Le rotte dell'immigrazione irregolare

L’intensificarsi dei controlli alle frontiere, l’introduzione di documenti di elevata qualità, oltre ad una serie di misure messe in atto nei paesi di destinazione dei migranti irregolari tese a favorire il loro respingimento, hanno di fatto reso impraticabile una migrazione autonoma. Secondo l’analisi stilata da Europol (Europol, EU Organized Crime Threat Assessment 2011, L’Aia, aprile 2011, pag. 16) i trafficanti di esseri umani approfitterebbero del fatto che molti dei migranti non avrebbero alcuna possibilità di entrare legalmente nei paesi ricchi; per tale ragione essi devono necessariamente rivolgersi alle organizzazioni di trafficanti che operano a livello internazionale.

Dietro il pagamento di elevate somme di denaro in contanti, tali organizzazioni offrono ai migranti strumenti e conoscenze che vanno dal trasporto all’accompagnamento oltre frontiera, fino alla fornitura di documenti falsi. In alcuni paesi come la Svizzera il traffico di migranti diventa un reato quando commesso intenzionalmente e al fine di ottenere, direttamente o indirettamente, un vantaggio economico o materiale. I migranti irregolari non sono invece perseguibili per il fatto di essere stati oggetto di tale attività. Così come non possono essere oggetto di punibilità quei singoli o associazioni di individui, ivi compresi i familiari dei migranti, che per ragioni umanitarie e comunque non a scopo di lucro, aiutano e sostengono i migranti irregolari nel loro viaggio.


Sfruttamento e traffico

Secondo l’UNODOC, l’agenzia ONU che si occupa del traffico di droga e di migranti, la tratta di migranti costituisce una fattispecie distinta dal loro sfruttamento; il migrante può essere sfruttato nell’ambito della prostituzione, o in ambito lavorativo come manodopera a basso costo, o in ultimo per il prelievo di organi. Gli elementi che distinguono il traffico ai fini dello sfruttamento dalla tratta sono tre:

1) Lo sfruttamento: elemento che determina se vi sia o meno, è la fonte dei ricavi. Nella tratta il migrante viene sfruttato dal punto di vista lavorativo per un periodo di tempo prolungato, spesso per ripagarsi il costo del viaggio. Lo sfruttamento si prolunga quindi nel tempo, spesso anche per anni, ed è esso stesso a costituire lo scopo del reato. Nel caso del traffico di migranti invece, il guadagno del trafficante deriva dall’avere consentito l’ingresso illegale del migrante; dunque il compenso è dato dal prezzo concordato col migrante prima di intraprendere il viaggio.

2) Il consenso: nel caso della tratta, il migrante non da, in genere, il consenso ad essere sfruttato, o se lo da, l’accordo prevede lo sfruttamento lavorativo in relazione al costo del viaggio; nel caso del traffico invece il migrante concede il consenso al viaggio.

3) La transnazionalità: il traffico di migranti è sempre transnazionale, ovvero avviene sempre tra due o più paesi, mentre invece la tratta può avvenire anche nell’ambito di uno stesso Paese.

Nella pratica la distinzione tra traffico e tratta non è sempre netta, posto che le due fattispecie in alcuni casi si sovrappongono o sono comunque collegate. E’ il caso in cui il prezzo del viaggio viene pagato dal migrante, una vota giunto a destinazione, attraverso lo sfruttamento lavorativo. Ciò accade spesso in attività illegali, come lo spaccio o la prostituzione.


Il ruolo delle organizzazioni di traffico

Con l’intensificarsi dei flussi migratori a causa del conflitto in Siria, e la conseguente adozione da parte di molti paesi Europei di politiche di accoglienza restrittive, si è registrato lo sviluppo di un vero e proprio business del traffico, con una maggiore attenzione da parte dei trafficanti sia per l’aspetto qualitativo che per l’efficacia dell’attività svolta. I trafficanti reclutano i migranti o nei paesi di provenienza o in quelli di transito, attraverso annunci sui giornali, internet, o anche mediante agenzie di viaggio o luoghi pubblici, come centri per i rifugiati, bazar o bar. Le organizzazioni di trafficanti più affidabili sono quelle che offrono tariffe più elevate; in genere il prezzo del viaggio dipende dalla distanza e dal mezzo utilizzato. Le organizzazioni più efficienti forniscono al migrante sia un documento falso che la domanda di asilo già compilata. Da uno studio condotto nel 2010 dalla Commissione Federale delle Migrazioni svizzera, è emerso come l’adozione di politiche di accoglienza più restrittive per i richiedenti asilo abbia spinto questi ultimi ad essere maggiormente dipendenti dalle organizzazioni criminali.

Dunque l’adozione da parte dei singoli stati dell’area Schenghen di misure tese a limitare il flusso di migranti, produce una maggiore specializzazione da parte delle organizzazioni di trafficanti. Secondo l’UNODOC, per contrastare il traffico illegale occorre un maggiore coordinamento tra i vari stati. Più in particolare è necessario agire sulle cause della migrazione, riducendo il divario di ricchezza tra i Paesi di origine e quelli di destinazione.


La falsificazione dei documenti

Una delle prerogative delle organizzazioni di trafficanti è quella di fornire al richiedente asilo, dietro il pagamento di una somma di denaro, documenti falsi; la falsità può riguardare tutto il documento, e si parla in tal caso di contraffazione totale, ovvero solo il  dati contenuti del documento, e si parla in tal caso di falsificazione del documento, o, in ultima analisi di falsificazione da un documento in bianco, quando al richiedente asilo viene fornito un documento autentico ma in bianco.

Secondo la polizia di frontiera svizzera la domanda di documenti falsificati è aumentata in modo sensibile negli ultimi anni: se nel 2010 erano in totale 1517 di cui 957 contraffazioni totali e 480 di falsificazioni di documento, nel 2013 le contraffazioni totali salgono a 1270, mentre le falsificazioni scendono a 466, per un totale di 1790. L’aumento delle contraffazioni totali si deve anche alle migliori tecniche di riproduzione adottate dai falsari. Questo con riguardo alla sola polizia di frontiera; a questi dati vanno poi aggiunti i sequestri di documenti falsi effettuati dalle polizie cantonali: 1413 nel 2012 e 1618 nel 2013.

Secondo Europol i documenti falsi sarebbero realizzati in Kosovo, Bulgaria, Macedonia, Russia e Ucraina. Il documento falsificato più frequentemente è il permesso di soggiorno svizzero, seguito da carta di identità e passaporto italiano, bulgaro, belga, greco e portoghese. La migliore qualità dei documenti contraffatti deriva da una collaborazione instaurata tra i trafficanti di migranti e la criminalità organizzata. Documenti rubati o contraffatti si possono anche reperire nel deep web.

Nel luglio del 2012, infatti, a seguito di un’operazione di polizia condotta dalle forze di frontiera kosovare, viene scoperta un’organizzazione di trafficanti e falsificatori di documenti di diversi stati dell’area Schenghen; questi ultimi venivano utilizzati dagli immigrati irregolari per entrare nell’area suddetta; la Svizzera rappresentava la principale destinazione per i migranti che si rivolgevano all’organizzazione di trafficanti.  L’organizzazione di falsari era una vera e propria banda di criminali, essendo dedita anche a rapine e furti di veicoli.


Le principali rotte

La scelta della rotta da seguire per condurre i migranti dal nord Africa o dalla Turchia fino al nord Europa, dipende da diversi fattori: primo fra tutti la stagione, quindi le condizioni climatiche e in ultimo la situazione politica e le norme vigenti in materia di asilo in ciascuno degli stati da attraversare, oltre che dai controlli effettuati alla frontiera.

Il primo passo che il migrante deve compiere è quello di entrare in contatto con l’organizzazione di trafficanti; a tal fine esistono dei luoghi deputati, che possono essere costituti da un locale, o dal quartiere di una città, piuttosto che da un campo profughi o da un centro per richiedenti asilo. E’ qui che il migrante, dietro pagamento di una parte della somma richiesta per il viaggio, ottiene il documento contraffatto, oltre alle informazioni necessarie per raggiungere il suo luogo di destinazione.

Tra le principali rotte seguite dai trafficanti, una delle più battute è quella del mediterraneo orientale, che parte dalla Turchia e attraversa la Grecia, via mare, oppure via terra dalla Turchia verso la Bulgaria, e quindi, attraverso i Balcani, arriva in Europa occidentale. Su questa rotta sono transitati nel 2012, rispetto all’anno precedente, il 35% dei migranti provenienti da Siria, Afghanistan e Bangladesh.

Mediterraneo centrale: la rotta in questione parte dalla Libia, dalla Tunisia o dall’Egitto, per approdare a Malta o a Pantelleria; nel 2012 i migranti che l’hanno seguita sono stati il 33%, e provenivano in gran parte da Tunisia, Somalia ed Eritrea.

Mediterraneo occidentale: dal Marocco o dall’Algeria verso la Spagna. Nel 2012 i migranti che hanno percorso questa via sono stati il 24%, provenienti in gran parte da Algeria, Marocco e Ciad.

Africa occidentale: il viaggio parte dalla costa occidentale dell’Africa (Senegal o Mauritania), per approdare nelle isole Canarie. Nel 2012 i migranti approdati nell’isola sono stati il 49%, con i migranti provenienti principalmente da Marocco, Gambia e Senegal.

Europa orientale: parte da Russia, Bielorussia, Moldavia e Ucraina, ed attraversa gli stati dell’Europa orientale confinanti con l’area Schenghen (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Lituania, Estonia, Lettonia e Finlandia). Nel 2012 sono stati registrati il 52% degli ingressi rispetto il 2011.

La rotta balcanica: parte dai balcani occidentali, Macedonia, Serbia e Croazia, attraversa l’Ungheria o la Slovenia, fino ad arrivare in Europa occidentale. In base ai dati forniti da Frontex, la rotta più seguita sarebbe quella del mediterraneo orientale, con il 35% degli ingressi irregolari rispetto all’anno precedente. Il calo degli ingressi illegali non necessariamente coincide con una riduzione dei flussi di immigrazione: questo è confermato dalla crescita dalle domande di asilo registrata sia nel 2011 che nel 2012.


L’importanza della rotta greco-turca

Nel 2009 l’Italia ha stipulato con la Libia, principale punto di partenza dei traffici illegali di migranti, un accordo attraverso il quale il regime di Gheddafi si impegnava a contrastare le attività degli scafisti in partenza dei porti libici. In modo analogo la Spagna ha stipulato un trattato simile con gli stati africani maggiormente interessati dal traffico di immigrati, in particolare Senegal e Mauritania. Questo intensificarsi dell’attività di contrasto al traffico ha spinto i responsabili di tale attività a seguire nuove rotte, dove il controllo da parte delle autorità era più blando e la repressione meno efficace. La nuova rotta adottata è stata quella balcanica. A partire dal 2009-2010 si assiste, dunque, ad uno spostamento dei traffici dalla Libia alla frontiera greco-turca, dovuto oltre che all’aumento dei controlli Frontex lungo le acque del mediterraneo, anche alla guerra siriana. Fino al 2012 la rotta lungo il confine greco-turco, che costeggia il fiume Evros, è diventata la principale porta di ingresso all’Europa per i migranti irregolari.

Dal 2012 il governo turco, oltre ad intensificare i controlli, ha costruito un muro lungo una decina di chilometri lungo la frontiera turca. Tutto questo ha prodotto un nuovo spostamento del traffico sul confine turco-bulgaro e lungo il mare Egeo. Con l’esplosione della Primavera araba in Tunisia si è assistito ad una ripresa dei flussi di migranti in partenza dal Nord Africa, lungo la rotta del mediterraneo centrale. Dal 2010 al 2011, secondo l’agenzia Frontex, gli ingressi illegali nell’area Schenghen sono cresciuti da 1662 a 59.002, con circa 30 mila tunisini approdati sulle coste italiane. Il 2011 è stato l’anno record per gli ingressi, con la sola Svizzera che ha visto impennare le domande di asilo del 45%. Con la stipula dell’accordo di riammissione tra Italia e Tunisia e con il peggiorare delle condizioni meteorologiche il flusso di migranti attraverso il mediterraneo si è notevolmente ridotto. Nel 2013, con l’arrivo dell’estate, tale flusso è ripreso in maniera intensa dalla Libia, in gran parte proveniente da Eritrea, Siria e Somalia.


La Turchia principale hotspot per l’area Schenghen

Attualmente la Turchia è il principale luogo di partenza dei traffici di migranti diretti nell’area  Schenghen. Nei principali luoghi di partenza turchi si concentrano non solo afghani, siriani,  iracheni e iraniani, ma anche cinesi, bengalesi e nord africani. Questo perché Erdogan ha adottato, negli anni passati, una politica di apertura commerciale sia con gli stati africani che con i Medio Oriente. Dunque molti africani presenti in Turchia sono immigrati regolari. I migranti di altre nazionalità possono ottenere il visto turco semplicemente pagando una tassa equivalente ad una tassa di soggiorno. A seconda della nazionalità la durata del visto può variare dai 30 ai 90 giorni.  Oltre a questo la compagnia di bandiera turca, Turkish Airline, è l’unica ad offrire voli diretti da e per Mogadiscio.

Il Bosforo, ed in particolare il quartiere Kumkapi, è diventato il principale hotspot per le organizzazioni che gestiscono il traffico illegale di migranti lungo la rotta balcanica, diretto verso l’Europa occidentale o quella del nord. I giorni che precedono quello della partenza gli immigrati vengono alloggiati in case private ad Istanbul o in zone periferiche. Il costo del viaggio verso l’area Schenghen è di 5 mila euro. Da Istanbul i migranti vengono trasferiti via camion attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria. L’alternativa è invece la rotta che, attraverso il mare Egeo, porta in Grecia. Da qui l’itinerario prosegue verso la Serbia, attraverso la Macedonia.

Una volta oltrepassato il confine Bulgaro, si è all’interno dell’area Schenghen. In Serbia gli hotspot principali sono Belgrado e la città di frontiera di Subotica. Qui vi sono diverse organizzazioni di trafficanti che, come ad Istanbul, ospitano in abitazioni private i migranti in attesa di attraversare il confine. L’attraversamento della frontiera serbo-bulgara può avvenire a piedi, in gruppi non troppo numerosi, o all’interno di veicoli.

Una volta arrivati in Bulgaria, i migranti giunti a piedi vengono portati in Austria attraverso bus o furgoni. Dall’Austria i migranti raggiungono la loro destinazione finale, attraverso auto, bus o treno.

La modifica della legge ungherese sull’asilo avvenuta nel 2013, ha portato all’adozione da parte dei trafficanti di rotte balcaniche alternative; l’aumento degli attraversamenti lungo il confine serbo-croato ne è la concreta testimonianza. Una volta giunti in Croazia, la nuova rotta prosegue verso la Slovenia, che appartiene all’area Schenghen. Da qui il viaggio continua verso l’Italia o l’Austria, fino alla destinazione finale.

Anche la rotta via mare, per i migranti che hanno attraversato la Grecia provenienti dal Medio Oriente, prevede l’approdo in Italia. I principali hotspot greci sono Patrasso e Igoumenitsa. I principali approdi italiani sono invece Brindisi, Bari, Ancona e Venezia. (cm)

Fonte: Traffico di migranti a scopo di lucro e sue implicazioni per la Svizzera – Rapporto 2014

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