Giocatrice-slot

Da principio fu il governo Prodi, che nel 1997 introdusse la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le sale per le scommesse; lo seguì a ruota il governo D’Alema, che nel 1999 introdusse le sale Bingo; fino ad arrivare al 2003 con il governo Berlusconi che introdusse le slot machine, e poi ancora, nel 2005, sempre Berlusconi che introdusse la terza giocata del Lotto e le scommesse Big Match; l’anno successivo sempre il governo guidato dal Cavaliere introdusse i nuovi corner ed i punti gioco per le scommesse.

Tra il 2007 ed il 2008 il secondo governo Prodi promosse i giochi che “raggiungono l’utente” via cellulare o via digitale terrestre, oltre a legalizzare il gioco d’azzardo online.

Ma il vero salto di qualità si ha nel 2012, con Berlusconi ed il suo governo che introducono delle slot machine di nuova generazione, le VideoLottery, oltre ai Bingo a distanza ed a 1000 nuove sale da gioco in tutta Italia.

Nulla di male, se non fosse che l’evasione fiscale regna sovrana, con le autorità che scoprono spesso nuovi casi di attività in nero: in alcuni di questi si tratta di macchine non collegate ai sistemi di registrazione delle giocate dell’agenzia delle entrate, ma in altri si hanno addirittura attività che sulla carta non esistono nemmeno, vere e proprie sale gioco fantasma. E gli incassi totali derivanti dal gioco d’azzardo si attestano a livello nazionale, sugli 86 miliardi di euro. La terza impresa per fatturato.  http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5743

Secondo le stime sarebbero proprio le macchine di ultima generazione, New slot e VLT, ad interessare maggiormente i giocatori d’azzardo, con il 56% della spesa complessiva destinata al gioco. (dati 2012-13).


Grandi affari e grande evasione

Sarebbe un bell’affare anche per lo Stato esattore se riuscisse ad incassare tutte le somme dovute. E’ stato stimato che il valore dell’evasione legata al sommerso si attesti intorno agli otto miliardi e mezzo di euro.

Dalle analisi è emerso anche come l’evasione maggiore delle slot e delle video lottery provenga dalle grandi città, in particolare Roma e Napoli, e di seguito Milano e Torino, con un sommerso che arriva a toccare gli 1,5 miliardi di euro.

La cronaca ha fatto emergere, nel 2005, un’evasione fiscale sistematica da parte delle attività di gioco d’azzardo di nuova generazione, grazie alle indagini del Gruppo Antifrodi Tecnologiche (GAT) della Guardia di Finanza, guidato allora dal Generale Umberto Rapetto.

In quell’anno il GAT scopre che un elevato numero di slot e VLT non erano collegate alla rete che registra le giocate.

Le macchine, che dovevano essere già pronte e funzionanti dal 2004, rimangono per diversi anni scollegate alla rete, mentre nel frattempo le società concessionarie continuavano ad installarne di nuove, senza verificare se le precedenti fossero state allacciate. Nel 2007 la Corte dei Conti cita per danno erariale i dieci principali concessionari di macchine da gioco: Cogetech, Sisal, Gamenet, Snai, Gmatica, Cirsa, Gtech e Codere; l’accusa è di avere volutamente scollegato le macchine alla rete informatica di controllo dell’Agenzia delle entrate.  L’inchiesta parte da un locale situato in provincia di Catania (Riposto), dove vengono individuate 26.858 slot stipate in una superficie di 50 metri quadrati, tutte rigorosamente scollegate. Si trattava solo della punta dell’ iceberg. La stima dell’evasione scoperta arriva a sfiorare i cento miliardi.

Dopo otto anni le uniche società rimaste sotto processo per evasione fiscale sono la Bplus e la Hbg, condannate a pagare rispettivamente, 335 e 72 milioni. Gli altri concessionari erano usciti dalla vertenza dietro il pagamento di una penale pari al 30% del dovuto, nel complesso 430 milioni (una bella differenza rispetto ai 100 miliardi iniziali).

Nel frattempo era intervenuto il governo Letta con una sanatoria (2013) contenuta nel decreto Imu. http://www.lettera43.it/politica/camera-la-lobby-politica-che-appoggia-le-slot-machine_4367596288.htm


Le lobbies del gioco d’azzardo

Il potere di cui godono all’interno del parlamento le società concessionarie di giochi elettronici, New Slot e VideoLottery è grande; ogni governo ha avuto, nell’ambito dello schieramento di maggioranza, almeno un rappresentante diretto dei loro interessi.

A partire dall’ex parlamentare di AN, il  finiano Amedeo Laboccetta, referente del partito a Napoli, oltre che rappresentante nazionale di Atlantis, una delle prime concessionarie di macchine da gioco in Italia.  Prima di lui un’altro plenipotenziario di AN scelto dall’ex ministro Adolfo Urso, Giancarlo Lanna, era stato il rappresentante degli interessi della Atlantis nel Belpaese.

La Atlantis World Nv, società con base nel paradiso fiscale delle Antille olandesi, è controllata attraverso una rete di società offshore e di trust da Francesco Corallo, figlio di Gaetano, vicino al boss catanese Nitto Santapaola. Nella vicenda di Massimo Ponzellini e della Banca Popolare di Milano, sono emersi i legami tra il suo consulente-braccio destro, Antonio Cannarile, ed il figlio di Marcello Dell’Utri, Marco: i due sarebbero soci nella Jackpot Game srl, “azienda leader – si legge sul sito – nel noleggio e nella gestione di apparecchi per il gioco lecito nella regione Sicilia”. “Punto di riferimento per tutti i gestori di sale da gioco o esercizi commerciali di ogni tipo, che vogliono dare massima visibilità al proprio locale e sfruttare le grandi possibilità di guadagno offerte dalle macchine da gioco e intrattenimento”.

Dicevamo di Francesco Corallo il quale, sebbene una sentenza del 2010 del Tribunale penale di Roma dichiari che non abbia più rapporti personali con il padre Gaetano, risiedeva stabilmente (prima di consegnarsi, nell’agosto del 2013, alle autorità italiane) nell’isola di St.Marteen, dove possiede tre casinò. Stiamo parlando della stessa isola delle Antille olandesi in cui don Tanino Corallo aveva fondato, nel lontano 1982, il casinò Rouge et Noire, ed in cui, secondo le rivelazioni del pentito di mafia Angelo Siino, il boss corleonese Benedetto “Nitto” Santapaola trascorse la latitanza nel 1986, a seguito del mandato di cattura nei suoi confronti per l’omicidio del generale Carlo Albero Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e della loro scorta Domenico Russo.  Prima di risultare latitante, nel 2010, a seguito di un mandato di cattura emesso per associazione a delinquere spiccato nei suoi confronti dai giudici di Milano per i fidi a lui concessi dalla BPM, Francesco Corallo ha ricevuto dallo Stato italiano, nel 2004, la concessione per il 30% del mercato delle slot machine, nonostante le amicizie del padre e nonostante la società intestataria della concessione, la Atlantis World-Betplus, abbia sede in un paradiso fiscale.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/05/roma-si-consegna-re-delle-slot-francesco-corallo-era-latitante-da-maggio-2012/677010/

Probabilmente la concessione alla Atlantis risentiva di un accordo tra Francesco Corallo e l’allora braccio destro dell’ex ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, Marco Milanese, accordo volto al reperimento delle risorse destinate a garantire la copertura al decreto Abruzzo 2009.

In forza di tale accordo Corallo ottiene infatti il prestito dalla BPM di Ponzellini per acquistare le slot machine e le videolottery; in cambio garantisce, attraverso la tassazione dei proventi della Atlantis, le coperture richieste dal decreto.

Si è trattato di un punto di svolta, poichè da allora, grazie al volume di entrate fiscali garantite al governo, tutto il comparto giochi d’azzardo assume un’influenza determinante sull’attività governativa di regolamentazione del settore, come in occasione della determinazione del livello di tassazione, o del numero di sale giochi sul territorio nazionale, o come, nel caso del governo Letta, del condono di una novantina di miliardi di tasse evase dai concessionari, grazie anche al finanziamento privato concesso alle fondazioni di qualche politico di peso.

Così come è emerso per la fondazione di Enrico Letta, VeDrò, che nel 2010 avrebbe ricevuto finanziamenti da Lottomatica e da Sisal  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/22/politica-e-gioco-dazzardo-m5s-finanziamenti-alla-fondazione-di-letta/602879/.


Le società italiane 

Parlando di Lottomatica e della recente gara per la gestione del gioco del Lotto, vi è da dire che la società di proprietà della De Agostini continua a gestire tale gioco oramai da tempo immemore.

La gara precedente, del 2006, era stata vinta manco a dirlo da Lottomatica, ma nel frattempo la società ha rilevato l’anno scorso il colosso americano dei giochi IGT, leader nei giochi elettronici oltre che nelle scommesse e nelle lotterie, con sei miliardi di dollari di fatturato e 13 mila dipendenti.  A seguito della fusione Gtech/Lottomatica IGT, la società ha trasferito la sua sede a Londra, dove le tasse sulle società sono ridotte, mentre IGT risiede nello stato americano del Rhode Island http://phx.corporate-ir.net/phoenix.zhtml?c=119000&p=irol-alerts&t=&id=&, una sorta di paradiso fiscale per quanto riguarda la tassazione societaria http://www.pwc.com/us/en/state-local-tax/newsletters/salt-insights/rhode-island-combined-reporting-rate-reduction-tax-haven.html.

Ora, ci si potrà chiedere come avrà fatto Lottomatica a vincere la gara internazionale per la gestione del Lotto: c’è da dire che la partecipazione prevedeva una cauzione da 700 milioni di euro, e i più maligni potranno domandarsi quante siano state le società sul mercato in grado di disporre di una tale cifra. Di sicuro ne sono state escluse tutte le società di piccole e medie dimensioni, come la Sisal, la Snai e la Intralot. E di sicuro c’è anche che Gtech Lottomatica gode dei servizi di un folto stuolo di lobbisti, tra i quali spicca Giuliano Frosini, attuale responsabile per le relazioni istituzionali, posizione a metà strada tra l’esperto di comunicazione ed il lobbista per l’ ex direttore della Fondazione Italianieuropei presieduta da Massimo D’Alema.

Altro parlamentare molto interessato a promuovere misure a sostegno delle società concessionarie delle macchine da gioco è Giancarlo Giorgetti, della Lega Nord, cugino del banchiere Massimo Ponzellini. La nomina di Giorgetti a sottosegretario dell’Economia da parte dell’ex presidente del consiglio Enrico Letta ha suscitato un vespaio di polemiche, a partire dagli aderenti alla campagna contro la dipendenze da gioco “Mettiamoci in gioco“, tra i quali spiccano Acli, Anci, Adusbef, Gruppo Abele e Libera. Come ha spiegato Matteo Iori presidente di Coneggia (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo), durante un’audizione in Senato, Giorgetti era la persona meno adatta a cui affidare la delega sul gioco online; egli fu infatti titolare della stessa delega durante il governo Berlusconi, e in quel periodo ci fu un gran fiorire di nuovi giochi e nove iniziative favorevoli al comparto, come l’introduzione delle videolottery e il win for life, ma anche del bingo online e dei nuovi gratta e vinci. Giorgetti ha sempre seguito molto da vicino il mercato dei giochi d’azzardo di ultima generazione, spesso proponendosi pubblicamente in occasione di incontri ufficiali del settore, come la mostra dell’Enada, accreditandosi quale rappresentante ufficiale dei loro interessi all’interno del parlamento. http://www.famigliacristiana.it/articolo/azzardo-una-nomina-che-fa-discutere.aspx


Il gioco d’azzardo in Italia

Come scrive Matteo Iori, in una sorta di excursus storico e legislativo  http://www.conagga.it/1/upload/guida_sole24ore_matteo_iori_nov2012bq.pdf, fino a vent’anni fa in Italia il gioco d’azzardo prevedeva solo i casinò, il totocalcio, il lotto ed il totip. Il legislatore infatti, giudicando tale attività fortemente aleatoria e quindi rischiosa, intese limitarla in misura decisiva, attraverso un forte controllo da parte dello Stato e soprattutto un elevato livello di tassazione.

Oggi, il paradigma è totalmente cambiato: le forme di gioco d’azzardo sono notevolmente aumentate, si va dai gratta e vinci (in termine tecnico lotterie istantanee), ai giochi elettronici di ultima generazione, dalle agenzie di scommesse (che non si occupano più solo dei cani e dei cavalli, ma di una vasta serie di eventi sportivi che vanno dalle partite di calcio alle gare di moto e auto da corsa), alle sale bingo di giochi numerici a totalizzatore nazionale (come il superenalotto ed il win for life), ai giochi on line come il poker e la roulette. La spesa per il gioco d’azzardo in Italia è di 17  miliardi di euro, cifra riferita al 2013, fattore che pone il nostro paese ai primi posti come spesa pro capite in giochi d’azzardo, dopo Australia, Singapore, Finlandia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. L’Italia, dunque, spende poco più degli inglesi, gli inventori delle scommesse, e ben il doppio rispetto ai tedeschi. 

Nella classifica per nazioni siamo invece al quarto posto, dopo Stati Uniti, Cina e Giappone. Vantiamo però il triste primato di quello che viene considerato il peggiore e più alienante tra i giochi d’azzardo, le slot machine e le videolottery, le stesse che erroneamente vengono definite videopoker. Uno studio condotto dall’Università Cattolica di Brescia ha recentemente accertato come un giocatore su tre di videolottery sia patologico. Lo studio in questione ha analizzato un campione di 300 frequentatori di 20 sale giochi sparse in tutta Italia, e dai risultati è emerso come i giocatori dipendenti siano in maggioranza di sesso maschile, disoccupati o con un lavoro saltuario, di nazionalità non italiana, con un basso livello di scolarizzazione e con problemi relazionali. http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=15029&fr=n

Ma la dipendenza patologica dal gioco d’azzardo colpisce trasversalmente tutti i gruppi sociali, tra i quali il 25% delle casalinghe ed il 17% degli studenti e dei pensionati. La gran parte dei soggetti intervistati dallo studio frequenta le sale da gioco dalle 5 alle 7 volte la settimana, oltre a giocare online almeno una volta a settimana. L’85% dei giocatori ha una perdita media di 40 euro al giorno; l’altro 15% che vince, guadagna in media 120 euro.

Secondo i dati in possesso del Dipartimento delle politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 54% della popolazione italiana ha giocato almeno una volta, senza manifestare particolari criticità, mentre una percentuale che va dall’ 1,27 al 3,8% rientra nella categoria dei giocatori problematici. I giocatori più prettamente patologici, affetti cioè da ludopatia, sono tra lo 0,5 ed il 2,2%.

Secondo una recente ricerca del CNR, in Italia le persone soggette a rischio moderato ludopatia sarebbero 800 mila, 250 mila i soggetti a rischio elevato, mentre due milioni sarebbero quelli a baso rischio. Il fenomeno è in costante crescita, così come ad essere in costante crescita è il numero delle sale da gioco. http://www.cnr.it/news/index/news/id/5711

Ad essere colpite da questa eccezionale espansione sono principalmente le grandi città, a partire da Roma, in cui nel giugno 2013 sono state censite 718 sale slot (fonte Open Data Comune di Roma), per un totale di 50 mila macchine, tra VLT e slot machine.

In una sola sala, la più grande d’Europa, situata nei pressi di piazza Re di Roma, vi sarebbero ben  900 postazioni (fonte: rapporto Mammamafia realizzato da Terrelibere e aSud). http://www.jamma.it/adi/roma-capitale-delle-slot-censite-178-sale-giochi-69648


Slot-machine e videolottery: un mercato gestito in parte dalle organizzazioni criminali

Questa enorme quantità di sale gioco pone all’amministrazione capitolina due tipi di questioni: la prima, di rispetto delle norme, è che in una grande città dove tutto si trova concentrato in spazi ristretti, le condizioni di distanza previste dalla normativa nazionale attualmente in vigore (300 metri da postazioni bancomat, scuole, asili e luoghi di culto) difficilmente possono essere fatte rispettare. La seconda è di tipo legale, posto che, come denunciato dalla Direzione Nazionale Antimafia (DNA), le organizzazioni mafiose hanno enormi interessi in questo in campo, visto che la spesa pro capite dei romani nel gioco d’azzardo è passata dai 500 euro del 2004 ai 1.200 del 2011. Nel testo della relazione della DNA riportato dal rapporto Mammamafia si legge come i circoli dove si gioca d’azzardo sarebbero, nella Capitale, circa un migliaio, e che ogni singola macchina video lottery incassa dai 2 ai 3 mila euro al giorno.

E’ evidente, dunque, come il business delle slot-machine e delle videolottery rappresenti un’ottima opportunità per le organizzazioni criminali che riciclano i proventi delle loro attività illecite, non solo rilevando locali pubblici, in gran parte bar e ristoranti del centro storico. http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/02/10/news/roma_61_arresti_per_associazione_mafiosa_tra_i_reati_estorsione_usura_e_riciclaggio-106940480/ .

Da una recente indagine della magistratura che ha colpito il clan dei Casalesi, ed in particolare la famiglia di Francesco Schiavone detto Sandokan, con i figli Carmine e Nicola, e che ha portato all’arresto di 42 affiliati al clan, è emerso come dei 200 mila euro mensili derivanti dalle attività illecite e destinati in gran parte a pagare gli stipendi dei membri dell’organizzazione, inclusi quelli rinchiusi in carcere, circa la metà proveniva da attività estorsive legate all’imposizione di macchine slot-machine e videolottery ad imprenditori che gestivano bar ed esercizi commerciali quali tabaccherie e ristoranti. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/10/camorra-blitz-casal-principe-in-manette-i-figli-sandokan-schiavone/1492385/


Un’analisi medica sulla dipendenza dal gioco d’azzardo

Secondo la definizione fornita dal ministero della Salute, per gioco d’azzardo patologico o ludopatia si intende l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze. http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=60&area=Disturbi_psichici

Il gioco d’azzardo diventa una patologia medica quando il giocatore non gioca più per divertimento e non è più in grado di controllarsi, perdendo la cognizione della realtà e dedicando al gioco sempre più tempo. Il giocatore patologico vive in funzione del gioco e trascura tutto il resto della sua vita, dal lavoro agli affetti. Ciò conduce inevitabilmente a compromettere sia la sua situazione familiare che quella economica.

Il comportamento del giocatore viene definito non più ludico o ricreativo ma “compulsivo“, simile a quello del tossicodipendente o dell’alcolizzato, solo che la dipendenza in questo caso non è generata dall’assunzione di una sostanza.

La dipendenza da gioco prende il nome di ludopatia, e per essere individuata c’è bisogno di una diagnosi, oltre che di una cura e di una riabilitazione. Le cause del disturbo non sono note, ma si ritiene che consistano in un insieme di fattori genetici e ambientali.

La ludopatia si cronicizza, in quanto spinge la persona che ne è colpita a continuare a giocare, indipendentemente dall’esito del gioco stesso. Come accade anche per le altre dipendenze, pur di continuare a svolgere l’unica attività che lo interessa, il soggetto affetto di ludopatia si spinge anche a commettere atti illeciti, come il furto o la truffa, ad esempio emettendo assegni a vuoto, pur di procacciarsi i soldi necessari. Nel 1980 l’American Psychiatric Association ha inserito il gioco d’azzardo patologico nel Manuale Diagnostico e dei Disturbi Mentali (DSM), dove è presente ancora oggi,  accordando così alla ludopatia il valore di patologia psichiatrica. Secondo la definizione data dal Manuale, il gioco d’azzardo rappresenta una patologia che rientra tra le dipendenze comportamentali, al pari della cleptomania, della piromania, della tricotillomania e del disturbo esplosivo intermittente, quando si trasforma in un impulso incontrollabile a giocare, malgrado la consapevolezza delle conseguenze negative.

I soggetti più a rischio di contrarre la ludopatia vengono ritenuti tali a causa della presenza di alcuni fattori, che possone essere:

a) fattori biologici, in particolare  “neurofisiologici“: lo squilibrio nel funzionamento del sistema dei neurotrasmettitori cerebrali atti a produrre serotonina, sostanza responsabile dell’equilibrio affettivo-comportamentale. Nei ludopatici la quantità di serotonina è sotto la media, e ciò rappresenta l’elemento che determina lo squilibrio comportamentale;

b) fattori ambientali-educativi che hanno a che fare con l’educazione ricevuta, ma anche con la situazione economica del soggetto: ad esempio i soggetti più in difficoltà come i disoccupati sono più predisposti a contrarre una dipendenza da gioco;

c) fattori patologici: le persone particolarmente avare o lussuriose sono anche esse maggiormente predisposte nei confronti della ludopatia.

In base ad alcuni studi effettuati negli Stati Uniti, la ludopatia coinvolge una percentuale della popolazione compresa tra il 2 ed il 4%, rappresentando un importante problema di salute pubblica.  http://www.cedostar.it/tesi/crivellari_gioco_azzardo_patologico_tesi.pdf

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