Dalle carte presentate dalla Procura di Roma all’udienza dello scorso 12 gennaio risulterebbe che l’ex NAR ed ex Banda della Magliana, Massimo Carminati e la sua compagna sarebbero soci dipendenti di due delle cooperative coinvolte nell’inchiesta denominata Mafia Capitale.

 I pm Cascini, Ielo e Tescaroli hanno presentato in aula il contratto con il quale la 29 giugno, la cooperativa fornitrice tra gli altri del Comune di Roma e della partecipata AMA spa, è vincolata attraverso un rapporto di natura lavorativa al “Cecato”, rapporto rientrante nella categoria delle fasce svantaggiate.

Per l’avvocato dell’ex NAR Giosuè Naso, l’atto presentato dalla Procura non fa altro che mettere in chiaro la relazione di tipo lavorativo tra Carminati ed il presidente della cooperativa, Salvatore Buzzi. Dunque nulla di male. Secondo le carte l’ingresso di Carminati nella cooperativa in qualità di socio lavoratore a tempo determinato risalirebbe a pochi mesi prima del suo arresto.  Dunque la normalizzazione del legame professionale tra quelli che, secondo l’accusa, sarebbero i due cervelli del sodalizio criminale di stampo mafioso, potrebbe essere conseguente ad una fuga di notizie. Il che tradotto vorrebbe dire che quando sono stati arrestati i due sapevano già dell’esistenza dell’inchiesta e oltre a mantenere un dato contegno nel corso delle loro conversazioni telefoniche, cercavano di mascherare il sodalizio di cui sopra attraverso un rapporto di lavoro.

Nel verbale di un’intercettazione ambientale captata nella sede della 29 giugno di via Pomona, Buzzi, Caldarelli e Di Ninno disquisiscono sui compensi che spetterebbero al socio dipendente Carminati:

Buzzi: “Aoh, ma sai noi a Massimo quanto gli dovemo da? Tu non c’hai idea!”.

Caldarelli: “Si ma diamoglieli!”.

Buzzi: “Nun c’hai idea. Un milione! Un milione è suo!…E non è finita! Quando ci pagheranno i minori non accompagnati, dato che i pasti li ha pagati tutti lui, lui piglierà la quota parte che so 500.000 euro!”.

Di Ninno: “A me mi permette di non dovere andà in banca questo. Perchè c’abbiamo ‘sta posizione finanziaria così ottima”.

Buzzi: “Devi dà a “CoSma”. Ma come fai a darglieli? Ma è meglio che non glieli diamo e ce li pigliamo noi, no?”.

Di Ninno: “E’ tutto ufficiale”.

Da questa ultima parte della conversazione emergerebbe la natura rapporto tra la 29 giugno e la CoSma. Dalle contabilità di quest’ultima risulterebbe infatti come essa fatturi e incassi lavori svolti da personale della 29 giugno.

Dunque la CoSma sembrerebbe avere il ruolo di cartiera. Secondo l’accusa, infatti, sarebbe proprio l’attività di fatturazione della CosMa che il sodalizio avrebbe creato i fondi neri che, tramite Fabrizio Testa e Vittorio Spadavecchia, sarebbero stati in parte reinvestiti da in attività commerciali a Londra.

La compagna di Carminati Alessia Marini risulta essere anche lei dipendente della CoSma, della quale l’avvocato Antonio Esposito risulta essere presidente e legale rappresentante. Molto più modesto il compenso della Marini, che, inquadrata come contabile amministrativa, avrebbe percepito 2.600 euro mensili. La Marini, in passato titolare del negozio di abbigliamento Blue Marlin a Vigna Clara, è indagata per intestazione fittizia di beni in relazione alla villa di Sacrofano, villa ceduta da Cristina De Cataldo e pagata in parte in nero da Carminati. (cm)

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