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Si è svolta oggi presso l’aula Occorsio del Tribunale penale di Roma la prima udienza del processo Mafia Capitale; quarantasei gli imputati, tra i quali Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, Riccardo Brugia e Fabrizio Testa, tutti collegati in videoconferenza, in quanto reclusi in regime di carcere duro, 41 bis, in diversi istituti di pena italiani, per via dell’aggravante mafioso.

E proprio il sistema della videoconferenza è stato contestato dall’avvocato Giosuè Naso, legale di Carminati, Bracci e Testa. Per Naso la videoconferenza limiterebbe il diritto di difesa dei suoi assistiti, in quanto, a suo modo di vedere, mancherebbero le condizioni per poterla applicare.

“Processetto” o “processo viziato” lo ha definito il legale di Carmianti, negando totalmente il carattere mafioso del sodalizio criminale. Secondo l’avvocato Naso il processo sarebbe viziato in partenza da un clima prevenuto e ostile, che avrebbe già emesso una sentenza sommaria sugli imputati e sulla loro organizzazione.  Anche l’avvocato di Buzzi, Alessandro Diddi, ha definito qualche giorno fa il processo iniziato oggi “bufala capitale”.

Il terzo imputato eccellente presente oggi in aula, ex responsabile del tavolo tecnico dei migranti presso il ministero degli Interni, Luca Odevaine, ha escluso categoricamente l’aggravante mafiosa dell’organizzazione, giustificando il fatto che le gare per la gestione dei campi venissero sistematicamente vinte dalle cooperative del sodalizio criminale guidato da Buzzi e dal “Cecato”, attraverso gli elevati costi: “alle gare non si presentava nessuno”.

Intanto, sempre oggi, è arrivata la notizia del rinvio a giudizio di Gianni Alemanno, durante la cui sindacatura sarebbero stati conclusi dal sodalizio criminale oggi alla sbarra gli affari più lucrativi; le accuse per l’ex sindaco sono di corruzione e finanziamento illecito, avendo preso soldi per la sua fondazione Nuova Italia proprio dalle cooperative di Buzzi e Carminati.

Di diverso avviso il pm Giuseppe Cascini, che assieme a Luca Tescaroli e Paolo Ielo rappresenta l’accusa, il quale ha contestato le espressioni poco consone usate dalla difesa di Carminati: “abbiamo uno stile diverso”, dichiara Cascini, affermando che non avrebbe mai usato nei confronti del Presidente della decima sezione del Tribunale, Rosanna Ianniello, l’espressione “il migliore presidente possibile”, come una sorta di captatio benevolentiae.

Cascini ha spiegato anche che la richiesta delle difese, in particolare quelle di Buzzi e Carminato, di trasferire i loro assistiti nel carcere di Rebibbia, non è stata accolta in quanto proprio Buzzi aveva cominciato la sua carriera con la gestione di una cooperativa di ex detenuti, la 29 Giugno; e lo stesso Buzzi aveva recentemente tentato di aggiudicarsi la gara per la gestione delle attività di ristorazione all’interno del carcere romano.

In questo senso un ritorno di Buzzi a Rebibbia avrebbe compromesso quell’ esigenza di non inquinamento delle prove e di non condizionamento degli imputati. Lunghissima ed estenuante la fase di costituzione di parte civile: 55 le associazioni ed oltre duecento le persone che hanno avanzato una richiesta per danni agli accusati, tra cui Comune, Regione, ministero degli Interni, oltre ad alcune cooperative che si sarebbero viste bloccare le gare che si erano aggiudicate, come quella per la gestione del centralino regionale unico del pronto intervento, il Recup, o come quella per la gestione del campo rom della Barbuta. Tantissime le associazioni antimafia ed antiracket costituitesi contro gli accusati: dall’Associazione Antonino Caponneto, a Libera, dall’Associazione Cittadini Contro la Mafia e Corruzione, all’Associazione Paolo Borsellino, SOS Impresa. Ma anche Legambiente contro le ecomafie, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, Lunaria e molte associazioni per la difesa dei consumatori, tra le quali Cittadinanzattiva, Codici, Adusbef a Movimento dei Consumatori.

Fino a singole persone, tra cui alcuni immigrati associati nel richiedere i danni per il trattamento inumano subito nei Campi di Identificazione e di Espulsione gestiti dalle cooperative guidate dagli accusati; un’avvocato ha presentato in gratuito patrocinio la richiesta di risarcimento di un gruppo di rom che avrebbero dovuto ricevere, secondo il diritto acquisito durante la precedente sindacatura, un’unità abitativa presso il campo della Barbuta, ma che invece venne dirottato fuori Roma presso il megacampo di Castel Romano. (cm)

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