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Se in Europa la Commissione guidata da Junker ha strettamente regolato l’attività di lobbying, imponendo ai membri della sua commissione di incontrare solamente rappresentanti di gruppi di interesse regolarmente registrati negli appositi registri per la trasparenza, in Italia, dopo il timidi tentativi del governo Letta, e malgrado i passi in avanti nella lotta alla corruzione, la questione sembra ancora in alto mare. C’è da dire che nel resto d’Europa la regolamentazione dell’attività lobbistica non ha ancora raggiunto i livelli della Commissisone Europea, ma è anche vero che la questione si pone con maggiore priorità per quei paesi caratterizzati da una elevata corruzione, e tra questi, come è risaputo, vi è anche l’Italia. Secondo la classifica stilata da Trasparency International, nel rapporto “Lobbying in Europe“, su 19 paesi presi in considerazione, il nostro paese si colloca in 17a posizione, precedendo Cipro e l’Ungheria. Tra i 19 paesi presi in esame dal rapporto, solo 7 hanno adottato una legislazione sull’attività di lobbying. Nel rapporto di Transparency si legge come tra i paesi a maggiore rischio di permeabilità del settore pubblico, rispetto alle pressioni delle lobby private, vi siano, oltre all’Italia, anche la Spagna ed il Portogallo, che sono anche i paesi europei più colpiti dalla crisi economica. Sempre nel rapporto si legge come tra gli effetti negativi dell’attività di lobbying vi sia la sostanziale inefficacia delle riforme adottate nella regolamentazione di alcuni settori chiave dell’economia: ad esempio le lobby finanziarie si sono mostrate particolarmente attive in molti paesi, attraverso un depotenziamento delle riforme legislative tese a regolamentare l’attività bancaria e finanziaria. La Francia, da questo punto di vista, ne è l’esempio più evidente.

Un’altra pratica, non adeguatamente regolamentata, attraverso cui si manifesta la permeabilità del settore pubblico alle lusinghe di quello privato, è quella delle porte girevoli, in inglese “revolving doors“. Anche in questo caso l’assenza di una disciplina influisce negativamente sulla qualità delle norme adottate, in  modo particolare in quei campi in cui le lobby sono più attive, come quello energetico, quello finanziario e quello sanitario. In Italia il passaggio dal settore pubblico a quello privato, e viceversa, risulta particolarmente agevole, consentendo a rappresentanti eletti nelle istituzioni centrali di portare dentro le istituzioni stesse gli interessi delle lobbies che rappresentano, e  viceversa nei gruppi privati, la disponibilità degli ex eletti a continuare a curare quegli stessi interessi.

In una sezione intitolata Revolving Door Watch, osservatorio sulle porte girevoli, il sito “Corporate Europe Observatory“, l’Osservatorio sulle Corporation Europee elenca tutti quei rappresentanti eletti nel parlamento europeo o ex commissari, o membri di agenzie o uffici dell’Unione che sono passati, una volta terminato il loro mandato, a svolgere un’attività lavorativa dipendente o di consulenza, per conto di una corporation privata. Tra i nomi più famosi vi troviamo quello di Neelie Kroes, olandese, ex membro della Commissione con incarico sull’agenda digitale, attualmente impiegata come Special adviser per conto di Bank of America e Merrill Lynch, o l’ex commissaria europea ai trasporti, l’estone Siim Kallas, attualmente consulente per la multinazionale di servizi di e-governament Nortal, o ancora l’ex presidente della Commissione Herman Van Rompuy, belga, attualmente nell’advisory board di Tomorrow Lab, multinazionale statunitense di consulenza e di progettazione, o come l’ex commissario all’agricoltura, il portoghese Joao Pacheco, attuale direttore del per il marcato europeo della multinazionale del settore alimentare Allen F Johnson & Associates, o come l’avvocato maltese Gayle Kimberley, ex membro del Consiglio d’Europa, attualmente lobbista della multinazionale svedese del tabacco Swedish Match, o Ivan Rogers, ex responsabile per la Barclays Capital delle imprese del settore pubblico, attualmente rappresentante permanente del governo britannico nell’Unione Europea, o come la bulgara Meglena Kuneva, ex commissario per la protezione dei consumatori, attualmente membro non esecutivo del board di BNP Paribas, o come la belga Suzy Renckens, ex responsabile dell’unità sugli OGM presso l’Autorità europea sulla sicurezza degli alimenti, attualmente Regional Manager per la multinazionale nel settore delle biotecnologie Syngenta. Per quanto riguarda gli italiani, svettano Vincenzo Salvatore, ex capo dell’Ufficio legale dell’ Agenzia Europea dei Medicinali, attualmente consulente senior per la Sidley Austin LLP, multinazionale nel campo medico, e Stefano Marino, ex direttore del settore legale e della proprietà intellettuale per conto della multinazionale del settore biomedico Sigma-Tau, attualmente capo del settore legale dell’Agenzia Europea per i medicinali.

CM

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