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Respinto il ricorso di AMA alla Corte d’appello contro il lodo arbitrale favorevole a Colari. La cifra dovuta si riferisce al sopravvenuto obbligo per Colari di gestione post mortem della discarica di Malagrotta per 30 anni anzichè i 10 inizialmente previsti. L’ad di AMA: “ un assurdo, significherebbe dunque pagare il doppio dei costi, cioè 222 milioni di euro in luogo dei 102 stimati dalla perizia giurata“.

L’AMA, l’azienda che raccoglie i rifiuti a Roma dovrà versare 78 milioni di euro alla Colari di Manlio Cerroni, per la gestione post mortem della discarica di Malagrotta. Lo ha stabilito il 22 aprile scorso la Corte d’appello di Roma, confermando l’esito dell’arbitrato del 9 febbraio 2012, arbitrato a cui le parti si erano rimesse per la risoluzione delle controversie legali. La sentenza, attesa per il 25 giugno, ha subito un’accelerazione a seguito del ricorso al TAR presentato dai legali della Colari, a causa della sospensione dei pagamenti relativi all’utilizzo da parte di AMA degli impianti di TMB di Malagrotta e del tritovagliatore di Rocca Cencia, sospensione legata all’interdittiva antimafia emessa dalla procura di Roma.

La Corte d’appello ha anche condannato AMA al pagamento di 100 mila euro di spese legali, come parte soccombente dall’impugnazione del lodo emesso circa due anni fa, lodo favorevole al gruppo dell’Avvocato di Pisoniano.

I giudici hanno respinto tutti i motivi di ricorso da parte di AMA , in particolare la carenza di legittimazione della Colari, l’incompetenza del collegio arbitrale, l’infondatezza delle richieste della Colari, con particolare riferimento alle richiesta di compensazione.

Per l’ad di AMA Fortini, l’esito di questa vicenda appare a dir poco paradossale, posto che essendo stata la chiusura della discarica più volte posticipata rispetto al 2005, anno inizialmente previsto, i romani hanno già versato quanto richiesto, anzi di più: “AMA, dal 2005 fino al 2013, ha versato a Colari 144 milioni di euro quali somme per la sola gestione trentennale di Malagrotta. Somme di gran lunga superiori rispetto ai costi stimati dai periti dell’arbitrato, pari a 102 milioni di euro. Concedere a Colari ulteriori 78 milioni di euro significherebbe dunque pagare il doppio dei costi, cioè 222 milioni di euro in luogo dei 102 stimati dalla perizia giurata, un assurdo“.

La Corte ha quindi respinto tutte le richieste di AMA, adducendo come motivazione quella secondo cui la Corte può esprimersi solo su determinati vizi procedurali eventualmente emersi nel corso del lodo. E non quindi sull’esito dell’arbitrato.

Riguardo ai 78 milioni che AMA dovrà pagare, la maggior parte di essi, 76.391.533, sono a titolo di rimborso dei maggiori oneri legati al sopravvenuto obbligo per Colari di assicurare la gestione post operativa di Malagrotta per almeno 30 anni, invece dei 10 previsti. A questi sono stati aggiunti 1.133.115 euro per l’incremento delle ore di lavoro notturno e 847.067,91 riferiti all’ordinanza emessa dal sindaco Francesco Rutelli il 2 marzo 1999, che imponeva la lavorazione dei rifiuti anche nei giorni festivi.

In forza di una lettera di manleva inviata dall’allora assessore al bilancio, Marco Causi, l’AMA è sollevata dal pagamento di qualsiasi onere, il che significa che, in mancanza di un ricorso in cassazione da parte di AMA, questi 78 milioni graveranno sul bilancio di Roma Capitale. (Claudio Meloni)

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