Maurizio Abbatino

 

  

Dopo anni di silenzio torna a far parlare di se Maurizio Abbatino, l’ultimo tra i fondatori e leader ancora in vita della Banda della Magliana. Ricordiamo che dopo Claudio Sicilia, il primo esponente della Banda a cantarsela, nella generale incredulità degli inquirenti (Sicilia morirà ucciso per vendetta nel 1991, un anno prima dell’arresto di Abbatino), fu proprio il “crispino“, questo il soprannome che gli venne affibbiato dai componenti delle varie batterie di rapinatori che si incontravano, verso la metà degli anni ’70, nella zona dell’Alberone, svelando tutti i retroscena della più importante organizzazione criminale sul panorama romano e nazionale.

Abbatino viene arrestato, o per meglio dire si fa arrestare, in Venezuela nel marzo del 1993, a seguito dell’intercettazione di una sua telefonata alla moglie. Da Roma i suoi ex colleghi di batteria organizzano una colletta per consentirgli di pagare l’avvocato venezuelano e la cauzione, evitando così l’estradizione. Ma Abbatino, che forse teme per la sua incolumità, preferisce tornare nella sua città natale per collaborare con gli inquirenti ed entrare così in un programma di protezione. Il Venezuela è il paese nel quale risiedono ancora oggi molti parenti di mafiosi di un certo spessore, dalle famiglie Cuntrera-Caruana da Siculiana, ai parenti corleonesi di Totò Riina, ai quali “u curtu” ha intestato diverse proprietà per timore degli effetti della legge Rognoni- La Torre, ai Greco di Ciaculli. Come lascia trasparire nell’ intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, la vacanza venezuelana del “freddo” era probabilmente garantita dalla copertura dei Servizi, lui parla del SISMI del generale Giuseppe Santovito, iscritto assieme ad altri personaggi apicali di quel corpo alla P2, per conto del quale la Magliana aveva svolto diversi incarichi delicati, spesso in collaborazione con i NAR di Valerio Giusva Fioravanti e Francesca Mambro: si va dall’individuazione del covo delle BR di via Gradoli, al depistaggio attraverso il falso comunicato delle BR del Lago della Duchessa; dal rilascio dell’assessore regionale campano della DC Ciro Cirillo, all’omicidio del Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella; dall’uccisione del giornalista Mino Pecorelli, a quella del presidente esautorato del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, al ferimento del vicepresidente dello stesso istituto, Roberto Rosone; per arrivare al depistaggio dell’attentato alla Stazione di Bologna e all’omicidio dei due militanti di sinistra Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci.


L’operazione Colosseo

A parere di molti è proprio dalla collaborazione con il SISMI che trovano spiegazione alcuni degli omicidi di componenti della Banda, i vari Claudio Sicilia e Nicolino Selis, fino a quelli più importanti di Franco Giuseppucci, Edoardo Toscano e Enrico (Renatino) de Pedis. La vulgata ha dipinto questa mattanza come il frutto di una faida interna. Ma Antonio Mancini, che la faida l’ha vissuta direttamente, parla del “disgusto” verso le strumentalizzazioni subite dalla Banda fra le motivazioni che lo spinsero a pentirsi.

Con le rivelazioni di Abbatino viene data esecuzione ai 55 ordini di arresto che, grazie all’inchiesta “Colosseo” condotta dal gi Otello Lupacchini, dalla Squadra Mobile romana di Rodolfo Ronconi, e dalla Criminalpol di Nicola Cavalieri, consentiranno di decapitare il vertice dell’organizzazione criminale.

Finisce in carcere, tra gli altri, Massimo Carminati, allora 34enne, già indagato per le armi (il mitra MAB modificato detenuto dallo stesso Carminati e proveniente dal deposito del Ministero della Sanità) e l’esplosivo rinvenuto il 13 gennaio del 1981 assieme ad alcuni documenti, sul treno Milano-Taranto, nel tentativo di depistare le indagini sulla bomba alla stazione di Bologna, attraverso la fantomatica pista del terrorismo internazionale. Le indagini della Procura di Bologna avevano già condotto in carcere Aldo Semerari, criminologo e psichiatra, arrestato il 28 agosto 1980 come mandante della strage. Semerari costituiva, assieme a Fabio De Felice e Paolo Signorelli, il vertice dell’organizzazione eversiva denominata Costruiamo l’Azione, nata dalle ceneri di Ordine Nuovo.

A seguito del suo arresto lo psichiatra aveva minacciato di rivelare tutti i particolari degli attentati di quel periodo se non fosse stato prontamente liberato. Semerari, racconteranno i pentiti Fulvio Lucoli e Paolo Aleandri, offrì ai componenti della Banda un accordo in base al quale, in caso di arresto di uno di loro, avrebbe predisposto perizie psichiatriche fasulle che avrebbero permesso loro di essere ricoverati in clinica, in cambio della collaborazione nella realizzazione di una serie di attentati e nel rapimento di alcuni personaggi. Secondo alcune fonti, il depistaggio delle armi sul treno Milano-Taranto costituiva anche un messaggio indirizzato proprio allo psichiatra, tra i pochi in grado di comprenderlo, essendo egli a conoscenza della provenienza di quelle armi, ed in particolare del mitra MAB. Così facendo i suoi sodali, nel timore di una sua confessione, intendevano fargli sapere che si stavano impegnando per allontanare da lui tutte le accuse e farlo uscire dal carcere quanto prima.


Decapitato il vertice della Banda

Con il “cecato” vengono arrestati anche Ernesto Diotallevi ed Enrico Nicoletti.

Il primo era già stato accusato di avere offerto ospitalità al boss di Porta Nuova Giuseppe Calò; condannato nel 1993 con sentenza definitiva all’ergastolo per la strage del treno 904, Pippo Calò oltre a rifornire la Banda di eroina, grazie ai buoni uffici del principe di Villagrazia Stefano Bontade, si occupava prevalentemente del riciclaggio, attraverso lo IOR, dei proventi illeciti delle famiglie mafiose. Ma ad essere riciclati erano anche i soldi della Magliana, grazie ai favori resi a Cosa nostra: come il ferimento di Roberto Rosone, o l’omicidio commesso sempre da Danilo Abbruciati di Domenico Balducci. Una mano lava l’altra. Dalle dichiarazioni rese da Fabiola Moretti si è in seguito saputo come l’Abbruciati, compagno della Moretti, potesse contare su di un canale diretto per il rifornimento dell’eroina costituito proprio da Stefano Bontade.

Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda, era invece già stato coinvolto nello scandalo della lottizzazione per la costruzione della seconda Università di Roma Tor Vergata; nel 1984 Nicoletti viene arrestato in compagnia del boss camorrista della Nuova Famiglia uscita vittoriosa dalla guerra con i cutoliani, Ciro Maresca.

La Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo costituiva il modello di riferimento del primo embrione della Banda, quello nato nella prima metà degli anni ’70,  dal quale avevano tratto ispirazione sia Nicolino Selis, che diverrà il referente a Roma di Cutolo, che Antonio Mancini, in un periodo in cui erano entrambe reclusi a Regina Coeli. Ma Cutolo sarà anche il legame che condurrà ad Aldo Semerari, lo psichiatra nonché perito forense di molti tribunali iscritto alla P2 e collaboratore del SISMI. Ed il criminologo era anche vicino ai NAR di Fioravanti e al Movimento Rivoluzionario Popolare, gruppo armato di estrema destra guidato dai due leader Paolo Aleandri e Marcello Iannilli, nato dalla scissione avvenuta nel 1979 di Costruiamo l’Azione. L’organizzazione terroristica in questione si renderà responsabile di una serie di attentati commessi nella primavera del ’79 e rivendicati con la sigla MRP ed il logo del mitra e della vanga incrociati; tali attentati, circa ottanta in tutto, erano ideologicamente e politicamente riconducibili all’area di Costruiamo l’Azione, sia per il diretto coinvolgimento nell’esperimento di aggregazione operato dall’organo di informazione del gruppo, sia per la perfetta coincidenza tra la linea da esso sostenuta e la scelta degli obiettivi.

Il cadavere di Semerari verrà ritrovato, nel marzo del 1982, nel bagagliaio di una Fiat 126 parcheggiata di fronte all’abitazione del killer cutoliano con tessera del SISMI, Vincenzo Casillo. Quest’ultimo verrà accusato, tra gli altri, dell’omicidio di Roberto Calvi. La testa mozzata del criminologo verrà rinvenuta in una busta poggiata sul sedile del passeggero. Teatro del ritrovamento il comune di Ottaviano, paese di nascita di Cutolo.

Della morte di Semerari si accuserà ufficialmente il boss della Nuova Famiglia Umberto Ammaturo, poichè il criminologo aveva tradito, offrendo i suoi servigi anche alla fazione avversa. Il giorno stesso del ritrovamento del cadavere del criminologo verrà rinvenuto anche il corpo della sua segretaria, Maria Fiorella Carraro, apparentemente suicidatasi con un colpo di revolver magnum 357. La sua abitazione subirà una strana irruzione da parte di sconosciuti, con i sigilli apposti dall’Autorità Giudiziaria divelti. Oltre a Carminati, Diotallevi e Nicoletti, finiscono in cella anche alcuni membri di Terza Posizione vicini a Carminati, tra i quali Claudio Bracci, Santo Duci e Fausto Busato, ai quali si aggiungono i membri della Banda addetti al riciclaggio dei proventi della droga, Eugenio Serafini e Giuseppe De Tommasi, intestatari tra gli altri del Jackie O’, ed il re delle bische e delle scommesse clandestine sui cavalli, Gianfranco Urbani. Quest’ultimo era in rapporti molto stretti con esponenti di primo piano della ‘ndrangheta calabrese; nell’ottobre del 1975 l’Urbani era stato identificato dal dott. Cioppa della Squadra Mobile romana mentre cenava presso il ristorante “Il Fungo” all’EUR insieme a Giuseppe Piromalli, Paolo Di Stefano, Pasquale Condello, Manlio Vitale, Giuseppe Nardi ed i fratelli Ferrara di Catania. (cm)

Fonti: Dossier Banda della Magliana, sentenza ordinanza del gi Otello Lupacchini, 13 agosto 1994

https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Semerari

Documenti declassificati del SISMI ex direttiva Renzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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