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Alexander Tsipras, il primo ministro della Grecia, ha chiesto un referendum nazionale per smascherare il bluff dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale che stanno cercando di forzare il suo paese ad accettare pesanti misure di austerità in cambio di un prestito dal fondo salva stati (MES Meccanismo Europeo di Stabilità) per pagare la rata del prestito del Fondo Monetario in scadenza.

Oggi la Grecia deve suoi creditori 323 miliardi di euro (366 miliardi di sterline), circa il 175 % del PIL del paese. Come sarà andata a finire con così tanti soldi?

Dobbiamo essere chiari: quasi nulla dell’enorme quantità di denaro prestata alla Grecia è effettivamente rimasta li“, ha scritto sul quotidiano inglese Guardian, Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca Mondiale e vincitore del Premio Nobel per l’Economia: “Quel denaro è ‘andato a pagare i creditori del settore privato. Comprese le banche tedesche e quelle francesi”

Un recente rapporto redatto da CorpWatch – I profittatori dell’EuroZona (EuroZone Profiteers) – può aiutare a comprendere meglio questa vicenda. Se da una parte corrisponde al vero che i politici greci corrotti abbiano preso in prestito miliardi da queste banche, risulta ugualmente vero che i finanzieri, posti sotto pressione dai burocrati dell’Unione Europea per competere su un mercato globale con le banche inglesi e statunitensi, abbiano pestato loro questi soldi.

Prendiamo ad esempio le banche tedesche. Mentre il settore bancario anglo-americano è dominato da molte consociate di poche grandi banche, la Germania, fino al 1990, aveva circa 4.000 istituti unici che costituivano la base del sistema creditizio, ed il quale era fondato su tre pilastri: le casse di risparmio, le banche cooperative e le banche private. Queste ultime hanno vissuto molto modestamente con profitti molto contenuti, pari ad un punto percentuale, rispetto alle quattro mega-banche della Gran Bretagna che vantavano invece rendimenti fino al 30 per cento del capitale proprio.

Sotto la pressione dei burocrati di Bruxelles, il governo tedesco ha deciso di spingere alcune delle sue banche più grandi ad “orientarsi maggiormente al mercato“, cancellando quella garanzia statale concessa in caso di fallimento della banca e conosciuta come “Anstaltslast” e “Gewährträgerhaftung”.

In modo analogo il primo ministro francese Jacques Chirac ha avviato, alla fine del 1980, un processo di privatizzazione delle banche francesi, per “assumersi le proprie responsabilità nei confronti delle imprese.” (Le banche erano state nazionalizzate nel 1945 dal generale Charles de Gaulle e nel 1982 con il presidente Pierre Mauroy nel 1982 ). Come quelle tedesche, anche le banche francesi godevano della protezione dello Stato, e ciò ha permesso loro di raccogliere ingenti quantità di fondi da destinare al mercato del credito.

L’Unione europea è stata saldamente dietro questo dato che voleva le imprese europee a competere su di un palcoscenico globale. “A volte si dice che la concorrenza non è a beneficio di tutti: può favorire le imprese più grandi, ma danneggiare le piccole imprese. Non condivido questo punto di vista, “ha dichiarato nel 1997 Mario Monti, l’ex Commissario europeo alla concorrenza. “Naturalmente, la concorrenza premierà una maggiore efficienza. Essa metterà pressione sulle aziende meno performanti e sui settori già colpiti da problemi strutturali. “

Ma le banche francesi sapevano che non avrebbero potuto fare miliardi competendo in Germania, né tanto meno le banche tedesche prevedevano di sconfiggere quelle francesi. Entrambe guardavano  invece ad un mercato più semplice e più facile, attraverso cui concedere in prestito l’enorme  abbondanza di denaro contante di cui disponevano: gli Stati europei più poveri, per lo più meridionali, che nel 1999 hanno accettato di prendere parte al lancio di una moneta comune chiamata euro.

La logica era chiara: a metà degli anni 1990, i tassi di interesse in Grecia e in Spagna, ad esempio, erano intorno al 14 per cento, e ad un livello simile in Irlanda, durante la crisi valutaria del 1992-1993. Così tutti coloro che avevano acceso un mutuo in questi paesi erano ansiosi di accogliere i banchieri del nord con, apparentemente, quantità illimitate di denaro da prestare a tassi di interesse a partire da 1-4 per cento.

Prendiamo il caso di Georg Funke, che gestiva Depfa, una banca pubblica tedesca specializzata nei mutui. Depfa ha aiutato Atene ad ottenere una stella per quanto riguarda il rating sul credito , prestando 265 milioni di euro al governo greco per la costruzione della ferrovia, ed ha aiutato anche il Portogallo prestandogli 200 milioni di euro per costruire una rete di approvvigionamento dell’ acqua, ed ha poi prestato 90 milioni di euro alla Spagna per la costruzione di una strada in Galizia, affidata, in seguito, in gestione a dei privati. Per un certo periodo la classe media greca, così come quelle spagnola e irlandese, ha beneficiato dello stimolo economico derivante dalla spesa in infrastrutture. Quando Depfa è quasi fallita nel 2008, Funke è stato licenziato.

Parliamo ora di Georges Pauget, amministratore delegato della banca francese Crédit Agricole, la quale ha comprato nel 2006 la banca ellenica Emporiki Bank of Greece per  3,1 miliardi di euro in contanti. Nel corso dei successivi sei anni, Emporiki, anno dopo anno, è risultata in perdita, avventurandosi in una serie ininterrotta di iniziative fallimentari, fino a che, il Crédit Agricole non l’ha venduta per 1 euro – non 1000.000.000 e neanche 1.000.000 – ma solo un euro, alla Alpha Bank, nell’ ottobre del 2012. La perdita complessiva di Crèdit Agricole? 5,3 miliardi di euro.

Andiamo a vedere il denaro versato da altre banche come la belga Dexia. Attraverso la Kommunalkredit, Dexia ha prestato a Yiannis Kazakos sindaco di Zografou, un sobborgo di Atene, 25 milioni di euro, destinati all’acquisto di terreni per la costruzione di un centro commerciale.

La banca ha poi fatto prestiti simili anche ad altre autorità municipali greche, tra le quali Acharnon, Melisia, Metamorfosis, Nea Ionia, Serres, e Volos.

Lo scrittore finanziario Michael Lewis ha scritto su Vanity Fair: “Lo tsunami del credito a basso costo che invadeva tutto il pianeta tra il 2002 e il 2007 … non era solo il denaro, era la tentazione“.

A paesi interi è stato detto: ” Le luci sono spente, puoi fare quello che vuoi e nessuno lo verrà mai a sapere. “

L’agenzia di informazione finanziaria Bloomberg ha dato un’occhiata alle statistiche della Banca per i Regolamenti Internazionali, ed è emerso che le banche tedesche hanno prestato una cifra che si aggira nel complesso sui 704 miliardi, a Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna, prima del dicembre 2009. Due delle maggiori banche private tedesche la Commerzbank e la Deutsche Bank hanno prestato 201miliardi di euro a Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna, in base ai dati elaborati da BusinessInsider. Le banche francesi BNP Paribas e Crédit Agricole hanno prestato 477 miliardi a Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna.

Esiste un ottimo parallelismo tra questa situazione di credito a buon mercato e la recente crisi dei mutui sub-prime esplosa negli Stati Uniti

In un recente libro, A Dream Foreclosed (Un sogno precluso): l’America nera e la lotta per un posto da chiamare casa, l’autore, Laura Gottesdiener, spiega che 30 anni fa, gli afro-americani non erano in grado di prendere in prestito soldi per comprare una case, per via di una pratica chiamata redlining secondo la quale le banche tracciavano una linea rossa fittizia intorno ai quartieri ai quali non avrebbero mai prestato soldi (quelli in prevalenza abitati da afroamericani), anche se i beneficiari avevano ottime credenziali e buoni posti di lavoro.

Oggi, il redlining è illegale, ma quello che è accaduto è esattamente il contrario. Nel 1990, in tutti gli Stati Uniti, è stato offerto alle persone povere il 100% del credito per acquistare case a prezzi stracciati senza, praticamente, alcuna garanzia.

Il mercato dei mutui per gli americani bianchi era ridotto ad un lumicino. Non c’erano più possibilità di fare soldi concedendo mutui ad americani bianchi. Le banche avevano bisogno di nuovi consumatori” ha affermato Gottesdiener alla rivista Corporate Crime Reporter. “Così le banche si rivolsero al mercato minoritario. Ma il fatto era che esse non stavano vendendo dei prestiti convenzionali. Esse vendevano dei prestiti predatori incredibilmente speculativi. “

Dopo avere quasi affondato l’economia globale, oggi sappiamo come si è conclusa la crisi dei mutui sub-prime nel 2008.

Quello che è successo dopo la creazione dell’euro è stato molto simile. Il governo greco è oggi  indebitato con Germania e Francia non solo perché ha preso in prestito denaro per progetti poco oculati, ma anche perché i banchieri di quei paesi l’hanno spinto a prendere i soldi che, in circostanze normali, non sarebbe mai stato in grado di restituire.

Ma, come ha notato Stiglitz, queste banche tedesche e francesi sono state salvate. Uno studio elaborato da Attac Austria ha mostrato come il 77 per cento del 207 miliardi previsti per il cosiddetto “Salvataggio della Grecia” sia andato al settore finanziario e non al popolo.

Abbiamo visto come i greci abbiano votato no al referendum al pacchetto di austerità dell’Unione europea, ma questo non basta. – E’ necessario indagare sui banchieri che hanno creato la crisi nell’Eurozona e considerarli responsabili.

Ma i banchieri non sono gli unici. Ci dovranno essere delle ripercussioni per i burocrati ed i politici dell’Unione europea che hanno promosso l’idea che la concorrenza nel libero mercato dei servizi finanziari avrebbe portato dei vantaggi per tutti. E non da ultimo, ci dovrebbe essere un dibattito serio su come invertire molte delle politiche che sono stati utilizzate per creare il mercato unico europeo dei servizi finanziari.

http://www.corpwatch.org

Titolo originale: “EuroZone profiteers: how german and franch banks helped Bankrupt Greece”

Trad cm

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