Riccardo Mancini (archivio)

Al centro di un nuovo filone nell’inchiesta “Mondo di Mezzo” ci sarebbe laTreErre spa, società specializzata in bonifiche di terreni contaminati. Nel mirino degli inquirenti gli appalti per la bonifica della discarica Resit e della cava Novambiente, riempite di rifiuti tossici dai casalesi.

Ancora soldi pubblici, e tanti, sottratti alle casse dello stato attraverso appalti forse pilotati, per la bonifica di terreni contaminati dai rifiuti tossici interrati dai casalesi.

Sarebbe questo ill nuovo filone dell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma, i cui fili si dipanano da quella oramai nota col nome di “Mondo di Mezzo”.

Gli appalti su cui gli investigatori stanno indagando sono quello da sei milioni per la bonifica della discarica Resit di Giuliano, oltre a quello relativo alla ex cava Novambiente.

Sotto la lente degli inquirenti sarebbe finita la società TreErre spa, sede legale in via Pasteur 65, quartiere Eur di Roma, specializzata nel recupero, riciclaggio e riutilizzo, oltre che nella bonifica di terreni inquinati.

La titolare al 40% della TreErre è Emilia Fiorani, in società con la Emis spa che detiene l’altro 60.

Dai suoi bilanci la TreErre risulta essere una società florida, con un fatturato medio di sei milioni di euro; in passato ha vinto appalti importanti da parte di ministeri e società straniere, come quello della Syndial di Manfredonia (2001-09), di Sviluppo Italia sempre a Manfredonia (2009-10), di Bagnoli Futura a Napoli ((2007-10), della Ias spa a Priolo Gargallo (2010-13), del consorzio Industriale Provincia Oristanese (in corso) e della Megara Iblea Scarl (in corso).

Nel cda di TreErre siedono dunque, oltre a Riccardo (padre) e Giuseppe (figlio) Mancini, anche la Fiorani; quest’ultima è legata sentimentalmente a Carlo Puccio, titolare di una tabaccheria in Viale Europa all’EUR, e nominato da Mancini padre direttore Marketing di Eur spa (90% MEF e 10% Comune di Roma).

La Emis si occupa ufficialmente di intermediazione finanziaria, e il suo capitale appartiene al 99% a Riccardo Mancini (319.900 euro di capitale su 320 mila totali), il quale ne è stato in passato amministratore unico prima di lasciare le redini alla Fiorani.

Altra società degna di attenzione è la SoGeRi, finita già sotto inchiesta da parte della magistratura per via di un appalto da 21,9 milioni di euro, affidato senza gara (ex art. 221 decreto 163/2006) da una società controllata da Acea, la Aria spa, specializzata nel settore rifiuti. L’affidamento in questione riguardava ” l’appalto integrato di progettazione esecutiva e di lavori per il revamping dell’esistente centrale di recupero energetico (inceneritore) della società Terni Ena spa” (controllata da Acea). L’affidamento era stato offerto formalmente all’associazione temporanea di imprese composta oltre che da SoGeRi, da Intercantieri Vittadello, da Loto Impianti srl e da IGM Ambiente srl. La SoGeRi è controllata da Riccardo Mancini attraverso una serie di società che fanno capo alla Emis. I dubbi circa la regolarità dell’affidamento in questione riguardavano il fatto che fosse avvenuto sotto la supervisione di Giancarlo  Cremonesi, ex ad di Acea, uomo sempre legato ad Alemanno.

A seguito dell’inchiesta per la tangente da 850 mila euro pagata dall’ex ad di Breda Menarinibus (gruppo Finmeccanica), Roberto Cerraudo, relativa alla vendita al comune di Roma di una partita di 46 autobus, Riccardo Mancini avrebbe lasciato le cariche societarie ricoperte assumendosi tutta la responsabilità dei fatti in questione, scagionando così Alemanno che si è detto all’oscuro di tutto.  A scagionare definitivamente l’ex sindaco ci avrebbe pensato poi l’imprenditore Edoardo D’Inca Levis, secondo il quale a pilotare l’appalto per i 46 autobus di Breda Menarini sarebbe stato Riccardo Mancini, il quale per questo si sarebbe intascato una “stecca” da 300 mila euro. Per tali ragioni le accuse a carico di Mancini sarebbero state modificate dagli inquirenti da corruzione a estorsione e tentata estorsione.

(cm)

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