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Claudio Meloni

Mese

novembre 2014

Processo Cerroni: uscita di scena dell’ex dirigente regionale Marotta

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Prosegue il processo contro il sistema di gestione dei rifiuti del Lazio in mano al monopolista Cerroni. Archiviazione delle accuse per tre degli indagati.

Dopo Bruno Guidobaldi, direttore tecnico della Pontina Ambiente, e Fabio Ermolli, responsabile rifiuti in Arpa Lazio, esce di scena dal processo in corso sul sistema di gestione dei rifiuti nel Lazio anche Mario Marotta, una quasi omonimia con il ben più famoso Mario Magnotta, re indiscusso delle telefonate registrate. Il titolare dell’inchiesta, il pm Alberto Galanti, ha chiesto e ottenuto, già dalla fine del mese di maggio, l’archiviazione per l’ex dirigente della Regione. Accusato di abuso d’ufficio per avere spostato un dirigente ritenuto “non capace” anche se, a detta di molti, lo spostamento sarebbe stato punitivo, Marotta è risultato dunque essere estraneo sia a tale reato, sia più in generale al sistema di gestione monopolisitico che avrebbe favorito in oltre quarant’anni il Gruppo industriale Cerroni, leader nella gestione dei rifiuti.

Dopo il suo ingresso nella politica che conta con il governo Prodi, grazie all’ex sindaco Gianni Alemanno si “ricicla” al ministero delle Politiche Agricole, nel governo Berlusconi bis. Qui, in breve tempo, diviene vicecapo di Gabinetto del Ministro. Con l’elezione di Alemanno a sindaco, vincendo una serie di ricorsi amministrativi intentati da dirigenti suoi pari grado ma molto più anziani, diviene il primo dirigente nel campo dei rifiuti nella Regione Lazio nella giunta Polverini.

Di seguito uni stralcio dell’intercettazione tra Marotta e Paolo Di Paolantonio, assessore regionale alle Attività Produttive.

DI PAOLOANTONIO: Senti invece prima m’ha chiamato Alemanno

MAROTTA: Eh…

DI PAOLOANTONIO: Ah c’è un casino… dico: in che senso? Il commissario m’ha detto che allora andiamo all’Ortaccio

MAROTTA: Bravo !! Eh!!! (ridono)

DI PAOLOANTONIO: Buon giorno! buon giorno…dico ben venu….

MAROTTA:…Sei l’unico che non l’aveva capito Alemanno!!…

DI PAOLOANTONIO: … Ben venuto nel mondo dei vivi!…

MAROTTA: …Ma vaffanculo va…

DI PAOLOANTONIO: Dice e adesso? E adesso te sta bene dico, potevi tenerte Corcolle eh

MAROTTA: Te la pii n’der culo capito eh è questa la verità, se la prende nel culo, non me ne frega niente

DI PAOLOANTONIO: Ma manco a me!

MAROTTA: Ma che ce frega Pietro ma fagliela fare dove glie pare”.

Al di la delle apparenze, Marotta è dunque un tecnico molto capace nel campo della gestione dei rifiuti, tanto da svolgere anche il ruolo di consulente parlamentare, come risulta da un’altra intercettazione telefonica:

“Ti volevo solo dire una… che ti dovrebbe far piacere, oggi nella risoluzione al Senato, sulla commissione di indagine rifiuti (…) C’è un passaggio… perché gliel’ho corretta insieme a Marotta (Mario, direttore generale attività produttive, ndr) al nuovo senatore che ha sostituito Candido De Angelis che è del Fli… fa gli elogi che l’unica efficienza che ci sta nel Lazio sono gli impianti di Malagrotta”.

(cm)

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Green Holding: revocati i domiciliari per Paolo Titta e Antonio Romei

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Accolte dal Riesame le istanze per altri due dei sei indagati per peculato in relazione ai fondi per la bonifica di Borgo Montello

Ancora novità nell’indagine per peculato che ha investito i vertici del gruppi Green Holding, azionista di riferimento della Ind.Eco, la società che gestisce la discarica di Latina, Borgo Montello.

L’accusa è quella di appropriazione, attraverso una serie di società lussemburghesi, dei fondi, 34 miliardi, destinati alla bonifica della discarica.

A pochi giorni dalla revoca degli arresti domiciliari da parte del Tribunale del Riesame per Ernesto D’Aprano, Enzo Cimini e Stefano Lazzari, è stata ieri la volta di Antonio Romei, residente nell’hinterland milanese, e di Paolo Titta, di Bergamo, questi ultimi due amministratori della Green Holding.

Risulta invece ancora ai domiciliari Andrea Grosso, il quale ha preferito fare ricorso in Cassazione.

Tutti e sei sono accusati di peculato in relazione ai fondi pagati in bolletta dai contribuenti, e destinati alla gestione post mortem della discarica pontina.

(cm)

Processo Cerroni: ammesse in giudizio tutte le intercettazioni proposte dai PM romani

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Il legale di Cerroni aveva chiesto la non ammissibilità delle intercettazioni per il mancato deposito dei brogliacci delle stesse a chiusura delle indagini preliminari.

Il 22 ottobre si è svolto presso il Tribunale penale di Roma la sesta udienza del processo, a rito immediato, all’Imperatore dei romano dei rifiuti, Manlio Cerroni.

Dopo sei ore di camera di consiglio, la prima sezione del collegio penale di Roma, presieduta dal dott. Giuseppe Mezzofiore, ha emesso la sentenza che ha ammesso in giudizio come prova, tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dalla Procura di Velletri e da quella di Roma, ed inserite nel fascicolo dai pm sotto forma di supporto audio.

Ad essere chiamato in causa  è quello che nelle ordinanze di arresto di Cerroni e sodali,  veniva definito “un sodalizio criminale volto a conservare in capo al Gruppo Cerroni, il monopolio della gestione dei rifiuti nel Lazio“.

In particolare, oltre a quelle relative all’inceneritore di Albano ed al settimo invaso della discarica di Roncigliano, viene ammessa anche la celeberrima intercettazione in cui, a quanto sostengono il pm Alberto Galanti ed il Gup Alessandro Battistini, l’avvocato del Gruppo, Avilio Presutti,  letteralmente detta all’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, l’ordinanza  (nz-0003 del 22.10.08) in seguito bocciata sia dal TAR che dal Consiglio di Stato, con la quale venivano garantiti al consorzio COEMA (Gruppo Cerroni+Acea+Ama) soldi pubblici, attraverso i famigerati CIP6, per un ammontare pari a mezzo miliardo di euro. Tutto questo per costruire il “più grande inceneritore d’Europa” il quale però, senza i soldi dei contribuenti, sarebbe stato assolutamente in perdita.

Un plauso dunque va rivolto, da tutti i contribuenti laziali, agli investigatori delle due procure che hanno indagato in profondità su questo verminaio, putrido e pestilenziale, del quale facevano parte uomini politici, imprenditori e amministratori pubblici.

(cm)

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