continuava a salire e si doveva, dunque, procedere velocemente. Tanto più che in Francia si avvicinavano le elezioni presidenziali. In una email Wouters spiega come fosse necessario sfruttare la fase politica transitoria.

Rimaneva da superare solo un ultimo ostacolo: ottenere il nulla osta dell’Agenzia per le Partecipazioni Statali (EPA). Questa, che rappresenta l’azionariato statale in tutte le imprese di rilevanza strategica per il Paese, ritenne di concedere l’avallo all’operazione.

Il 5 maggio 2007 l’Agenzia elabora una nota iniziale sull’acquisizione nella quale, pur riconoscendo l’interesse “altamente strategico” di Areva per l’ operazione, esprimeva attraverso il suo direttore generale Bruno Bezard alcune riserve. In particolare quest’ultimo sottolineava l’insufficiente conoscenza sui dati tecnici relativi alle riserve di uranio presenti nei vari giacimenti, oltre a quella relativa alle condizioni finanziarie dell’operazione. In conclusione il capo dell’ EPA riteneva che molte questioni chiave dell’operazione avrebvero richiesto ulteriori approfondimenti.

Ma appena tre settimane più tardi Bruno Bézard concedeva il nulla osta all’operazione. In una nuova nota questi scriveva che le indagini condotte dalla Areva “sembrano serie e appropriate, tali da fornire una ragionevole certezza”. Il caso dunque era chiuso. Cinque giorni più tardi la piccola società canadese veniva aquisita per 1,8 miliardi di euro, un prezzo cinque volte superiore a quello richiesto appena un anno prima. Come è riuscita Areva a convincere così in fretta l’autorità di vigilanza? Semplicemente mentendole. Secondo quanto riferito dai media transalpini, due documenti rinvenuti durante una perquisizione presso l’abitazione di Daniel Wouters mostrerebbero come molti elementi di eccezionale importanza relativi all’acquisizione siano stati volutamente tenuti nascosti alle autorità statali francesi. Tali documenti, datati 15 e 16 maggio 2007, mostrerebbero chiaramente i rischi sulla natura reale delle riserve, sui metodi di lavorazione dei minerali, e su di una pianificazione del progetto quanto meno “ottimista”. Le carte infine affronterebbero le questioni poste sul tavolo negoziale sulla base delle stime elaborate dalla dirigenza della SRK, una società di consulenza pagata dalla UraMin.

La domanda è la seguente:  ma Anne Lauvergeon era a conoscenza di queste valutazioni negative?. Secondo un documento tenuto nascosto e rinvenuto nel corso di una perquisizione domiciliare presso l’ufficio di suo marito, Olivier Fric, sembrerebbe di si. Ma in quel momento nessuno immaginava si trattasse di una truffa, e tanto meno lo Stato. In una nota datata luglio 2007, nella quale veniva finalizzata la transazione, il boss della EPA scriveva a margine: ” Grande successo per Areva e per la Francia”.

Daniel Wouters, 62 anni, è la figura chiave di tutta la vicenda. L’ex banchiere belga non solo è stato accusato di avere nascosto informazioni allo Stato. Egli è anche sospettato di avere finanziariamente tratto vantaggio dalla transazione. Da alcuni documenti sequestrati durante una perquisizione nel suo domicilio è emerso come Wouters sia legato finanziariamente ad alcuni azionisti di UraMin. Tale connessione passerebbe attraverso una società fondata nel 2003 da Wouters e denominata Swala. Specializzata nell’esplorazione delle miniere d’oro, la società in questione deterrebbe concessioni di sfruttamento in Gabon, Burkina Faso, Mozambico e Repubblica Democratica del Congo. Gli ufficiali della guardia di finanza francese hanno scoperto che tra gli azionisti di Swala figurerebbero alcune società dal nome esotico: Jayvee & Co CBIC Mellon, Global Securities Services Co, e WB Nominee Limited.

La prima di queste è di proprietà di un certo James Mellon.

La seconda invece, in base alle risultanze in mano agli investigatori,  apparterrebbe a Stephen Dattels. James Mellon e Stephen Dattels sono due dei principali azionisti di UraMin, questo guscio vuoto venduto ad Areva per 1,8 miliardi di euro.

Ricordiamo che in questa vicenda Mellon e Dattels hanno negoziato direttamente con Daniel Wouters. Al di là del sospetto circa un presunto conflitto d’interessi in capo a Wouters, la loro presenza nell’ azionariato di Swala solleva numerosi interrogativi. Da quanto tempo si conoscevano i tre uomini ? Daniel Wouters ha ingannato Areva in cambio di cosa? E se no, per quale motivo Dattels e Mellon hanno investito in Swala?

C’è un altro attore in questa vicenda che ha cercato di entrare nel capitale di Swala: si tratta di Olivier Fric, marito della Lauvergeon. In una mail del 2011 Daniel Wouters scrive ai suoi soci che Fric aveva intenzione di entrare nel capitale della Swala. Che ruolo ha avuto Fric nell’affare UraMin? L’inchiesta ha rivelato come questi fosse a conoscenza di informazioni molto importanti sulla “miniera più piccola” (Bakouma), acquistata da Areva a prezzo d’oro malgrado i suoi giacimenti fossero inutilizzabili. Dai documenti riservati rinvenuti presso il domicilio dei coniugi Lauvergeon sembrerebbe che le informazioni tenute nascoste sull’acquisizione di UraMin siano molte di più. L’interrogativo è se Olivier Fric, che si presenta come consulente energetico, abbia taciuto le informazioni di cui era in possesso per far gonfiare il valore di UraMin. Attualmente Fric non è ancora accusato di alcunché. Ma questa pista viene presa seriamente in considerazione dal TRACFIN, l’ufficio antiriciclaggio di Bercy. In una nota del 31 luglio 2015 vengono evidenziati dei “flussi atipici” di denaro su diversi conti detenuti da Olivier Fric, flussi che possono rappresentare la prova di un reato di corruzione in relazione all’acquisizione di UraMin.


Wikileaks chiama in causa Areva, i Cinesi ed una ONG sportiva

L’organizzazione di Julian Assange pubblica un elenco di documenti destinati a dimostrare come le aziende quali Areva di fatto saccheggino la Repubblica Centrafricana.

Wikileaks accusa, documenti alla mano, di negligenza il gruppo Areva, con riguardo ai dipendenti di UraMin del giacimento di Bakouma, nella Repubblica Centroafricana.  Le nuove rivelazioni del sito, specializzato nella pubblicazione di documenti riservati, non riguardano solo Areva e UraMin. Diverse altre società si trovano coinvolte in quello che il quotidiano Le Monde descrive come un sistema che tenta di sfruttare le debolezze di uno Stato dell’Africa centrale “corrotto e deliquenziale”, per saccheggiare le sue immense risorse naturali.

L’abbandono del sito di Bakouma

Le carte pubblicate da WikiLeaks dimostrano come il gruppo francese Areva abbia abbandonato, nel 2012, lo sfruttamento del giacimento di uranio di Bakouma, in RCA, senza alcun interesse riguardo al destino del personale che ci veniva impiegato.

In un rapporto senza data il “Comitato centroafricano che ha seguito il processo di ritiro della società Areva Ressources Centrafrique” sostiene che il leader mondiale dell’energia atomica non abbia fatto abbastanza per proteggere le popolazioni locali, ed in particolare i minori, dalle radiazioni di uranio. Secondo tale rapporto il personale addetto allo smantellamento del sito non avrebbero ricevuto alcuna attrezzatura speciale per trasportare la roccia ancora radioattiva e pericolosa, ed in particolare Areva non avrebbero organizzato alcun monitoraggio sullo stato di salute dei suoi ex dipendenti. Inoltre l’azienda, abbandonando il sito nel 2012, non avrebbe protetto adeguatamente il personale locale consentendogli di raggiungere al sicuro la capitale Bangui, posto che sei mesi più tardi il sito uranifero di Bakouma è stato occupato da un gruppo armato.

Yannick Weyns, autore di una rapporto sulla situazione della Repubblica Centrafricana per conto dell’ istituto internazionale Peace Information Service (IPIS) dichiara: “Non dobbiamo dimenticare che si tratta di un rapporto redatto da fonti governative, e che pertanto deve essere trattato con cautela poiche’ il Comitato non rappresenta un attore neutrale”.

Areva contesta infatti alcuni aspetti di tale relazione. Il gruppo energetico ha dichiarato a France Inter di avere istituito un monitoraggio radiologico e che “le dosi di radiazioni ricevute dal personale operante sul sito erano molto basse, ben al di sotto dei limiti normativi.” Il gruppo nega, dunque, di avere abbandonato il personale del sito uranifero di Bakouma a se stesso, di fronte al rischio delle emissioni radioattive. “Il personale impiegato nel sito indossava delle tute da lavoro adeguate ed ha ricevuto le regolari attenzioni in relazione ai problemi di sicurezza”, ha dichiarato un portavoce del gruppo al quotidiano Le Monde.


Gli interessi cinesi e sudafricani

Tra i documenti pubblicati da WikiLeaks ve ne sono alcuni che dimostrano come la più grande società produttrice di armi e di proprietà dello Stato cinese abbia cercato di investire nella Repubblica Centrafricana, probabilmente attraverso contratti di fornitura occulta di armamenti, destinati, malgrado le sanzioni internazionali, ad alimentare la guerra civile.

La società in questione, la PTI-IAS, è una filiale specializzata nel ramo petrolifero del colosso cinese degli armamenti civili Poly Corp. Questa avrebbe ottenuto, nel 2007, un contratto per l’esplorazione e lo sfruttamento di un potenziale giacimento di petrolio nel nord-est della Repubblica Centrafricana.

Secondo Wikileaks, PTI-IAS sarebbe stata utilizzata dalla Poly Corp come cavallo di Troia per vendere di nascosto carri armati e missili, capaci di alimentare ulteriormente il conflitto in corso nel paese.

Alcune fonti farebbero notare come, fino al 2013, non fossero ancora previste sanzioni internazionali sulla vendita di armi alla Repubblica Centrafricana. Dunque nel 2007 Poly Corp non aveva alcun motivo di immaginare alcuna complicazione per vendere armi a quel paese del centro Africa.

Altri due documenti mostrerebbero con quale rapidità una piccola società sudafricana, la Dig Oil, avrebbe ottenuto, nel 2011, una concessione per la prospezione petrolifera in un’area situata nella parte sud-ovest del continente, promettendo il pagamento futuro di un “premio” da versare alle autorità del Paese, un’espressione che secondo Wikileaks verrebbe usata, generalmente, per indicare una dazione di denaro concessa “sotto banco”.

Secondo la prassi la corruzione rappresenterebbe una sorta di clausola assicurativa per i contratti stipulati in “paesi in conflitto”. Tuttavia i retroscena della vicenda rivestono un ruolo determinante circa la sua corretta interpretazione. In effetti nel 2011 le relazioni tra l’allora presidente della RCA, François Bozizé ed il suo alleato storico il Chad, si erano deteriorati, ed essendo il primo alla ricerca di nuovi “amici”, decise di orientarsi verso il Sud Africa. L’attribuzione della concessione per la prospezione petrolifera alla Dig Oil potrebbe, dunque, rappresentare un gesto di buona volontà da parte del regime di Bozizé nei confronti di Pretoria.


Una ONG a scopo di lucro

Infine Wikileaks propone una lunga serie di documenti relativi alla World Sports Alliance (WSA), una ONG riconosciuta dall’ONU che promuove lo sport in tutto il mondo. Tra le varie rivelazioni di Wikileaks, questa rappresenta probabilmente quella  più interessante.

Il WSA ha ottenuto dalle autorità centroafricane una serie di concessioni per lo sfruttamento di miniere di diamanti ed anche per lo sviluppo di bio-fertilizzanti e la fornitura di energia elettrica.

Wikileaks assicura come questa struttura costituisca un enorme paravento il cui scopo reale non ha nulla a che fare con lo sport. WSA cercherebbe solo di arricchirsi attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali dei paesi africani in difficoltà.

Secondo l’esperto Yannick Weyns le garanzie di acquisto che le autorità della Repubblica Centroafricana avrebbero concesso nel 2012 alla WSA sembrerebbero molto sospette. Il governo si sarebbe impegnato ad acquistare da questa ONG energia elettrica per un importo pari a 21,6 milioni di dollari l’anno, per 20 anni. Secondo un esperto si tratterebbe di una somma troppo elevata per questo genere di contratti.

L’Alleanza Mondiale per gli Sports (WSA) avrebbe inoltre firmato contratti simili di sfruttamento delle risorse naturali in Burundi e in Niger. (cm)

https://www.wikileaks.org/car-mining/

http://www.lemonde.fr/televisions-radio/article/2014/12/10/areva-et-la-tenebreuse-affaire-uramin_4537929_1655027.html

http://www.liberation.fr/france/2016/02/10/areva-les-dessous-d-un-scandale-d-etat_1432481

http://www.france24.com/fr/20160205-wikileaks-centrafrique-areva-uramin-alliance-sports-mondiale-ong-mine-chine-corruption

http://www.franceinter.fr/depeche-uramin-pas-rentable-mais-toujours-radioactive

 

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