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Claudio Meloni

Mese

febbraio 2014

Rifiuti Roma: fuori dall’emergenza?

impianto tmb Rocca CenciaIl sindaco Marino ha firmato la scorsa settimana un’ordinanza per impedire il collasso al sistema di raccolta dei rifiuti urbani concedendo una proroga di tre mesi per gli impianti di TMB di Cerroni, in deroga al regolamento Antimafia del 2011.
Roma – Per evitare che il 70% dei rifiuti non differenziati prodotti dalla Capitale, circa 2000 tonnellate giornaliere, restassero lungo le strade, il sindaco Marino ha firmato qualche giorno fa un’ordinanza con cui si autorizza l’AMA, l’azienda che si occupa della raccolta, a continuare a portare i rifiuti presso gli impianti per il Trattamento Meccanico Biologico del gruppo Cerroni, siti a Malagrotta e a Rocca Cencia, “per il tempo – si legge bell’ordinanza – strettamente necessario all’individuazione di una differente soluzione”, tradotto in italiano per tre mesi.
In effetti la chiusura simultanea delle discariche di Guidonia e di Bracciano (Cupinoro), unitamente al divieto di conferimento in discarica del tal quale, ha creato una situazione emergenziale, che nel passato è stata foriera di scelte nefaste da parte delle passate amministrazioni.
Intanto proseguono le polemiche per il conferimento avvenuto nei giorni scorsi e non pubblicizzato, di 3 mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Capitale, presso la discarica viterbese di Monterrazzano.
Quest’ultima ha ancora tre invasi da saturare, più un canalone, che con una media di 320 metri cubi al giorno, dovrebbero durare all’incirca una ventina di anni. L’amministrazione di Viterbo ha recentemente ventilato la possibilità di costruire un inceneritore di rifiuti, impianto che allo stato attuale delle cose non sembra essere necessario. Si capisce quindi il motivo per il quale la notizia del conferimento dei rifiuti della Capitale abbia creato così tanto clamore e contrarietà tra i residenti. D’un colpo la possibilità dell’inceneritore si è trasformata in una quasi certezza. Una recente ispezione nella discarica da parte della lista Viterbo Civica ha fortunatamente fugato qualsiasi timore sulla presenza di rifiuti urbani da Roma.
L’emergenza dei rifiuti è esplosa nella Capitale all’indomani dell’inchiesta sul sistema illegale di gestione dei rifiuti facente capo al gruppo Cerroni.
Il giorni seguente il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha scritto una lettera ai vertici dell’AMA, in cui si diceva che, in base al codice Antimafia del 2011, la pubblica amministrazione non poteva intrattenere rapporti professionali con il gruppo Cerroni ovvero Colari .
Da qui il sorgere dell’emergenza e la necessita del provvedimento emergenziale da parte del sindaco della Capitale. La soluzione appare comunque tutt’altro che semplice, posto che buona parte degli impianti di conferimento e di trattamento (TMB) presenti nella regione Lazio appartengono a società del gruppo Cerroni (Malagrotta, Latina, Viterbo).
D’altra parte il trasporto delle 2000 tonnellate di rifiuti prodotte verso impianti non appartenenti al gruppo Cerroni e situati nel nord del Paese, sembra essere una soluzione difficilmente percorribile. Fonti ufficiali affermano che dovrebbe essere imminente un bando da parte del Comune per affidare la gestione dei rifiuti urbani trattati ad altre regioni. Intanto il nuovo ad di AMA, Daniele Fortini, spera di riuscir a risolvere il problema portando entro la fine dell’anno la percentuale della raccolta differenziata al 50%, traguardo molto ambizioso posto che attualmente essa si attesta intorno al 24-26%. (cm)

Inviolata: chiusura entro febbraio della discarica di Cerroni

Inviolata

Fissata per il 12 febbraio la chiusura della discarica gestita da Ecoitalia ’87, gruppo Cerroni. La chiusura arriva prima della conferenza dei servizi in Regione, in cui si sarebbe discussa l’autorizzazione per altri due invasi

Guidonia – Prevista il 12 febbraio la chiusura definitiva della discarica dell’Inviolata. Gestita dalla Ecoitalia ’87 facente capo al gruppo Cerroni, lo scorso 4 febbraio avrebbe ricevuto dalla Regione Lazio la diffida formale ad accettare ulteriori rifiuti. Come a Malagrotta infatti, i rifiuti urbani sono stati sversati fino ad oggi sotto forma di tal quale, quando invece lUnione Europea ci ha imposto, a partire dal 1°gennaio di quest’anno, il divieto tassativo di smaltire in discarica i rifiuti indifferenziati. La chiusura della discarica di Guidonia è giunta in anticipo rispetto alla conferenza sui servizi che si è svolta ieri in Regione, e dove si sarebbe dovuto discutere tra le altre cose, dell’autorizzazione per la Ecoitalia ’87 a costruire due nuovi invasi, uno da 87 mila e l’altro da 500 mila metri cubi, e nuovi abbancamenti, proprio per l’Inviolata.
L’autorizzazione, come prevedibile, non è arrivata per via dell’inquinamento ormai accertato della falda acquifera, dovuto proprio alla discarica.
Già da tempo la Regione aveva inviato a tutti i comuni interessati, 49 in tutto, una lettera in cui si avvisava dell’ imminente chiusura dell’Inviolata, concedendo loro fino al 12 febbraio per poter scegliere un sito alternativo. Contestualmente sempre la Regione ha inviato una diffida a tutte le società che gestiscono discariche di rifiuti urbani nel Lazio, ad accogliere rifiuti urbani tal quale, rammentando loro il divieto tassativo imposto dall’Unione Europea.
Ma la chiusura della discarica non arriva come un fulmine a cel sereno, visto che la stessa Regione aveva emanato ad agosto un’ordinanza di proroga per l’apertura della stessa, e visto l’ormai noto parere negativo del sindaco di Guidonia Montecelio, il più popoloso tra i comuni interessati dalla chiusura, alla concessione dell’autorizzazione per altri due invasi.
Il sindaco di Guidonia, Eligio Rubeis, è fiero di essere l’unico tra i 49 comuni interessati, a non dover sostenere una situazione emergenziale per via della chiusura della discarica, visto che è l’unico ad avere avviato già dal 2010 una raccolta differenziata spinta dei rifiuti, con una percentuale pari al 72%. (cm)

Falcognana: abbandonata definitivamente come scelta

Falcognana

Dopo il sindaco Marino anche il ministro Orlando abbandona l’ipotesi del sito di Falcognana come discarica sostitutiva a Malagrotta. La soddisfazione del comitato dei residenti

Roma- A seguito delle recenti affermazioni del sindaco Marino circa l’abbandono dell’ipotesi di Falcognana come possibile sostituto di Malagrotta, ieri è stata la volta del Ministro Orlando che ha dichiarato definitivamente decaduta la scelta del sito di Falcognana. In effetti il ministro era stato scettico sin dalle prime fasi della proposta del sito, nonostante la scelta del commissario Sottile.
In seguito, essendo venute meno le condizioni che avevano dato luogo all’emergenzialità, il ministro ha avuto la possibilità di valutare con maggiore tranquillità. In precedenza l’ormai ex presidente del comitato contro la discarica di Falcognana, Alessandro Lepidi, aveva scritto al Presidente della Rupubblica chiedendo la rimozione del commissario straordinario, Goffredo Sottile, per il modo discutibile con il quale aveva gestito tutta la vicenda dell’emergenza rifiuti.
Nel comunicato diffuso attraverso la stampa il comitato Am.Be.Com, dichiara:
“Il successo ottenuto ci riempe di orgoglio e di soddisfazione, soprattutto perchè arriva in un momento storico caratterizzato da un’accesa contrapposizione politica, percepita dall’opinione pubblica come una deriva delle istituzioni democratiche. Ebbene, proprio in questo contesto di riferimento, la vittoria è stata ottenuta grazie all’ampia partecipazione popolare dimostrata negli oltre cinque mesi di lotta.” (cm)

Valle Galeria: NAS verifica sull’area investita dalla macchia di petrolio

Ponte malnome

Intervento ieri dei carabinieri del Nas, a seguito della denuncia del deputato M5S, Stefano Vignaroli. Il pm Galanti sospetta il reato di disastro colposo dietro alla chiazza di petrolio fuoriuscita dalla raffineria Total-Erg, il giorno dell’esondazione del Rio Galeria.

Ieri mattina i carabinieri del Nas si sono recati nella Valle Galeria a seguito della denuncia presentata alla Procura della repubblica, dal deputato M5S Stefano Vignaroli. L’esondazione del Rio Galeria ha causo, nei giorni del nubifragio, la fuoriuscita di una macchia di petrolio dall’impianto di raffinazione della Erg-Total.

Si ricorderà che quello stesso giorno, l’esondazione investì anche il piazzale dell’inceneritore di rifiuti ospedalieri di Ponte Malnome, causando la dispersione dei rifiuti ospedalieri stoccati sul piazzale nei giorni seguenti l’intera area investita dai due diversi rifiuti tossici, venne posta sotto sequestro dai vigili urbani.

I carabinieri hanno il compito di verificare se il petrolio ed i rifiuti ospedalieri sversati nei campi circostanti agli impianti di raffinazione e di incenerimento, abbiano prodotto dei danni ambientali, ed anche di individuare, se ce ne sono, delle precise responsabilità.

Il pm Galanti dovrà verificare se sussistono i presupposti per il reato di disastro ambientale colposo. L’area della Valle Galeria posta sotto sequestro dai vigili misura complessivamente 12 ettari, tutti destinati alla coltivazione ed al pascolo di bestiame.

I tecnici dell’Arpa che sono intervenuti nei giorni scorsi per verificare, con carotaggi nel terreno, il tipo di sostanza inquinante ed il livello di penetrazione che avrebbe raggiunto, presenteranno a breve i risultati delle loro analisi.

Divampano intanto le polemiche tra i comitati locali dei residenti e l’AMA, quest’ultima accusata di avere colpevolmente lasciato abbandonati sul piazzale dell’impianto di incenerimento, rifiuti ospedalieri e medicine scadute particolarmente pericolosi.

La società Roma Petroli, a cui apparterrebbe l’impianto di raffinazione della Erg-Total sarebbe invece accusata dai residenti di avere colpevolmente ritardato gli interventi per porre in sicurezza l’area, a seguito della fuoriuscita del petrolio.

Questa mattina il senatore Massimo Cervellini di SEL, ha presentato un’interrogazione parlamentare diretta al ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, chiedendogli di riferire in aula al più presto sull’accaduto. (cm)

Decreto “Destinazione Italia”: il frutto avvelenato della sanatoria ambientale

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Una sanatoria per tutti i reati ambientali legati a 39 Siti di InteresseNazionale. Secondo l’art.4 del decreto “Destinazione Italia”a chi ha inquinato vanno anche sovvenzioni pubbliche fino al 90% delle spese complessive di bonifica.

Una vera e propria sanatoria tombale, è il caso di dirlo. Si perchè i morti ci sono e continueranno ad esserci, come decorso finale di malattie incurabili.

Sono 39 i siti in Italia gravemente inquinati (Siti di Interesse Nazionale) su cui un intervento di bonifica sarebbe urgente e non più rinviabile.  Si va dal poligono di Quirra in Sardegna, al petrolchimico di Augusta in Sicilia, per passare poi ad Acerra e alla Valle dei Fuochi in Campania, e ancora alla fabbrica della Eternit a Casale Monferrato e alla Caffaro a Brescia.

La decretazione “omnibus” consente al governo di fare passare tra le pieghe di una decretazione d’urgenza tutte le peggiori nefandezze possibili immaginabili, e questo è infatti uno dei casi più evidenti.

Nel decreto soprannominato “Destinazione Italial’art.4 contiene una sanatoria per tutti quei reati ambientali particolarmente gravi che sono stati causati in Italia, e per i quali è stato accertato il nesso causale tra l’inquinamento e le gravi malattie provocate sulle popolazione residente. Una volta sottoscritto l’accordo di programma, la sanatoria in oggetto fa decadere tutti gli obblighi precedenti all’accordo in capo al responsabile dell’inquinamento.

La cosa paradossale è che non solo a chi ha inquinato non viene imposto il principio riconosciuto in tutta Europa per cui “chi inquina paga“, ma nel nostro caso gli vengono addirittura erogati dei contributi pubblici al fine di bonificare l’area, contributi che possono arrivare anche a coprire il 90% dei costi complessivi di bonifica.

Un vero e proprio schiaffo a quanti soffrono e hanno sofferto gravi malattie causate dall’inquinamento. E tutto questo perchè i reati ambientali sono stati depenalizzati e quindi derubricati ad illeciti amministrativi.

E questo è il motivo principale per il quale le mafie si sono gettate a capofitto nel business del traffico dei rifiuti industriali.  (cm)

Esondazione Rio Galeria: Macchia di petrolio fuoriesce dalla raffineria

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 Le piogge incessanti di questi giorni fanno esondare il Rio Galeria. Una        macchia di petrolio fuoriesce dalla raffineria. Grave il rischio di  inquinamento della falda. Vignaroli (M5S): “E’ un’emergenza nazionale, intervenga il ministro”.

Roma – Un esposto alla magistratura per l’inquinamento causato dall’esondazione del Rio Galeria. E quello che ha presentato questa mattina il deputato Cinque Stelle Stefano Vignaroli, a seguito dell’allarme lanciato dai residenti della Valle Galeria. Una macchia di petrolio è infatti fuoriuscita dall’impianto di raffinazione adiacente all’ingresso della discarica di Malagrotta. E per la stessa ragione alcuni rifiuti ospedalieri pericolosi, provenienti dall’impianto di incenerimento di Ponte Malnome, sono stati sparsi tra i campi circostanti.

Una pericolosa  quanto vasta macchia di petrolio è fuoriuscita dall’impianto di raffinazione di Ponte Malnome, situato accanto all’ingresso della discarica di Malagrotta. La macchia, fuoriuscita non si sa ancora come dall’impianto, ha invaso i terreni circostanti, adibiti all’allevamento zootecnico e all’agricoltura. Il rischio molto plausibile è che il greggio possa finire nella falda acquifera, avvelenandola.

A lanciare l’allarme i residenti della Valle Galeria, preoccupati per via forte odore di greggio. Sul posto si sono recati l’assessore all’ambiente del Comune di Roma, Estella Marino, e i presidenti dei due municipi interessati, Maurizio Veloccia (11°) e  Cristina Maltese (12°) .

Sul posto si è recato, nella prima mattinata di ieri avvisato dai residenti, anche il deputato Cinque Stelle Stefano Vignaroli, che ha documentato l’accaduto attraverso foto e filmati. Il materiale raccolto dal deputato è stato allegato all’esposto che questa mattina è stato presentato alla magistratura. “Malagrotta è come la Terra dei Fuochi – ha dichiarato il deputato Vignaroli – è un’emergenza nazionale.  Il ministro dell’Ambiente – prosegue Vignaroli – deve intervenire su questo disastro.”

Adiacente all’impianto di raffinazione della si trova l’impianto di incenerimento per rifiuti ospedalieri gestito dall’Ama. L’esondazione è arrivata anche qui, invadendo il piazzale e spargendo i rifiuti per tutta l’area. Disinfettanti, materiale organico, sacche di sangue, siringhe usate. Ed anche scatoloni di medicinali scaduti, tutti stoccati sul piazzale dell’inceneritore in attesa di essere distrutti. rifiuti ospedalieri ponte malnome“Con le piogge di questi giorni e l’esondazione del Rio Galeria – Afferma Vignaroli – i rifiuti ospedalieri pericolosi stanno galleggiando sui campi attorno all’inceneritore a Ponte Malnome, inquinando la falda acquifera”.

La massa di acqua esondata dal Rio Galeria ha trascinato i rifiuti opsedalieri per centinaia di metri, spargendoli sui terreni circostanti, creando una situazione di effettivo rischio di inquinamento.

“Anche in questo caso – prosegue Vignaroli  – siamo di fronte ad un disastro ambientale: il petrolio e tutti gli scarti di lavorazione hanno ricoperto i campi dove pascolano le pecore e ci sono culture agricole”.

Dall’AMA nel frattempo fanno sapere che: “Alla discarica di Malagrotta non sono mai andati dispersi nelle campagna rifiuti sanitari pericolosi a causa del maltempo, come denunciato da un deputato M5S”. L’acqua esondata dal Rio Galeria avrebbe, secondo l’azienda, invaso il piazzale dell’impianto di Ponte Malnome, in cui erano stoccati rifiuti ospedalieri, medicinali scaduti e siringhe e   “alcune di queste sarebbero finite nell’acqua” afferma il portavoce dell’AMA .

“I medicinali scaduti sarebbero stati recuperati mentre i rifiuti ospedalieri non sarebbero mai fuoriusciti dal piazzale dell’impianto” fanno sapere sempre dall’AMA.

Ma le immagini e i video raccolti dal deputato M5S Vignaroli affermano tutto il contrario. Seguiremo la vicenda nei giorni a venire. (cm)

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