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Nel marzo 2011 la DIA su mandato della Procura di Frosinone, ordina il sequestro di beni per un valore stimato superiore ai 90 milioni. L’operazione, denominata “Verde bottiglia“, prende il nome dal colore della Jaguar che il principale responsabile dell’organizzazione, Gennaro De Angelis, regala al boss dei casalesi Francesco Schiavone, come atto di sottomissione per avere ottenuto l’affiliazione all’organizzazione. Oltra a De Angelis, vengono arrestati Aladino Saidi e Antonio Gabriele.

L’organizzazione era finita sotto la lente degli investigatori nel 2009, con la scoperta di un traffico illecito di autovetture usate, in gran parte di provenienza estera, rivendute attraverso un rete si autosloni dislocati tra Gaeta, Formia, Cassino e Frosinone. Dietro il traffico di autovetture gli inquirenti individuarono solo uno dei canali di riciclaggio dei soldi sporchi dei clan. Altri canali erano infatti una serie di agenzie immobiliari che vendevano e affittavano case vacanza, sempre sul litorale pontino.

Il rapporto con i casalesi: le dichiarazioni di Francesco Bidognetti

De Angelis non e’ un semplice prestanome, ma e’ il referente di Francesco Bidognetti per tutta la zona del basso Lazio. Originario di Casal di Principe, De Angelis arriva nel sud pontino intorno agli inizi degli anni ’80 come affiliato al clan camorristico dei Bardellino. Secondo alcuni pentiti di camorra, oltre ad avere fornito rifugio ad alcuni uomini del clan e ad avere rimediato armi durante la guerra tra la i cutoliani e la Nuova Famiglia, quella dei Bardellino, degli Alfieri e dei Nuvoletta. Stando ad alcune testimonianze, De Angelis avrebbe accompagnato lo stesso Antonio Bardellino a piazzare un ordigno esplosivo presso il castello di Raffaele Cutolo, ad Ottaviano. Dunque, gli sconfinamenti dei boss di camorra, dei vari Bardellino, Magliuolo, Moccia, Alvaro e Renzivillo, risalirebbero agli anni ’80. La Campania era terra di scontro tra le varie fazioni, ed il Lazio era considerato zona piu’ tranquilla, l’ideale per reinvestire i soldi sporchi in attivita’ lecite. Del resto, per tratteggiare la figura del De Angelis e’ sufficiente rifarsi alle parole del boss Francesco Bidognetti: “Mi si chiede se conosco tale De Angelis Gennaro. Le rispondo che ho conosciuto personalmente il predetto De Angelis Gennaro. Lo incontravo spessissimo a Casal di Principe in quanto era persona di Bidognetti Francesco, anche se non abitava piu’ a Casale, ma nel basso Lazio, tra Formia e Gaeta (…) Egli era in ottimo rapporto anche con Francesco Schiavone “Sandokan” tanto che una volta le regalo’ una Jaguar verde bottiglia (…) Tornando al De Angelis posso dirle che – prosegue Bidognetti – io stesso mi sono recato in Formia sul finire degli anni ’80 per fare degli appostamenti finalizzati a rintracciare ed uccidere componenti del clan Bardellino”.

Le attivita’ di De Angelis nel sud pontino: le dichiarazioni di  Francesco Schiavone

Dunque, sul volgere della guerra di camorra che vide soccombere il clan a cui era legato, quello dei Bardellino, De Angelis si unisce ai Casalesi, essendo tra le altre cose anche imparentato con gli Schiavone. E la sua attivita’ per i casalesi non si esaurisce nel fornire appoggio logistico finalizzato all’eliminazione dei gregari del clan rivale dei Bardellino, ma avendo De Angelis diversi agganci all’interno delle amministrazioni locali, sara’ in grado di fornire ai casalesi i nominativi di quelle ditte vincitrici di appalti relativi a lavori importanti, alle quali estorcere denaro in cambio della tranquillita’. Gli avvertimenti in questo caso andavano dall’incendio del cantiere, al ritrovamento di un ordigno, fino ad arrivare all’attentato. Sara’ lo sesso De Angelis a segnalare gli imprenditori disposti a “cooperare”, i quali verranno in seguito contattati dal clan Bidognetti, ed invitati a recarsi a Casal di Principe per mettersi “in regola”. Per queste attivita’ De Angelis verra’ ricompensato con 50-60 milioni di lire al mese. Come si diceva De Angelis vanta un rapporto di parentela con Francesco Schiavone, ed è proprio querst’ultimo a descrivere il ruolo di De Angelis all’interno dell’organizzazione: “La parte meridionale della provincia di Latina era affidata a Gennaro De Angelis, capozona di Gaeta, Formia e Terracina. Ufficialmente De Angelis vendeva autovetture, insieme al fratello a Cassino, ma sino alla data del mio pentimento, rappresentava per noi il punto di riferimento per tutte le attivita’  di penetrazione e investimento nel sud pontino e … Per questa attivita’ veniva ricompensato con 50/60 milioni al mese. Fra i suoi compiti principalmente quello di fornirci notizie utili sulle attivita’ dei cantieri edili che avevano dei lavori nella zona di sua competenza, in modo che potevamo intervenire con gruppi armati per compiere estorsioni. Il De Angelis dava appoggio logistico ai gruppi armati trovando case, garage e altri luoghi dove avere ospitalita’ ovvero nascondersi (…)” Dunque il riciclaggio  dei soldi del clan attraverso la compravendita di auto straniere, la gestione di immobili attraverso una rete di agenzie immobiliari, che all’occorrenza diventavano “rifugi” per latitanti, e il controllo delle opere pubbliche appaltate sul territorio, controllo finalizzato all’attivita’ estorsiva. La  piu’ parte delle volte la violenza non veniva neanche esercitata, ma era sufficiente minacciarla, e dunque il pagamento del pizzo, da parte delle imprese in subappalto, era quasi un automatismo.

Le estorsioni il riciclaggio in Romania e gli omicidi: i pentiti Luigi Diana e Augusto La Torre

Un altro pentito dei casalesi, Luigi Diana, ha dichiarato di avere visto De Angelis “versare pacchi di denaro contante presso l’abitazione di Cirillo Berardo, a Francesco Bidognetti e a Michele Zagaria…De Angelis curava per conto del clan dei casalesi anche attivita’ estorsive poste in essere in danno di imprenditori che operavano sul territorio del basso Lazio”. Dunque il De Angelis non solo individuava i clienti da taglieggiare, ma ne curava anche gli incassi per conto dei casalesi.

Oltre a cio’ Diana rivela particolari inediti riguardo gli investimenti esteri dei casalesi: “Mi risulta – afferma Diana – in quanto ne ho parlato nel 2000 in carcere con Salvatore Nobis all’epoca detenuto insieme a me, e con altri come Raffaele Diana e Giuseppe Caterino, che il De Angelis sta investendo soldi in Romania, grazie anche all’appoggio fornito da imprenditori suoi conoscenti che gia’ operano nel territorio rumeno”.

Il pentito Augusto La Torre ha raccontato alla DDA di Napoli che De Angelis avrebbe partecipato anche ad una serie di omicidi: “Gennaro De Angelis – ha dichiarato La Torre – e’stato anche disponibile verso il sodalizio, per commettere omicidi (…) mi accompagno’ personalmente a fare i sopralluoghi a Formia per rintracciare ed uccidere Ernesto Bardellino. Anche allorquando venne commesso a Formia l’omicidio di un affiliato di Antonio Salzillo (ucciso a sua volta nella periferia di Mondragone nell’aprile del 2009) detto  Capocchione” ed il contestuale ferimento di un altro affiliato di  “Capocchione”, cosi’ come mi spiego’ Dario De Simone che aveva commesso l’omicidio a bordo di una motocicletta insieme a Michele Zagaria, l’appoggio a Formia venne garantito  da Gennaro De Angelis. Inoltre Gennaro De Angelis  organizzo’ insieme a me l’omicidio di Sorvillo Francesco, Conte Maria Grazia e Conte Antonio che avvenne poi a Mondragone. Si trattava di persone che abitavano a Formia che avevano osato fare un’estorsione a dei cugini di “Sandokan” che, ovviamente, si rizelo’ (…) mi rivolsi a De Angelis perche’ conosceva le vitttime, le loro abitudini, i loro spostamenti. Gennaro De Angelis  si impegno’ in attivita’ di sopralluogo ma non riuscimmo a portare  termine con lui l’incarico. In seguito riuscii a commettere senza il suo apporto gli omicidi”.

CM

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