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Claudio Meloni

Mese

marzo 2014

Rifiuti Roma: avanti adagio, con deroghe ed emergenza

 

impianto_tmb_rifiuti_discarica

 

Tornano in funzione gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico di Malagrotta, nonostante il provvedimento interdittivo della Procura di Roma. Il taglio dei fondi dal governo centrale a Roma capitale affossa il nuovo piano dei rifiuti?

Roma – Si è appreso ieri che la Regione Lazio avrebbe concesso l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ai due impianti per il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) di Malagrotta, appartenenti alla Colari srl, società del gruppo Cerroni. La richiesta risale al 2007 e gli impianti avrebbero funzionato per circa sette anni.

La nuova AIA  è stata concessa lo scorso dicembre, ed è firmata dall’ex commissario straordinario ai rifiuti Goffredo Sottile, oltre che da un dirigente della Regione. Questo certifica il fatto che gli impianti in questione erano pronti a funzionare a pieno regime già dal mese di dicembre, gestendo circa 2000 tonnellate di rifiuti al giorno.

Tutto questo nonostante il provvedimento interdittivo che la Procura della Repubblica di Roma  ha emesso a seguito dell’inchiesta sul sistema di gestione dei rifiuti di Roma e del Lazio, provvedimento che vieta alla Pubblica Amministrazione di stipulare accordi con il gruppo Cerroni. Circa un mese fa il sindaco Marino ha bypassato il provvedimento della Procura, autorizzando, in via eccezionale, l’impiego degli impianti di TMB della Colari, per un periodo di 90 giorni.

In un lancio di ADN Kronos del 20 febbraio, AMA, ribadendo la risposta ad una lettera del prefetto, si dichiarava impossibilitata ad interrompere il conferimento di rifiuti indifferenziati presso gli impianti di Trattamenti Meccanico Biologico (TMB) ed il tritovagliatore della Colari, “al fine di prevenire e scongiurare il verificarsi di una situazione di vera e propria emergenza a Roma“. Nella lettera l’azienda invitava il prefetto ad adottare le necessarie misure, o in alternativa, a rinviare la questione all’Autorità nazionale (Commissario).

Sorgono tuttavia dei dubbi, per altro legittimi, sia in merito alla scelta di Sottile di autorizzare gli impianti di TMB di Cerroni, ricordiamo che Sottile è già indagato per la concessione dell’ AIA a Monti dell’Ortaccio, che a quella dell’amministrazione capitolina, la quale, in forza di una supposta emergenzialità, decide di scavalcare la Procura, autorizzando l’impiego degli impianti di TMB della Colari per ora limitatamente ai 2 impianti di Malagrotta.

Ricordiamo anche che il provvedimento interdittivo investe tutti gli impianti del gruppo Cerroni, inclusi il gassificazione di Malagrotta, la discarica di Ronciglione, e gli impianti di TMB della Pontina Ambiente situati ad Albano.

I tagli del governo Renzi hanno investito anche le risorse destinate a Roma Capitale, necessarie tra le altre cose ad avviare una nuova campagna in favore della differenziata, capace di portare, secondo le stime dell’ad di Ama Fortini, la percentuale dai livelli attuali a circa il 50%. D’altra parte Cerroni vanta nei confronti di AMA un debito di 1 miliardo e 200 milioni, debito che l’ex sindaco Alemanno aveva pensato di onorare concordando la valorizzazione di 23 immobili, tra cui anche il centro carni. (Claudio Meloni)

 

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Processo gassificatore di Malagrotta: chiesto un anno per Cerroni e Rando

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Il reato contestato al patron del gruppo e al suo braccio destro ad della Giovi srl società che gestiva discarica e gassificatore, è falso in atto pubblico. I processo riprenderà il 23 aprile con gli interventi della difesa.

Nell’inchiesta sul gassificatore di Malagrotta che vede sedere sul banco degli imputati il patron del gruppo l’avvocato Manlio Cerroni e Francesco Rando, l’amministratore delle Giovi srl, società che gestiva la discarica di Malagrotta ed il gassificatore situato all’interno della stessa, il pm Galanti ha chiesto oggi per i due imputati un anno di reclusione, contestando loro il reato di falso in atto pubblico.

Il reato riguarderebbe le dichiarazioni relative alle specifiche dell’inceneritore stesso, ed in particolare la capacità del serbatoio di ossigeno dell’impianto, che in base ai dati di fabbricazione può contenere al massimo 228 tonnellate, con una soglia di pericolosità a 200 tonnellate.

Gli imputati sono ancora agli arresti domiciliari a seguito dell’inchiesta della magistratura sul sistema illecito di gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio.

Il processo proseguirà il 23 aprile prossimo con gli interventi degli avvocati dei due imputati incentrati sulla la tesi dell’infondatezza delle accuse. (Claudio Meloni)

Rifiuti Lazio: indagato l’ex commissario Sottile

Discarica Corcolle villa adriana

 

Nel mirino dei magistrati la concessione da parte dell’ex commissario straordinario ai rifiuti di Roma al gruppo Cerroni, dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale per la realizzazione della discarica di Monti dell’Ortaccio. Per gli inquirenti ci sarebbe stato uno scambio di utilità.

Roma – Si è appreso ieri dagli organi di informazione che l’ex commissario straordinario ai rifiuti Goffredo Sottile è stato ascoltato nelle scorse settimane come persona indagata, nell’ambito dell’inchiesta della magistratura sul sistema illecito di gestione dei rifiuti della regione Lazio.

Sottile ha risposto alle domande del pm Galanti, il quale ha contestato all’ex commissario la concessione del via libera alla costruzione di tre invasi in località Monti dell’Ortaccio, a ridosso della discarica di Malagrotta, attraverso l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Il pm Galanti contesta il merito della scelta di quel sito, scelta declinata dal predecessore di Sottile, l’ex commissario Pecoraro, il quale invece aveva preferito la soluzione Corcolle, una discarica sita in prossimità di Villa Adriana, appartenente ad una società estranea al gruppo Cerroni .

I giudici contestano inoltre a Sottile le modalità attraverso cui sarebbe pervenuto alla scelta di Monti dell’Ortaccio, in totale assenza di una gara pubblica. La tesi del pm Galanti, tesi per altro supportata da alcune intercettazioni telefoniche, sarebbe quella secondo cui la scelta di Monti dell’Ortaccio da parte di Sottile avrebbe rappresentato una contropartita in cambio di una qualche utilità, utilità che al momento gli inquirenti non sarebbero ancora riusciti ad individuare.

A sostegno ulteriore di questa tesi ci sarebbero anche le pressioni politiche rivelate ai magistrati dall’ex commissario Giuseppe Pecoraro, pressioni rivolte a concedere specifici vantaggi al gruppo Cerroni, ed alle quali Pecoraro avrebbe risposto attraverso le proprie dimissioni. Il prefetto Pecoraro avrebbe anche fatto i nomi di chi contrastò la sua azione, durante il suo incarico di commissario straordinario ai rifiuti.

Si tratterebbe di parlamentari e politici, ma anche di movimenti di protesta contro la discarica di Corcolle, che sarebbero stati “pilotati” dallo stesso sodalizio criminale che avrebbe pilotato per anni, secondo gli atti raccolti dalla magistratura, il sistema di rifiuti di Roma e del Lazio.

A seguito dell’incarico di commissario, Pecoraro avrebbe individuato il sito di Corcolle, in forza proprio della sua estraneità al vecchio sistema di gestione dei rifiuti, come sito alternativo a Malagrotta. Ma il primo stop al suo operato venne già in occasione della Conferenza dei servizi, nonostante una perizia favorevole dalla cattedra di Ingegneria Ambientale presso l’Università di Tor Vergata.

Un secondo grave episodio che minò la credibilità di Pecoraro avvenne a Bruxelles, con l’Italia sorvegliata speciale da parte dell’UE per il suo sistema di gestione dei rifiuti. In quella sede l’ex commissario venne fatto bersaglio di gravi offese da parte degli europarlamentari italiani presenti, episodio che ha spinto in seguito il prefetto a dimettersi. Pecoraro aveva già avuto dimostrazione dell’influenza di Cerroni, quando venne sospeso dall’incarico di Commissario straordinario nel dicembre 2010. (Claudio Meloni)

 

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