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Mentre alcuni tra i più grandi inquinatori si sono riuniti a Parigi in occasione del Business & Climate Summit, sperando di dettare l’agenda dei prossimi negoziati sui cambiamenti climatici in seno alle Nazioni Unite il prossimo inverno, se diamo uno sguardo all’ultima edizione del rapporto LobbyFacts (Tutto sulle Lobby) osserviamo come vengano alla luce tutte le pressioni, in termini di spesa economica, esercitate a Bruxelles attraverso l’attività di lobbying, oltre ad alcuni seri problemi di rendicontazione.

Da quando si è insediata la nuova Commissione europea, nel novembre del 2014, la politica energetica è diventata uno dei temi centrali all’ordine del giorno dei lavori dell’Unione. La creazione della figura del ‘vicepresidente responsabile dell’Unione per l’Energia’ in seno alla Commissione europea, mostra come l’energia si collochi tra le principali preoccupazioni dei funzionari europei.

Se da un lato le grandi imprese energetiche sono pronte a spendere cifre astronomiche in sontuosi convegni, quando si tratta di fare trasparenza sulla loro attività di lobbying si mostrano molto meno disponibili. Questo articolo prende in esame alcune delle principali aziende energetiche che svolgono attività di lobbying nell’UE, divulgando le informazioni contenute nel registro volontario per la trasparenza dell’UE, e relative agli anni  2013 e al 2014. La comparazione è resa possibile grazie ai dati contenuti nel vecchio registro volontario per la trasparenza, fornito da LobbyFacts, e quelli del nuovo registro.

I casi qui presentati sono solo alcuni degli esempi di informazioni non attendibili o fuorvianti che le aziende energetiche divulgano in relazione alle loro attività di lobbying. L’elevato numero di voci non attendibili contenute nel registro volontario, evidenzia la necessità di un registro obbligatorio sulle lobby, così come di controlli molto più incisivi sulla qualità delle informazioni in esso contenute.

L’improvvisamente moltiplicazione della spesa per attività di lobbying

Tra il 2013 e il 2014 alcune imprese hanno dichiarato un significativo aumento della spesa per attività di lobbying nell’UE.

La multinazionale dell’energia Enel è quella che ha fatto registrare il più ripido aumento nelle spese per attività di lobbying di tutto il settore energetico. Secondo i dati del suo registro, solo in relazione al mercato comunitario le spese di lobbying sono salite da 450.000 a 500.000 euro nel 2013 a 2.000.000-2.249.999 nel 2014 – un aumento superiore al 400%. Nello stesso periodo il personale impiegato nell’attività lobbistica è aumentato da 7a 24 unità. La variazione dei costi relativa all’attività lobbistica sembra quanto meno discutibile. Mentre Enel dichiara di aver pagato nel 2014 400.000 euro per quote di iscrizione ad una serie di associazioni di categoria di cui era già membro, nella maggior parte dei casi, anche nel 2013. A meno che le quote di adesione non siano aumentate drasticamente, le voci relative al 2013 costituiscono, molto probabilmente, un caso di spese sottostimate.

La multinazionale petrolifera BP ha dichiarato che le sue spese per attività di lobbying sono quasi raddoppiate. Esse sono infatti passate da 1.250.000 -1.500.000 euro nel 2013 a 2.500.000-2.999.999 nel 2014, nonostante il numero dei lobbisti impiegati, in tutto cinque, non siano aumentati. A guardare bene non risulta agevole individuare la ragione di questo significativo aumento: la somma dichiarata nel registro relativa a spese di consulenze  per attività di lobby è rimasta più o meno la stessa,  e l’appartenenza di BP ad associazioni di categoria si è addirittura ridotta nello stesso periodo di tempo.

Tagli significativi nelle spese lobbistiche

Eppure, in controtendenza rispetto alla rilevanza assunta dalle questioni energetiche, diverse altre società hanno riportato nel loro registro per la trasparenza, tagli importanti nelle spese per attività di lobbying. La differenza tra alcuni dei dati relativi al 2013 e quelli analoghi del 2014 è così grande da far sorgere dubbi circa la loro veridicità.

La multinazionale francese del gas e dell’elettricità Engie (ex GDF Suez) ha fatto registrare la più elevata diminuzione della spesa per attività lobbistica, passando da 2.500.000-2.750.000 di euro nel 2013 a quella notevolmente inferiore di  9.999 euro nel 2014. Il numero di persone impiegate in attività di lobbying nell’UE è sceso da 12, di cui solo 2 erano i lobbisti accreditati, nel 2013 a 4 nel 2014, con la completa eliminazione del personale con accesso al Parlamento Europeo. Eppure, anche se Engie ha ridotto il numero di lobbisti impiegati a 4, risulta irrealistico ipotizzare che l’ammontare dei loro stipendi ed il monte delle loro ore di lavoro – almeno 14 riunioni ad alto livello con la Commissione europea dal 1 dicembre 2014 – possa essere coperto attraverso un budget inferiore ai 10.000 euro. Engie sponsorizza anche il Summit Business & Climate (Affari e Clima) che si terrà questa settimana a Parigi.

Allo stesso modo, la società svedese Vattenfall, il quinto più grande fornitore di energia elettrica in Europa, ha dichiarato nel suo registro per la trasparenza, una spesa per attività di lobbbying inferiore ai 10.000 euro, sebbene abbia dichiarato di impiegare, a tempo pieno, 4 lobbisti e 5 membri del personale con accesso al Parlamento europeo. Secondo i dati contenuti nel registro per la trasparenza di Vattenfall, i costi dell’attività di lobbying si riferiscono a 2010, rappresentando sicuramente un errore, in quanto la voce è stata aggiornata nel maggio 2015. Nel mese di gennaio 2015, pur dichiarando di impiegare lo stesso numero di lobbisti, Vattenfall ha riportato costi di lobby compresi tra i 250.000 e i 300.000 euro. Vattenfall è uno dei principali sponsor del forum delle imprese sul clima organizzato dalle Nazioni Unite, che si sta tenendo, a partire dal 21 maggio, a Parigi.

La controversa impresa inglese che si occupa di fracking, Cuadrilla Resources, ha dichiarato che i costi della loro attività di lobbying sono diminuiti da 50.000-100.000 euro nel 2013 a meno di 9.999 euro nel 2014. Il personale impiegato nell’attività di lobbying è sceso da 70 nel 2013 a 1 su 2014. Sebbene sia molto probabile che Cuadrilla abbia sovrastimato il numero delle persone impiegate nel 2013 – non sembra realistico che 70 lobbisti possano essere coperti da un budget inferiore ai 100.000 euro. I dati recentemente pubblicati inferiori a 10.000 euro e relativi all’attività di lobbying nell’UE, sono, tuttavia, sorprendentemente bassi, data l’importanza all’interno dell’ agenda politica europea,  delle questioni energetiche e soprattutto del gas. Ad esempio, Cuadrilla presiede uno dei due gruppi di lavoro appena creati in seno alla  Commissione europea,  di esperti sullo sviluppo del gas di scisto, ed è anche rappresentata da una seconda persona all’interno del team di esperti.  Friends of Earth Europa ha recentemente abbandonato il gruppo di esperti, a causa dei dubbi circa il predominio, all’interno del gruppo, dei membri pro-fracking.

La compagnia petrolifera norvegese Statoil ha dichiarato che i costi relativi alla sua attività di lobbying sono scesi, in modo significativo, da 800.000-900.000 euro nel 2013 a 50.000-99.999 euro nel 2014. È interessante notare, tuttavia, come il personale coinvolto in tale attività non sia cambiato tra il 2013 e il 2014 (7 Persone ). Tuttavia la Commissione europea ha riferito di avere avuto, tra dicembre 2014 e maggio 2015, 11 incontri ad alto livello con i lobbisti della Statoil, la qualcosa risulta davvero notevole per una società che dichiara di spendere meno di 100.000 euro l’anno in attività di lobbying. Statoil risulta essere anche relatore al Business & Climate Summit di Parigi.

La società finlandese fornitrice di energia elettrica Fortum ha dichiarato che la sua spesa per attività lobbistica è diminuita di oltre il 90%, da 250.000-300.000 nel 2013 a 10.000-24.999 nel 2014. Tuttavia, il numero di persone coinvolte in tale attività è praticamente rimasto immutato, passando da 10 persone nel 2013 a 8 nel 2014. Con 4-5 persone che lavorano a tempo pieno nell’ attività di lobbying, i numeri dichiarati da Fortum indicano, quasi sicuramente, una sottostima.

Diminuzioni nei costi di lobbying sono stati pubblicati anche dal fornitore tedesco di energia EnBW Energie Baden-Württemberg AG. In questo caso i costi di lobbying sono presumibilmente scesi da 1.200.000 euro nel 2013, a 990.000 euro nel 2014. Tuttavia, il numero di personale coinvolto è aumentato, nello stesso periodo, da 4 a 6 unità.

Nel nuovo registro dati finanziari incompleti 

Alcune imprese energetiche hanno fornito informazioni finanziarie solo parziali per il 2014.

Ad esempio, il fornitore francese di energia Alstom e la società energetica britannica SSE hanno fornito solo informazioni relative al periodo compreso tra aprile 2013 e marzo 2014.

Diverse società di energia di grandi dimensioni come il gigante petrolifero francese Total, e la Endesa, la più grande società di servizi pubblici di Spagna (di proprietà dell’ italiana Enel), non hanno fornito alcun dato finanziario relativo al 2014, come richiesto, a partire dal 2013, dalle norme del Registro per la trasparenza e da quelle sulle informazioni.

Il fornitore spagnolo di energia Iberdrola ha pubblicato i dati finanziari a partire dal 2013. Nel suo ultimo aggiornamento relativo al marzo 2015, la società ha dichiarato che i costi di lobbying per il 2013 sono stati tra i 500.000 e 599.999 euro, mentre due mesi prima aveva dichiarato spese, per lo stesso periodo, tra i 600.000 e i 700.000 euro.

Nuove imprese registrate

Alla fine di aprile, diverse nuove imprese del settore energetico si sono unite al registro per la trasparenza nell’UE, cinque anni dopo il suo lancio. La loro registrazione coincide con la nuova politica potata avanti dalla Commissione europea, mirata a condurre riunioni ad alto livello solo con lobbisti iscritti nel registro. Tali accordi comprendono anche la società madre di British Gas, Centrica, la quale ha dichiarato, per il 2014, spese per attività di lobbying comprese tra i 200.000 e i 299.000 euro. La compagnia petrolifera e del gas Baltec, anche lei recentemente iscritta al registro, che ha dichiarato di avere speso, nel 2014,  3.490.095 di euro per attività di lobbying nell’UE, impiegando 40 persone, costituisce, quasi sicuramente, un altro caso di sovrastima, dato che Baltec è una società che si occupa di ingegneria e di realizzazione di prodotti, con meno di 50 dipendenti, ed è quindi altamente improbabile che possa impiegare 40 lobbisti interni.

Conclusione

Con i negoziati internazionali sul clima di Parigi, e con la posizione centrale assunta, nell’UE, dalla discussione sull’Unione dell’Energia, è fondamentale sapere chi è che sta cercando di influenzare la politica climatiche ed energetiche dell’Unione. Tuttavia, l’attuale registro per la trasparenza è pieno di informazioni inesatte e poco plausibili sulle imprese energetiche che svolgono attività di lobbying su questi temi. Allo stesso tempo, le stesse aziende rappresentano giocatori di elevato profilo nei negoziati internazionali sul clima, una lobby che cerca di proteggere i profitti delle imprese e, quindi, di boicottare gli stessi negoziati.

L’Alleanza per la Trasparenza delle Lobby e per una Regolamentazione Etica (ALTER-EU), di cui Friends of Heart Europa è membro, ha appena lanciato una campagna in favore della creazione di un registro sulla trasparenza obbligatorio e di elevata attendibilità. Tale registro dovrebbe finalmente permettere al pubblico di sapere chi sta influenzando il nostro futuro energetico.

Tratto da http://corporateeurope.org

Titolo originale: “Black out: Imprese del settore energetico lasciandoci all’oscuro loro lobbying Ue”.

Traduzione di CM

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