il triangolo delle tre T

Il Trattato Transatlantico sulla Partnership nel Commercio e negli Investimenti (The Transatlantic Trade Investment Partnership) può sembrare noioso, ma potrebbe influenzare tutto ciò che vi riguarda, dal reddito al cibo che mangiate allo stato del Sistema Sanitario Nazionale. Ecco una guida per principianti sul controverso accordo commerciale

A volte“, afferma un personaggio del romanzo incompleto e postumo di David Foster Wallace, Il Re Pallido: “ciò che è importante è noioso. A volte è un lavoro. A volte le cose importanti non sono opere d’arte per il nostro divertimento“. Forse è utile ricordare, prendendo in esame il TTIP, quale è stata la cosa più noiosa che in passato ha suscitato la rabbia della cittadinanza, forse lo schema PFI (Private Finantial Initiative, il finanziamento di attività pubbliche attraverso fondi privati, come nel Project Financing. Recentemente la Commissione parlamentare al Tesoro inglese ha affermato: “Dovrebbe essere inserita in bilancio. Il Tesoro dovrebbe rimuovere eventuali incentivi perversi estranei al rapporto qualità-prezzo, garantendo che la PFI non venga utilizzata per aggirare i limiti di budget dipartimentali“) che ha  distrutto gli ospedali e sventrato le scuole, lasciando la Gran Bretagna con 222 miliardi di debito? Oppure, le ramificazioni asimmetriche costituzionali inerenti alla questione del Lotian dell’Ovest?  O gli incomprensibili cambiamenti del regime pensionistico da parte del cancelliere George Osborne che coinvolgono le rendite annuali inserite automaticamente, o gli strumenti finanziari, o i depositi e i prelievi? O l’ultima conferenza stampa di Christine Lagarde sulla crisi del debito greco? O forse è stata la tua ultima bolletta del telefono cellulare?

Sommando la noia sperimentata in ciascuna di queste occasioni, moltiplicando il risultato per il coefficiente internazionale della noia (che, come si sa, è 27,5), ecco che otterremo come vi ridurrà la noia provocata dall’ accordo commerciale internazionale conosciuto come TTIP.

L’esperto del Guardian sul rimbecillimento da burocratese e acronimi, Steven Poole, ha recentemente sostenuto che il TTIP potrebbe essere un complotto messo in atto per tirare un po di lana molto spessa sopra i nostri occhi. Viviamo in un’epoca in cui siamo così abituati ad essere intrattenuti, che non abbiamo più il temperamento per svolgere il difficile lavoro di penetrare la barriera di lana della noia. Quindi stiamo andando a prendere quella lana, per arrotolarla come una palla, lasciando che il gatto la usi per i suoi giochi.

Allora, cos’è questo TTIP?

Ricordate quando gli acronimi che iniziavano con due TT avevano a che fare con cose belle come il TTFN (Ta Ta For Now), bene, Il TTIP non fa parte di quelle. Tradotto significa Partenariato Transatlantico nel commercio e negli investimenti. Qualche mese fa, il Parlamento europeo ha votato per consentire alla Commissione europea di proseguire i negoziati con gli Stati Uniti, al fine di creare la più grande zona di libero scambio al mondo, che è appunto l’oggetto del TTIP.

Il portavoce conservatore del commercio Emma McClarkin ha affermato: “Accolgo con favore il fatto che, dopo settimane di dialoghi parlamentari in stile ping-pong e tentativi da parte degli eurodeputati socialisti e protezionisti di far deragliare il processo, finalmente abbiamo un chiaro sostegno in favore del TTIP.” Giusto, e smettiamo di pensare quanto sia divertente ascoltare la frase “ping-pong parlamentare”.

McClarkin guarda avanti verso una maggiore armonizzazione normativa ed una conseguente spinta per gli affari, alcuni dei quali riguardano, incredibilmente, le imprese britanniche. Attualmente, ad esempio, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno diversi regolamenti per testare la sicurezza delle automobili, dei medicinali e dell’arredamento.

Ciò impone dei costi aggiuntivi per gli esportatori oltreoceano di autoveicoli, medicinali e arredamento – in particolare, si potrebbe pensare, per gli esportatori delle tappezzerie delle auto dei trafficanti di droga. Una possibile conseguenza a questa armonizzazione potrebbe essere una spinta alle esportazioni di automobili inglesi. Provate a immaginare: un giorno gli americani guideranno piccole autovetture Nissan costruite nel Sunderland, piuttosto che ridicoli Hummer disegnati nelle viscere dell’inferno.

Ma sono previsti anche altri benefici. L’ambasciatore statunitense presso l’Unione Europoea, Anthony L. Gardner sostiene che il TTIP sia, se mi perdonate l’espressione, geopoliticamente pertinente, e che esso “fornirà un equivalente economico alla Nato” che dovrà ridisegnare “le regole del commercio mondiale prima che altri lo facciano per noi “. Pensatela così: in questo momento, Vladimir Putin può, se vuole, denudarsi fino alla cintola per un po di foto in cui si fa ritrarre mentre chiude il rubinetto del gas russo all’Europa.

Questo non è molto positivo. Invece di essere dipendente dall’odioso gas e dal petrolio russo, per effetto del TTIP l’Unione Europea potrebbe diventare dipendente dal gas e dal petrolio americano e canadese. Questa è una delle ragioni dietro l’invito, rivolto dall’U,E per un capitolo del TTIP dedicato all’energia ed alle materie prime. Invece di essere la Russia ad isolare l’Unione Europea, potrebbe essere quest’ultima ad isolare la Russia.

Siamo stati invitati a pronunciare TTIP “tea tip”. Ma questi simpaticoni hanno qualche senso della storia? La più famosa protesta che ebbe come scusa il tè è stata quella svoltasi a Boston nel 1773, che ebbe il merito di condurre alla meravigliosa era di cooperazione transatlantica conosciuta come la Guerra d’Indipendenza Americana.

Il TTIP non deve essere confuso col TPP, ovvero col Trans-Pacific Partnership, che coinvolge 12 paesi, tra cui Stati Uniti, Australia e Brunei, e che, come il TTIP, è ancora in fase di negoziazione.

Vi è anche, per inciso, qualcosa chiamato Ceta, che significa Comprehensive Economic Trade Agreement. E’ come il TTIP ma riguarda il Canada e l’Europa e, per quanto mi risulta, significa che gli europei faranno presto il bagno nello sciroppo d’acero, mentre leggono i romanzi di Margaret Atwood.

Tutto ciò è probabilmente più bello di quanto possa sembrare. Il Ceta dovrebbe essere ratificato dal Parlamento europeo entro la fine dell’anno, ma il documento sta attualmente attraversando un processo chiamato “scrubbing legale”, che suona come il genere di cose che gli americani fanno ai loro polli, ma che in realtà è una definizione pomposa diffusa nel gergo quotidiano e che significa la minimizzazione dell’esposizione del documento al rischio di azioni legali.

Ma non è tutto. C’è anche il Nafta, il North American Free Trade Agreement. E’ entrato in vigore nel 1994, ed i sostenitori del TTIP ritengono che sia in grado di dimostrare il tipo di benefici e l’ armonizzazione delle norme che potrebbe derivare se il TTIP venisse ugualmente approvato. Pensatela così. Così come è stato detto grazie al Nafta, negli ultimi 21 anni gli americani hanno detto “aboot” (il modo col quale i canadesi pronunciano about) e costituito le loro bande musicali mariachi, i Mounties (canadesi) hanno indossato sombreros e i messicani hanno versato sciroppo d’acero sulle loro quesadillas, e così anche in futuro, grazie a TTIP, gli americani potrebbero bere il caffè da tazze dalle dimensioni di ditali, mentre gli europei potrebbero indossare cappelli taglia 10, anche se, in media, abbiamo delle teste grandi solamente taglia 6 (7 e 3/4 equivale a XXL), e così saremo tutti ridicoli.

Ma seriamente. In che modo il TTIP avrà effetto sulla nostra vita?

Il TTIP colpirà gli europei nelle loro tasche, sostengono i critici, quindi è necessario prestare attenzione. Mentre la Commissione europea stima che, entro il 2027, il TTIP potrebbe accrescere le dimensioni dell’economia dell’Unione di 94 miliardi di sterline, lo 0,5% del PIL attuale, uno studio economico svolto da Jeronim Capaldo del Global Development and Environment Institute, presso la Tufts University, sostiene che i modelli econometrici usati dalla commissione per le sue proiezioni sono immaturi e che, di fatto, il TTIP colpirà duramente gli europei. Capaldo prevede la perdita di 600.000 posti di lavoro europei come conseguenza dell’approvazione del TTIP, un calo netto delle esportazioni UE, una riduzione del PIL per gli Stati membri, oltre ad un calo dei redditi personali dei cittadini europei.

Perché la gente è così arrabbiata con il TTIP?

Perché gli americani sono, con tutto il rispetto, disgustosamente avidi sempre, dietro ai dollari facili e quindi molto diversi da noi freschi europei che, come Mary Poppins, siamo praticamente perfetti in ogni modo. Ciò che preoccupa è che l’obiettivo principale del TTIP è quello di rimuovere le norme UE che impediscono ai cittadini di essere avvelenati, uccisi o soggetti ad inquinamento dilagante, in modo da aumentare i profitti delle corporations che si trovano su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Ad esempio, i critici sostengono che se il TTIP comprendesse, come auspica l’Unione europea, un impegno che garantisca autorizzazioni automatiche per tutte le future esportazioni di petrolio greggio e di gas statunitensi, verso l’Europa, ciò si tradurrebbe negli Stati Uniti in un boom del fracking, in modo da alimentare gli europei con il gas di scisto, per non parlare del maggiore sfruttamento del petrolio dalle sabbie bituminose canadesi. Questi sviluppi, sostengono i critici, metterebbero a repentaglio non solo la direttiva sulla qualità dei carburanti dell’UE, ma comprometterebbero ciò che è rimasto del pianeta fino ad ora intatto.

Si prenda in considerazione un aspetto della TTIP che sta offrendo ai critici europei un particolare vantaggio. Si tratta della possibilità offerta dal trattato a qualsiasi investitore privato di fare causa a ciascuno stato membro dell’Unione. Questo è il senso dell’ acronimo ISDS, che sta per “risoluzione delle controversie tra investitore e Stato“. Tale procedura dovrebbe consentire alle imprese di citare in giudizio i governi stranieri per un supposto trattamento ingiusto, e di avere in tal modo diritto ad un risarcimento. Disposizioni analoghe sono consentite anche da altri trattati, ad esempio, la multinazionale del tabacco Philip Morris ha citato in giudizio l’Uruguay e l’Australia per avere promulgato una legislazione contro il fumo, mentre una società energetica svedese (Vattenfall, richiesta danni per 235 milioni) ha intrapreso un’azione legale contro la Germania perchè questa ha eliminato il nucleare dalle sue fonti di energia.

I critici sostengono che le disposizioni ISDS minino il potere dei governi nazionali di agire nell’interesse dei loro cittadini. Secondo John Hilary, direttore esecutivo di War on Want, alcuni documenti segreti mostrerebbero come i servizi medici e sanitari, i servizi sociali, l’istruzione, il servizio postale, la finanza, le telecomunicazioni, i trasporti, l’energia, l’acqua, l’ambiente ed i servizi culturali siano tutti chiamati in causa dal TTIP , il che significa che le corporation americane potranno avere pieno accesso ad essi.

Ecco perché davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, a Berlino, c’è un grande striscione che recita (provate a pronunciarlo con un accento tedesco): “Demokratie ist keine Handelsware“, che significa la democrazia non è soggetta a negoziazione. Certo che lo è . E questo è anche il motivo per cui vi è un graffitinon accettabile e non divertente” a Malmö, che ritrae un Barack Obama sorridente in una sua posa plastica, come il cavallo di legno con scritto su di un lato del dorso TTIP, mentre viene metaforicamente trascinato all’interno dell’Europa.

Nel Regno Unito si teme che l’ ISDS possa minacciare il Sistema Sanitario Statale (NHS), consentendo alle imprese private di gestire i servizi ospedalieri, citando in giudizio il governo nel caso in cui questo scegliesse di mantenere il servizio in mano alla sfera pubblica. Il governo francese ha già negoziato l’esclusione della sua industria cinematografica da queste disposizioni, quindi perché non può essere escluso anche il Servizio Sanitario, si chiedono i ciritici?

Ma l’idea che la clausola ISDS possa sovvertire la democrazia in favore delle malvagie corporations, rappresenta una teoria della cospirazione, sostiene lo European Policy Information Center, che – in maniera imperdonabile – già pronuncia la parola “center” alla maniera americana. Epicenter (è il nome con cui il gruppo è più conosciuto) è costituito da gruppi come l’UK’s Institute of Economic Affairs, tutti favorevoli al TTIP. Quest’ultimo sostiene che non dovremmo preoccuparci delle disposizioni relative all’ISDS. Perché? Poiché la clausola rappresenta uno strumento che è sempre stato applicato dalle corporations per proteggere i loro investimenti, e non intaccherà il diritto dell’Unione Europea o degli Stati membri di perseguire i propri legittimi obiettivi di politica pubblica.

Consideriamo le norme che disciplinano gli alimenti. Mentre l’UE ha adottato una strategia “dal campo alla tavola” molto suggestiva, ad esempio la regolazione di ogni anello della catena alimentare, gli americani pompano i loro bovini e suini con ormoni della crescita che in Europa sono vietati. Di conseguenza, la maggior parte del manzo statunitense non può essere venduto nell’UE.

Peggio ancora, gli americani impiegano, in agricoltura, ben 82 pesticidi vietati nell’UE. Essi inoltre lavano il loro pollo in acqua clorata, per uccidere i batteri. Il novanta per cento della loro soia, del cotone e del mais è geneticamente modificato, mentre l’Unione europea permette ai singoli Stati membri di vietare la produzione di OGM. La Francia, ad esempio, ha vietato gli OGM (ed i fumatori di Gauloises), ed ora le guardie pattugliano i campi francesi per garantire che gli OGM non vengano coltivati.

Quindi come potremmo abbandonare questi gloriosi standard europei? Lo spettro di ciò che generosamente il baffuto contadino francese / attivista no-global José Bové chiama la malbouffe Americaine (il cibo spazzatura americano), si nasconde dietro i timori di questa alleanza commerciale. « A sì?» Ribattono gli americani. “Allora, come mai voi fessi di europei siete stati implicati, nel 2013, nello scandalo della carne da cavallo, se le vostre norme alimentari sono così maledettamente rigide‘?” Il che, bisogna ammettere, è una bella domanda.

Prendiamo in considerazione il diritto alla privacy dei dati. Gli americani si rendono conto che noi europei non siamo affatto preoccupati di essere intercettati dalla NSA o di avere Google 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, a spiare nella nostra vita privata? I deputati europei sono preoccupati che il TTIP possa mettere in crisi le leggi comunitarie sulla protezione dei dati, ed è per questo che hanno chiesto l’adozione di una “trasparente, orizzontale, inequivocabile misura” per garantire il diritto dei cittadini alla privacy.

Vi chiederete se vi possa essere qualcosa che sia al tempo stesso orizzontale e a se stante? Da quel che ci risulta sembrerebbe molto improbabile.

Chi è ad essere arrabbiato per TTIP?

Diversi gruppi, assai distanti tra loro, come War on Want e Ukip sono tutti uniti contro il TTIP, anche se per ragioni diverse. L’Institute for Economic Affairs ed il partito Conservatore sono uniti nel loro atteggiamento di pacatezza verso il trattato. Il partito Laburista è –  a sorpresa! – in conflitto.

Prendiamo in considerazione prima i Laburisti. Il deputato del Labour Jude Kirton-Darling mentre sostiene che l’ISDS rappresenta un “sistema di arbitrato privato, opaco ed alternativo rispetto a quello giudiziario, che consente alle aziende di citare in giudizio i governi, a caro prezzo per il contribuente”, al tempo stesso egli afferma che il TTIP “potrebbe presentarsi come l’unica possibilità di regolare la globalizzazione, oltre che di promuovere gli standard dell’UE “, così come” di fornire una spinta, tanto necessaria, alle economie locali, un sostegno alle PMI, oltre a fornire nuove ed entusiasmanti opportunità di lavoro e di formazione “.

Per quel che riguarda lo Ukip, Farage e suoi si oppongono al TTIP in quanto essi ritengono che si tratti di una cortina di fumo. Non riguarderebbe solo il commercio, bensì si tratterebbe di promozione «le pretese politiche di un potenziale superstato europeo” oltre che “la creazione di un sistema parallelo che mina i sistemi giudiziari ed i sistemi legali nazionali”, come ha dichiarato recentemente il portavoce del commercio internazionale del partito, il deputato europeo William Dartmouth.

Dopo che il voto, al Parlamento Europeo, è andato contro la posizione del Ukip, Dartmouth ha dichiarato che l’unico modo che hanno i singoli cittadini europei di sconfiggere il TTIP è quello di votare (in un referendum) per l’uscita dall’Unione Europea. Ma questa è la risposta che lo Ukip fornisce, di solito, contro tutti gli atti dell’UE che non condivide.

La posizione di War on Want è molto più vicina a quella dei gruppi di pressione, dei sindacati, delle associazioni di beneficenza, delle organizzazioni non governative e degli ambientalisti che si oppongono al TTIP. Ci sono, ad esempio, ben 480 di questi gruppi uniti nella campagna STOP TTIP che ha sede a Berlino, le cui organizzazioni di supporto includono sindacati, come il NUT, ONG come Friends of the Earth e Greenpeace, oltre al partito Pirata, con delegazioni dalla Grecia, dalla Germania, dalla Slovenia e dai Paesi Bassi, che non hanno nessun leader, ma una splendida bandiera. La campagna porta avanti una petizione che è stata condivisa (e firmata) da  2,3 milioni di persone, e che chiede all’Unione europea di “fermare questi accordi commerciali sinistri”, vale a dire sia il TTIP che il CETA.

Una delle principali preoccupazioni di War on Want è che il TTIP si stia negoziando in segreto. E ciò per una buona ragione: quella che nessuno sembra aver sottolineato ancora e cioè che se i negoziati  per il TTIP continueranno, come previsto, fino al prossimo anno al più tardi, spesso in segreto con (ho il sospetto) tutti i tipi più complicati di imprevisti, lettere di morte recapitate e addetti alla sicurezza che parlano di nascosto nei loro polsini, i costi relativi ai negoziati potrebbero superare tutti i benefici presunti di ciò su cui stanno negoziando.

Ma le trattative relative al TTIP vengono condotte in segreto? Giacomo Lev Mannheimer, dell’Istituto Bruno Leoni, sostiene che si tratta di un’altra teoria della cospirazione. E, infatti, indica la verità triste secondo cui esisterebbe una larga quantità di documenti sul TTIP, relativi ai suoi benefici, all’impatto sui servizi pubblici, sul cibo e sulle regole dell’agricoltura. Mannheimer sostiene un buon punto di vista, anche se i critici ritengono che il vero clou dei negoziati si svolga altrove, e che i comuni cittadini europei non posseggono alcuna voce in capitolo.

Ma ciò che Mannheimer non considera è la verità più inquietante secondo cui esisterebbe una relazione inversa tra il numero di video divertenti su YouTube e il traffico degli utenti sui siti web della Commissione europea in materia di TTIP.

In effetti, se il TTIP ha a che fare anche con la liberalizzazione dei parametri della noia, ci sono alcuni di noi che sono pronti a combattere. E quando dico “combattere”, voglio dire sdraiarsi su un divano a guardare su youtube il solletico ai gattini.

http://www.theguardian.com/business/2015/aug/03/ttip-what-why-angry-transatlantic-trade-investment-partnership-guide

Tradcm

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