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In un documento redatto dalla 1a divisione, un atto interno non destinato alla divulgazione, il SISMI svolge un’analisi sul rapimento Moro e sui “possibili sviluppi sulla base di notizie fiduciarie”.

Il punto di partenza dell’analisi è una ricostruzione approssimativa dell’attentato di via Fani, analisi nella quale vengono ricostruite le modalità e le finalità perseguite dalle BR.

“Parte degli uomini che a hanno operato a Roma – si legge nel documento –  sono gli stessi che eseguirono l’attentato contro il Procuratore di Genova, dott. Francesco Cocco. In quella circostanza, la più vicina per analogia all’azione di via Fani, operarono 26 elementi con i compiti più diversi e differenziati”.

Gli analisti cercano di ipotizzare, attraverso un’azione analoga, il numero complessivo dei brigatisti che parteciparono al rapimento di Moro ed all’uccisione dei cinque uomini della scorta: “Un calcolo approssimativo per difetto porta a stimare in almeno 40 unità il numero degli uomini impegnati complessivamente nell’attentato di Roma; l’azione più importante del sequestro (l’attacco alla scorta) dovrebbe essere stato eseguito – segue l’analisi dei Servizi – da un gruppo composto dai migliori elementi forniti dalle colonne delle BR operanti nelle sedi di Torino, Genova, Roma e Milano, che dovrebbero aver messo a disposizione un numero uguale di uomini (probabilmente 3 per ciascuna colonna) e ciò al fine di impegnare ugualmente tutti i gruppi, per evitare gelosie, rivalità, fughe di notizie e rendere più difficile l’individuazione degli elementi operanti”.

Dopo avere analizzato le modalità dell’azione di via Fani, si passa ora allo studio dei possibili moventi dell’operazione, oltre alla prospettazione di alcune ipotesi circa la sua conclusione e la possibile gestione della vicenda da parte delle BR.

L’on Moro, molto probabilmente, riuscirà ad uscirne fuori e le BR sfrutteranno il successo utilizzando  ampiamente quanto il parlamentare DC ha detto e dirà. Ciò nella convinzione che il predetto è a conoscenza di molti retroscena su vicende nazionali rimaste oscure e che hanno coinvolto numerosi personaggi politici di primo piano ed è depositario, per le cariche ricoperte in passato, di segreti economico-militari a livello nazionale ed internazionale interessanti i Paesi dell’Alleanza Atlantica.

A tal proposito è ampiamente prevedibile che: sottoposto a pressioni fisiche e psicologiche l’on. Moro non potrà non rilasciare dichiarazioni comunque compromettenti e rivelare notizie delicate sull’attività del Partito e dei suoi componenti in merito alla gestione governativa pluridecennale, che saranno quanto mai sgradevoli per i quadri dirigenziali della DC“. Qui le supposizioni che si potrebbero fare sarebbero innumerevoli: dalla vicenda Gladio, l’organizzazione militare segreta denominata Stay Behind creata a seguito dell’ingresso dell’Italia, nella NATO grazie alla collaborazione dello stesso Moro, di Enrico Mattei e dell’ex ministro degli interni Paolo Emilio Taviani; ai legami strettissimi della DC, e non solo di quella siciliana ma anche di quella nazionale, con Cosa nostra, ed in particolare dei rapporti di Giulio Andreotti con i fratelli Salvo, Ignazio e Antonino,  titolari dell’attività di riscossione delle entrate per la Regione Sicilia e coinvolti anche nella vicenda della ricostruzione a seguito del terremoto del Belice, quali intestatari dei terreni su cui venne ricostruito il paese. O come la vicenda del sacco di Palermo, portato avanti grazie al sindaco DC Vito Ciancimino, legato direttamente sia alla rete Gladio che ai costruttori palermitani che riciclavano i soldi della droga di Cosa nostra: ciò avveniva grazie alle concessioni edilizie, per centinaia di migliaia di cubature, ottenute attraverso la collaborazione lautamente retribuita del sindaco.

Le ipotesi sulla gestione dei “segreti” rivelati da Moro viene in parte desunta dai Servizi attraverso la lettera inviata, tra le svariate che Moro scrisse durante i 55 giorni di prigionia, all’allora ministro degli interni e suo collega di partito, Francesco Cossiga: “Tale atteggiamento, d’altronde – scrivono i Servizi – è già chiaramente espresso nella lettera indirizzata all’on. Cossiga che, tra l’altro, evidenzia la determinazione dell’on. Moro di usare le proprie dichiarazioni come strumenti di pressione nei confronti degli amici di partito, al fine di distoglierli dal pensiero di barattare il suo silenzio e quindi la sua vita con la preminente “ragion di Stato”, anche nella considerazione che il processo cui viene sottoposto non è solo contro di lui, bensì contro tutta la dirigenza della DC“.

“Nella consapevolezza – scrivono i Servizi – di essere politicamente un uomo finito – si pensi allo scandalo Lokeed dal quale Moro venne scagionato ma nel quale furono implicati due politici della sua corrente, i morotei Luigi Guy e Mario Tanassi – e pertanto fuori dalla rosa dei candidati alla Presidenza della Repubblica, all’on. Moro non rimane altra soluzione che salvaguardare la propria vita con l’unico mezzo possibile: assecondare le richieste dei suoi rapitori concernenti la rivelazione di notizie estremamente delicate e così, contemporaneamente, indurre i propri compagni di partito ad adoperarsi per la sua liberazione.

L’intransigenza della posizione assunta dal partito trasversale della non trattativa, con quest’ultimo che ricomprendeva tutto l’arco costituzionale eccezion fatta per i socialisti, gettava una luce spettrale sull’esito del rapimento di Moro, in relazione al quale i rapitori avevano richiesto per il suo rilascio, la liberazione di alcuni dei BR imputati nel processo che si teneva in quegli stessi giorni a Torino.

Scrivono i Servizi: “La reazione degli ambienti governativi in proposito sarà ufficialmente caratterizzata da posizioni di assoluta intransigenza nei confronti del ricatto delle BR, confortata dall’appoggio di tutto lo schieramento delle forze politiche, estrema sinistra compresa; nel contempo però la DC, consapevole della pericolosità della diffusione delle notizie rilasciate dal suo Presidente (Moro), facendosi forte di asserite pressioni dei Paesi Alleati, non è escluso che possa addivenire ad un accordo con le BR, nel senso che offrirebbe ad esse una contropartita da determinarsi in cambio della non rivelazione di specifici fatti venuti loro a conoscenza durante il “processo” (politico) all’on. Moro; Tale soluzione risulterebbe in effetti vantaggiosa a senso unico per le sole BR, perché in tal modo verrebbero a disporre di una potente arma di ricatto nei confronti del potere costituito, costretto a cedere di fronte alle richieste più disparate che via via potrebbero essere avanzate dalle BR“.

Queste parole sembrano profetizzare ciò che accadrà in seguito, in relazione all’arresto ed alla detenzione di tutti i componenti del commando di via Fani. Ci si riferisce in particolare alla vicenda della redazione del memoriale Morucci, di fatto la prima confessione dei rapitori di Moro, ed alla fase che precedette la sua scrittura “concordata”, caratterizzata da un’incessante attività di visite in carcere da parte di rappresentanti della DC. A questo proposito, Alberto Franceschini, uno dei membri fondatori delle BR ma estraneo alla strage di via Fani, ebbe a dire: “Pensavamo che venissero per cercare di fare un po di chiarezza. Invece no: mi rendevo conto che venivano da noi per conquistare silenzi”.

“Le BR, peraltro, – teorizzano i Servizi –  intenzionate a sfruttare al massimo il successo conseguito e ad estendere il loro proselitismo con iniziative che trovino eco e consensi in larghi settori popolari, potrebbero ritenere più remunerativo chiedere in cambio del loro silenzio, anziché la sola e prevedibile liberazione dei brigatisti detenuti, una contropartita che vada a favore di più ampi settori della sinistra o della collettività (un’amnistia generale per tutti i reati politici, lo smantellamento delle “carceri speciali”, l’annullamento della Legge Reale o altri provvedimenti similari). Le BR stanno sostenendo in pratica un notevole sforzo per la costruzione del Partito Armato Combattente e, perciò,  fatta salva la possibilità che il sequestro dell’on. Moro possa improvvisamente (cosa che a questo momento appare sempre più improbabile) concludersi con la scoperta del nascondiglio e la sua liberazione, la loro preoccupazione è quella di attrarre il maggior consenso possibile tra i gruppi che hanno scelto la lotta armata e che simpatizzano per essi”.

In ultimo il SISMI passa a stilare un’elenco delle prospettive successive alla vicenda Moro, in relazione agli effetti della vicenda del sequestro ed alla successiva attività terroristica delle BR: “La soluzione del sequestro – annota il SISMI – dovrebbe aversi tra la metà e la fine del corrente mese (il documento è senza data) e non dovrebbe essere strettamente legata al corso del processo di Torino; i mesi di maggio e giugno dovrebbero essere destinati allo sfruttamento propagandistico e politico del successo conseguito; dopo la “sosta” estiva (luglio-agosto) potrebbe riprendere l’attività delle BR che, come noto, è piuttosto lenta ed ha bisogno di tempi lunghi di preparazione, con una nuova seri di attentati a varie personalità di livello medio-grosso: un generale (es: Dalla Chiesa?), un deputato DC (es: Piccoli?), un grosso industriale, e poi di nuovo il sequestro di altre persone ed anche azioni dirette contro basi USA in Italia. Tutto ciò nel quadro di un disegno strategico di fondo e di piani tattici in continua evoluzione ed adattamento sui quali hanno ragione di interferire ed esercitare influenza i Paesi dell’Est, la Libia, la resistenza palestinese e, ultimi, la Cina e gli USA; qualora sia più attendibile l’ipotesi che le BR facciano affidamento sull’appoggio di quadri intermedi del PCI e non siano da considerare una milizia isolata e slegata da tutto il contesto politico che le circonda, a quel momento potrebbe essere ipotizzabile anche un attentato ad un grosso rappresentante sindacale (es: Lama?).

Ogni anticipazione sulle prossime mosse delle BR – conclude il SISMI – è, però, alla luce della situazione odierna, prematura, essendo ancora imprevedibili e non valutabili gli effetti e le conseguenze che il sequestro Moro potrà produrre, alla sua conclusione, in seno al partito al Governo ed a quelli che costituiscono la maggioranza parlamentare”. (cm)

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