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A partire dalla nascita dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) i brevetti  hanno sempre rappresentato uno degli argomenti più sensibili in relazione all’accesso ai medicinali essenziali. In modo analogo lo sono stati anche durante la fase che ha preceduto la conclusione degli accordi relativi ai diritti della proprietà intellettuale (IPR) TRIP’s, nel 1994, per quegli aspetti relativi agli accordi commerciali.

I brevetti costituiscono l’ unica barriera che impedisce l’accesso ai medicinali salvavita, ma essi possono giocare un ruolo significativo, talvolta determinante, posto che assicurano al loro titolare un monopolio sulla produzione che si estende nel tempo per diversi anni.

Il potere che detiene il titolare del brevetto di un farmaco di fissare il suo prezzo ha sempre avuto come conseguenza quella di rendere quello stesso farmaco inaccessibile per  la maggioranza delle persone che vivono nei paesi in via di sviluppo. D’altra parte un sistema di brevetti efficace è in grado di garantire al pubblico la possibilità di godere, in maniera inclusiva, dei benefici di qualsiasi innovazione, inclusi i medicinali. Nel loro sistema di diritti della proprietà intellettuale i paesi hanno sviluppato diverse strategie nel tentativo di raggiungere un equilibrio tra gli interessi privati dei titolari dei brevetti, e gli interessi della collettività, arrivando a conseguire livelli diversi di esiti positivi.  Per i governi dei paesi in via di sviluppo, riuscire a bilanciare in maniera corretta le due diverse esigenze costituisce un obbiettivo particolarmente importante, in quanto in tal modo difendono la salute pubblica mentre adottano la legge di recepimento dei TRIPs.

A tale scopo è essenziale un’analisi completa e corretta circa il ruolo svolto da un sistema di brevetti all’interno di  un sistema sanitario pubblico, accompagnato da altri strumenti di politica pubblica.

La dichiarazione rilasciata, nel 2001, a Doha dell’Organizzazione Mondiale per il commercio sui TRIPs e la salute pubblica ha svolto, nell’ambito di questo processo, un ruolo molto importante.

Un altro passaggio determinante è rappresentato dalla pubblicazione di un rapporto, da parte della Commissione Britannica sui diritti della proprietà intellettuale, dal titolo: “Integrando i diritti della proprietà intellettuale e le politiche di sviluppo”; in esso la Commissione raccomandava l’adozione di un sistema di brevetti che supportasse le politiche di salute pubblica dei paesi in via di sviluppo, era il settembre 2002, in base alle esigenza ed al livello di sviluppo di ciascun paese. Medici Senza Frontiere è un’organizzazione che fornisce servizi sanitari nei paesi che non hanno i mezzi per poterli garantire alla cittadinanza; essi hanno esercitato il loro impegno professionale in diversi paesi in via di sviluppo, e  la ricerca di medicinali rappresenta una delle loro principali attività.

Dal 1999 Medici Senza Frontiere ha potuto verificare sul campo quanto sia difficoltoso, nei paesi in via di sviluppo, accedere ai farmaci coperti da brevetto. Per tale ragione essa porta avanti una campagna di sensibilizzione rivolta  all’opinione pubblica su questo problema, e su come esso influisca sugli elevati tassi di mortalità, soprattutto infantile, registrati. “La nostra missione – si legge sul sito di Medici Senza Frontiere – è quella di aumentare l’accesso e lo sviluppo di medicinali a basso costo, pratici da utilizzare, oltre a vaccini ed ai medicinali per le diagnosi, in relazione a malattie che colpiscono il paziente sul posto in cui lavora”.

“La ragione per cui – dichiarava nel 1999 James Orbinski, ex presidente di MSF –  determinate persone muoiono di malattie quali l’AIDS, la Tubercolosi o  la malattia del sonno ed altre malattie tropicali, è che i medicinali essenziali cd salvavita sono o troppo costosi oppure non sono disponibili, poiché non sono considerati finanziariamente remunerativi da produrre, oppure perché non esiste virtualmente nessuna attività di ricerca e sviluppo per le malattie tropicali prioritarie. Quello che noi di Medici Senza Frontiere chiediamo, come organizzazione della società civile, è che vi sia un cambiamento, non che ci venga concessa la carità”.

“Medici Senza Frontiere – si legge su di un comunicato stampa a proposito del TPP – esprime il suo sconcerto in relazione ai paesi che hanno siglato l’accordo sul Trattato di Partenariato Pacifico; così facendo infatti essi hanno accettato le richieste del governo statunitense e delle multinazionali del settore farmaceutico per un aumento nel prezzo dei medicinali per milioni di dollari, attraverso l’estensione non necessaria dei monopoli ed ulteriori ritardi nella riduzione dei prezzi dei medicinali generici.

I principali perdenti del TPP sono i pazienti ed i fornitori di trattamenti sanitari nei paesi in via di sviluppo. Sebbene il testo finale sia migliore rispetto a quello iniziale, il TPP viene visto come il peggior trattato commerciale in relazione all’accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo; questi saranno obbligati modificare le loro norme interne per incorporare un diritto abusivo di protezione della proprietà intellettuale a favore delle imprese farmaceutiche. Dato che ora l’accordo generale TPP deve essere ratificato dai singoli stati contraenti, MSF li richiama a dare una valutazione attenta all’accordo prima di apporre la firma, se questa è effettivamente la direzione per la quale essi intendono procedere in relazione all’accesso ai farmaci ed alla promozione delle innovazioni biomediche. L’impatto negativo del TPP sui sistemi sanitari pubblici sarà enorme e negativo per gli anni a venire, e non coinvolgerà solo i dodici Paesi che lo hanno ratificato, oltre a rappresentare un pessimo precedente per i trattati commerciali ancora in corso di negoziazione”.

http://apps.who.int/medicinedocs/pdf/s4913e/s4913e.pdf

http://www.msfaccess.org/about-us/media-room/press-releases/statement-msf-conclusion-tpp-negotiations-atlanta

http://www.msfaccess.org/the-access-campaign

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