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Quando i primi fuochi della primavera araba hanno cominciato a bruciare, una Tunisia che da decenni soffriva di malagestione diseguaglianze ed abusi di potere è riuscita a liberarsi dal lungo regno di Zine al-Abidine Ben Ali.

Mentre cadeva il governo e le proteste si diffondevano in tutto il paese, ha cominciato ad emergere la vastità della corruzione celata dal regime cleptocratico del satrapo tunisino. Secondo la Banca Mondiale Ben Ali ha sottratto 2.6 miliardi di dollari di fondi pubblici per acquistare opere d’arte, uno yacht, proprietà di lusso e conti bancari, situati in gran parte in Europa.

Ma il corrotto presidente non può aver fatto tutto da solo. Ben Ali è stato aiutato da reti e da strutture finanziarie con sede in Europa.

Esiste l’impunità per i più corrotti solo perché altri consentono e sostengono la corruzione.

Non si può riporre grosse somme di denaro sotto un materasso o in una scatola da scarpe.

I beni illecitamente ottenuti non possono essere nascosti senza l’ausilio di sofisticati schemi  che coinvolgono conti offshore, società shell, prestanome, e altri trucchi e strumenti di questo nefasto commercio.

Tutto ciò necessità della collaborazione e dell’aiuto, volente o nolente, di molti professionisti, esperti nel ramo finanziario ed in quello legale. Sono questi attori del settore privato – banche, avvocati, agenti immobiliari e commercialisti – che dovrebbero essere in prima linea nella lotta contro il riciclaggio del denaro.


Fiumi di denaro sporco nel Regno Unito

Come Transparency International UK ha mostrato nella sua recente relazione sul riciclaggio di denaro nel Regno Unito, una scarsa attività di supervisione, la mancanza di trasparenza e i conflitti di interesse, hanno reso il sistema che dovrebbe impedire il riciclaggio di denaro,  inidoneo allo scopo.

A partire dall’acquisto dell’appartamento in cui ha vissuto Sherlock Holmes, in favore di due governatori nigeriani, da parte di Rakhat Aliyev, l’ex capo della polizia segreta del Kazakistan, che ha permesso di riciclare almeno 2.7 milioni di sterline attraverso le banche del Regno Unito, la Gran Bretagna è diventata la destinazione privilegiata del denaro frutto della corruzione.

Non si può sperare di contrastare una corruzione di questa portata senza un efficace regime antiriciclaggio. Il che significa una legislazione efficace, una sua completa attuazione ed una solerte attività di vigilanza e di applicazione. Tutto ciò è ancora assente nel Regno Unito.

Guardando solo all’attività di supervisione, nel Regno Unito sono presenti  22 diversi organismi, ciascuno con un certo grado di responsabilità nell’adozione di normative più restrittive in materia di antiriciclaggio, ma 20 di questi non sono in grado di soddisfare i requisiti base di trasparenza.

Quindici dei supervisori di questi organismi presentano gravi conflitti di interesse tra i loro ruolo di lobbisti nel settore privato e le loro responsabilità di attuatori delle politiche antiriciclaggio.

Quando si parla di sanzioni, l’ammenda media per avere violato le norme antiriciclaggio è solo 1.134 sterline (1.600 euro). Che è circa il costo di un rifornimento di carburante per uno yacht, come quello sequestrato in Italia e appartenente a Ben Ali.

Ma non è solo il Regno Unito. Come è emerso all’indomani della rivoluzione ucraina e della primavera araba, nelle economie in transizione e in via di sviluppo il denaro destinato ai servizi pubblici è il più delle volte finito nei conti e nell’acquisto di beni di investimento, all’interno dei confini dell’UE. Si è trattato, il più delle volte, di barche, di case al mare, di auto appariscenti e di orologi costosi.

Per dare un’idea delle dimensioni di questo fenomeno, solo nel 2011 i Paesi in via di sviluppo hanno perso 946.7 miliardi di dollari in flussi in uscita di denaro frutto di attività illecite, corruzione ed evasione fiscale. Si tratta di quasi un trilione di dollari, abbastanza per acquistare un milione di case da un milione di dollari l’una, o 10 milioni di case da 100.000 dollari ciascuna.


La necessità di un approccio comunitario

Per affrontare il riciclaggio di denaro abbiamo bisogno di un approccio europeo che sia forte, efficace, e in grado di assicurare i corrotti alla giustizia.

La Quarta Direttiva europea contro il Riciclaggio rappresenta un buon punto di partenza, ma non è sufficiente.

La direttiva impone agli Stati membri dell’UE di istituire dei registri sulla proprietà effettiva delle imprese, che dovrebbero contribuire a rendere le società anonime come le shell companies un ricordo del passato.

L’istituzione di questi registri pubblici migliorerebbe la qualità dei dati, e contribuirebbe ad aumentare le possibilità di rilevamento. Nei prossimi 12 mesi per i governi dell’UE vi è una stretta finestra di opportunità per realizzare questo progetto, dovendo dare attuazione alle modifiche della direttiva in questione.

In secondo luogo, la Commissione europea dovrebbe adottare provvedimenti nei confronti di quei Paesi membri che hanno dato scarsa attuazione alla direttiva e che svolgono una scarsa vigilanza.

Ciò mina questa legislazione, e in un mercato unico dei servizi finanziari genera gravi conseguenze per l’intera UE. Dopo tutto, la capacità di resistenza della catena è pari a quella del suo anello più debole. In una valutazione “sovranazionale” del rischio che verrà resa nota  entro la fine del 2017, l’Unione europea avrà la possibilità di rafforzare questa catena.

Il prossimo sconvolgimento politico o la prossima primavera che colpirà il nostro mondo, sempre più sotto pressione, non dovrà solo comportare la rivelazione di miliardi di euro transitati attraverso l’Europa, arricchendo pochi corrotti.

L’UE deve assumere una posizione forte contro la corruzione, adottando un approccio più severo per far rispettare le regole anti-riciclaggio, e valutare l’adozione di nuove misure atte a migliorare la legislazione esistente.

Che si tratti di Ben Ali,  o Aliyev, al corrotto non deve essere permesso di farla franca.

È per questo che in tutto il mondo Transparency International sta lanciando una campagna dal nome “Smascherare il Corrotto”, studiata per denunciare e assicurare alla giustizia i reati di corruzione ed i loro autori. Non sarà cosa da poco. Smascherare l’inganno e gli strumenti che consentono al corrotto di nascondere le ricchezze rubate, costituirà la parte principale di questa campagna. E qui in Europa, questa battaglia inizia con il denaro.

Carl Dolan direttore dell’ufficio di collegamento del Transparency International presso l’Unione europea


Ecco i primi 10 paesi in cui i criminali inglesi riciclano i loro soldi

Se un criminale vuole godere della ricchezza acquisita illegalmente, deve prima “riciclare” il denaro – creando un falso documento cartaceo atto a mascherare la sua provenienza.

Per ottenere tale risultato spesso le persone portano il denaro all’estero (off-shore), sperando che l’attraversamento della frontiera renda più difficile l’individuazione della sua provenienza. Sulla base di 5 anni di lavoro di recupero all’estero di beni di proprietà di criminali,

un recente rapporto redatto del governo del Regno Unito ha identificato i primi 10 paesi nei quali i criminali britannici si recano quando vogliono ripulire il loro denaro.

Il valore dei beni di proprietà di criminali recuperati all’estero ammonta ad oltre 600 milioni di sterline, ma il Tesoro di sua Maestà sostiene che “La cifra effettiva è molto più alta, in quanto questo dato comprende solo le attività individuate legate a criminali condannati e nei confronti dei quali è stato emesso un ordine di confisca, ma non tiene conto delle eventuali attività legate a questi delinquenti, sfuggite al rilevamento o alla condanna”.

Di seguito le prime dieci mete preferite dal denaro inglese che “scotta”:

10. Nigeria

La Nigeria è classificata al 136° posto su 174, nell’ultima classifica relativa all’ Indice di Percezione della Corruzione di Transparency International. La corruzione, in particolare quella relativa al governo, è stato a lungo un problema nel paese. L’ex ministro del petrolio della Nigeria è stato recentemente arrestato a Londra con l’accusa di riciclaggio di denaro.

9. Isola di Man

L’Isola di Man è un rinomato paradiso fiscale – con una tassa sulle società pari allo 0% e l’imposta sul reddito pari al 20% – ma è anche un importante hub per il riciclaggio del denaro sporco. All’inizio di quest’anno nell’Isola di Man, nel Regno Unito, e nell’isola di Guernsey, sono state arrestate sette persone sospettate di una truffa con la quale sono stati riciclati 21 milioni di sterline.

8. Isole Vergini Britanniche

Uno dei quattro consulenti del Regno Unito per il recupero di beni all’estero – i funzionari incaricati di recuperare i proventi di reato – è incaricato di coprire le isole dei Caraibi. Ma la maggior parte del suo tempo è probabilmente spesa ad occuparsi delle Isole Vergini Britanniche. Il paese è un altro paradiso fiscale, conosciuto per ospitare un elevato numero di società offshore che hanno scelto di eleggere l’isola come sede legale. Anche la loro divulgazione è limitata, cosa che ha reso alcune banche riluttanti a trattare con le aziende lì residenti.

7. Cipro

Cipro è conosciuta anche per il suo sistema finanziario soggetto a pochi controlli. Un rapporto UE commissionato nel 2013 ha denunciato le verifiche sul denaro riciclato nell’isola, e all’inizio di quest’anno l’Independent ha scritto in un articolo che: “I russi hanno depositato milioni di dollari in contanti nell’isola mediterranea di Cipro, in quello che i banchieri locali coinvolti avrebbero creato, vale a dire un gigantesco sistema di riciclaggio dei proventi della vendita illegale di armi in Medio Oriente, oltre ai ricavi della mafia di Mosca “.

6. Hong Kong

Hong Kong è uno dei centri per il riciclaggio del denaro sporco proveniente dall’Asia.

Il mese scorso il South China Morning Post ha scritto: “La polizia ha fatto sapere che il numero di gravi casi di frode che riguardavano il riciclaggio di denaro ad Hong Kong è cresciuto a dismisura, posto che, per ripulire il loro denaro sporco, le organizzazioni datoriali hanno aumentato le assunzioni di lavoratori non residenti.

“Nella prima metà di quest’anno ci sono stati nove casi di riciclaggio, per un importo complessivo di circa 456 milioni di dollari HK. Eppure, in tutto l’anno passato i casi erano stati solo quattro, con circa 245 milioni di dollari HK ripulite.”

5. Liechtenstein

Come molti dei paesi presenti nella lista, il Liechtenstein è stato tradizionalmente visto come un paradiso fiscale e la finanza rappresenta una delle principali attività per il piccolo paese senza sbocchi sul mare.

Il Liechtenstein è stato criticato per i superficiali controlli finanziari in ben due rapporti pubblicati nel 2000, tanto da spingere la BBC ad affermare che: “I rapporti sostengono che il sistema bancario del Liechtenstein consente alle bande criminali dalla Russia, dall’Italia e dalla Colombia di riciclare il denaro proveniente dalle loro attività criminali.”

Da allora il Liechtenstein si è attivato per riformare il suo sistema bancario, modificando le leggi sul segreto e firmando accordi con paesi come il Regno Unito, con i quali è stato reso più agevole recuperare ricchezze rubate o illegalmente acquistate.

4. Spagna

Tradizionalmente la Spagna è la destinazione scelta dai criminali britannici in cerca di un luogo soleggiato nel quale ritirarsi in pensione. Ma il governo inglese ha da tempo scoperto ciò e recenti rapporti sostengono che il Regno Unito abbia firmato alcuni trattai per  “rendere la Spagna un luogo più ostile per i criminali del Regno Unito”.

Il Regno Unito ha attualmente un consulente per il recupero delle ricchezze ( Asset Recovery Advisor ARA) residente in maniera stabile in Spagna, circostanza che a permesso di confiscare, a partire dall’anno scorso, beni per un ammontare complessivo di 1 milione di sterline.

3. Svizzera

La segretezza del sistema bancario svizzero è leggendaria, ma essa ha permesso ad alcuni criminali di poterne abusare, consentendo loro di nascondere ingenti somme derivanti da proventi illeciti. Il paese ha recentemente annunciato severe norme antiriciclaggio, con l’Associazione Bancaria Svizzera che ha dichiarato: “La lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo sono temi centrali per la piazza finanziaria svizzera”

2. Pakistan

Il Pakistan è un centro nevralgico per il finanziamento del terrorismo, così come per il riciclaggio di denaro, con grandi quantità di soldi in nero che attraversano tranquillamente il paese. A proposito di paesi come il Pakistan, i rapporti del governo inglese sostengono: “La mancanza di una governance forte,  le deboli normative, l’assenza di uno stato di diritto, la mancanza di una legislazione sulle indagini finanziarie o sui patrimoni, la mancanza di un autentica collaborazione di lavoro con alcuni paesi, rappresentano ulteriori sfide”.

1. Emirati Arabi Uniti

Come per Spagna, il governo inglese ha insediato stabilmente negli EAU un consulente per il recupero dei beni (Asset Recovery Advisor) oltre ad avere negoziato accordi di asset-sharing con il paese arabo, tesi ad agevolare le attività di rilevamento e di azione.

Come con Svizzera, Hong Kong e Liechtenstein, il peso finanziario degli Emirati Arabi Uniti in Medio Oriente rende il paese una meta privilegiata per i soldi sporchi. L’ingresso del Paese nel World Factbook della CIA rileva: “La posizione degli Emirati Arabi Uniti quale  importante centro finanziario rende il Paese vulnerabile al riciclaggio di denaro; malgrado il miglioramento dei controlli anti-riciclaggio, il sistema bancario informale rimane una realtà nella gran parte dei casi non regolamentata”.

https://euobserver.com/opinion/131269

http://www.businessinsider.de/britains-international-money-laundering-hotspots-according-to-the-treasury-2015-11?r=UK&IR=T

Trad cm

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