Londra

Per anni abbiamo saputo che il settore immobiliare inglese, ed in particolare quello londinese, era invaso dal denaro “sporco” proveniente da altri paesi.

Recentemente il premier inglese Cameron, in un discorso, ha dichiarato: “L’Inghilterra non deve diventare l’isola felice per il denaro frutto della corruzione esercitata in altri paesi”.

Questa netta presa di posizione era attesa da lungo tempo, in particolare da tutti coloro i quali avevano assistito a quell’enorme quantità di denaro approdata in Inghilterra, intesa quale prima destinazione dei proventi della corruzione politica proveniente da altri paesi. Ma non solo proventi della corruzione: anche i proventi di frodi, del commercio della droga e di una miriade di altre attività illecite, da parte di organizzazioni criminali, che non aspettavano altro se non di poter lavare i loro soldi sporchi. Transparency International ha stimato come a Londra ci siano almeno 36.000 proprietà immobiliari, possedute da società anonime (shell companies) registrate in paesi esteri.

Infatti, è cosa risaputa in certi ambienti a livello internazionale, come sia molto semplice acquistare un appartamento a Londra in brevissimo tempo, attraverso una società registrata nelle isole Cayman, o a Panama, o in qualsiasi altro posto specializzato nel nascondere il denaro di quelle persone che presentano tale esigenza.

Un uomo d’affari mediorientale, che non possiede alcune proprietà in Inghilterra, ha affermato: “Dovrebbe essere abbastanza evidente come Londra sia oramai la capitale mondiale del riciclaggio, dato che non esiste alcuna ragione logica per la quale una persona normale debba spendere così tanti soldi, visti gli attuali prezzi degli immobili. Quale altra spiegazione ci potrebbe essere. Non solo è il luogo in cui riciclare il denaro sporco risulta più agevole, ma riuscire a farlo costituisce un vero e proprio bonus”.

E finalmente anche il primo ministro inglese prendere atto pubblicamente di questa situazione; il problema è capire se sia davvero sufficiente pubblicare la lista di tutte le proprietà possedute in Inghilterra e nel Galles da società anonime: una lista di nomi che in apparenza risultano abbastanza innocui e privi di significato (spesso infatti chi decide di lavare soldi sporchi utilizza società strumentali dotate di nomi sempre molto banali e ordinari, tali da non richiamare l’attenzione delle autorità preposte). Sicuramente la pubblicazione di questa lista, prevista per il prossimo autunno, produrrà come effetto un moto di indignazione da parte degli inglesi, tuttavia sarà solo attraverso l’introduzione di adeguate misure tese a rendere obbligatoriamente noti i nomi dei beneficiari ultimi di tali società anonime, che si potrà pensare di cambiare realmente tale stato di cose.

A partire dal prossimo anno, ha promesso Cameron, tutte le società inglesi saranno obbligate a rendere noti i nomi dei loro proprietari. Ma non basta: le vere destinatarie di questo profondo cambiamento sono le società straniere che avranno acquistato o intenderanno acquistare in futuro proprietà in Inghilterra. Rivolgersi direttamente al paradiso fiscale facendo appello su di un miglioramento della sua natura, non permetterà di raggiungere alcun traguardo reale . Si tratta di paesi che si basano sul differenziale di tassazione e sulla riservatezza del sistema bancario e di quello societario.  Tutto il loro modello economico si basa sulla totale segretezza . Fare un accordo con il Regno Unito per abbattere tale segretezza, significherebbe, per loro, intraprendere un cammino di non ritorno che avrebbe come destinazione finale il loro fallimento economico.

Ma questo non potrà mai accadere.

Una via alternativa per il governo britannico potrebbe essere quella di fare un’offerta alle società straniere, in base alla quelle esse abbiano degli incentivi a rivelare chi sia o chi siano i loro proprietari. Questo porterebbe una maggiore trasparenza per tutte le società, ma in considerazione del numero, questo non farebbe grande differenza. Di sicuro l’unica misura in grado di produrre un reale cambiamento sarebbe quella di modificare la legislazione inglese, introducendo una norma che obblighi gli agenti immobiliari inglesi a rivelare l’identità dei loro clienti.

Nel mercato dei servizi finanziari tale misura rappresenta già una realtà, costituendo una procedura operativa standard: prima che qualunque banca, commercialista, avvocato o controparte finanziaria decida di intraprendere una transazione d’affari con una qualsiasi entità legale, in qualunque località del mondo sia essa situata, Inghilterra, Svizzera, Cayman o Arabia Saudita, sarà necessario passare attraverso la procedura del “client onboarding“, ovvero della registrazione del cliente. Questa fase passa necessariamente attraverso tre fasi: a) l’evidenza dell’identificazione o (conosci il tuo cliente Know your customer KYC); b) accettazione delle credenziali; c) espletamento delle formalità legali

In base alla procedura KYC, viene tracciata tutta la catena dei proprietari della società, fino a risalire alla holding centrale, i cui beneficiari ultimi devono essere tutti identificati e resi noti.

Ciò vuol dire, fornire un’identità, fornire un passaporto con una foto recente, fornire documenti comprovanti l’indirizzo di residenza, esplicitare l’origine dei fondi attraverso l’individuazione della banca di provenienza, individuare le fonti della ricchezza, siano esse dividendi azionari, eredità, bonus ecc. Solo una volta terminato l’espletamento di tutte queste pratiche si passa a quella successiva, dell’accettazione delle credenziali, e quindi alle formalità legali. Tutti dovranno attenersi a tale procedura, anche chi deciderà di investire solo 100 sterline in un hedge found.

Data la sua efficacia, perchè non estenderla anche a chi decide di acquistare una proprietà immobiliare in Inghilterra?

Anche se il centro finanziario offshore deciderà di non adottarla, poco importa. L’essenziale è che essa venga applicata in Inghilterra, e che se manca la prima fase della procedura, quella dell’identificazione del cliente (KYC), la transazione non potrà essere completata.

Dunque se le isole Cayman o Panama non fornirà le informazioni richieste, l’agente immobiliare inglese non potrà completare la fase del “conosci il tuo cliente” KYC, e dunque la vendita non potrà essere realizzata. Questo non risolverà il problema, ma consentirà all’Inghilterra di conoscere i nomi di tutti proprietari di immobili situati sul suo territorio. Imponendo queste nuove procedure agli agenti immobiliari consentirebbe di introdurre una maggiore trasparenza nel mercato immobiliare, trasparenza che costituisce già uno standard essenziale in molti altri paesi.

http://www.standard.co.uk

Titolo originale: Chris Blackhurst: how to keep dirty money out of property in the UK

Trad. cm

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