svizzera

ll governo e centinaia di banche svizzere sono rimasti coinvolti nell’attività di repressione condotta dal governo degli Stati Uniti contro gli evasori fiscali. Dopo sei anni di successi quasi ininterrotti da parte del paese a stelle e strisce e dei suoi banchieri, può non sorprendere il fatto che ora la Svizzera stia pubblicando i nomi degli evasori fiscali stranieri. Alcuni osservatori hanno definito tutto questo come la definitiva chiusura del capitolo della segretezza delle banche svizzere, che secondo alcuni, risale al 1930. Il Deutsche Welle, citando il quotidiano svizzero Sonntagszeitung, ha dichiarato che il governo svizzero pubblicherà, sul suo giornale federale, l’elenco di nomi, date di nascita e nazionalità di presunti evasori fiscali.

I dati saranno accessibili al pubblico tramite Internet, così da permettere alle persone in lista, di fare ricorso in tribunale contro la pubblicazione del oro nome. All’inizio del 2015 le autorità svizzere e l’Unione europea hanno raggiunto un accordo per contrastare l’evasione fiscale. I magistrati svizzeri stanno ancora formalizzando le accuse contro la HSBC sulla base delle rivelazioni di Swiss Leaks.

E’ chiaro già dall’ultimo quinquennio come la protezione svizzera (la segretezza) venisse offerta a soggetti diversi da quelli che si pensava. In effetti una legge svizzera approvata nel 1934  dichiarava reato penale, per un banchiere o un impiegato di banca, rivelare l’identità dei clienti dell’istituto.  La legge in questione è ancora in vigore, ma negli ultimi anni è stata interpretata in modo  molto meno restrittivo. La banca UBS AG  si è messa nei guai sia con l’Agenzia delle entrate statunitense (IRS) che con il Dipartimento di giustizia, lanciando migliaia di iniziative di auto denuncia nei confronti dell’IRS, modificando per sempre il regime del segreto bancario. Il Parlamento svizzero ha approvato una legge che consente alle banche di consegnare, alle autorità americane, le identità dei loro clienti, senza violare le leggi bancarie svizzere sulla segretezza. Dopo aver sostenuto un giudizio con l’IRS nel 2009, UBS  ha pagato 780 milioni dollari per fare ritirare le accuse che la vedevano complice dei ricchi americani condannati per evasione fiscale.

La banca svizzera UBS sta affrontando sempre più pressanti richieste di chiarimenti circa il fatto se abbia aiutato o meno alcuni ricchi cittadini americani ad evadere le tasse attraverso titoli al portatore, che sono esattamente ciò che sembrano, e che sono stati in gran parte messi fuori legge negli Stati Uniti alcune decine di anni fa. Dal momento che sono come il denaro, tali titoli sono stati utilizzati nel film poliziesco dal titolo Die Hard (ricordate tutti quei titoli al portatore che galleggiavano dopo l’esplosione?). Naturalmente, non tutte le indagini portano a dei risultati. E nemmeno ogni accusa.

Una grave perdita per i federali è stata quando il signor Raoul Weil, il super banchiere di UBS, è stato assolto dall’accusa di evasione fiscale. Il governo degli Stati Uniti aveva accusato Weil ed i suoi subordinati di utilizzare strutture fittizie in modo da consentire ad alcuni clienti statunitensi di eludere il fisco. Il signor Weil è stato incriminato nel 2008, ed infine arrestato in Italia nel 2013, grazie alla collaborazione dell’ Interpol. L’accusa sosteneva che tra il 2002 e il 2007, la divisione dell’ UBS guidata dal signor Weil aveva aiutato 20.000 clienti americani a nascondere all’IRS circa 20 miliardi di dollari.

L’IRS ha incriminato e processato altri banchieri stranieri e consulenti, lanciando un monito a tutti i consulenti di banca. Renzo Gadola, dal 1995 al 2008 banchiere per UBS, è stato condannato alla pena di cinque anni di libertà vigilata, dopo aver fornito i nomi dei suoi colleghi banchieri che hanno aiutato i ricchi americani a non pagare le tasse. Un altro consulente di Credit Suisse Christos Bagios, ex di UBS, è stato accusato di avere aiutato dei clienti statunitensi della banca a nascondere fino a 500 milioni di dollari all’ IRS, quando ancora lavorava per UBS.

Molti nomi e indirizzi vengono aggiunti alla montagna di informazioni raccolte attraverso le denunce volontarie, gli informatori e la nuova normativa anti evasione fiscale offshore (FATCA). Antesignana di tutte le leggi sulla denuncia volontaria, FATCA è una legge degli Stati Uniti pervasiva che vincola le banche straniere e le istituzioni finanziarie a redigere dei rapporti sui cittadini statunitensi.

In Svizzera, più di 100 banche partecipano ad un programma che le obbliga a rivelare i conti intestati a cittadini americani e non dichiarati, pagando delle sanzioni.  Numerosi contribuenti statunitensi hanno rivelato i loro conti offshore, e nel giugno del 2014, l’IRS ha rinnovato e ampliato i suoi programmi. Nel frattempo, la principale controllata del gruppo bancario Credit Suisse AG è stata  dichiarata colpevole ed ha pagato una penale di 2,6 miliardi di dollari. Per i titolari dei conti e le banche, l’autodenuncia e le sanzioni sono di gran lunga preferibili all’alternativa. Ed è chiaro che la semplice chiusura dei conti esteri non rappresenta un’alternativa rispetto al chiudere tutte le pendenze con l’IRS.

Grazie a circa 120 procedimenti e decine di migliaia di americani che si fanno avanti per pagare le tasse, le sanzioni e gli interessi, l’IRS ha raccolto diversi miliardi. Probabilmente, nessuna entrata offshore, conto corrente o trust è rimasto ancora segreto.

Articolo tratto da: http://www.forbes.com/

Titolo originale: Switzerland Publishes Tax Evader List

Traduzione di CM

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