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Tra le varie udienze del processo Balducci-Anemone alle quali chi scrive ha potuto assistere, vi è quella di Fabio De Santis, ingegnere presso il ministero dei Lavori Pubblici, Dipartimento del turismo, e grazie all’intercessore del “dominus” Angelo Balducci, distaccato alla Struttura Tecnica di Missione, presso la presidenza del consiglio.

Ed è sempre grazie a Balducci che De Santis riceve incarichi molto importanti: Responsabile Unico di Procedimento (RUP colui che risponde della progettazione, dell’affidamento e dell’esecuzione dell’opera) per i lavori relativi alla Caserma Zignani (la sede dell’AISI i cui lavori non rientravano tra quelli relativi ai cd grandi eventi); collaudatore del Palazzo dello Sport, opera mai eseguita per mancanza di fondi e relativa ai Mondiali di Nuoto di Roma 2009; soggetto attuatore (con un’ordinanza della presidenza del consiglio) per i lotti 4, 5 e 6 delle opere relative al G8 de La Maddalena (opere vinte dalle imprese di Diego Anemone); ha seguito poi lavori importanti in occasione delle celebrazioni per il 150mo Anniversario dell’Unità d’Italia a Novara, Torino e Firenze; in relazione ai lavori relativi all’Auditorium di Firenze, De Santis è stato RUP.

Fabio De Santis è stato assolto per le mancate bonifiche nello spazio di mare antistante all’ex arsenale militare de La Maddalena, uno dei lotti (il 7) dei lavori per il G8, che prevedevano il dragaggio con smaltimento del fondo marino inquinato da sedimenti di idrocarburi. Così come è stato assolto dagli addebiti relativi ai lavori per la costruzione dell’Audotorium di Isernia, lavori ai quali hanno partecipato imprese del gruppo Anemone.

Conoscente di lunga data di Diego Anemone, essendo entrambi proprietari di immobili situati in campagna, in uno stesso comune in provincia di Orvieto (Monteleone d’Orvieto), De Santis vanta un ottimo rapporto con l’imprenditore socio di Angelo Balducci nel Salaria Sport Village. Rapporto cementato oltre che dalla lunga frequentazione, anche dagli affari e dagli incontri a luci rosse organizzati da Simone Rossetti, braccio destro di Anemone al Salaria.

Siamo nell’ottobre del 2008, i carabinieri del ROS intercettano una conversazione al telefono tra Diego Anemone e Fabio De Santis; quest’ultimo, delegato dalla presidenza del consiglio alla gestione dei Grandi Eventi (succeduto a Balducci), chiama Anemone per avvisarlo dell’arrivo dei soldi relativi ai lavori del G8:

De Santis: “Dammi un bacio in fronte”.

Anemone: “Dove vuoi sul culo pure se mi dai una buona notizia”.

DS: “Preparati…C’ho i soldi in cassa”.

A: “Che vuol dire?”.

DS: “Eh! Ci ho i soldi in cassa!”

A: “Che ci hai?”.

DS:” I soldi in cassa”.

Si tratta dell’accredito di importo pari a 1 milione e 456 mila euro per il soggetto vincitore della gara per i lotti 4,5 e 6 del G8.

La contropartita di questo appalto per De Santis sarebbe stata costituita, secondo i magistrati, da un cellulare, oltre da una fornitura di mobili, e da prestazioni sessuali pagate da Anemone.

Ma De Santis contava di poter fare ottenere dei lavori in subappalto anche al fratello Marco, come era già successo nel 2000 per la caserma dei Vigili del Fuoco di Cornegliano Veneto; in quell’occasione l’appalto venne vinto da una società, la Cornegliano Scarl, costituita per il 51% da Daniele Anemone, figlio di Diego, e per la restante parte da Marco De Santis.

Ma le cose non vanno come dovevano andare e Marco De Santis, che prima riceve assicurazioni dal fratello (“C’abbiamo la patente per uccidere…cioè possiamo piglià tutto quello che ci pare”), e in seguito rimane deluso per il mancato subappalto, si sfoga al telefono sempre col fratello: “Voi siete una banda di banditi e vi credete che gli altri sono tutti scemi…c’ho davanti gente che ruba tutto il rubabile…ma fatela finita che prima o poi uno scemo che vi crea qualche problema lo trovate. Ma tanto io Diego…fosse l’ultima cosa che faccio, lo mando carcerato. Te lo dico chiaro e tondo…Io a Diego e tutta la combriccola la mando carcerata”.

Qualche mese prima, nel maggio 2008, I ROS intercettano un’altra conversazione, sempre tra Anemone e De Santis, nella quale quest’ultimo spiega all’imprenditore suo amico e sodale i criteri di spartizione degli appalti in relazione ai tre lotti vinti alla Maddalena:

Anemone: “Mi avevi chiamato Fabbiè?”.

De Santis: “Si, ero io”.

A: “Comandi, comandi”.

DS:”Dico. Non so se si verificherà tutto questo ben di Dio, ma comunque sappi che, insomma, un 33 per cento di azioni ce l’hai” (in aula De Santis spiega al Presidente ed alla Corte che si riferiva alla suddivisione delle opere in fase esecutiva).

A:”Ma vaffanculo,va (ride)”.

DS:”Eh, perché io ho deciso che faccio 33, 33, 33″.

A:”Eh, va bene allora”.

DS:”E l’1 per cento lo diamo a Mauro (Della Giovanpaola, il funzionario del Ministero incaricato della sorveglianza). Gli ho detto a Mauro: “Testa sulle spalle e piedi per terra, perché ci aspetta un periodo di fuoco”.

A:”Sui, no, ma dico: ormai è fatta”.

DS:” Bisogna stare. Bisogna veramente mettere la testa nel ghiaccio tutti i giorni”.

De Santis ha spigato in aula che nella conversazione faceva riferimento non ai soldi, ma alla suddivisione dei lavori in relazione ai tre lotti ottenuti da Anemone.

Riguardo ai lavori de La Maddalena, De Santis dichiara in aula che tutti quelli da lui approvati in qualità di RUP, i relativi costi non sono variati. Nel settembre del 2008 viene nominato un coordinatore dei RUP, l’ing. Gian Michele Calvi, e il De Santis decide di abbandonare i lavori ed i relativi incarichi. Da quel momento i costi dei lavori lievitano quasi del 60%; solo l’arrivo di Calvi e dei suoi dieci collaboratori produce un aumento pari ad un milione di euro. La persona che formalizzò l’aumento dei costi, in particolare in relazione al lotto n.4, fu l’ing. Calvi, il quale scrisse una lettera a diversi soggetti, spiegando questa sua decisione. (cm)

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