IMG_4907

Nella relazione presentata dalla Direzione Nazionale Antimafia al Parlamento italiano nel gennaio 2015 e riferita alle attività del 2014, vengono descritte le modalità operative dell’organizzazione criminale principale, la ‘ndrangheta.  Il suo agire compatto ed organico, sia in Italia che all’estero,  fa si che la ‘ndrangheta non abbia rivali. “E, per questo, da anni, essendo egemone nel traffico di stupefacenti – scrive la DNA – è diventata, in un panorama economico depresso, l’unico soggetto finanziariamente apprezzabile in Calabria e non solo“.

La capacità di sapersi rapportare con altre organizzazioni criminali, italiane, e non, e la credibilità conquistata sul campo in Colombia e con i cartelli messicani, fanno oggi della ‘ndrangheta, ed in particolare delle famiglie della costa ionica della Calabria, i principali broker di cocaina e non solo sui mercati internazionali degli stupefacenti.

Ciò significa avere la disponibilità di grosse cifre di denaro in contante da ripulire e reimmettere nel circuito bancario; ma per evitare il rischio di sequestro o peggio ancora di confisca da parte delle autorità, le famiglie preferiscono detenere questi soldi lontano dai confini italici.

Per riciclare il denaro frutto di attività illecite le organizzazioni criminali hanno la necessità di farlo rientrare nel circuito bancario, senza dare troppo nell’occhio, così da poterlo spostare con facilità.


L’inchiesta Metropolis

E’ stato accertato – scrive ancora la DNA nella sua relazione – che gli imponenti capitali così accumulati dalla ‘ndrangheta nello svolgimento di tale attività vengano, di norma, lasciati all’estero, circostanza questa che oramai emerge con chiarezza da numerose indagini, per poi essere, in parte, riutilizzato nel traffico di stupefacenti e, in parte, gradualmente, messi a disposizione delle vecchie e delle nuove aziende ‘ndranghetiste“.

La fattispecie in questione, come segnala lo stesso rapporto, è stata verificata attraverso l’indagine giudiziaria denominata “Metropolis“, grazie alla quale è stato accertato come attraverso delle rimesse effettuate dall’estero, per un importo pari a circa 400 milioni di euro, siano state finanziate attività di società estero-vestite il cui controllo era riconducibile alle famiglie Aquino e Morabito, tra le più attive nel traffico di cocaina, che operavano nel settore delle costruzioni di villaggi turistici in Calabria.

Il cerchio si chiude, ed è un cerchio fatto di traffico di stupefacenti, di riciclaggio e di reinvestimento (parziale) in loco, per alimentare il consenso ed il voto di scambio, merce ricercata dalla politica.

Da notare che tali imprese, finanziate per l’appunto attraverso i proventi derivanti dal traffico della cocaina, operano prevalentemente al di fuori della Calabria.

Le imprese vicine alla mafia, dunque, hanno la possibilità di accedere al credito in maniera assolutamente privilegiata, sia per la facilità che per l’ammontare del credito erogato, rispetto alle loro concorrenti sul mercato, e quindi anche di capitalizzarsi e di accrescere le loro dimensioni economiche, in misura superiore rispetto alla media.

E la dimensione economica non è un elemento da sottovalutare, in particolare nella partecipazione a gare pubbliche.


L’EXPO e le interdittive antimafia

Il rapporto della DNA ricorda come durante i lavori per la realizzazione dell’EXPO di Milano la procura meneghina abbia adottato ben 60 provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di imprese risultate controllate o infiltrate o condizionate dalla criminalità organizzata. I provvedimenti i questione hanno riguardato in particolare imprese che operano nel settore delle costruzioni stradali. In termini percentuali tra le imprese che hanno ricevuto l’interdittiva, il 70% sono state ritenute dagli inquirenti infiltrate dalla ‘ndrangheta. “E sulla base di tali dati – scrive la DNA – si può affermare con un grado di approssimazione che si avvicina di molto alla realtà effettiva, che oggi, almeno nel settore edilizio, nel Nord Italia, la ‘ndrangheta non solo ha surclassato la capacità di penetrazione di tutte le altre mafie messe insieme ma, di fatto, è divenuta uno dei principali operatori del settore. Diventa, allora, chiara la ragione per la quale, nel descritto contesto, le aziende capitalizzate dalla ‘ndrangheta abbiano acquisito nel tempo una posizione di primo piano nei diversi settori economici in cui operano“.

L’indagine Metropolis ha dimorato come la “ripulitura” del denaro sporco avveniva attraverso l’emissione di false fatture da parte di imprese controllate da sodalizi criminali, anche se spesso intestate a terze persone, dei prestanome. In questo modo il denaro sporco entrava direttamente nelle casse dei componenti del sodalizio stesso. Le imprese vicine dunque, non sono le reali intestatarie degli assegni emessi a copertura delle fatture false, ma assolvono solamente al compito di monetizzarle.

Il controllo unitario e coordinato del traffico della cocaina da parte delle varie cosche di ‘ndrangheta, ed in particolare di quelle dei versanti ionico e reggino, determina una forma di cooperazione frutto di una regia unitaria, la quale impedisce che una cosca possa mettere sotto scacco le altre.

Una guerra tra famiglie sottrarrebbe risorse alle attività economiche gestite dal sodalizio, come il traffico della coca, oltre ad impoverire le imprese del nord Italia controllate dalla ‘ndrangheta, impedendo loro di fagocitare e controllare le imprese settentrionali in crisi.


Legalità e accesso al credito

Nel saggio dal titolo “Legalità e credito” viene evidenziato come, in generale, la presenza ed il controllo di un determinato territorio da parte delle organizzazioni mafiose, determina la costituzione di una forma di mercato di tipo monopolistico, o, in alternativa, di tipo oligopolistico.

E’ agevole verificare quanto detto in quei territori che sono storicamente controllati dalla criminalità organizzata. In queste zone, il settore produttivo tradizionalmente sotto il controllo della mafia è quello del calcestruzzo. Questo perché esiste una complementarità tra il controllo delle opere pubbliche, attraverso il condizionamento della politica, e la produzione di materiali edili, in particolare il bitume per la manutenzione e la realizzazione di strade, ed il cemento per la produzione di calcestruzzo. Ma il controllo dell’economia non si ferma al mercato dei materiali da costruzione: esso si estende a tutti gli altri settori, dall’agricoltura, all’allevamento, al commercio, fino ad arrivare anche al controllo del credito. L’effetto principale generato da tale controllo è rappresentato, come sempre per i mercati monopolistici, dall’aumento del prezzo finale della merce o del servizio, ovvero la distorsione del mercato ricade unicamente sul consumatore finale.

Nella serie di tassi di interesse bancari attivi (Fonte: Banca d’Italia) contenuti nello studio di Mazzanti e Rago dal titolo “Legalità e credito”, vengono riportati per ogni regione, in relazione agli anni che vanno dal 2005 al 2011, i tassi di accesso al credito. Confrontando i valori relativi alle due regioni agli estremi opposti, Calabria con il 7,47 e Lombardia con il 3,66, in relazione all’anno più recente disponibile, il 2011, si osserva chiaramente come lo scarto di sei punti percentuali (quasi il doppio) tra i due livelli di tasso sia dovuto al controllo dell’accesso al credito, ovvero al controllo delle banche presenti sul territorio. Occorre notare come nel periodo in questione, il costo del credito sia mediamente sceso di un punto percentuale in quasi tutte le regioni,  come riflesso di una tendenza generale al ribasso. Dal confronto generale dei dati emerge come nelle regioni del sud il costo del credito sia mediamente superiore rispetto al centro ed al nord. Alcuni esperti hanno fatto notare come il differenziale nei tassi osservati sia legato oltre che ad un fattore infrastrutturale, anche ad un maggiore rischio finanziario per le imprese del sud. Non vi sono tuttavia opinioni discordi a quella secondo la quale il rischio criminalità organizzata, vista come un costo, rappresenti un elemento distintivo delle regioni del sud.


La mafia e il costo del credito

Sono molti gli studi che hanno evidenziato come l’ambiente istituzionale rivesta un ruolo determinante oltre che sul costo del credito, anche sull’andamento dell’economia. Determinate da questo punto di vista appare lo studio di North (1990), il quale sottolinea come la qualità delle istituzioni influisca sui tassi di crescita dell’economia, sottolineando come il capitale sociale, i livelli di corruzione, la presenza della criminalità organizzata ed il funzionamento della giustizia, siano elementi che influenzino il livello qualitativo dell’ambiente istituzionale. Alcuni studiosi come Guiso, Sapienza e Zingales individuano una correlazione diretta tra capitale sociale e grado di sviluppo del sistema del credito: dai loro lavori emerge chiaramente come il capitale sociale rappresenta l’elemento in grado di garantire quello standard di fiducia essenziale per un buon funzionamento delle istituzioni finanziarie.

Particolarmente interessante risulta lo studio di Bonaccorsi di Patti (2009) in merito all’individuazione di una correlazione diretta tra presenza della criminalità organizzata ed il costo del credito. Lo studi mostra come se da una parte i reati ordinari non influiscano in generale sul costo del denaro, i reati tipici della criminalità organizzata determinino un effetto distorsivo sul funzionamento del mercato del credito, distorsione che si manifesta, in generale, attraverso il peggioramento delle condizioni di  accesso al credito.

Dal confronto tra l’andamento del costo del credito per regione e l’incidenza dei reati per regione, ed in modo particolare dei reati di stampo mafioso come il 416 bis, si nota come la correlazione tra i due indicatori risulti positiva. Le zone in cui tale reato penale si concentra in maniera più evidente corrispondono a quelle in cui il costo del credito risulta più elevato. Stessa cosa vale per l’omicidio di stampo mafioso, l’usura e l’estorsione. Dunque la presenza delle mafia determina una maggiore difficoltà nell’accesso al credito, oltre ad ulteriori forme di distorsione dell’economia.

Si registra come la presenza delle organizzazioni criminali determina il venire meno di quell’elemento che è la fiducia, sul quale si basa l’attività creditizia, più di tutte le altre attività economiche. La mafia, per sua stessa natura, mira a distrugge tale fiducia, così come distrugge quelle strutture  organizzative che su di essa si fondono, quali l’universale accettazione delle regole e delle istituzioni. Essendo il credito la principale attività svolta dalle banche, la maggiore o minore operatività di un sistema bancario dipenderà rispettivamente da una minore o da una maggiore presenza mafiosa sul territorio. Questo perché, come si diceva prima, l’attività bancaria subirà i legami collusivi con le organizzazioni criminali, legami che oltre a sottrarre risorse economiche al credito, concentreranno quest’ultimo, incanalando verso soggetti privilegiati, quelli collusi con le organizzazioni mafiose. (cm)

Annunci