Standard-and-Poors

 

Il giorno dieci di questo mese si è svolta una nuova udienza del processo contro le agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch, e cinque loro managers. La Procura di Trani ha aperto l’inchiesta a seguito dell’esposto-denuncia presentato dalle associazioni di difesa dei consumatori Adusbef, rappresentata da Elio Lannutti, e Federconsumatori, nella persona di Rosario Trefiletti. Secondo quanto riferito dall’ANSA, che ha potuto visionare gli atti di chiusura dell’indagine, il presidente di Standard e Poor’s, Dave Sherma, insieme ad altri quattro dirigenti dell’agenzia, Eileen Zhang, F. Crawford Gill, Moritz Kraemer, J.Frederick Penrose, si sarebbero resi responsabili di manipolazione del mercato continuata ed aggravata.

Nella fattispecie ciò sarebbe avvenuto attraverso la diffusione, tra il maggio 2011 ed il gennaio 2012, da parte di Standard & Poor’s, di una serie di rapporti finanziari sulla base dei quali venne elaborato il rating dell’Italia (un doppio declassamento da AA- a BB+) da parte di  analisti inesperti e incompetenti“. Sulla base di tale relazioni vennero poi effettuate delle comunicazioni ai mercati in modo “selettivo e mirato“, in relazione “ai momenti di maggiore criticità della situazione politica economica italiana“. In base alla ricostruzione fatta dal pm  Michele Ruggiero, lo scopo di tale condotta sarebbe stato quello di “destabilizzare l’immagine, il prestigio e l’affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari“. Su queste basi e attraverso la documentazione fornita dal pm, la Consob dovrà valutare se sospendere o meno l’attività di S&P Italia. Nell’udienza del 19 novembre il capo dell’Ufficio per la gestione del debito, Maria Cannata, aveva parlato di “un eccesso di criticismo tale da rasentare il pregiudizio” da parte delle agenzie di rating, nei confronti dell’Italia.


La testimonianza del ministro dell’Economia Pier Carlo Padan

Nel corso dell’udienza è stato ascoltato, in qualità di teste, l’attuale ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, all’epoca dei fatti vicesegretario generale e capo economista dell’OCSE.

Padoan ha spiegato la funzione svolta dall’OCSE, attraverso un’attività di analisi, monitoraggio e consulenza, su tutti i temi della politica economica e sociale, svolgendo un lavoro di supporto al G20. Dunque l’OCSE, al pari della Commissione europea e del Fondo Monetario Internazionale, elabora analisi e previsioni macroeconomiche su paesi membri e non. Le fonti su cui vengono elaborate tali analisi sono le statistiche, in parte elaborate dall’OCSE, in parte provenienti dagli enti statistici nazionali ed in parte dalle autorità finanziarie.

Le previsioni economiche dell’OCSE erano curate, nel periodo in questione, dal Dipartimento economico, diretto da Padoan.

Tra le varie analisi utilizzate dall’OCSE ci sono anche quelle elaborate dal Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria. Tale organo, istituito nel 2009 presso il ministero dell’Economia e delle Finanze, è presieduto dal ministro dell’Economia, e vi partecipano il direttore generale del Tesoro, il DG di Bankitalia, il presidente dell’ISVAP e quello della Consob. Il Comitato elabora ogni sei/dodici mesi un monitoraggio che trasmette alle varie istituzioni internazionali, tra le quali anche l’OCSE. Il pm Ruggero chiede a Padoan se era a conoscenza del fatto che l’OCSE acquisisse informazioni direttamente dai vari governi. Padoan risponde che in qualità di economista capo del Dipartimento economico, lui era a conoscenza solo di alcune informazioni, e non di tutte quelle sulle quali si basano le varie analisi e previsioni elaborate dall’OCSE.

Il pm fa riferimento ad alcuni comunicati specifici (n.168 del 25/11/2009, n.150 del 22/10/2010, n.193 del 1/12/2010) emessi dal Comitato. Padoan spiega che le previsioni elaborate dall’OCSE sono soggette a pubblicazione, alcune con cadenza semestrale, altre annuale, e poi vi sono altri rapporti diramati senza alcuna cadenza. In merito alle elaborazioni del Comitato per la stabilità, Padoan ha spiegato come le fonti informative vengano utilizzate dalle varie direzioni dell’OCSE, e non sempre condivise, anche se alla fine poi vengano incorporate nelle previsioni elaborate dall’ istituzione. Ruggero chiede al ministro se a lui risulta che vi siano informazioni dell’OCSE che vengano utilizzate dai Governi di vari Paesi, e Padoan ha risposto che, per quel che riguarda il Governo italiano, tali informazioni vengono valutate e tenute in debito conto, così come quelle di altre organizzazioni internazionali, ad esempio il FMI e la Commissione europea, al fine di tracciare un quadro della situazione economica del Paese.


Quel giudizio di Padoan sul rating BB+ di S&P

Il pm chiede al ministro se a lui risulta che le previsioni macroeconomiche dell’OCSE vengano influenzate dalle valutazioni delle agenzie di rating, o se ne siano indipendenti. Padoan  risponde che le previsioni macroeconomiche dell’ OCSE, come quelle del FMI e della Commissione si basano su analisi econometriche, che di solito impiegano dati di contabilità nazionale, e qualche volta anche indicatori finanziari. Non risulta a Padoan, per lo meno nel periodo nel quale ha ricoperto il ruolo di capo economista, che i rating delle agenzie vengano utilizzate dall’OCSE.

Il pm mostra al ministro un articolo del Sole 24 Ore del 16/9/2015 nel quale il giornalista autore dell’articolo scrive che a seguito dell’abbassamento del rating sul Giapppne da parte di S&P, l’OCSE riduce le stime sulla crescita dell’economia nipponica. Ruggero chiede a Padoan se abbia mai assistito ad una procedura di questo tipo quando era a capo del Dipartimento economico. Padoan, limitandosi a commentare l’articolo del Sole, afferma come, a suo modi di vedere, non vi sia una correlazione di casualità tra i due eventi, l’abbassamento del rating di S&P e la riduzione delle stime sulla crescita da parte dell’OCSE, ma solo una coincidenza temporale. Padoan ribadisce di non essere in grado di valutare se vi sia o meno una correlazione tra i due eventi.

Il pm poi mostra a Padoan il comunicato stampa n.72 del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, del 21/05/2011, nel quale si fa riferimento alle valutazioni espresse e confermate dalle principali organizzazioni internazionali, Commissione europea, Fondo Monetario e OCSE, le quali risultavano molto diverse da quelle espresse il 20/5/2011 da S&P. Padoan dichiara di non ricordarsi di quel comunicato.

Il pm produce quindi un’intervista rilasciata da Padoan quando era capo economista dell’OCSE, al giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini, il 15/01/2012. Nell’articolo il ministro si domanda per quale motivo le agenzie di rating, nella fattispecie S&P, avessero tolto nella valutazione data all’Italia ben due gradi, nonostante i progressi da essa raggiunti in campo economico. Tale valutazione, sottolinea nell’articolo Padoan, esaspera la crisi proprio nel momento in cui il Governo italiano sta lavorando per superarla. Il pm domanda al ministro se fu sorpreso dal doppio declassamento. Padoan dichiara di ricordare il contenuto dell’intervista, e se da una parte non si stupì della doppia degradazione dell’Italia da parte dell’agenzia di rating, che del resto aveva colpito anche altri paesi della zona euro, dall’altra lo fu in quanto tale svalutazione avveniva proprio nel momento in cui il governo guidato da Mario Monti stava mettendo in atto delle misure molto importanti, in seguito rivelatesi efficaci nell’affrontare una situazione di estrema delicatezza dell’economia italiana, capaci di invertire una tendenza di fragilità crescente dell’economia.

Il doppio declassamento dunque forniva implicitamente anche una valutazione negativa delle misure adottate in quel momento da Monti.

La motivazione ufficiale che S&P dava alla doppia svalutazione dell’Italia era che il nostro paese soffriva per la debolezza del Governo dell’ area euro. Nell’intervista Padoan dichiara di trovare tale giustificazione contraddittoria. Il pm domanda al ministro se tale giudizio sia per lui ancora oggi condivisibile. Padoan ricorda come quel periodo fosse caratterizzato da un’estrema debolezza dell’area euro, la quale si rifletteva in modo particolarmente negativo sull’Italia. E di come tale circostanza fosse alla base del giudizio contraddittorio espresso da  S&P. Il pm chiede se tale doppio declassamento fosse tecnicamente giustificabile. Padoan risponde di non essere in grado di dare una risposta; il pm ricorda al ministro che Fubini nell’articolo gli domandò quale fosse la motivazione di S&P, se di fatto non vi era una giustificazione di tipo tecnico al doppio declassamento; la risposta di Padoan nell’articolo fu: “sembra un’intenzione di andare in una direzione opposta rispetto agli sforzi di soluzione della crisi”. Padoan risponde che un paese va nella direzione degli aggiustamenti adottati in campo economico, mentre le valutazioni di S&P andavano nella direzione opposta, Questo era il senso di quella risposta, spiega il ministro dell’Economia.


L’efficacia delle valutazioni delle agenzie di rating

Dunque S&P aveva scarsa fiducia nelle capacità dell’intera area euro di superare le difficoltà economiche nelle quali si trovava. Per effetto di quel declassamento l’Italia venne messa sullo stesso livello dell’Irlanda, il che voleva dire che l’economia del nostro Paese veniva paragonata a quella della piccola per quanto combattiva isola. Anche se il giudizio si riferiva esclusivamente all’affidabilità dell’attività di credito. Il pm chiede a Padoan se, posto che le agenzie di rating utilizzano per stilare i loro rapporti, le analisi che vengono loro fornite dalle organizzazioni internazionali quali l’OCSE, il FMI e la Commissione europea, il sistema bancario italiano sia assimilabile a quello irlandese. Padoan risponde come il sistema bancario irlandese sia più aperto al mercato rispetto a quello italiano, e ciò è stato evidente in occasione degli squilibri economici globali del 2007, avendo il secondo risentito maggiormente di tali squilibri. In generale, a differenza delle agenzie di rating, le organizzazioni internazionali non sono in rado di fornire valutazioni specifiche nella forma di un voto, in inglese un rating. Tuttavia – sottolinea il pm –  nel comunicato ufficiale del ministro dell’Economia Tremonti si sottolineava come le valutazioni delle agenzie di rating e quelle dell’OCSE, FMI e Commissione, si discostassero notevolmente.

Il pm chiede infine al ministro di spiegare il concetto di prociclicità delle informazioni e dei mercati finanziari; Padoan spiega come le dichiarazioni delle agenzie di rating amplifichino sui mercati finanziari l’efficacia delle dichiarazioni delle organizzazioni internazionali, nel senso che se l’andamento di una determinata variabile fosse, naturalmente, quello di tornare indietro, l’effetto della dichiarazione dell’agenzia spinge ulteriormente tale variabile nella stessa direzione iniziale, amplificando le oscillazioni cicliche.

Questo è in sintesi l’efficacia delle dichiarazioni di rating divulgate dalle agenzie quali S&P.

Nel caso specifico, quindi, la valutazione negativa fornita da S&P innescava un processo di autoavveramento della valutazione, benché non rispondesse alla realtà, tale da generare effetti negativi sui mercati finanziari. Il pm chiede a Padoan se conferma oggi il contenuto di quell’intervista e se abbia mai condiviso quelle sue valutazioni con il segretario generale dell’OCSE o in occasione dii consessi pubblici. Il ministri risponde di condividere ancora oggi quell’intervista e di averla concessa, così come la valutazione in essa contenuta, in quanto le sue prerogative di vice segretario glielo consentivano. Comunque lo stesso giudizio venne espresso, in seguito, anche dal segretario generale dell’OCSE, e anche in occasione di incontri ufficiali, come le riunioni del consiglio dei rappresentanti permanenti dell’OCSE. Anche in quel frangente il segretario generale confermò le dichiarazioni contenute nell’intervista.

Il pm domanda al ministro se, a suo parere, le dichiarazioni di declassamento generalizzato della zona euro rilasciate da S&P possano avere danneggiato l’Italia. Padoan risponde di non essere in grado di valutare se nelle dichiarazioni rilasciate da S&P vi fosse un’ intenzione consapevole di danneggiare i paesi della zona euro coinvolti, tra cui l’Italia, tuttavia il ministro rileva come una dichiarazione di declassamento di quel genere produca, di norma, effetti di indebolimento delle economie interessate. In particolare il declassamento del rating indeboliva la capacità di intervento del Fondo salva stati (IFSF), ovvero la sua capacità di reperire risorse finanziarie e quindi del sistema di reagire, nel fronteggiare eventuali crisi economiche da parte di stati membri.


La situazione economica dell’area euro

La difesa, condotta dall’avvocato Guido Carlo Alleva, ha mostrato un articolo del Sole 24 Ore del 25/5/2012; si tratta di un’intervista rilasciata da Padoan, nella quale si afferma come l’Italia, benché avesse validi fondamentali sul debito, restasse ancorata ai problemi del basso livello della crescita, dell’elevato costo delle materie prime energetiche e del basso livello di preparazione della classe dirigente sfornata dal sistema scolastico. Padoan conferma il contenuto dell’articolo, ed anche quello di un altro articolo del 30/7/2012, in cui esprime un giudizio negativo sulle misure economiche previste dalla finanziaria approvata dal governo Monti.

Alleva riassume i due interventi del ministro, sottolineando come la valutazione negativa dell’OCSE ci concentrasse, in quel preciso momento, sul basso livello di crescita della nostra economia. Le previsioni dell’OCSE, diffuse nella primavera del 2011, indicavano una crescita prevista del PIL intorno all’1%. Tale previsione venne in seguito smentita dai fatti, tanto che la stessa OCSE rilevò come la crescita fosse, nel primo quarto del 2011, dello 0,4%. Stessa cosa avvenne nel 2012 dove, rispetto ad una previsione di crescita dell’1%, la crescita effettiva del PIL fu, in quell’anno, pari a un -2,4%. Questa era la situazione dell’economia italiana quando, nel gennaio del 2012, S&P svalutò l’economia del nostro paese con un BB+. Alleva fa notare come anche l’agenzia di rating cinese Da Gong avesse attribuito un declassamento all’economia italiana, già a partire dal dicembre 2011. La difesa fa notare anche come tale declassamento fosse espresso anche attraverso il rating esplicito dell’andamento dei BTP, addirittura inferiore a quel BB+ attribuito da S&P a gennaio 2012. Infine Alleva ricorda come a subire un doppio declassamento da parte di S&P non fosse stata solo’Italia, ma anche la Spagna ed il Portogallo. Rispetto alla Francia invece, il cui debito pubblico era in una situazione migliore rispetto all’Italia, benché l’andamento delle due economie fosse abbastanza simile, il declassamento di S&P fu di un solo grado.

L’accusa interviene nuovamente chiamando in causa i CDS (Credit Default Swap) le assicurazioni contro il rischio di fallimento del credito del Paese; Ruggero chiede al ministro se una valutazione negativa sull’economia possa influire negativamente sul valore degli SWAP, coè sul prezzo dell’assicurazione contro il rischio; Padoan risponde che tale prezzo si basa su di una serie di informazioni finanziarie, e che una di queste è sicuramente il livello di rating del Paese, fornito dalle agenzie. E’ possibile dunque affermare che il valore dei CDS abbia subito sicuramente un aumento a seguito del doppio declassamento dell’Italia. In un articolo del 14/1/ 2012 del Sole 24 Ore, l’ex primo ministro Monti intervistato dichiara come ad essere sotto attacco speculativo fosse tutta l’area euro. In un altro articolo del Corriere della Sera sempre del 14 gennaio, Monti dichiara: “E’ un attacco all’Europa”. Il ministro Padoan, rispondendo al pm di ricordarli entrambi. (cm)

  

 

 

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