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Claudio Meloni

Mese

aprile 2014

Gli impianti di Cerroni e la scadenza dell’ordinanza di Marino

gassificatore_malagrotta

In vista della scadenza dell’ordinanza del sindaco Marino con cui è stata fino ad ora superata l’interdittiva della procura che grava su tutti gli impianti del Gruppo Cerroni, spunta l’ipotesi della loro “requisizione in uso” e del loro affidamento ad un custode fiduciario, almeno fintanto che l’Avvocato non avrà risolto le sue questioni con la giustizia.

Roma – I tecnici del Ministero dell’Ambiente sono all’opera per salvare la Capitale dall’ emergenza rifiuti. Da una parte la necessità di smaltire le 3.300 tonnellate al giorno di rifiuti prodotti, di cui attualmente circa 2.000 finiscono negli impianti della Colari di Malagrotta e di Rocca Cencia, dall’altra quella di rispettare il provvedimento di interdittiva emesso dalla Procura di Roma che vieta a qualsiasi amministrazione di intrattenere rapporti di lavoro con il Gruppo Cerroni. L’interdittiva impedirebbe di fatto ad AMA di utilizzare gli impianti fino ad ora impiegati, in particolare le due linee di TMB di Malagrotta ed il tritovagliatore di Rocca Cencia.

Il provvedimento di requisizione in uso

Allo studio vi sarebbe un provvedimento di “requisizione di uso” che consentirebbe ad AMA di potere utilizzare gli impianti suddetti attraverso una loro requisizione ed il loro affidamento in custodia ad un soggetto terzo, si è fatto il nome dell’ex prefetto De Sena. Questa ipotesi sarebbe emersa nel corso del vertice del 9 aprile scorso, in presenza del prefetto Pecoraro, del Ministro dell’Ambiente Galletti, del sindaco Marino e del Presidente della Regione Zingaretti. L’imminente scadenza dell’ordinanza sindacale emessa per superare il provvedimento di interdittiva della procura, porterebbe nuovamente il sistema della gestione dei rifiuti in una situazione emergenziale, in relazione alla quale sarà necessario studiare una soluzione di lungo termine. Il ministro dal canto suo ha respinto la soluzione del Commissariamento governativo, ritenendo prioritario definire un piano di gestione del sistema che abbia un orizzonte di lungo termine. Ed è qui che è emersa l’ipotesi della requisizione e dell’affidamento degli impianti di Cerroni ad un fiduciario, che incasserebbe i proventi al posto dell’Avvocato, fintanto che questo non risolverà le sue questioni giudiziarie. Il provvedimento di requisizione di uso avrebbe valore per tutte le amministrazioni che hanno affidato la gestione dei loro rifiuti a società riconducibili al Gruppo Cerroni.

Cerroni e Rando condannati 

Qualche giorno fa Manlio Cerroni ed il suo braccio destro Francesco Rando sono stati condannati in primo grado, ad un anno l’uno e ad otto mesi l’altro, con l’accusa di falso. La vicenda risale all’agosto del 2008, ma procediamo con ordine. il 28 aprile 2004 l’avvocato  Manlio Cerroni venne ascoltato dalla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, dove, a proposito dell’impianto più adeguato per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale, pronuncia le seguenti parole:

“Abbiamo girato il mondo, dalla Finlandia al Giappone, all’America e via dicendo. Per quanto riguarda l’Europa, il paese che è all’avanguardia è la Finlandia, dove c’è la Thermoselect, e la Germania, con quello di Karlsruhe ed altri impianti”.

Di fronte a questa parole, e aggiunto il fatto che il Gruppo Cerroni è una multinazionale della gestione dei rifiuti, con contratti in tutto il mondo, anche in Australia a Sidney, il credito, in termini politici, era quasi un obbligo. E così, senza troppe remore l’Avvocato ottiene dalla Regione Lazio, allora governata da Storace, i permessi per costruire l’impianto di rigassificazione di Malagrotta, ambiziosamente descritto come l’impianto di smaltimento dei rifiuti più grande del mondo. La filiale italiana della Thermoselect, la società titolare del brevetto del gassificatore, farebbe capo ad una società con sede legale nel Lichtenstein, ma secondo il settimanale tedesco Der Spiegel sarebbe riconducibile, attraverso una serie di società anonime, ad un gruppo italiano che gestisce discariche di rifiuti.Ecco dunque spiegato il motivo per l’adozione di una tecnologia superata e da molte parti abbandonata a causa dei gravi problemi da essa creati.

Le irregolarità della Colari

Il Comitato Malagrotta chiede ed ottiene il 5 agosto del 2008 un incontro con l’allora prefetto di Roma Carlo Mosca, in merito alla legittimità degli atti e delle autorizzazioni ottenute dal Gruppo Colari, in ordine alla costruzione del gassificatore, in quel periodo in fase di ultimazione. Alla riunione sono presenti anche alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, dirigenti della protezione civile, il comandante dei Vigili del Fuoco, Luigi Abate.

A seguito delle argomentazioni dei rappresentanti del Comitato, il prefetto si convince ad effettuare una verifica, ed è così che il Comandante dei Vigili del Fuoco, su impulso del prefetto Mosca, ordina un sopralluogo da parte di tecnici, al fine di verificare il complesso iter autorizzativo e la relativa documentazione. La verifica consente di fare emergere una serie di criticità molto gravi, come risulta dal verbale dei Vigili:”La situazione riscontrata suscita “perplessità” sul sistema operativo, procedurale e della sicurezza… La zona è contornata da aziende a rischio di incidente rilevante – oltre alla discarica una società che commercializza gas liquido, una raffineria, un impianto di produzione di bitume e un inceneritore di rifiuti ospedalieri – e pertanto una nuova azienda deve tener conto dell’art. 12 e dei suoi dettami per le dovute analisi dell’effetto domino”.

A seguito della redazione verbale si assiste all’intervento dell’Autorità giudiziaria, con l’apertura di un procedimento a carico del presidente e dell’amministratore della Colari, rispettivamente Manlio Cerroni e Francesco Rando, con relativo sequestro dell’impianto. Non sfuggirà ai più maliziosi come la sostituzione del prefetto Mosca con l’attuale prefetto Pansa sia avvenuta proprio il giorno della mancata inaugurazione del gassificatore.

L’epilogo della vicenda

Come si è appreso dai mezzi di comunicazione, a seguito di quell’ispezione sia Cerroni che il suo braccio destro Rando, sono stati condannati lo scorso 23 aprile, rispettivamente a un anno e ad otto mesi di reclusione, per falso in atto pubblico. Ciò rappresenta solo una piccola parte delle irregolarità che l’Autorità giudiziaria ha riscontrato e che riguardano tutto il complesso sistema di gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio, verifica che ha già portato agli arresti domiciliari Cerroni ed altre sei persone, tutte indagate con accuse quali l’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e la truffa.

(Claudio Meloni)

 

 

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Malagrotta: il TAR da ragione ai comitati

 

Malagrotta

 

L’esito favorevole del ricorso al TAR dell’associazione Codici per dare seguito all’ordine del giorno con cui la giunta Polverini si impegnava a dichiarare l’area attorno alla discarica zona ad elevato impatto industriale, sbarra la strada a qualsiasi ipotesi di ripristino anche parziale degli impianti di Malagrotta.

 

“Alla luce della normativa vigente in materia, la Regione continua ad avere un ruolo centrale nel ripristino ambientale, ed è tenuta ad adoperarsi per la precipua individuazione del rischio effettivo per l’ambiente e la salute determinato dall’area in questione, funzionale all’adozione di un piano di bonifica e di ripristino ambientale”.

 

Questi i passaggi decisivi della sentenza con cui il Tar  vincola la Regione Lazio a dichiarare l’area in cui si trova la discarica di Malagrotta, zona ad elevato rischio per la salute, e ad adottare tutti i provvedimenti necessari al fine di individuare le criticità e prendere le misure necessarie a bonificare le aree inquinate. La sentenza impedisce quindi a Colari o a chiunque altro di riattivare gli impianti di Malagrotta, tornando a svolgere quelle attività che tale stato di inquinamento hanno in parte causato.

 

Un colpo duro quindi sia per il gruppo Cerroni che per l’amministrazione di Roma Capitale che, sulla scia tracciata dall’AIA concessa dall’ex Commissario Sottile agli impianti di TMB di Colari, aveva intravisto la possibilità di risolvere i problemi di conferimento dei rifiuti, attraverso gli impianti di trattamento di Cerroni. Una beffa dopo la tanto sbandierata chiusura ufficiale di quell’enorme eurobuco nero che risponde al nome di Malagrotta.

 

L’associazione Codici aveva preso accordi con la precedente amministrazione regionale per procedere con un piano di bonifica. Ed è proprio il mancato rispetto degli impegni presi da parte della nuova giunta, a spingere Codici, assieme ad Earth, a presentare ricorso al Tar chiedendo di dar seguito all’ordine del giorno regionale del settembre 2011, con cui l’ex presidente Polverini “si prendeva l’impegno di predisporre uno studio propedeutico alla richiesta di dichiarare la zona – di Malagrotta – area ad elevato impatto ambientale” .

 

Di diverso avviso sembra essere l’amministrazione di Roma Capitale, che punterebbe invece a nominare un nuovo commissario con poteri straordinari tali da derogare alla sentenza del TAR ed anche all’interdittiva della Procura della Repubblica che impedirebbe al gruppo Cerroni di intrattenere rapporti professionali con qualsiasi amministrazione. L’amministrazione capitolina punterebbe – pare – a requisire i due impianti di TMB di Malagrotta, indispensabili per trattare 2.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati, pari alla metà dei rifiuti urbani prodotti da Roma Capitale. (Claudio Meloni)

 

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