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Nell’udienza di ieri del processo per la strage di Brescia, la corte d’Assise di appello di Milano ha ascoltato due ex compagni di cella di uno dei due imputati presente in aula, Maurizio Tramontano.

Le dichiarazioni rese dai due testimoni hanno sostanzialmente confermato quanto essi avevano già detto ai carabinieri. Risulta infatti da precedenti dichiarazioni che, nel corso di colloqui avuti in carcere, Tramontano si sarebbe vantato con entrambe i testimoni di essere stato un infiltrato dei Servizi segreti, oltre ad avere negato ogni sua partecipazione all’attentato di Piazza della Loggia.

Altro argomento affrontato nel corso del dibattimento è stato quello del casolare sito in località Paese, che secondo gli inquirenti sarebbe stato usato dagli estremisti neri autori della strage, come deposito di armi. Sono stati sentiti in merito Aldo Bon e l’avvocato Sbaiz.

Secondo la sentenza ordinanza emessa dal Tribunale di Milano nel febbraio del 1998, in ordine alla strategia della tensione, gli imputati Delfo Zorzi, Martino Siciliano, Piercarlo Montegner e Carlo Maria Maggi, appartenenti alla colonna veneta di Ordine Nuovo, sono stati dichiarati prescritti del reato di furto di esplosivo presso la cava di Arzignano, mentre, nel caso specifico Delfo Zorzi, Giovanni Ventura, Marco Pozzan e Franco Freda sono stati dichiarati prescritti in ordine al reato di detenzione di armi ed esplosivi presso il casolare in questione.

Sempre in merito alla questione degli esplosivi è utile ricordare che in una sentenza della Cassazione del 2005, Franco Freda e Giovanni Ventura sono stati riconosciuti quali vertici di un gruppo eversivo costituito a Padova in seno al disciolto movimento eversivo di destra Ordine Nuovo.

Anche se Freda è stato assolto per mancanza di prove sia dalla Corte di Assise di appello di Bari che da quella di Catanzaro in relazione alla Strage di Piazza Fontana (sentenza confermata dalla Cassazione nel 1987), l’esplosivo utilizzato in quell’occasione, come anche quello usato per la strage di Brescia, oltre che per una serie di altri attentati compiuti tra gli anni Sessanta e Settanta, fosse dello stesso tipo e  provenisse dallo stesso deposito, quello di Castelfranco Veneto, e che quest’ultimo facesse a sua volta parte di un più grande deposito, quello appunto detenuto nel casolare di Paese (anche i timer e le borse di pelle usate per gli attentati sui treni erano gli stessi di quelli usati per Piazza Fontana). Responsabili di quest’ultimo deposito sono stati Franco Freda e Giovanni Ventura, così come sancito dalla sentenza del processo di Catanzaro.

Sempre in merito al reato di detenzione di armi ed esplosivi, occorre ancora ricordare come sia Zorzi che Maggi, responsabili della colonna Mestre/Venezia di Ordine Nuovo, siano stati dichiarati prescritti del reato in questione dal tribunale di Milano, sempre in merito all’inchiesta sulla strategia della tensione. Sebbene la Cassazione, così come prima aveva fatto la Corte d’appello, ha riconosciuto che il gruppo veneziano di Maggi e Zorzi, pur non avendo responsabilità per Piazza Fontana, ha organizzato in quello stesso periodo una serie di attentati.

Tuttavia, come afferma la sentenza ordinanza, malgrado la prescrizione, la detenzione di tali esplosivi è decisiva in relazione alle responsabilità di tutta una serie di attentati posti in essere sia dalla colonna veneta, che da gruppi ad essa collegati. A tale proposito la sentenza ordinanza del Tribunale di Milano afferma: “Nonostante molti reati collegati all’attività della struttura occulta di Ordine Nuovo siano ormai prescritti in ragione del decorso del tempo, è evidente che l’attribuzione di responsabilità che discende dall’enorme numero di elementi probatori raccolti riveste notevolissima importanza.

Infatti tali reati sono, soprattutto per quanto concerne le posizioni di Maggi, Zorzi e Digilio, prodromici e funzionali ai più gravi reati di cui gli stessi sono chiamati a rispondere nelle istruttorie collegate in materia di strage e ne costituiscono in larga parte la chiave di spiegazione e l’antecedente sul piano storico, logico, indiziario“.

La Corte di Cassazione ha infatti confermato la responsabilità di Freda e di Ventura in relazione alla strage di Piazza Fontana, in qualità di responsabili della colonna veneta di Ordine Nuovo. Il giudizio ha solo valore morale, in quanto i due imputati, come detto, sono stati in precedenza assolti per lo stesso reato dalla corte di Assise di Bari, sebbene la stessa corte di Bari li avesse condannati per le bombe sui treni. (cm)

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