Eu Military commitee

Un documento pubblicato dal sito Wikileaks, dal titolo: “Piano approvato dai capi della difesa dell’UE per un intervento militare contro le “barche dei profughi” in Libia e nel Mediterraneo, specifica, più nel dettaglio, di cosa si tratta: Proposte militari relative al “Progetto di gestione della crisi (CMC) per una possibile Operazione CSDP diretta a smantellare le reti di trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo centro-meridionale “, l’autore è il Comitato Militare dell’Unione Europea.

L’acronimo CSDP, tradotto dall’inglese, significa Politica Comune di Sicurezza e di Difesa.

A partire dal 2002, le missioni CSDP condotte dall’Unione Europea sono state, fino al febbraio 2014, trenta, concentrate in tre continenti (Europa, Africa e Asia), la metà delle quali sono ancora attive: Bosnia Herzegovina, Moldavia e Ucraina, Kosovo, Georgia, due in Congo, due in Somalia, Corno d’Africa e Indie Occidentali, Niger, Mali, Libia, due in Palestina (al confine di Rafah tra Gaza e l’Egitto), ed una in Afghanistan. Le missioni indicate sono di diverso tipo, vanno dall’interposizione e al mantenimento della pace, dal monitoraggio del cessate il fuoco (peace keeping) come in Georgia, al supporto per la creazione di un ordinamento giuridico (Eulex-Kosovo), dall’addestramento della polizia o dell’esercito di uno stato di recente costituzione (Kosovo, Congo, Somalia, Mali, Palestina, Afghanistan, al contrasto alla pirateria (Somalia), alla ricostruzione post bellica come in Libia. Complessivamente dunque, si va dalle missioni civili a quelle militari vere e proprie, con relative regole di ingaggio predeterminate. Una descrizione più precisa della natura del piano, si legge più avanti nel documento: “Piano classificato dell’UE (dunque il piano ha un certo livello di riservatezza) approvato dai capi di stato maggiore della difesa degli Stati membri per un’operazione militare della durata di un anno (almeno) contro le reti e le infrastrutture di trasporto dei rifugiati del Mediterraneo, che prevede anche la distruzione di barche alla ferma in porto ed altre operazioni all’interno dei confini territoriali della Libia“.

La Libia è un paese che dispone di accertate riserve di petrolio

Il documento è significativo. Esso stabilisce l’intenzione dei capi di Stato Maggiore della difesa dei paesi dell’UE: “l’Unione intende schierare la forza militare contro le infrastrutture civili in Libia per fermare i flussi di rifugiati. Dati i precedenti attacchi alla Libia da parte di diversi paesi membri dell’UE e della NATO, e date le accertate riserve di petrolio della Libia, il piano può portare – si legge nel documento – ad ulteriori coinvolgimenti militari in quel paese“. Il documento assume formalmente la veste di una consulenza offerta dal Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC) al Comitato di Politica e di Sicurezza (PSC). Il 5 di maggio di quest’anno, il Comitato di Politica e Sicurezza ha discusso, dunque, di una possibile operazione Militare di Politica Comune di Sicurezza e di Difesa (CSDP), basandosi sulla proposta di un Progetto di Gestione di Crisi “sviluppato in risposta al compito del Consiglio d’Europa di iniziare i preparativi per una possibile operazione CSDP tesa a combattere i trafficanti di migranti, in accordo con le leggi internazionali, intraprendendo sforzi sistematici per identificare, catturare e distruggere natanti prima che essi vengano usati dai trafficanti“.

La valutazione dell’EUMC sulla fattibilità della missione militare

Ecco la valutazione che fa il Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC) in merito al tipo di operazione richiesto: “L’EUMC ritiene che un’operazione militare CSDP sia militarmente impegnativa, data la straordinaria complessità della situazione marittima e terrestre, tuttavia ritiene che un’intervento sotto l’egida di un solido quadro giuridico e di chiare regole di ingaggio sia concretamente fattibile“.

Tale operazione – dichiara l’EUMC – può fornire un valido contributo agli sforzi messi in campo dall’UE per interrompere il modello di business dei trafficanti di migranti. Il successo concreto dell’operazione dipenderà, in modo determinante, dalla capacità di implementare un vero e proprio approccio globale“.

In merito alla durata dell’operazione, l’EUMC ritiene che essa debba essere, almeno inizialmente, di un anno, in modo da “avere il tempo per verificare in maniera significativa i progressi ottenuti”.

La tempistica suggerita in relazione all’inizio dell’operazione militare è “possibilmente per la fine del mese di giugno 2015“, posto che, malgrado le difficoltà legate al reperimento delle risorse ed alla realizzazioni delle precondizioni politiche e legali, la EUMC sottolinea come “ogni ulteriore rinvio del processo decisionale renderà più difficile per il Comando Operativo (della missione stessa) il compito di attivare un Quartiere Generale (Operation Headquarters)”.

L’area operativa della missione

L’EUMC ritiene che debbano essere forniti degli orientamenti chiari per quel che riguarda l’attività di programmazione della missione (IMD l’Intelligence Mission Data), al fine di definire meglio sia la zona in cui si svolgeranno le operazioni congiunte, che l’area operativa, oltre alle zone di potenziale obiettivo, inclusa una chiara definizione delle responsabilità nei casi di sovrapposizione con Frontex.

Deve inoltre essere preso in considerazione, durante la fase di pianificazione dell’operazione, che il confronto dei flussi migratori nel Mediterraneo centro-meridionale potrebbe portare ad un aumento di flussi in altre zone, in particolare nel Mediterraneo occidentale e orientale.

Il silenzio sui salvataggi per evitare di fornire un incentivo

In merito all’attività di soccorso svolta dall’agenzia Frontex, il parere dell’EUMC è il seguente: ” Si sottolinea il fatto che il salvataggio in mare di vite umane costituisce un obbligo in accordo con la normativa internazionale dettata dal Safety of Life at Sea (SOLA) e dalla Convenzione ONU sulla Legge del Mare (UNCLOS). In aggiunta EUMC evidenzia come, nel momento in cui si assiste ad operazioni di ricerca e salvataggio, le forze in campo debbano (inclusa la missione CSDP) agire in maniera coordinata attraverso l’attività svolta dal Centro di Coordinamento di Salvataggio in Mare (MRCC), ciascuno nella regione di competenza (SAR Special Administrative Region).

Inoltre per interventi che rientrano nell’ambito degli obblighi SOLA, si evidenzia come sia necessario raggiungere degli accordi di coordinamento in ambito Frontex e delle altre autorità di rilievo, al fine di trasferire le persone tratte in salvo, siano esse trafficanti o migranti. Le operazioni di salvataggio effettuate nel corso di questa operazione non devono assolutamente essere pubblicizzate al fine di evitare di fornire un incentivo alla migrazione”.

Valutazione del conseguimento dell’esito (Stadio Finale)

In relazione al conseguimento degli obiettivi della missione l’EUMC ritiene che lo Stato di Stadio Finale non sia chiaramente definito nel progetto di gestione della crisi (CMC). Pertanto sarebbe auspicabile una guida politica aggiuntiva da parte del Comitato di Politica di Sicurezza (PSC).

Tuttavia, vi sono alcune linee guida nel progetto di gestione (CMC) previste per consentire al Comando Operativo militare di sviluppare gli obiettivi e lo Stadio Finale militare. L’Osservatorio ritiene che uno Stadio Finale militare indicativo sia: una notevole riduzione del flusso delle attività dei contrabbandieri di migranti.  L’ultimo stadio, per quanto riguarda la fase uno, dovrebbe essere una sufficiente comprensione del modello di business del contrabbando e del traffico dei migranti, il suo finanziamento, i percorsi seguiti, i luoghi di imbarco, le capacità e le identità dei responsabili, in modo tale che le operazioni di interdizione possano cominciare con la massima probabilità di successo ed il minimo rischio.

Un passaggio molto delicato è quello che riguarda il supporto ed il coordinamento tra/da parte dei soggetti in campo, al qual proposito l’EUMC sottolinea il “ruolo centrale svolto dalle delegazioni dell’UE presenti nella regione, supportate dove richiesto da esperti della sicurezza“.

La necessità di coordinare le forze in campo

Pertanto, “l’EUMC evidenzia l’importanza di individuare e stabilire i primi meccanismi di interazione, incluso lo scambio di informazioni ed il coordinamento circa l’uso di mezzi militari se del caso, con i partner, tra cui l’ONU, la NATO, l’AU, la Lega Araba, gli Stati terzi (Tra cui l’Egitto, la Tunisia e, quando possibile, con un legittimo governo libico), l’EUROPOL, l’INTERPOL, l’EUROSUR, l’EASO, l’EUROJUST, l’EUBAM Libico, l’EUCAP Sahel Niger, l’EUCAP Sahel Mali e altri soggetti interessati UE (ad esempio ECHO, gli Stati membri dell’UE, ecc)”. L’EUMC considera tale interazione “essenziale al fine di poter trarre la massima sinergia dalle attività, per poter condividere le informazioni di intelligence attraverso lo sviluppo di un approccio coordinato tra le agenzie e per poter delineare chiaramente le responsabilità”.

In particolare, l’EUMC sottolinea come “sia necessaria una chiara distinzione in termini di missione, di compiti, di aree di operatività, di comando e controllo tra le attività operative di FRONTEX e le altre forze navali, come richiesto, e l’operazione CSDP. In aggiunta a questo, il coordinamento dell’operazione con FRONTEX richiederebbe di stabilire dei legami specifici e permanenti con questa agenzia e le sue operazioni nel Mar Mediterraneo (TRITON, POSEIDON e INDALO). L’attenzione dovrà essere incentrata sulle eventuali modifiche apportate ai loro mandati operativi”.L’EUMC sottolinea infine la “necessità di stabilire un legame specifico con UNSMIL”. in questo quadro, dovrebbe essere fatto “miglior uso della nuova Cellula UE di collegamento e di pianificazione a Tunisi”.

L’uso della forza

Riguardo alle regole di ingaggio, ovvero all’uso della forza, l’EUMC ritiene che l’operazione richieda “un insieme di convalidate e robuste regole di ingaggio (ROE Rules Of Engagement) , in particolare per il sequestro di navi in una situazione non conforme, per la neutralizzazione delle navi dei trafficanti e dei loro eventuali armamenti, per situazioni specifiche come la liberazione di ostaggi e per la detenzione temporanea di coloro che rappresentano una minaccia, o che sono sospettati di crimini. Inoltre, l’operazione dovrà anche disporre di appropriate regole di ingaggio in relazione al trattamento dei migranti e dei contrabbandieri. L’EUMC sottolinea come l’operazione sarà condotta in conformità con i diritti internazionali dell’uomo, il diritto umanitario e dei rifugiati e con le altre normative pertinenti”. (cm)

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