rifiuti-tossici

Dalle indagini sul sistema che gestiva i rifiuti nel Lazio emergono le attività di lobby di Cerroni per ottenere le sovvenzioni  statali CIP6. Dietro le incongruenze patrimoniali per alcuni degli indagati il sospetto di traffico di rifiuti

L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio prosegue  sul versante relativo all’ inceneritore di Albano e su quello degli aiuti pubblici CIP6. Gli inquirenti stanno vagliando l’azione di lobby posta in essere da Cerroni.  In base alla delibera del Comitato Interministeriale Prezzi del 1992 (CIP6) l’incenerimenti dei rifiuti viene “assimilato”  a quelle fonti di energia rinnovabili pulite, quali il geotermico, l’idroelettrico, l’eolico ed il solare.  Ciò vuol dire che l’energia prodotta attraverso una di queste fonti viene venduta al GSE, il gestore per i servizi energetici, ad un prezzo maggiorato.

La copertura di queste sovvenzioni viene garantita attraverso una quota della bolletta dell’energia elettrica, il 6-7%, che tutti quanti paghiamo. Ora il fatto che l’incenerimento venga assimilato a delle fonti energetiche rinnovabili pulite, rappresenta un’assurdità tutta italiana, che porta in maniera paradossale a costruire più inceneritori che pale eoliche, adducendo come motivazione l’antiesteticità di queste ultime. Come se le cappe degli inceneritori fossero opere artistiche.

Dalle intercettazioni telefoniche in mano agli inquirenti risulta che l’azione di lobby Manlio Cerroni non la esercita direttamente, ma tramite un’ interposta persona. In questo caso il professor Cesare San Mauro, tra i promotori della Fondazione Roma Europea, a cui aderisce anche il GSE, ente controllato dal Ministero per lo Sviluppo Economico.

Cerroni al telefono esorta San Mauro a discutere con il viceministro dello Sviluppo Economico, Catricalà, cercando di perorare la sua causa. Il fatto è che se da una parte il Prefetto Pecoraro non accontenta Cerroni nella determinazione del sito in cui localizzare la nuova discarica – Cerroni premeva per Monti dell’Ortaccio o in alternativa Pian dell’Olmo – dall’altra Catricalà non gli concede  le sovvenzioni per l’inceneritore di Albano, per via del blocco dei lavori.   La regione infatti ha emesso un‘AIA negativa sulla realizzazione dell’opera.  In merito a queste sovvenzioni pubbliche CIP6, è bene dire che senza di esse la produzione di energia tramite incenerimento è assolutamente antieconomica. Non essendo previsto il sito di Albano, esso viene inserito all’ultimo momento attraverso un decreto che Luca Fegatelli, il sostituto del defunto Arcangelo Spagnoli e anche lui uomo di Cerroni, fa firmare a Marrazzo, sei mesi dopo la scadenza dell’istituto commissariale. Ed’è sempre Fegatelli ad inviare al GSE tale decreto per fare richiesta dei sussidi. Ed è qui che l’azione di lobby dell’avvocato Cerroni attraverso il comune amico San Mauro, deve sortire i suoi effetti nei confronti di Catricalà.

Sul versante dei riscontri patrimoniali, dopo le incongruenze riscontrate in capo ad Arcangelo Spagnoli e Fabio Ermolli, sembra che anche il sostituto di Spagnoli, Luca Fegatelli, presenti delle incongruenze. Gli esiti dei riscontri non sono ancora stati depositati, ma gli inquirenti sospettano che la fonte di questo denaro dato in nero sia costituita da compensi per il traffico di rifiuti tossici provenienti dall’Albania e dalla Romania. Anche su questa vicenda gli inquirenti mantengono un velo di segretezza, forse per via del furto dei faldoni avvenuto nella stanza del gip il 23 giugno 2013. (cm)

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