Mario Draghi

 

A qualcuno sicuramente sarà sfuggita una notizia apparsa su alcuni mezzi di informazione nel corso del 2008. Durante la gravissima crisi finanziaria che quell’anno ha colpito i mercati internazionali è apparsa la notizia secondo la quale il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, sarebbe un autorevole membro del Gruppo dei Trenta (G30).

Se si va sulla sezione dedicata ai cenni storici del sito del Gruppo dei Trenta, in inglese Group of Thirty, si legge: “Il G30, costituito nel 1978, è un ente privato, noprofit a carattere internazionale composto da rappresentanti del mondo accademico, sia pubblico che privato, che affronta e comprende questioni economiche e finanziarie internazionali, studia le ripercussioni internazionali delle decisioni assunte nel settore pubblico e privato, ed esamina le scelte possibili per gli operatori del mercato e gli uomini politici”. http://www.group30.org/about.shtml

Alla voce “G30” contenuta in Wikipedia si legge invece: “organizzazione internazionale di finanzieri ed accademici che si occupa di approfondire questioni economiche e finanziarie esaminando le conseguenze delle decisioni prese nei settori pubblico e privato“. https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_dei_Trenta

L’organizzazione noprofit Corporate Europe Observatory definisce il Group of Thirty come un club esclusivo composto dai vertici di grandi corporations finanziarie e da banchieri centrali, che pur non assumendo la classica struttura del gruppo di pressione, di fatto, in ragione dei soggetti ai quali si rivolge, in prevalenza le grandi banche, per la natura delle figure che lo compongono, pubblici funzionari e banchieri privati, che, infine, per il suo programma politico, che non differisce molto da quello di BNP Paribas, di UBS o di Goldman Sachs, presenta molti elementi in comune con le classiche organizzazioni lobbistiche.

I principi guida del G30 sono sempre stati la deregulation o in alternativa l’auto-regolamentazione del settore finanziario. Ed è su queste due linee guida – scrive Corporate Europe Observatory – che il gruppo ha cominciato ad esercitare la sua influenza sugli organi deputati ad adottare le norme internazionali in questo settore, promuovendo gli interessi di Wall Street, oltre che quelli dei fondi di investimento e delle principali banche europee.

http://www.corporateeurope.org/economy-finance/2016/01/draghi-and-ecb-now-even-closer-lobbyists-megabanks

Il G30 si riunisce in sessione plenaria due volte l’anno, con ospiti selezionati, per discutere importanti sviluppi economici, finanziari e politici.

I lavori del gruppo raggiungono un pubblico più vasto attraverso seminari e simposi. Tra questi, il più importante è l’annuale Seminario Internazionale sulle Banche.

L’attuale gruppo dirigente del G30 è composto da Paul Volcker, membro emerito, ex governatore della Federal Reserve, Jacob A.Frankel presidente del Board of Trustees, Jean Claud Trichet ex Presidente della BCE, Geoffrey L.Bell Segretario Esecutivo.

Il G30 offre una sponda ai governi  entrando nel dibattito politico su importanti questioni, attraverso la realizzazione di rapporti speciali, o attraverso l’istituzione di gruppi di studio o comitati, che possono anche includere oltre ai membri del G30, anche esterni, attraverso un dettagliato programma di lavoro“.

I più recenti rapporti realizzati dal G30 sono intitolati: Un nuovo paradigma: Boards e Supervisori delle Istituzioni Finanziarie; Crescita economica e Finanziaria di Lungo Periodo; Verso una Governance Effettiva.  http://www.group30.org/about.shtml


Draghi e il conflitto di interessi

Nell’agosto del 2012 Corporate Observatory Europe presenta all’Ombudsman dell’Unione, il greco Nikiforos Diamandouros, una protesta formale contro la partecipazione da parte del Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, al G30. Secondo la ONG la partecipazione del vertice della principale istituzione responsabile della politica monetaria dell’Unione al gruppo di pressione, metterebbe a serio rischio l’ indipendenza e autonomia del’istituzione.http://corporateeurope.org/financial-lobby/2012/08/time-draghi-step-down-g30

Fanno infatti parte del G30 importanti banchieri privati quali Axel Weber di UBS, Gerd Hausler di Bayerische Landesbank, Jacob Frenkel di JP Morgan, Tidjane Thiam di Credit Suisse, E.Gerald Corrigan di Goldman Sachs e Guillermo de la Dehasa del Grupo Santander.

La questione viene ripresa anche dal settimanale tedesco der Spiegel, secondo il quale l’adesione di Draghi al gruppo di interesse sarebbe anche stata sottoposta alla compilazione da parte di quest’ultimo di un questionario vincolante, che definiva i parametri della sua partecipazione.http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/mario-draghi-eu-ombudsmann-ermittelt-gegen-ezb-chef-a-847235.html

La risposta ufficiale dell’Ombudsman è negativa, non essendo il mediatore europeo riuscito a trovare un motivo valido per poter ritenere che l’appartenenza al G30 da parte del Presidente della BCE fosse “incompatibile con l’indipendenza, la reputazione e l’integrità della BCE“.


Lo scandalo Coeurè

La questione relativa ai rapporti tra il board della BCE ed il G30 è riemersa con forza nel maggio del 2015, a seguito di una scandalo che ha riguardato il rappresentante francese del Consiglio Direttivo della BCE, Benoit Coeurè. In quella data accade che l’hedge fund Brevan Howard Asset Management organizza un meeting nel quale i principali invitati sono accademici, banchieri e gestori di hedge fund. Tra gli oratori vi sono anche il capo economista di Citigroup, Willem Buiter, e Scott Bessent del Soros Fund Management. Nel corso del suo intervento Coeurè accenna al fatto che la BCE è in procinto di acquistare nuove obbligazioni. Si tratta di informazioni riservate che un membro dell’organo dirigente della BCE non dovrebbe rivelare in pubblico, e men che meno ad una platea composta, in prevalenza, da operatori dei mercati finanziari, capaci di sfruttare tali notizie a loro vantaggio. Senza saperlo, o forse consapevolmente, Coeurè offre su un piatto d’argento informazioni che valgono oro ai trader che scambiano obbligazioni statali sui mercati internazionali. I quali la sera stessa mettono a frutto il loro vantaggio informativo, a danno dei loro competitori. Il tasso di cambio dell’euro ne risulta influenzato. La stessa BCE è obbligata a riconoscere come l’incidente del meeting fosse dovuto ad un errore procedurale. A seguito della vicenda, nell’agosto del 2015 Coeurè, in un’intervista rilasciata ad un giornale tedesco, rivela la sua intenzione di non volere più rilasciare interviste http://www.wsj.com/articles/ecbs-coeure-addresses-may-speech-controversy-in-interview-1439572235.

Nel novembre del 2015 Il Financial Times rivela che alcune decisioni importanti del board della BCE erano state prese dopo avere ricevuto negli stessi uffici della banca, a Francoforte, banchieri e gestori di fondi, e questo nonostante all’inizio dell’anno la Banca avesse adottato a questo proposito un nuovo regolamento etico per i suoi dirigenti.  http://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/transparency/html/eb-communications-guidelines.en.html


Incontri riservati

Il periodo preso in esame dallo scoop del FT va dall’agosto del 2014 all’agosto del 2015, a seguito dell’analisi dell’agenda degli incontri dei sei componenti del Consiglio Direttivo della BCE; il quotidiano rivela come, in occasione di ogni decisione importante assunta dalla Banca, venissero incontrati, sistematicamente, rappresentanti dell’industria dei servizi finanziari, ed in un caso come l’incontro fosse avvenuto un’ora prima della riunione ufficiale della BCE. I membri in questione sono Benoit Coeurè e Yves Mersh che, prima della due giorni di meeting del 3 e 4 settembre 2014, incontrano rappresentanti della UBS. La mattina del 4 Coeurè incontra, poche ore prima del meeting, rappresentanti di BNP Paribas. Tali incontri avvengono sempre prima che la BCE comunichi ufficialmente, in maniera inaspettata, di tagliare i tassi di interesse. In quel frangente la BCE decide, inoltre, di acquistare assets privati per salvare l’economia dell’Eurozona dal pericolo della deflazione. Nel marzo del 2015, sempre Coeurè incontra rappresentanti del fondo BlackRock, prima che il board della Banca Centrale annunci di voler attuare il suo programma di quantitative easing. Il vice presidente di BCE Vitor Constancio ed il capo economista della banca, Peter Praet incontrano quindi rappresentanti dell’hedge fund Algebris all’inizio dell’estate in cui si verificò la crisi greca.

In seguito i due membri del board della BCE incontrano Algebris il 23 di giugno, mentre Praet incontra, il giorno precedente, BNP Paribas, e Fortis il giorno 21, ed il giorno 25 sempre Praet incontra i rappresentanti del fondo Pimco.

http://www.ft.com/cms/s/0/7a9d5d9a-8155-11e5-a01c-8650859a4767.html#axzz3xne5p6ch

Altro elemento fondamentale è che il 4 novembre del 2014 la BCE rilascia un comunicato ufficiale nel quale annuncia una novità molto importante circa l’attività da essa svolta.

Si tratta del nuovo ruolo assunto dalla BCE nei confronti delle grandi banche: queste ultime, a partire dal tale data, ricadono sotto la nuova funzione di supervisione che la Banca Centrale ha assunto ufficialmente  . https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2014/html/pr141104.en.html.

Dunque, a partire dal novembre 2014, gli incontri che avvengono, promossi dal G30, tra membri del Consiglio direttivo della BCE e rappresentanti delle principali banche europee non possono più essere considerati come mera attività informativa. Il conflitto di interessi appare, dunque, ancora più palese.


Il nuovo regolamento etico della BCE

A seguito della pubblicazione dell’articolo del FT, il board della BCE decide di rafforzare le norme del regolamento etico dell’istituto. A partire dal dicembre 2015 tutti i membri degli organi decisionali della banca devono osservare le seguenti regole:

– accettare di prendere parte a dibattiti pubblici solo “se le osservazioni vengono pubblicate sul sito internet della BCE, in particolare la versione completa dell’intervento”.

non offrire informazioni o opinioni personali che non siano già state rese pubbliche a chiunque sia in grado di ottenere un vantaggio economico da esse;

– sforzarsi di chiarire come “l’accettazione di un invito non debba essere percepita come un obbligo a fornire all’organizzatore un vantaggio rispetto ad un concorrente, o consentire lui di beneficiare finanziariamente di contatti apparentemente esclusivi” con i membri del Comitato Esecutivo della Banca“.

– In linea di principio, e “dove possibile“, avere la presenza di un membro del personale della BCE ad ogni riunione bilaterale con banchieri ed altri rappresentanti del settore finanziario;

– lasciar passare un “periodo di silenzio” prima di commentare le decisioni di politica monetaria assunte o che intende assumere la BCE, e, in generale, non commentare le decisioni della BCE prima di sette giorni dalla riunione politica; durante questo periodo è interdetta qualsiasi interlocuzione con i “media, gli attori del mercato e gli altri portatori di interessi esterni”. http://www.corporateeurope.org/economy-finance/2016/01/draghi-and-ecb-now-even-closer-lobbyists-megabanks

Nell’ottobre del 2015 Corporate Observatory Europe chiede alla BCE di poter accedere ai documenti relativi alla partecipazione dei suoi membri al Gruppo dei Trenta.

Nella richiesta vengono inoltre elencati una lista di norme etiche, recentemente introdotte dalla BCE, in base alle quali la partecipazione dei membri della Banca Centrale al G30 sia divenuta incompatibile.

La BCE risponde che non tutti i soggetti che partecipano all’attività decisionale della BCE appartengono alla BCE. Per quanto riguarda la partecipazione al G30, in base alle loro informazioni, nessun membro della BCE partecipa alle attività del G30. Infine, in base alla decisione ECB/2004/3, nessun documento interno della banca può essere riprodotto e utilizzato per scopi commerciali senza la specifica autorizzazione della banca. Ed inoltre la banca può negare senza ragione tale autorizzazione. http://corporateeurope.org/sites/default/files/pa-2015-24_-_ls-pvdh-15-_28_-_2015-12-01_-_letter_haar.pdf


I rapporti della BCE con le banche

Il giornalista tedesco Norbert Haring del quotidiano Handelsblatt pur sottolineando in diversi suoi articoli come il coinvolgimento della BCE nel G30 non si sia intensificato a seguito degli eventi citati, rileva come lo stesso G30, nella sua pubblicazione del 2013 dal titolo “Un nuovo paradigma: Boards e Supervisori degli Istituti Finanziari“, esprima una raccomandazione che suona come una parziale ammissione:

Valutazione delle strategie, del modello di business e del rischio di vulnerabilità: i Boards si concentrano sempre più su come aiutare a tracciare la strategia, ed a comprendere come le decisioni strategiche e la propensione al rischio influenzino la sostenibilità dell’impresa, una posizione prudenziale e la capacità di recupero da una crisi…Si tratta, inoltre, di aree nelle quali le autorità di vigilanza possono portare prospettive uniche derivanti dalla loro esperienza, dall’analisi di situazioni simili oltre che dalle tendenze emergenti all’interno dei mercati finanziari“.

In altre parole, le autorità di vigilanza sono incoraggiate a fornire tutte le informazioni di cui dispongono alle banche soggette alla loro vigilanza. Se applicato alla BCE tale principio spalancherebbe la porta ad incidenti simili a quello del meeting di Caeurè. Soprattutto se si considera che le banche sotto la supervisione della BCE competono in Europa con una pletora di banche più piccole. E queste ultime sarebbero chiaramente più svantaggiate, qualora le grandi banche potessero contare sulla consulenza privata e riservata del supervisore capo. E tale comportamento non sarebbe ostacolato dal nuovo regolamento etico della BCE, posto che i dialoghi di vigilanza non sono stati da esso regolati. Inoltre, non sono probabilmente da escludere colloqui riservati di questa natura sotto l’ombrello del G30, posto che le regole limitano solo i discorsi tenuti in pubblico e gli incontri bilaterali. Il G30, dunque, non sembra rientrare tra le ipotesi disciplinate da nuovo regolamento interno della BCE. http://www.corporateeurope.org/economy-finance/2016/01/draghi-and-ecb-now-even-closer-lobbyists-megabanks

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