Ecstasy

Si stima che un totale di 246 milioni di persone, vale a dire 1 su 20 soggetti, di età compresa tra i 15 ed i 64 anni di età, abbia fatto uso di sostanze stupefacenti nel 2013. Ciò rappresenta un incremento di 3 milioni di unità rispetto all’anno precedente, ma, a causa della crescita della popolazione mondiale, l’uso di sostanze illecite è, di fatto, rimasto stabile.

La rilevanza  del problema mondiale della droga diventa più evidente se si considera che più di 1 su 10 consumatori di droga costituisce un consumatore problematico, che soffre di disturbi da uso di droga o di dipendenza. In altre parole, circa 27 milioni di persone, quasi l’intera popolazione di un paese come la Malesia, sono consumatori problematici di stupefacenti. Quasi la metà (12.190.000) di questi tossicodipendenti problematici si iniettano droghe, e si stima che nel 2013, 1,65 milioni di questi saranno affetti dall’ AIDS.

Questo pone un pesante fardello sul sistemi sanitari pubblici in termini di prevenzione, trattamento e cura dei disturbi derivanti dall’uso di sostanza stupefacenti e dalle loro conseguenze sulla salute. Solo uno su sei tra i consumatori problematici di stupefacenti nel mondo, ha accesso alle cure, mentre molti paesi scontano un grave deficit nella fornitura di servizi per la salute. Il numero annuale di decessi per droga (stimato a 187.100 nel 2013) è rimasto relativamente stabile. Un numero inaccettabile di tossicodipendenti continua a perdere la vita prematuramente, spesso a causa di overdose, anche se i decessi da overdose si possono oggi prevenire.

Nonostante le variazioni nazionali e regionali nei trend di consumo delle varie sostanze stupefacenti,   i pochi dati disponibili indicano che l’uso di oppiacei (eroina e oppio) è rimasto stabile a livello globale. Principalmente come risultanza delle tendenze in corso nelle Americhe e in Europa, il consumo di cocaina è, nel complesso, diminuito, mentre l’uso di cannabis e quello non medicinale degli oppiacei farmaceutici è continuato a salire. La tendenza per quanto riguarda gli ATS (stimolanti di tipo anfetaminico) varia da regione a regione, ed alcune aree regionali come il sud-est asiatico hanno fatto riscontrare un aumento nell’uso delle metanfetamine.

Vi sono anche indicazioni che confermano come il numero di persone che necessitano di un trattamento sanitario dovuto al consumo di cannabis, sia in aumento nella maggior parte delle regioni. L’evidenza conferma come siano in crescita i consumatori di droga che soffrono di disturbi da uso di cannabis, ed esistono evidenze crescenti che dimostrano come la cannabis sia divenuta sempre più dannosa. Ciò si ricava dall’ elevata percentuale di persone che entrano per la prima volta in terapia a causa di disturbi derivanti dall’uso della cannabis in Europa, Nord America e Oceania. Secondo le limitate informazioni disponibili, la cannabis è al primo posto tra i tipi di droga per i quali le persone in Africa entrano in trattamento a causa della dipendenza da essa.

La cannabis è di gran lunga la droga più usata all’interno delle carceri. Anche se i dati in materia sono limitati, ci sono evidenze che mostrano come un terzo dei detenuti abbia almeno una volta fatto uso di una droga durante il suo periodo di detenzione. Il consumo di lunga data ed il consumo recente (del mese passato) di eroina nelle carceri è molto superiore rispetto a quello della cocaina, delle anfetamine o dell’ “ecstasy“. Il carcere è un ambiente ad elevato rischio, in cui il consumo di droga, anche quella che si assume per endovena, spesso avviene in condizioni particolarmente pericolose. Questo può spiegare perché l’ambiente carcerario può essere caratterizzato da elevati livelli di malattie infettive, in particolare l’HIV, ma anche l’epatite C e la tubercolosi, oltre che da un limitato accesso alla prevenzione ed al trattamento, cosa che aumenta il rischio di contrarre virus trasmissibili per via ematica.

Il numero di persone che necessitano di trattamento per consumo di ATS  è in aumento a livello globale. Questo è probabilmente attribuibile al peso dei numeri, dato che il consumo di ATS è relativamente elevato in Asia, dove vi è una forte domanda di trattamenti, ma l’esperienza nel trattamento dei disturbi da uso di ATS non è allo stesso livello di quella per il trattamento di disturbi da uso di oppiacei.

Le NPS (Nuove Sostanze Psicoattive) sono commercializzate come droghe alternative rispetto a quelle controllate a livello internazionale e sono accreditate di produrre effetti simili a quelli delle loro controparti “tradizionali”. Esse rappresentano potenzialmente un grave rischio per la salute e la sicurezza pubblica. Le informazioni e la ricerca sul potenziale danno causato dalle NPS sono limitate, ma la proliferazione delle stimate 500 tipologie di NPS, tra cui il mefedrone, costituiscono una seria minaccia per la salute dei consumatori di droga, oltre ad avere aumentato la domanda di trattamenti per consumo di tale tipologia di droga.

La cocaina resta la droga primaria per livelli di consumo in America Latina e nei Caraibi, mentre l’uso di oppiacei rimane la forma più problematica di consumo di droga a livello mondiale. Questo può essere attribuito al rapporto tra l’uso di oppiacei e l’utilizzo di siringhe, HIV, AIDS e le morti per overdose e al fatto che l’uso di oppiacei rappresenti la maggior parte delle casistiche di ammissione a trattamento per uso di droga, in Asia ed Europa.

La percezione da parte del pubblico sulla riabilitazione delle persone dipendenti dall’uso della droga tende a produrre eccessive semplificazioni riguardo ai confini del fenomeno della tossicodipendenza. Non esistono rimedi rapidi e semplici contro la tossicodipendenza. Si tratta di una condizione di salute cronica e, come con altre patologie croniche, le persone colpite restano vulnerabili per tutta la vita e richiedono, perciò, un trattamento a lungo termine e continuo. Vi sono evidenze scientifiche sempre maggiori che dimostrano come numerosi interventi volti a prevenire l’inizio del consumo di droga (o la potenziale transizione verso disturbi da uso di droghe) possono essere efficaci se si rivolgono alle diverse vulnerabilità personali e ambientali dei bambini e dei giovani – fattori che sono in gran parte fuori dal controllo del singolo.

Un certo numero di barriere sociali e strutturali continuano chiaramente a ostacolare l’accesso delle donne al trattamento per dipendenza da droga: a livello globale, solo un tossicodipendente su cinque che entra in trattamento è donna, anche se solo un tossicodipendente su tre è una donna. Una grande quantità di prove ha dimostrato che i fattori sociali e biologici correlati con l’inizio dell’uso di sostanze, l’uso continuato di sostanze e lo sviluppo di problemi legati al consumo di sostanze stupefacenti, variano notevolmente tra uomini e donne.

Gli uomini hanno tre volte le probabilità delle donne di fare uso di cannabis, di cocaina e di anfetamine, mentre le donne sono più propense degli uomini ad abusare di oppiacei e tranquillanti su prescrizione. Poiché la probabilità che l’inizio dell’abuso di tranquillanti su prescrizione e oppiacei su prescrizione possa portare ad un uso regolare o corrente degli stessi, è relativamente elevata rispetto ad altri farmaci, ciò rende tale settore di particolare preoccupazione per le donne. I dati disponibili relativi all’HIV in prevalenza tra persone che si iniettano droghe, mostrano che in molti paesi, le donne che si iniettano droghe sono più vulnerabili all’infezione da HIV rispetto agli uomini, e che la prevalenza di HIV è maggiore tra le donne che si iniettano droghe rispetto agli uomini.

Alcuni progressi sono stati compiuti per raggiungere l’obiettivo fissato nella dichiarazione politica del 2011 sull’ HIV e l’ AIDS, di ridurre del 50 per cento nel 2005 la trasmissione di HIV tra le persone che si iniettano droghe.  Anche se il numero di casi di HIV di nuova diagnosi  tra le persone che si iniettano droghe sono diminuite di circa il 10 per cento, da circa 110.000 nel 2010 a 98.000 nel 2013, è improbabile che questo obiettivo venga raggiunto.

La trasmissione di malattie infettive come l’HIV e l’epatite C e l’insorgenza di overdose sono solo alcuni dei fattori di rischio che portano il livello di mortalità tra le persone che si iniettano droghe a quasi 15 volte quello normalmente previsto per le persone paragonabili con la popolazione generale  per età e sesso.

Non tutte le overdose sono fatali; diversi studi hanno stimato che solo 1 su 20-25 casi di overdose è fatale. Le overdose non letali sono sottostimate e costituiscono un’esperienza comune tra i tossicodipendenti; tuttavia, il rischio cumulativo di morte aumenta con ogni successiva overdose.

Tratto dal rapporto UNODOC “World Drug Report 2015”

traduzione di cm

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