New Horizon

Tra i 44 arresti – in questo caso ai domiciliari – eseguiti in ottemperanza all’ordinanza di custodia relativa all’inchiesta “Mafia Capitale“, vi è anche quello di Mario Monge, responsabile della cooperativa sociale Sol.Co., accusato del reato di turbativa d’asta (artt. 326, 353 cp  L 12 luglio 1991 n.203).

“Nei confronti di Mario Monge – si legge nell’ordinanza – sussistono le esigenze cautelari connesse al rischio, concreto ed attuale, di reiterazione di analoghe condotte poste in essere nel quadro delle condotte volte a turbare la gara bandita dalla Regione, inerente al ReCUP“.

Per la gara in questione, quella per la gestione del servizio di centralino unificato per le Aziende Sanitarie della Regione Lazio, del valore complessivo superiore ai 91 milioni di euro, Monge si sarebbe prestato attraverso la messa a disposizione della sua cooperativa, in associazione con altre. “E’ risultato mettere a disposizione – sempre dall’ordinanza – lo strumento della cooperativa Sol.Co allo stesso riconducibile, per ottenere l’assegnazione, che si concretizzava con l’affidamento del lotto n.3.” Come risulta dalle intercettazioni inserite nell’ordinanza, sarà in seguito Salvatore Buzzi ad avvisare per telefono Monge, mentre questi si trovava a Parigi, dell’aggiudicazione quasi certa di ben due lotti.

Il contributo di Monge in relazione alla commissione del reato, va inquadrato in un contesto funzionale agli interessi del sodalizio criminale di Mafia Capitale, sodalizio che vede insieme, nel caso specifico, Buzzi, Carminati, Testa, Gramazio e Scozzafava, con quest’ultimo che ricopriva il ruolo di componente della commissione di aggiudicazione della gara. 

Ma l’attività prevalentemente svolta da Monge è quella della raccolta degli abiti usati, gli abiti che normalmente gettiamo nei raccoglitori di colore giallo, posti vicino ai cassonetti dei rifiuti. La vicenda del business degli abiti usati era già emersa in gennaio, a seguito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”. Era emersa, in particolare, la facilità con la quale la cooperativa vicina a Monge fosse riuscita ad ottenere la gestione del servizio, da parte di diverse amministrazioni locali, senza alcuna gara. Da Roma, ad alcuni comuni abruzzesi, passando per alcune amministrazioni campane.

Le destinazioni finali degli abiti erano il Nord Africa e l’Est Europa. A Roma l’affidamento avveniva grazie all’AMA, l’azienda che cura la raccolta dei rifiuti urbani. Il traffico era tutto gestito dai clan camorristici di Portici-Ercolano, ed in particolare dai fratelli Pietro e Aniello Cozzolino. Tra i promotori invece vi sarebbe Danilo Sorgente, a capo della New Horizon, una delle due cooperative che gestivano in monopolio tutta la raccolta su Roma degli abiti usati, riconducibile alla Sol.Co di Monge

Della vicenda si è recentemente occupato Report, mostrando come i vestiti usati raccolti dalla New Horizon, anziché andare a vestire i poveri attraverso un atto di generosità, venissero riciclati e venduti all’estero o ad aziende italiane. Un giro di affari di diversi milioni di euro, messo su grazie ad affidamenti diretti del servizio di raccolta abiti usati, senza alcuna gara, o con gare “truccate” con la complicità di assessori, sindaci e consiglieri comunali delle amministrazioni interessate dal servizio.

Dunque la complicità di tutto un sottobosco politico, coordinato dal dominus Salvatore Buzzi, permetteva alla New Horizon di portare avanti questa finzione della raccolta destinata ai poveri, un recupero fittizio di indumenti dismessi che venivano invece reimmessi sul mercato di paesi poveri.  Sempre per merito dell’amministrazione provinciale di Roma, Monge ha realizzato, nei pressi di Zagarolo, un impianto per lo smaltimento ed il trattamento dei rifiuti tessili, volto appunto a riciclare gli abiti usati.

Un’ ulteriore dimostrazione degli appoggi politici di cui Monge ha potuto godere fino a qualche giorno fa, è data dalla gestione, sempre attraverso la coopertiva Sol.Co., del cinema L’Aquila, situato nel quartiere Pigneto. La sala, sottoposta a sequestro giudiziario, trattandosi di un bene appartenuto alla mafia, era stata affidata in gestione proprio alla cooperativa sociale di Monge, propaggine di questa nuova mafia definita dal Procuratore Pignatone “originale e originaria”.

CM

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