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Il caso Moro e i nuovi filoni d’indagine 

Nella relazione conclusiva della Commissione parlamentare sulle stragi della decima legislatura viene ribadito come la Procura di Roma aveva scritto, all’epoca,  che “l’incomprensibile comportamento omissivo da parte delle BR poteva e può consentire l’ipotesi di utilizzo delle stesse da parte di centri esterni, di qualsivoglia genere, operanti, se del caso, in un più ampio e composito scenario internazionale e, evidentemente, non in sintonia con le prospettive politiche che erano proprie delle scelte dell’onorevole Moro“.

L’autonomia delle BR

Valerio Morucci, uno dei capi della colonna romana, interrogato dai membri della Commissione stragi della 13 legislatura in merito all’autonomia delle Br ebbe a dire che, se le Br erano state condizionate, non dovevano chiederlo a lui o agli altri suoi compagni, ma che avrebbero dovuto indagare su chi effettivamente aveva avuto il ruolo di condizionarle. Nella sua deposizione Morucci aggiunse poi una frase che getta sulla vicenda Moro un’ombra inquietante: “Io non lo so, ma se voi sapeste dove l’esecutivo delle Brigate Rosse si riuniva a Firenze, si potrebbero aprire nuovi scenari“.

Una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta

Con la recente istituzione della Commissione di inchiesta sul caso Moro i familiari degli agenti uccisi dalle BR hanno unanimemente chiesto al procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Antonio Marini, di indagare in maniera più approfondita sui brigatisti che effettivamente presero parte all’eccidio di via Fani, ed in particolare sui due membri del gruppo che, secondo alcuni testimoni, si trovavano sul luogo dell’agguato a bordo di una moto Honda. Il legale rappresentante delle vittime, l’avvocato Valter Biscotti, chiede inoltre di indagare ulteriormente sulla figura dell’ex terrorista Giovanni Senzani, e più in particolare sul ruolo che ebbe la sua abitazione di Firenze nell’ambito dell’organizzazione del sequestro Moro. L’avvocato sottolinea infatti la concreta possibilità che questo covo, situato a Firenze in via della Pisana, possa essere stato secondo le risultanze in mano al legale la vera cabina di regia del rapimento dello statista democristiano.

Il ruolo di Giovanni Senzani nelle BR

Nel libro scritto dal defunto brigatista Prospero Gallinari, “Un contadino nella metropoli“, emerge come l’appartamento di Senzani fosse già “operativo” nel luglio del 1977, avendo esso ospitato due dei brigatisti che faranno parte del gruppo di fuoco di via Fani, lo stesso Gallinari e Franco Bonisoli. Dunque Giovanni Senzani, figura controversa di brigatista, aderisce ufficialmente alle BR nel 1979 a seguito della sua scarcerazione, ed ha in seguito svolto a lungo il ruolo di  doppiogiochista essendo anche criminologo specializzato alla Berkeley University con incarichi ricevuti dalle università di Firenze e Siena, ma soprattutto consulente del ministero di Grazia e Giustizia. Negli anni Settanta, a Roma, Senzani divide con un informatore dei Servizi un appartamento situato in centro, in via della Vite. Le consulenze che Senzani offre al ministero riguardano proprio le BR, contribuendo alle analisi dei loro comunicati, oltre che alla prospettazione di loro plausibili scenari d’azione. All’interno delle BR il suo compito era invece quello di fornire informazioni sulle carceri speciali in cui erano rinchiusi i loro compagni, oltre che sui magistrati incaricati di decidere sul loro regime detentivo. Tra questi magistrati, vittime della furia omicida delle BR, ricordiamo Palma, Tartaglione e Minervini.

Quando il presidente emerito Francesco Cossiga, dalla lettura del memoriale di Aldo Moro ritrovato nell’ottobre del 1990 nel covo di via Monte Nevoso a Milano, cercò di tracciare il profilo del brigatista che lo aveva interrogato attraverso le domande rivoltegli (domande ricostruite attraverso le risposte date da Moro), ebbe a dire: ” cultura e probabilmente incarico di docente di livello universitario. Appropriate conoscenze della politica italiana in tutti i suoi risvolti o almeno i più significativi, ivi compresi quelli attinenti a impegni più propriamente di governo. Buona cognizione della storia italiana repubblicana. Età medio-adulta, dato che per taluni passaggi storici mostra di sapere reggere una conversazione sulla base di esperienze non ricavate da letture ma in qualche modo vissute direttamente“. A leggerlo oggi, sembra di scorrere l’identikit di Senzani.

Senzani organico alle BR già nel 1977

Ufficialmente Senzani, l’infiltrato delle BR nel ministero, militava nella colonna genovese. Le notizie che si hanno su di lui sono che è stato uno dei pochi a non avere mai parlato con i magistrati, e ciononostante ha ottenuto di scontare gran parte della sua detenzione ai domiciliari. Il suo ingresso nelle BR risalirebbe ufficialmente al 1979. Nel libro di Gallinari, però, la messa a disposizione a Gallinari e Bonisoli del suo appartamento di via della Pisana risalirebbe al luglio del 1977. Quindi almeno due anni prima del suo ingresso nelle BR. Inoltre, dagli atti giudiziari, risulta che la moglie di Senzani raccontò al procuratore Pierluigi Vigna di avere trovato, murato nell’appartamento in questione, un registratore. Dunque il covo era sorvegliato ed erano in corso delle intercettazioni ambientali. Secondo invece il procuratore generale della Toscana, Tindari Baglione, le risultanze fino ad ora emerse farebbero escludere che Senzani avesse rapporti con la colonna toscana delle BR. A quanto risulta, quindi, l’appartamento di via della Pisana era stato usato solo come punto d’appoggio.

I covi fiorentini delle BR

Nel 1978 la digos di Firenze arresta, in un’altro appartamento intestato a Senzani e situato in Borgo Ognissanti, il brigatista Simone Bombaci.  A quell’epoca Senzani non era ancora entrato ufficialmente nelle BR, e dunque non viene indagato. Nel corso della sua udienza in Commissione Moro, il procuratore Tindari Baglione ha raccontato come complessivamente i covi delle BR a Firenze fossero cinque, e dibcome lui si fosse occupato direttamente solo di quello di via Barbieri. In seguito ne è stato individuato anche un sesto, situato in viale Europa, ed un settimo, in zona Sollicciano. Quest’ultimo sembra sia stato la sede della direzione strategica delle BR. Riguardo alle intercettazioni nell’appartamento di via della Pisana, il procuratore ha riferito che a quell’epoca la polizia giudiziaria poteva effettuare solo intercettazioni telefoniche attraverso il gestore di allora, la Sip.

Quindi sembrerebbe che quelle intercettazioni nell’appartamento di via della Pisana non siano state ordinate dai magistrati. Tra i vari reati di cui Senzani si è macchiato c’è l’esecuzione di Roberto Peci, fratello del primo brigatista pentito, Patrizio. Andando oltre l’orrore di quell’omicidio, Roberto non era un brigatista e l’unica sua colpa era quella di continuare a incontrarsi col fratello, l’interpretazione che ne è stata data è stata quella di un messaggio diretto all’allora responsabile dell’antiterrorismo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fautore delle tecniche dell‘infiltraggio e della delazione. Dunque, se un monitoraggio del covo di via della Pisana vi è stato, esattamente come avvenne per il covo di via Gradoli nel quale abitavano Mario Moretti e Adriana Faranda, l’attività investigativa potrebbe essere stata posta in essere dalle forze coordinate dal generale Dalla Chiesa.

(cm)

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