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La polizia canadese sta investigando su due suicidi verificatisi recentemente che ritiene possano essere collegati tra loro. Gli inquirenti stano cercando riscontri circa il loro eventuale collegamento con l’hackeraggio del sito di incontri extraconiugali Ashley Madison, avvenuto i primi di luglio.

Gli autori dell’hackeraggio, Impact Team, avevano avvisato gli utenti della loro intrusione, giustificandola come il tentativo di evitare loro una frode, giacchè, a loro dire, molti dei profili femminili presenti sul sito erano falsi, aperti solo per intrattenere gli utenti di sesso maschile. Gli hacker avevano anche avvisato la società che gestisce il sito, Avid Life Team, di chiuderlo, minacciando, in caso contrario, di rivelare i dati sensibili di tutti gli iscritti. Qualche giorno dopo Impact Team pubblica sul deep web, in un file da 10 MB, i nomi di 33 milioni di utenti del sito di incontri, con contatti, mail, preferenze sessuali ed altri particolari scottanti.

La pubblicazione di questa grande quantità di dati sensibili ha messo in moto, in primo luogo, tutta una pletora di soggetti intenzionati a compiere attività illecite, dal furto di identità (phishing), al ricatto, nel caso in cui la vittima, oltre ad essere sposata, era anche benestante. Tra gli iscritti vi sarebbero anche 15 mila utenti titolari di indirizzi mail riferiti ad enti governativi, tra i quali anche militari e parastatali, anche questi catalogati nella categoria “sensibili“.

Le autorità hanno riscontrato come a molte delle email rese visibili dall’hackeraggio, siano stati mandati, via mail, virus telematici (troyan), nel tentativo di sottrarre ulteriori informazioni, quali il numero della carta di credito e dell’assicurazione medica.

La prima reazione dell’opinione pubblica, a poche ore dall’hackeraggio, è stata di scherno e di dileggio, sottovalutando come la rivelazione di una così imponente quantità di dati riservati, ed è la prima volta che ciò accade, potesse produrre effetti devastanti, con possibili conseguenze nefaste che solamente oggi si cominciano ad intravedere.

Le relazioni extraconiugali rappresentano ancora un argomento tabù in molti ambienti, e non solo per motivazioni legate al concetto di matrimonio. Ad esempio, negli Stati Uniti, l’adulterio è considerato un reato dal regolamento militare attualmente vigente. Di conseguenza, tutti i militari iscritti al sito, il cui nome è stato reso pubblico a seguito dell’hackeraggio, rischiano l’arresto con una pena di reclusione prevista che può arrivare fino ad un anno, oltre al congedo obbligatorio e disonorevole e la perdita del trattamento pensionistico.

Il reporter Glenn Greeenwald ha pubblicato sul sito The Intercept una lettera, cha, a suo dire, avrebbe ricevuto da un’utente del sito di incontri Ashley Medison.   

La donna, moglie e madre di tre figli, ricopre professionalmente una posizione di responsabilità.

Il marito della donna, malato da tempo di cancro, ha eliminato la parola sesso dalle loro discussioni.

Oltre a ciò, il contratto di lavoro dell’ente per il quale attualmente lavora, contiene una clausola di “moralità” (morality clause), che prevede, appunto, il licenziamento in caso di comportamento “amorale”, categoria nella quale rientra, ovviamente, anche il tradimento del coniuge.

“Il mio – scrive la donna che si firma Anonymous – è un matrimonio senza amore, senza sesso basato su di una relazione di tipo parentale. Baderò a mio marito se la sua malattia dovesse peggiorare, cercheremo di avere la disponibilità necessaria per il bene dei nostri figli, ma, ad ora, non mi è permesso di parlare ne delle mie esigenze emotive e ne dei miei bisogni sessuali, senza che lui porti il discorso sulla sua morte e si metta a piangere”.

La donna, poi, racconta di essersi iscritta al sito AM per via del senso di solitudine e di disperazione nel quale stava sprofondando, trovando così degli amici, sia uomini che donne, con molti dei quali è riuscita ad instaurare un rapporto sincero, complice l’analogia delle rispettive situazioni familiari.

“Ora mi aspetto- scrive ancora la donna –  di essere ridicolizzata dai miei colleghi, di perdere il lavoro e di essere fatta oggetto del dileggio pubblico, perché considerata una persona ipocrita”.

Racconta, inoltre, di avere ricevuto molte email anonime dal tono offensivo e denigratorio, e di essere stata contattata da un network di agenzie investigative che si sarebbe offerto di farle sapere se il suo nome era tra quelli contenuti nel file da 10 MB.

La donna infine si augura, con questa lettera, di perorare la posizione di tutte quelle persone che, pur non avendo un coniuge malato, si trovano intrappolate in un matrimonio sbagliato, cercando di lottare con stati d’animo quali l’alienazione, l’assenza di amore e la privazione fisica. In ultimo confessa di non avere mai pensato di fare del male al marito o ai suoi figli, ma solo di avere cercato di stare meglio, e di avere incontrato persone decenti, con molte delle quali continua a mantenere buoni rapporti di amicizia. (cm)

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