Licio_Gelli

 

Oltre ad osteggiare il progetto politico di fare entrare al governo il partito comunista, la loggia massonica coperta denominata P2, ebbe un importante ruolo nella vicenda del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro.

Dopo la sua nomina, avvenuta nel 1972, alla guida della P2, in qualità di segretario organizzatore, Licio Gelli devolve il suo impegno nel reclutamento di ufficiali delle forze armate e di appartenenti ai Servizi segreti. Dalla relazione della Commissione Anselmi risulta che la loggia P2 aveva svolto un doppio ruolo di promozione di una maggiore stabilità nel Paese, e di destabilizzazione dell’ordine democratico, attraverso l’impiego di forze eversive di estrema destra. Tra i progetti eversivi orchestrati dalla P2 vi sono stati il “Piano solo” del generale De Lorenzo, il golpe Borghese, il “golpe bianco” di Edgardo Sogno,  e tutte le stragi avvenute durante gli anni Settanta, a partire da quella di Piazza Fontana, e probabilmente anche il rapimento di Aldo Moro.

Con la vittoria elettorale del PCI del 1976 la strategia di Gelli e della P2 muta completamente, passando da un gioco su due tavoli, ad una penetrazione del sistema politico ed istituzionale da parte dei membri della Loggia, con la conquista scientificamente programmata dei gangli di potere dello Stato, a partire proprio dai Servizi. Risalgono al periodo autunno 1975- inverno 1976 la redazione sia del Memorandum sulla situazione politica italiana, che del Piano di rinascita democratica.

Nel memorandum viene descritta la crescita del PCI ed il timore di un suo ingresso al governo, oltre allo sfaldamento della DC. L’analisi, molto semplificata, propone come soluzione alternativa al temuto regime comunista la costituzione di un regime militare definito “militaricrazia“, molto simile a quello al potere in Grecia.

E’ in sostanza la materializzazione di quella minaccia che Henry Kissinger fece a Moro nel settembre del 1974, in occasione di quella visita ufficiale a Washington, alla quale partecipò, assieme al Presidente della repubblica Giovanni Leone. Kissinger disse allora a Moro che, se avesse continuato a portare avanti il suo progetto politico di governo delle larghe intese, avrebbe sostituito l’ambasciatore Giovanni Volpi con un generale.


Il ruolo della P2 nel rapimento Moro

Nel 1977 il Parlamento italiano vara la riforma dei servizi segreti, istituendo un servizio di sicurezza verso l’esterno, il SISMI, di natura militare, ed un altro verso l’interno, il SISDE, di natura civile, rinnovando in quest’ultimo gran parte del personale attivo. E’ stato da più parti affermato come tale riforma abbia di fatto riservato al solo SISMI l’attività di intelligence anche in chiave di sicurezza interna, rispondendo a logiche atlantiche più che al Parlamento.

Scrive Sergio Flamigni ne ” La tela del ragno” come risulti alquanto strano che nei mesi precedenti a quel fatidico 16 marzo 1978, così come durante i 55 giorni di prigionia del presidente della DC Moro, non ci fu una sola segnalazione che permettesse di individuare ed arrestare un solo brigatista, o a scoprire un covo. Silenzio assoluto. Eppure nella vicenda del rapimento del Generale Dozier i Servizi o ebbero modo di mostrare tutta la loro efficienza. In realtà poi sappiamo in maniera più o meno informale come i brigatisti fossero tenuti sotto controllo, basti citare la presenza del colonnello Guglielmi in via Fani il giorno del rapimento di Moro, o  il caso del covi milanese di via Montenevoso e del connesso duplice omicidio di Fausto e Iaio. O anche il controllo svolto da fiduciari del SISDE  sulle società immobiliari proprietarie di diverso immobili nel condominio di via Gradoli n.96, lo stesso in cui si trovava il covo delle BR. O la presenza del sottufficiale dei carabinieri Arcangelo Montani, agente del SISMI, nell’edificio di fronte al palazzo di via Gradoli 96 nel quale abitava Mario Moretti. La ragione per la quale tale attività verrà tenuta nascosta apparirà più chiara in seguito, quando si scoprirà come tutti i vertici dei Servizi, in particolare SiSMI e SISDE e loro sottoposti, fossero iscritti alla P2.  Si possono poi citare anche altri avvenimenti che consentono di sostenere tale tesi, quali il falso comunicato del Lago della Duchessa realizzato dal falsario Antonio Chichiarelli, legato al SISDE ed alla Banda della Magliana. O il ritrovamento nella tipografia impiegata da Moretti di via Foà, della stampatrice Ab-dick proveniente dal Rus del SISMI.


Il Memorandum e il Piano di rinascita democratica

Il Piano di rinascita democratica viene definito tale, poiché esclude qualsiasi ipotesi di rovesciamento violento del sistema. Si tratta però, nella sostanza, di un piano di natura eversiva, poiché si propone di restringere le libertà attraverso l’introduzione di alcune modifiche della costituzione, prevedendo una massiccia attività di infiltrazione, controllo e corruzione, in tutte le istituzioni democratiche.

Il Piano, secondo la Commissione Anselmi, ben lungi dal voler introdurre una nuova architettura costituzionale, costituisce un piano d’azione che fissa degli obiettivi, predispone le linee di intervento, e ne calcola il fabbisogno in termini finanziari. A tal proposito viene sottolineata la necessità di reperire la somma di 30-40 miliardi di lire (circa 300 milioni di euro), al fine di controllare giornali, partiti politici e sindacati. Viene inoltre prevista la fornitura di risorse economiche affinché determinati personaggi politici acquistino il potere nei rispettivi partiti di appartenenza. I politici di cui si fa il nome sono Craxi, Andreotti, Forlani e Piccoli. Il piano prevede anche l’infiltrazione di giornalisti affiliati alla P2 nelle redazioni delle principali testate giornalistiche, quotidiani e periodici. Per quanto riguarda la RAI, è prevista un’azione finalizzata a dissolvere il servizio pubblico, nel nome di una fantomatica libertà di antenna. Dalla relazione della Commissione Anselmi risulta che, sul piano politico, il Piano di Gelli prospetta una possibile rifondazione del partito della DC, sottolineando come “se per raggiungere gli obiettivi fosse necessario inserirsi – qualora si disponesse di fondi necessari pari a 10 miliardi – nell’attuale sistema di tesseramento della DC per (acquistare) il partito, occorrerebbe farlo senza esitare, con gelido machiavellismo, posto che Parigi val bene una messa”. La politica viene posta in posizione subalterna e di mera strumentalità rispetto ad una ristretta oligarchia, priva di qualsiasi responsabilità politica, costituita dagli iscritti alla P2.

“Primario obiettivo – viene scritto nel Piano – ed indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei suoi componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici… uomini tali da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere  dell’attuazione del piano”. La politica viene dunque sostituita da una tecnocrazia, mentre alla rappresentanza popolare viene preferita una autoselezione della classe politica, basata su legami di natura opaca. L’azione politica non viene più svolta alla luce del sole, all’interno dei luoghi istituzionalmente deputati, bensì all’oscuro, in luoghi privati, sulla base di collegamenti segreti, sottratti al controllo democratico ed alla pubblica opinione. Nasce così una struttura di governo alternativa al consiglio dei ministri, dotata di più sedi decisionali, diverse e alternative rispetto a quelle legittime. La rete degli iscritti alla P2 comprendeva 50 alti ufficiali dell’esercito, 29 della marina, 32 dei carabinieri, 9 dell’areonautica, 37 della finanza, 22 della pubblica sicurezza, 14 magistrati, 9 diplomatici, 3 ministri, 53 funzionari di ministeri, 49 di banche, 83 industriali, 124 professionisti, 8 dirigenti di società pubbliche, 12 dirigenti di società private,  59 tra senatori, deputati e uomini politici di partiti, 4 editori, 8 direttori di quotidiani, 22 giornalisti, 3 scrittori, 10 dipendenti RAI, i vertici di tutti i Servizi e del loro organo di coordinamento, ed inoltre i vertici della Guardia di Finanza.

Questo complesso di persone poste all’interno dei gangli delle istituzioni, ha avuto un ruolo importante sia nel disegnare le trame più oscure di questo Paese, sia nel tenere i rapporti con chi materialmente quelle trame le eseguiva. In tale contesto è ipotizzabile che il contributo fornito dalla P2 al rapimento di Moro ed alla sua eliminazione, sia stato, pur in assenza di prove chiare in tal senso, decisivo, posto che, l’opposizione al progetto politico che lo statista democristiano intendeva realizzare, era risultata evidente dai documenti elaborati da Gelli. D’altro canto sono emersi chiaramente i legami internazionali intrattenuti da Gelli, sia con il regime militare argentino (Peron e Massera), di cui il Venerabile era stato consigliere economico presso l’ambasciata in Italia, che con gli Stati Uniti. Risulteranno infatti iscritti alla P2 sia il Capo zona di Roma della Cia, Howard Randolph Stone, che lo stesso generale Massera. Gelli era inoltre in ottimi rapporti con uno dei membri del comitato elettorale di Ronald Reagan, Philip Guarino. (cm)

Fonti:

Sergio Flamigni: La tela del ragno

Carlo Alfredo Moro: Storia di un delitto annunciato

Documenti declassificati ex direttiva Prodi

 

 

 

 

 

 

Annunci