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Angelo Balducci, l’ex Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio e poi presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblci, ha deposto ieri, nel processo che lo vede coimputato assieme a Diego Anemone e ad una lunga serie di imprenditori e funzionari pubblici, nello scandalo sugli appalti relativi alle opere per il G8 dell’Aquila, a quelle per La Maddalena, cornice originaria dell’evento internazionale, ma anche per gli appalti relativi al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia ed i Mondiali di Nuoto di Roma 2009.

La lunga deposizione, dalle 10 fino alle 18, con una piccola pausa di mezz’ora ed una breve interruzione di pochi minuti, ha occupato tutto il tempo dell’udienza di eri. In quest’arco temporale l’imputato ha cercato di spiegare alla Corte come, di fronte alle accuse, in quello che nell’ordinanza di custodia cautelare il gip di Firenze ha definito come il “gelatinoso” sistema delle commesse pubbliche che facevano a lui capo, in un’ associazione a delinquere composta da lui stesso e da Anemone, che avrebbe reinvestito in attività imprenditoriali private di proprietà dei membri dell’ associazione medesima i proventi degli appalti vinti in maniera illegale, egli sia sempre stato perfettamente in grado di tenere opportunamente distinte, nel suo rapporto con Anemone e la di lui famiglia, la sfera professionale da quella personale.

La Guardia di Finanza ha accertato come gli ingenti proventi conseguiti dal gruppo di costruzioni Anemone, grazie all’aggiudicazione di appalti pubblici pilotati attraverso le strutture dirette dall’ing. Balducci, proventi valutati in 450 milioni e riferiti al periodo1999-2009, siano stati reinvestiti in iniziative imprenditoriali che vedevano impegnati sia la famiglia di Diego Anemone, con i due suoi figli, che la famiglia di Angelo Balducci. Le iniziative a cui si fa riferimento sono tre: La Immobilpigna srl, in cui l’ing. Balducci avrebbe versato, per conto dei suoi figli Lorenzo e Filippo, complessivamente 340 mila euro, e che avrebbe realizzato un utile netto di 4 milioni di euro, attraverso l’acquisto (da parte dell’architetto Angelo Zampolini per 1 milione e 450 mila euro), la ristrutturazione e la vendita di un palazzetto sito in piazza della Pigna, nei pressi del Pantheon. O come il Salaria Sport Village, di proprietà della famiglia di Diego Anemone, di cui l’ing. Balducci avrebbe rilevato, attraverso due società fiduciarie facenti capo sempre ai suoi figli Filippo e Lorenzo, due quote, per un importo di 20 mila euro ciascuna, ed il cui valore complessivo, secondo gli atti che ne hanno disposto il sequestro, è di 200 milioni di euro.

O come la società di produzioni cinematografiche e televisive Edelweiss Production, in cui lavoravano Lorenzo Balducci e la moglie dell’ing. Balducci, Alida Tau, quest’ultima titolare del 99% delle azioni, ed in cui l’ing. Balducci avrebbe investito un milione di euro.

Il senso di questa commistione di interessi tra la famiglia Anemone e quella Balducci si intravede chiaramente nella domanda che il pm Ilaria Calò rivolge all’ing.Balducci, quando gli chiede conto dell’evidente squilibrio di valori tra i versamenti fatti a nome dei suoi figli nella Immobilpigna srl, ed i ritorni che, a detta dello stesso Balducci, sarebbero stati nulli (neanche la restituzione dei 340 mila versati), a fronte di un utile netto conseguito di 4 milioni. L’ing Bladucci risponde come, a suo modo di vedere, la sproporzione non esista, in quanto, “l’operazione non è mai stata presa in considerazione come chiusa” e quindi teneva in considerazione anche “altre partite relative ad altre operazioni“.

E qui l’ing Bladucci cita l’acquisto, da lui effettuato, dell’appartamento in via Latina, nel quale vi fu la necessità di avere la disponibilità immediata, che lui in quel momento non aveva, di 100 mila euro. Tale somma, racconta l’ing. Balducci, venne anticipata dal suo commercialista Stefano Gazzani, che è anche il commercialista di Diego Anemone, prelevandola dai conti del gruppo Anemone, con l’impegno poi di compensare la partita attraverso gli utili conseguiti dall’ operazione Immobilpigna.

Altro elemento contestato dal pm Calò, e dal quale si delinea la natura dell’intricata matassa degli interessi Anemone-Balducci, è il contenuto della lista Lucci. Dal sequestro dei pc e dei vari Hard Disk (4) appartenenti a Diego Anemone ed alla sua segretaria, Alida Lucci, la Guardia di Finanza è riuscita ad estrapolare due documenti molti importanti, la cd lista Anemone, un documento redatto in codice che conterrebbe dati sugli appalti conseguiti dal gruppo Anemone, e la Lista Lucci, un documento di 950 pagine intitolato “Archivio cassa“. In quest’ultimo, che non è criptato, vi sono molte voci in uscita, alcune delle quali ricorrenti, che riguarderebbero i figli (tra cui 3000 euro mensili per Filippo che l’ing. Balducci giustifica come il compenso per l’impiego del figlio al Salaria Sport Village) e la moglie di Angelo Balducci, e in cui si farebbe riferimento al pagamento di utenze domestiche o assicurazioni di veicoli.

L’ing. Balducci ha risposto al pm che si è trattato di spese che il commercialista Gazzoni avrebbe addebitato ai conti del gruppo Anemone, ma che lui stesso avrebbe saldato o attraverso prelievi dal suo conto personale, presso l’agenzia BNL interna al ministero dei Lavori Pubblici, o attraverso le già citate compensazioni a cui si è fatto precedentemente riferimento.

Tali anticipi di spesa sui conti del gruppo Anemone, in relazione alle utenze intestate ai figli e alla moglie l’ing.Balducci, questi li spiega molto sinteticamente, come una conseguenza della sua esigenza di delegare il disbrigo degli affari correnti a persone di sua fiducia, tra le quali il suo segretario personale Roberto Di Mario, e Roberto Golinelli, con quest’ultimo incaricato di tenere i collegamenti con Diego Anemone ed il commercialista Gazzoni.

Nella sua lunga dichiarazione spontanea che ha preceduto la deposizione vera e propria, l’ing Balducci ha raccontato dei rapporti che lo legano alla famiglia Anemone, ed in particolare al padre di Diego, Dino, suo coetaneo, e di come, in qualità di Provveditore o Commissario di opere, abbia svolto lavori di notevole importanza e responsabilità, anche in relazione ad immobili antichi come i teatri La Fenice di Venezia e Petruzzelli di Bari, o come Palazzo Chigi ed il Quirinale, o anche di strutture particolarmente impegnative come i Laboratori nazionali del Gran Sasso  o come l’Ambasciata italiana a Washington, da tutti apprezzati.

Quando, verso il termine della deposizione, il giudice a latere della Corte chiede all’ing. Balducci se si sia posto mai il problema del conflitto di interesse con Anemone, emerge la questione che non è solo di questo caso specifico, ma che è un po’ la questione che riguarda tutto il Paese, ovvero il rapporto tra pubblico e privato, o, se si preferisce, tra controllore e controllato, o tra detentore di concessioni pubbliche e Stato. Di fronte a questa domanda, l’ing. Balducci risponde come le attività economiche con Anemone siano cominciate “solo” nel 2004, lasciando intendere che prima di quella data la sua attività professionale sia assolutamente inattaccabile sotto tutti i punti di vista.

A partire dal 2004, la buona fede e la sua capacità di discernere tra la sfera privata e quella pubblica, hanno rappresentato, a suo dire, la sua stella polare. Alla fine Balducci, ammette di non avere pensato alle conseguenze a cui lo avrebbero condotto le sue azioni, e comunque l’esito sempre molto positivo dell’attività professionale da lui svolta, e per la quale ha effettivamente ottenuto importanti riconoscimenti, gli ha “fatto sempre credere di essere nel giusto“. (cm)

  

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