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Primo interrogatorio di garanzia per il re dei rifiuti Cerroni e per l’ex presidente del consiglio regionale del Lazio Bruno Landi. Respinte le accuse di associazione a delinquere. Nessuna corruzione sui politici, erano loro a cercarlo. Perchè lo consideravano il massimo esperto sullo smaltimento dei rifiuti

Tre ore davanti al gip Battistini. Tre ore in cui Manlio Cerroni ha risposto alle domande sul suo ruolo all’interno del sodalizio criminale individuato dai magistrati e dai carabinieri del NOE, attraverso un’intensa attività di  intercettazioni, unita ad altri riscontri oggettivi.

Quello di oggi è stato il primo interrogatorio per Cerroni, a seguito delle misure cautelari – arresti domiciliari – disposte dai pm che si occupano dell’inchiesta sulle irregolarità nella gestione dei rifiuti del Lazio. Assieme al re dei rifiuti sono state arrestate altre sei persone,  e una ventina sarebbero indagate.

Alle domande del gip, Cerroni ha risposto negando di essere il dominus del sodalizio criminale finalizzato a mantenere ben saldo in capo al gruppo Cerroni il  monopolio della gestione dei rifiuti nel Lazio. E questo creando una situazione emergenziale artificiale, allo scopo di ottenere l’autorizzazione ad aprire, in un terreno di sua proprietà, l’invaso di Monti dell’Ortaccio e a far costruire, sempre in un terreno di sua proprietà accanto alla discarica di Albano, un quarto inceneritore.  Gestito dal consorzio Coema che vede al suo interno anche la Pontina Ambiente, società del gruppo Cerroni, l’inceneritore di Albano, oltre a sbarrare la strada a quello di Colleferro, avrebbe usufruito degli incentivi CIP 6, finanziati attraverso il 7% delle nostre bollette dell’elettricità.

Cerroni avrebbe risposto dicendo di non essere a capo di nessun sodalizio criminale, ed anzi di avere salvato Roma da un caos dei rifiuti simile a quello che ha sommerso Napoli gli anni passati. Malgrado le difficoltà incontrate, Cerroni avrebbe a suo dire evitato che a Roma si creasse una situazione emergenziale, ed è solo grazie a lui se in questi anni non ci sono stati gravi problemi nello smaltimento dei rifiuti.

“E’ inutile parlare  con consulenti e specialisti – avrebbe detto – basta parlare con me”.   “Io ho salvato Roma dal caos dei rifiuti, in questa materia sono l’oracolo”, avrebbe concluso il re dei rifiuti.

Quando il gip ha chiesto a Cerroni circa i suoi rapporti con la politica, questo avrebbe risposto:”Non ero io a cercare la politica ma i politici a cercare me, poichè venivo riconosciuto da tutti come un punto di riferimento nella gestione dei rifiuti”.

Al termine dell’interrogatorio i legali di Cerroni non hanno richiesto la revoca delle misure cautelari. Resta ancora aperta la strada del tribunale del riesame. Sempre oggi il gip ha ascoltato l’ex presidente del consiglio regionale Bruno Landi, anche lui come Cerroni agli arresti domiciliari dal 9 gennaio.

In merito al fascicolo aperto sul furto della richiesta degli arresti nei confronti di Cerroni e degli altri imputati, si viene a sapere che sarebbero spariti i nastri delle telecamere poste nei corridoi dell’ufficio del gip, in cui i documenti erano custoditi. Le autorizzazioni erano pronte gia il 21 marzo, ma la loro sottrazione avvenuta il 16 luglio, ha causato il ritardo nell’esecuzione delle misure cautelari.

(cm)

 

 

 

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