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Proseguono gli interrogatori dei 7 arrestati. Dalle indagini sui loro patrimoni emergono delle incoerenze. Gli inquirenti ritengono si tratti di corruzione.  

Roma – Nell’inchiesta sui rifiuti del Lazio che ha portato all’arresto di 7 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati per altre 21, gli inquirenti, come per le indagini di mafia, hanno puntato a seguire i flussi di denaro.

La corruzione  è un reato difficile da dimostrare e per questo gli investigatori hanno deciso di incrociare i dati delle dichiarazioni dei redditi di alcuni degli indagati, con l’anagrafe patrimoniale.

I risultati sono stati interessanti per almeno due di questi: Arcangelo Spagnoli, deceduto nel gennaio 2012, e Fabio Ermolli.  Entrambi hanno ricoperto in passato ruoli importanti. Il primo era stato nominato da Piero Marrazzo responsabile unico per la realizzazione dell’inceneritore di Albano Laziale. Sappiamo ora che il ribaltamento dell’esito della prima autorizzazione integrata ambientale negativa, è frutto dell’attività  posta in essere da Cerroni, Presutti (socio di Cerroni), Spagnoli, Fegatelli Luca (funzionario regionale), De Filippis, Bargagna Giovanni (dirigente regionale), Di Carlo Mario, Hermanin Giovanni e Marrazzo Piero. Gli inquirenti hanno individuato in Arcangelo Spagnoli un ruolo determinante all’interno del sodalizio criminale posto in essere dagli indagati sopra citati. Nella prima richiesta di arresto per Spagnoli, inviata dalla Procura di Roma al gip Battistini il 21 marzo 2013, e in seguito misteriosamente sparita dagli uffici di quest’ultimo, si legge:” Iniziando ora ad entrare nell’oggetto specifico della richiesta, va sottolineato come in tale struttura (il commissariato straordinario dei rifiuti del Lazio) operava, quale responsabile unico del procedimento, Arcangelo Spagnoli, punto di snodo fondamentale tra la struttura commissariale, la Regione e il gruppo Cerroni, la cui figura, sia pure esclusivamente a fine di comprendere la struttura dell’associazione criminale, si ripercorrerà nei paragrafi che seguono, e prevalentemente in quello relativo al gassificatore di Albano Laziale”.

Dai controlli incrociati relativamente agli anni 2005-2009 i finanzieri hanno riscontrato delle importanti incoerenze patrimoniali: nel 2005 Spagnoli dichiarava un reddito di 300 mila euro ma ne spendeva 1 milione e 100, fino ad arrivare al 2009, quando dichiarava 500 mila euro ma ne spendeva 661 mila. I militari hanno calcolato in totale oltre 3 milioni di euro non giustificati.

Questi 3 milioni, come accade per il denaro che deve essere “ripulito”, non sono stati spesi ma inviati all’estero, sotto forma di polizze assicurative.

Che l’operazione sia sospetta lo avverte anche la banca presso cui Spagnoli effettua l’operazione, che invia immediatamente una segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria. Era il 4 settembre del 2008.

L’altro indagato passato sotto il setaccio della Finanza è Fabio Ermolli, dirigente dell’Arpa Lazio,   al quale il commissario dell’Arpa, Corrado Carruba, aveva telefonato alle 6 del mattino per comunicargli l’esito favorevole di un concorso interno che lo avrebbe promosso a dirigere l’ufficio sui rifiuti, ed al quale in seguito il gruppo Cerroni, attraverso la Systema Ambiente srl aveva affidato due consulenze private, per un importo complessivo di 304 mila euro. Da un controllo relativo al 2008 la Finanza ha accertato che Ermolli avrebbe acquistato in contanti un appartamento per 552 mila euro, quando al fisco quell’anno aveva dichiarato 169 mila euro. (cm)

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