Corruzione politica

Lo scandalo Lockheed è stato solo uno dei tanti scandali finanziari ed episodi di corruzione esplosi in Italia, dagli anni Settanta ad oggi. Tracciando un excursus delle principali vicende di corruzione degli ultimi quarant’anni, si parte dal 1974 con lo scandalo del crack delle banche di Michele Sindona, seguito nel 1980 dallo scandalo petroli, ovvero dei fondi neri che coinvolge i gruppi Eni-Petromin, quindi dallo scandalo IOR-Banco Ambrosiano del 1982, dallo scandalo Sir-Mondadori, dallo scandalo Enimont, con la madre di tutte le tangenti, dal crollo del gruppo Ferruzzi e di Montedison del 1993, dal crack del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, per arrivare, in tempi più recenti, allo scandalo Cirio del 2003 e a quello Parmalat del 2004, fino alle scalate bancarie ( BNL) dei “furbetti del quartierino” del 2005.

Si tratta solo di alcune delle principali vicende che hanno visto coinvolte importanti imprese italiane, e che, a ben guardare, sono tutte legate da un unico filo conduttore: a differenza che in altri paesi, esse hanno scoperchiato rilevanti fenomeni di corruzione o comunque di pesante coinvolgimento della classe politica.

Nella maggior parte dei casi, si è preferito però non punire la responsabilità politica, con la conseguente sostanziale impunità dei responsabili aziendali, con effetti disastrosi per il tessuto imprenditoriale del nostro paese, a partire dalla scomparsa dei grandi gruppi industriali capaci di competere sui mercati internazionali, per arrivare alla scarsa capacità di crescita delle imprese italiane a causa del basso livello medio degli investimenti, per finire col generale consociativismo che caratterizza il mondo imprenditoriale italiano. Passando dalle conseguenze negative per l’industria italiana all’oggetto di cui si intende dibattere, dal memoriale scritto dal Aldo Moro nei 55 giorni di prigionia nel covo delle BR, appare come se questo scenario di scandali continui, fosse stato in grandi linee previsto dallo statista democristiano, e che il tentativo di aprire il governo prima ai socialisti e quindi anche ai comunisti, avesse come scopo il tentativo di invertire tale deriva.

La sostituzione del perdurante consociativismo con un’ effettiva alternanza democratica, veniva dunque vista come l’unico antidoto alla dilagante corruzione.

Nelle pagine del memoriale rinvenuto in via Montenevoso a Milano, Moro esprime, a conclusione di un’ analisi sullo scandalo Lockheed (1975), un giudizio sostanzialmente negativo sui partiti politici e sul generale consociativismo che si andava sviluppando, da lui descritto come “un regime che si va corrompendo ed esaurendo”.

Questa analisi è stata successivamente ripresa da alcuni attenti studiosi delle vicende della DC.

Nel 14° congresso che la DC tenne nel febbraio del 1980, il rappresentante della corrente di sinistra, Donat-Cattin, liquida definitivamente la stagione morotea, ovvero il progetto del compromesso storico, come condizione essenziale per il sostegno alla linea politica dettata dalla maggioranza del partito. Nella far finale del congresso, su proposta di Forlani e dello stesso Donat-Cattin, viene prospettato un preambolo, in cui viene appunto esclusa definitivamente ogni possibilità di collaborazione con il PCI, preambolo imposto come base per l’accordo unitario tra le vari correnti.

La studiosa Gaiotti De Blase, nel suo libro “Il potere logorato. La lunga fine della DC”, pubblicato nel 1994, scrive a questo proposito: il ” rovesciamento della politica che aveva visto strettamente collegati il rinnovamento della forma partito e l’impegno a favorire un processo che portasse ad una piena legittimazione del PCI ai fini della democrazia dell’alternanza”, aveva visto proprio nel preambolo citato, vale a dire nel confronto tra un progetto politico ambizioso e impegnativo, anche se vago e indebolito dalla scomparsa del suo leader naturale, Moro, e un non progetto di pura continuità e durata” il prevalere di quest’ultimo; che la conseguenza di tale arroccamento fu la “riduzione dei partiti di governo a dei comitati d’affari “. La crescita di un consenso deciso attraverso gli strumenti del potere, l’esaltazione della politica spettacolo e le conferme quotidiane di una trasversalità occulta [..] l’intreccio fra le posizioni di rendita della classe politica e quelle di poteri industriali e finanziari, interessati ad operare in un quadro protetto e favorito l’assistenzialismo diffuso con le sue ricadute clientelari entro cui non avranno difficoltà ad infiltrarsi i poteri criminali.

E’ per tale intreccio che il metodo della corruzione politica viene inevitabilmente promosso a sistema, perché questo era il premio cui avevano ormai diritto i vincitori, in un crescendo in cui la selezione sarà sempre più vincolata da una tale logica”.

(cm)

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